INDISCRETO

Tra serie A e Figc continua il duello. Lega: Stincardini in uscita e De Siervo traballa. De Laurentiis porta un’offerta da Abu Dabi

Domani assemblea dei club: la prima volta del presidente Casini. Il deferito Blandini si affida all’ex ministro Severino. Su statuto e licenze nazionali restano solchi con Gravina che rischia di perdere pedine a Milano. Allo studio una norma che cancella la figura dell’amministratore delegato, ai saluti lo storico consulente legale. Controproposta al torneo in Florida
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Domani nuova riunione dei club di serie A. A Milano l’assemblea di Lega – la prima col neo-presidente Lorenzo Casini alla guida, il 14 marzo aveva partecipato da auditore in modalità on-line, c’era da prepararsi al consiglio federale del 16 che avrebbe discusso sull’adeguamento dello statuto ai principi informatori e sui parametri per le licenze nazionali – ha due punti all’ordine del giorno. Uno recita così: “Proposte per promuovere la pace in relazione al conflitto in Ucraina”. Dopo la comparsa di striscioni, scritte e messaggi video sui led, si riflette su come veicolare il “no war” e resiste l’idea di una fascia di capitano personalizzata: si cercano però iniziative più concrete. Come tutti, anche i presidenti di A ripudiano la guerra, pregano e soffiano su venti di pace. Ce ne sarebbe bisogno anche in Lega dove tra i rappresentanti dei venti club ci si azzuffa su (quasi) tutto, ce ne sarebbe bisogno soprattutto tra i vertici Figc e la serie A. Il clima però tra Roma e Milano, a parte alcune dichiarazioni distensive apparse più diplomatiche e di facciata, è ancora assai avvelenato. Sul tavolo restano temi cruciali, guarda caso alcuni sono proprio quelli che compaiono nell’altro punto all’ordine del giorno: “Licenze sportive nazionali e modifiche dello statuto-regolamento: piano di lavoro”.

Tutti al lavoro. Se sull’adeguamento dello statuto si registrano sensibili passi in avanti, un’intesa si troverà – Gravina ha prorogato di un mese il mandato del commissario ad acta Gennaro Terracciano affinché completi il lavoro armonizzandolo con le modifiche della commissione di Lega (su quorum e maggioranze, specie su quella per i 2/3 sui diritti tv e per la sfiducia al presidente v’è il via libera), è sul tema dei nuovi parametri per l’iscrizione al campionato che la battaglia continua. Il traballante Gravina ha usato l’indice di liquidità come arma di pressione e minaccia nella campagna elettorale per il nuovo presidente: aveva provato a ostacolare in ogni modo la scalata di Lorenzo Casini – il giurista allievo di Cassese, capo di Gabinetto del Ministero della Cultura – candidato da Fiorentina, De Laurentiis e Lotito. Avversari da combattere sino alla fine, sponsorizzando nomi e temi, chiedendo specie a Cairo e Scaroni di resistere, di portare club al proprio mulino azionando le pale della frantumazione. Proprio una riunione last-minute e on-line organizzata dal presidente del Milan il giorno prima del voto avrebbe però convinto due club incerti a unirsi alla volontà degli altri nove: l’invasiva richiesta di far cadere tutto per poi votare Andrea Abodi avrebbe così portato all’elezione di Casini, gradito anche se non inizialmente votato, dalla Juventus. Casini che nella sua prima intervista da presidente (al “Corriere dello Sport”) ha usato toni morbidi, concilianti ma fermi nei confronti della Figc. Toni e parole però nella sostanza assai diverse da quelle spese negli ultimi due anni da Paolo Dal Pino, il dimissionato presidente accusato da molti club di essere solo portavoce degli interessi e dei voleri del presidente federale. «Sugli aspetti economici un’associazione privata è libera di organizzarsi come ritiene, nel rispetto della legge. La liquidità non può essere un elemento esclusivo. Ci attende un mese di lavoro inteso con la Federazione per trovare un ragionevole punto di equilibrio». Dell’indice di liquidità se ne parlerà nel prossimo consiglio federale, il 19 aprile. La serie A è ferma sul punto, non torna indietro (leggi qui): troppo pochi due mesi per mettersi a posto, il sistema viene da anni di crisi legati anche alla pandemia, le misure da inserire nel Manuale delle Licenze sono diverse. Per ammorbidire l’indice di liquidità – se non si arriverà al rinvio per la stagione 2023/24 – si studiano e propongono correttivi: ad esempio tra le attività l’inserimento del valore delle rose, dei crediti netti oltre un anno che derivino da campagne di trasferimento e nelle passività l’inserimento della voce debiti verso soci da assimilare così di fatto all’equity. La discussione sul punto – oggetto di valutazione di una commissione interna – tornerà quindi a far capolino domani in assemblea. Proposte e valutazioni sono comunque concordi: i venti club compatti nel no alla Figc sull’indice di liquidità così come immaginato da Gravina. Che adesso spera nella qualificazione dell’Italia ai Mondiali: s’è blindato con l’elezione di Ghirelli (dall’inferno di Calciopoli l’umbro capo della Lega Pro è arrivato sino al paradiso della vice-presidenza Figc) e quella all’unanimità del commissario dei Dilettanti Giancarlo Abete come presidente (ma senza voto in consiglio federale) dei Dilettanti («Guardiamo al futuro senza paura», ha detto Gravina davanti alla platea, in prima fila c’erano Matarrese, Carraro e Tavecchio), governo difficile visto l’esito annunciato da tempo (leggi qui) con l’elezione a vicario (50 voti a 34) di Mossino (il gol è di Tavecchio pronto ora ad andare all’incasso) e non di Repace, candidato a cui Gravina invece aveva promesso il posto. La poltrona al quinto piano di via Allegri resiste ma resta esposta a venti di tempesta. Mentre la palla è nei piedi degli azzurri di Mancini e Gravina si prepara a tutto (leggi qui). Mentre il repulisti continua.

Deferimenti e resa dei conti. Il presidente federale ha ottenuto dal procuratore capo Giuseppe Chinè l’immediato deferimento di Gaetano Blandini, consigliere indipendente della Lega A accusato di aver pronunciato parole offensive e irriguardose nei confronti degli organi e rappresentanti federali. Vicenda riassunta a suo tempo (leggi qui). Comunque un deferimento a tempo di record, altro che caso plusvalenze e caso Suarez, tanto per citarne due a caso: in due settimane la Procura ha completato audizioni e indagini rinviando davanti al Tribunale federale Nazionale il consigliere di Lega voluto a Milano da Claudio Lotito. Blandini s’è intanto affidato all’avvocato Paola Severino: l’ex ministro della Giustizia sta già lavorando all’affilata risposta. L’amministratore delegato della Siae intanto respinge le accuse (riferite da qualcuno dei presenti nel corso della riunione tra Brunelli, Covisoc e consiglieri e tecnici della Lega A sul tema delle licenze nazionali), «faccio veramente fatica a comprendere una simile decisione, credevo di averlo già documentato in istruttoria, a maggior ragione lo dimostreremo in giudizio». Soprattutto ritiene di non essere “soggetto deferibile” dalla Figc. La questione fotografa plasticamente lo stato dei rapporti e del clima tra Figc e Lega A: si va avanti tra tensioni e veleni, ripicche e vendette. Tra delazioni e dossier. Gravina ad esempio ci aveva già provato, spingendo sui vertici Lega affinché preparassero un dossier sulle possibili incompatibilità e incandidabilità di Blandini (se ne sta occupando Dallocchio), analogo tentativo poi su Casini mentre contemporaneamente l’altro fronte si preparava a seminare paletti sul percorso già a ostacoli di Abodi (leggi qui). Nella riunione “incriminata” pare fossero presenti, tra gli altri, il consulente legale della Lega A, l’avvocato Ruggero Stincardini, e l’amministratore delegato, Luigi De Siervo.

Ritorno al passato. L’avvocato umbro Ruggero Stincardini era entrato nel mondo del calcio all’epoca del pirotecnico Luciano Gaucci presidente del Perugia. Oltre venticinque anni fa. Dal club poi l’approdo in Lega A. Come consulente legale, come storico segretario delle assemblee di Lega. In via Rosellini da sempre le acque sono state agitate: veleni, spaccature, commissariamenti, ribaltoni. Oggi come allora. Ad esempio come nel 2018, quando si arrivò all’elezione di Gaetano Miccichè come presidente di una Lega anche allora commissariata: il commissario era il presidente del Coni Giovanni Malagò. In quella controversa vicenda – il voto per acclamazione, lo scrutinio segreto richiesto, le schede sigillate e messe in cassaforte – Stincardini era il segretario. Anche lui (tutto archiviato) come Malagò finì sotto inchiesta, quella federale e quella aperta dalla Procura della Repubblica di Milano che aprì il fascicolo con l’ipotesi di falso contestata nel verbale dell’assemblea: è proprio di questi giorni la notizia (documentata da Luigi Ferrarella su “Il Corriere della Sera”) che la Procura abbia chiesto l’archiviazione non solo del presidente del Coni Giovanni Malagò per quell’ipotesi di reato di “falso” ma anche di Malagò e Miccichè con l’amministratore delegato di Sky, Andrea Zappia, per una invece inedita ipotesi di “corruzione” legata ai diritti tv del calcio; e ancora del presidente del collegio dei revisori della Lega di serie A, Giovanni Barbara, ancora insieme a Miccichè per le sinora sconosciute ipotesi di “aggiotaggio” e “rivelazione di segreto professionale”, del produttore tv Giampaolo Letta e del broker Massimo Bochicchio per l’ipotesi di “ricettazione”. Stincardini – a cui Gravina aveva pensato nell’autunno del 2018 come segretario della Figc quando raccolse l’adesione elettorale della serie A, incarico poi andato a Brunelli che lasciava così Milano – finì poi nell’occhio del ciclone anche qualche mese dopo, quando saltò fuori dai cassetti una registrazione audio pubblicata da “Repubblica”. Mentre si stava insediando il commissario ad acta Mario Cicala spuntò infatti l’audio registrato da un telefonino nel corso di un consiglio (presenti De Siervo, Miccichè, i consiglieri Antonello, Campoccia, Casasco, Percassi e Scaroni, i consiglieri federali Lotito e Marotta, i revisori dei conti e appunto Stincardini) di due mesi prima nel quale l’ad De Siervo diceva di “aver chiesto ai registi di silenziare l’audio sotto le curve in modo da non far sentire a casa i cori razzisti”. Mentre l’allora capo della Procura Figc Pecoraro (poi congedato da Gravina e sostituito con il capo di gabinetto del Mef Giuseppe Chinè) apriva un’inchiesta, mentre De Siervo definiva «una porcheria assoluta la pubblicazione dell’audio, un tentativo goffo di regolare equilibri da parte di qualcuno mettendo in difficoltà non me quanto l’ad della Lega», mentre infuriava la battaglia sull’assegnazione dei diritti tv, la Lega Calcio con un comunicato ufficiale rendeva nota la “cessazione del contratto di consulenza” con lo studio dell’avvocato Stincardini. Ufficialmente si escludeva una reazione di causa ed effetto tra la divulgazione dell’audio e l’interruzione della consulenza ma informalmente dai corridoi di via Rosellini emergeva la perdita del rapporto di fiducia. La reazione di Stincardini fu però stizzita e immediata: evocando la nullità del recesso, annunciò un’ingente richiesta danni. Stincardini alla fine sarebbe rimasto in Lega, dove fino a oggi ricopre il ruolo di segretario in assemblea e consiglio e di consulente per le questioni legali e interpretative. In via Rosellini però adesso s’è insediato il nuovo presidente: Lorenzo Casini è un professore di diritto, conosce bene la materia giuridica. Il suo arrivo comporta una revisione di tutti gli impegni di spesa, dei ruoli e dei contratti: quello di Stincardini sarebbe in scadenza a dicembre ma l’avvocato umbro pare possa essere congedato anche prima.

Tra serie A e Figc continua il duello. Lega: Stincardini in uscita e De Siervo traballa. De Laurentiis porta un'offerta da Abu Dabi
De Siervo e Gravina

Non c’è due senza tre. Dimissionato il presidente Dal Pino, in uscita Stincardini. In via Rosellini però il motore delle porte girevoli pare non destinato a spegnersi. Sulla soglia – sulla graticola c’è in realtà da parecchi mesi – ci sarebbe anche l’amministratore delegato De Siervo. Anche a lui molti presidenti imputano una vicinanza eccessiva alle posizioni federali e graviniane, oltre ad una serie di vicende che in termini di cassa poco hanno prodotto per la Lega, come ad esempio la cessione dei diritti tv in area Mena e tanto altro. Il manager fiorentino ha un contratto robusto, oltre 800mila euro l’anno più bonus legati alla cessione dei diritti audiovisivi. La maggioranza “graviniana” in Lega A non esiste più. Il no ai principi informatori, la rivolta contro Dal Pino, la voglia di sedersi al tavolo delle trattative col Governo su ristori e provvedimenti economico-finanziari (leggi qui), l’elezione costruita dall’asse LotitoDe Laurentiis di Gaetano Blandini a consigliere indipendente (leggi qui), la disintegrazione dei candidati graditi alla presidenza (leggi qui e qui), il no ai nuovi parametri per l’ottenimento delle licenze nazionali (leggi qui), l’insofferenza verso le continue ingerenze federali e alle loro aderenze in Lega: il libro si è riempito sempre più di pagine, compattando molti club di A. Che adesso stanno studiando nelle pieghe dello statuto l’inserimento di altri punti. Uno, ad esempio, riguarda l’assetto della governance: a differenza del presidente, l’amministratore delegato di serie A non dovrebbe più essere eletto in modo da distinguere così meglio prerogative, poteri e rappresentanza. La riforma potrebbe portare così al completo ribaltone. Che non spiri vento favorevole De Siervo l’ha capito da tempo, pare che non gradisse molto l’elezione di Casini. Che giovedì scorso, nel suo primo giorno di lavoro a Milano, ha cominciato a mettere mano ai tanti fascicoli ancora aperti. De Siervo sente sempre più puzza di bruciato, di repulisti: pare non l’abbia presa benissimo, dicono che abbia cominciato ad attaccarsi al telefono, nel corso delle chiamate intercontinentali avrebbe promesso fuoco e fiamme. Era in missione negli Stati Uniti (oggi anche lui in assemblea dal vivo dove incontrerà Casini) dove aveva raggiunto “l’head of operations” della serie A Andrea Butti. Lavorano entrambi al “Mundialito” della serie A in contemporanea ai Mondiali in Qatar: tutto il carrozzone dovrebbe spostarsi per un mese ad Orlando. Un progetto (leggi qui) che non sarebbe gradito a molti club, soprattutto ai grandi club e che non avrebbe avuto ancora il gradimento della Fifa. Un’ipotesi sulla quale De Siervo ha scommesso e molto: consentirebbe alla Lega di trovare nuovi sponsor, di espandersi sul mercato Nord Americano. Una vetrina prestigiosa e ricca come la sede a New York e altre due in cantiere, eppure molte società considerano il Mundialito della A solo come un fastidio, come un impegno meno remunerativo magari di altri. E così, mentre De Siervo non è ancora riuscito a chiudere per la cessione dei diritti tv nell’area Mena facendo approvare la proposta di Infront sulla quale ha lavorato (la questione balla da un anno), ecco che qualche presidente pare abbia già pronta un’altra offerta. Magari sarebbe anche un segnale di come si possa fare a meno dell’operato di De Siervo. Altro che Mundialito in autunno in Florida: il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis sostiene di aver ricevuto da Abu Dabi una proposta di 50 milioni di euro per i prossimi tre anni sulle licenze audiovisive in area Mena. Non solo: il progetto si completerebbe spostando invece il torneo previsto da De Siervo in Florida ad Abu Dabi con la disputa poi anche di due gare di campionato. Il tutto frutterebbe secondo De Laurentiis 120 milioni di euro in tre anni. Moneta sonante per le esangui casse dei club italiani. Un suono sinistro per i progetti americani di De Siervo. Se cadesse il progetto del torneo americano, l’ad si avvicinerebbe ancor di più all’uscita da via Rosellini?

 

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