INDISCRETO

Serie A contro Gravina, no all’indice di liquidità per le licenze. Sette club a rischio, lo scontro continua. Intanto la Figc congeda la Deloitte

Il presidente federale insiste per l’introduzione dell’indicatore come parametro per l’iscrizione al prossimo campionato di serie A. A febbraio il sistema ha versato 600 milioni di euro ma è in affanno. I presidenti della Lega A compatti: troppo tardi per le modifiche e servono altri indicatori. Le riunioni delle commissioni. Il portale dove controllare i conti degli altri club
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È un corridoio sempre più stretto, è un passaggio strozzato da debiti e minacce, è un percorso disseminato da ostacoli e paletti. Lungo questo corridoio continua la corrida mentre le lancette scorrono inesorabili: segnalano sempre più burrasca mentre il traguardo resta avvolto da una pioggia di dichiarazioni, pareri, opposizioni. Lungo questo corridoio sempre più stretto continua lo scontro. Tra Gabriele Gravina e la Lega A, tra un presidente federale sempre più nel pallone e i venti presidenti del pallone tricolore magari divisi e dilaniati nella scelta del loro nuovo presidente ma compatti e convinti nel ribadire il proprio no, fermo e deciso: no ai nuovi parametri per l’iscrizione al prossimo campionato che il presidente federale vorrebbe introdurre. E da subito. L’hanno detto, continuano a ripeterlo, continuano a metterlo per iscritto dopo le riunioni tecniche – ben due negli ultimi sette giorni – di un’apposita commissione senza che il dialogo tra Figc e Lega sia mai decollato, senza che alle riunioni si sia presentato il capo del calcio italiano, così preso dalla causa bellica Ucraina/Russia tanto da tenersi lontano dalla guerra che si sta consumando in casa propria: resta il no della serie A, soprattutto e prima di tutto, all’introduzione dell’indice di liquidità che ora esiste ma come paletto per la campagna acquisti. Gravina vorrebbe poi portarlo dall’attuale 0,6% allo 0,7% e farlo diventare come il primo paletto da superare per l’ottenimento delle licenze nazionali, un indice da innalzare progressivamente nei prossimi anni fino all’1% del 2025/2026. I club di A hanno però un orizzonte assai più limitato, sono in apnea, appena il 16 febbraio hanno scavallato con difficoltà la montagna dei versamenti federali, a parte gli stipendi una montagna di ritenute Irpef e versamenti Inps accumulatasi da marzo 2021, e fortuna che grazie all’ultima Legge di Bilancio le società possano rateizzare da maggio (in sette rate o rata unica, in discussione resiste la possibilità di arrivare a 24 mesi) i versamenti di gennaio/aprile 2022 oltre a quelli incidenti dell’ultimo trimestre 2021. In tutto c’erano quasi 600 milioni di euro da sborsare: c’è chi ha fatto ricorso a prestiti, chi si è addirittura fatto “scontare” persino il paracadute previsto in caso di retrocessione anche se il club non rischia affatto la B. Tutti i club ce l’hanno fatta (in B solo la Reggina ha bucato Irpef e Inps e rischia la penalizzazione, in Lega Pro la Juve Stabia non ha pagato tutto mentre su Taranto e Seregno saranno i controlli a verificare) ma adesso hanno messo un bel punto. Per loro la trimestrale da presentare entro il 31 maggio e che fotografa la situazione al 31 marzo dovrà, come in passato, riempire il Manuale delle Licenze. Altro che indice di liquidità per l’iscrizione alla prossima serie A, altro che “sterilizzazione” degli indicatori “correttivi” (indebitamento e costo del lavoro allargato) fino ad oggi serviti per ridurre l’indice di liquidità adottato solo per la campagna trasferimenti. Se così non fosse almeno sette società di serie A si troverebbero in seria difficoltà, le altre dovrebbero trovare nuove risorse, costrette a salti mortali. La crisi del sistema è sempre più acuta, i numeri sono da sprofondo, i ristori e gli aiuti chiesti al Governo non sono arrivati, il “tavolo” dovrebbe partire entro dieci giorni ma la guerra ha rallentato tutto. Draghi, il Mef e gli altri Ministeri hanno ben altro cui pensare. E poi Gravina, tu cosa hai fatto per noi?: questo si dicono e si chiedono i presidenti di serie A che, mentre si dilaniano nella scelta del presidente di Lega, si compattano nel desiderio sempre più forte di autonomia nei confronti della Figc. “Nemmeno in foto lo vogliamo vedere”: questo dice più di un presidente di club del presidente federale Gravina che intanto blandisce l’arma dei parametri come arma di pressione sui club per ottenere un presidente fedele e alleato in via Rosellini: deve assolutamente blindarsi in vista dello spareggio della Nazionale evitando così di ruzzolare definitivamente fuori da via Allegri.

La genesi dello scontro. Proprio un anno fa, nel programma elettorale che l’avrebbe portato alla rielezione, Gravina s’era impegnato a pubblicare il Manuale delle Licenze entro la fine dell’anno: le società non possono aspettare troppo per programmare la nuova stagione, aveva detto. E invece, anche quest’anno, tutto è saltato: si è a metà marzo e le società (di A, di B, di Lega Pro) ancora non conoscono i termini e i parametri fissati per l’ottenimento delle licenze nazionali. Tutta colpa degli altri, ha fatto intendere Gravina. «Purtroppo alcune situazioni, il commissariamento della LND e la mancata elezione del presidente della Lega Serie A, hanno rallentato il processo. Non appena sarà completata la governance dei dilettanti, il prossimo 21 marzo, e non appena la A, mi auguro entro il 24 marzo, avrà scelto il nuovo presidente, procederemo sul tema della riforma subito dopo avere peraltro definito, il 16 marzo, le licenze nazionali». Così lunedì scorso nel corso del programma radiofonico “La politica nel Pallone”. In realtà la Lega Dilettanti l’ha commissariata lui per far fuori Sibilia e in realtà in serie A continua a seminare pressioni e sponsorizzazioni invadendo il campo per arrivare allo stallo il 24 marzo: il giorno dopo potrebbe così procedere al commissariamento, liberandosi completamente il campo. La questione merita un approfondimento, meglio tenersi all’oggi in attesa dell’assemblea di Lega di venerdì (oggi dedicata ai pincipi informatori e alla vendita dei diritti nell’area MENA), probabile ne venga fuori un’altra fumata grigia mentre il nome di Andrea Abodi circola restando però legato a scenari delicati e impervi. Intanto il 16 marzo Gravina ha fissato un consiglio federale decisivo: in quella sede il punto all’ordine del giorno è l’approvazione del manuale delle licenze nazionali. Il 26 gennaio in via Allegri, nel corso del consiglio federale, l’aveva ribadito. “La Figc, in ottemperanza a quanto previsto dalla legge 91/81, deve perseguire la sostenibilità del comparto professionistico attraverso l’adozione di regole destinate a garantire l’equilibrio economico-finanziario dei club e il regolare svolgimento delle competizioni. Ciò deve tradursi nell’adozione di presidi in termine di dotazione minima di equity e di liquidità e di rafforzamento del presupposto di continuità aziendale al fine di contenere il rischio che società già chiaramente esili sotto il profilo patrimoniale e finanziario possano comunque ottenere la licenza nazionale 2022/2023, col conseguente rischio che si verifichino situazioni di default a campionato in corso”. Con questa premessa, aveva annunciato l’intenzione di introdurre l’indice di liquidità come paletto per l’iscrizione e non più solo per la campagna trasferimenti, di portarlo poi allo 0,7 (negli anni scorsi indice assai ballerino, dallo 0.8 di due anni prima poi sceso fino allo 0,6), di non tener conto per la sua misurazione dei correttivi d’indice quali quello dell’indebitamento e del costo del lavoro, indicatori da conservare solo per l’eventuale blocco della campagna trasferimenti. Insieme a altre novità – tra cui l’indice di patrimonializzazione al 31 marzo 2022 da aumentare sino allo 0,15% e all’adempimento dei versamenti Irpef e Inps oltre gli stipendi – aveva annunciato l’intenzione di omogeneizzare le scadenze federali dei controlli sui versamenti (stipendi, Irpef e Inps) definendo per tutte le leghe professionistiche un adempimento a cadenza bimestrale, quindi anche per la serie A. “Alcune società di A mi hanno proposto addirittura la cadenza mensile”, aveva detto nel corso del consiglio federale di fine gennaio, prendendosi però subito l’attacco di Claudio Lotito. “È improprio che il presidente alluda nelle sue comunicazioni a istanze di alcune società di serie A. Nel consiglio federale ci sono i rappresentanti delle componenti: le interlocuzioni devono svolgersi attraverso i canali istituzionali e non con percorsi esterni e informali. I consiglieri federali della Lega A non hanno alcuna contezza dell’iniziativa citata da lei, presidente Gravina. Ogni futura proposta sottoposta al consiglio federale dovrà essere preventivamente esaminata dalla Lega A”. Il botta e risposta – il tema era allargato anche alle misure anti-Covid e ripresa campionati con adozione nuovo protocollo e comunicazioni al Cts – quel giorno si sarebbe concluso con Gravina che assicurava come “sui principi delle Licenze nazionali raccoglierò le opinioni dei presidenti delle componenti prima di avanzare una proposta al consiglio federale e, sulla base della sintesi, il consiglio poi assumerà le sue decisioni”.

Le tappe dello scontro. I ristori e gli interventi dello Stato a sostegno del pallone italiano. Il desiderio di staccarsi dalla Figc, la voglia di sedersi al tavolo delle trattative con la politica per ottenere quegli aiuti promessi da Gravina e dal presidente federale mai ottenuti. La rivolta contro il presidente e l’amministratore delegato, le dimissioni di Dal Pino, la ricerca del nuovo presidente espressione fedele delle istanze dell’assemblea dei presidenti della A, le pressioni e le sponsorizzazioni federali: il termometro dello scontro tra via Allegri e via Rosellini sarebbe via via salito fino alla nomina del professore Terracciano come commissario ad acta per l’adeguamento allo statuto dei principi informatori, fino alla minaccia di nominare il vicario federale in assenza del presidente della componente più importante del sistema tricolore (la serie A), la minaccia di commissariare la Lega di A se entro i 45 giorni (scadono il 24 marzo) non trovasse un nuovo presidente. Il 14 febbraio Gravina avrebbe così ripetuto. «Il calcio italiano è una delle industrie più importanti del nostro Paese, c’è una ricerca continua della massimizzazione del risultato sportivo. E ha una dimensione sociale, culturale, un’eccellenza. Le dobbiamo mixare creando presupposti che salvaguardino il valore della competizione. Da qui l’esigenza di adottare delle nuove regole che danno prospettiva al nostro mondo. Pensiamo di inserire l’indice di liquidità come criterio di ammissione ai campionati, per la prima volta anche per la serie A. Partirà da 0,7 e crescerà nei prossimi 4 anni. E ci saranno altri due indicatori per mettere sotto controllo la gestione economica dei club: il parametro sull’indebitamento e l’altro sui rapporti tra ricavi e costi del lavoro». La A, sempre più sul piede di guerra, aveva intanto eletto Luca Percassi come vice-presidente. Per raffreddare il clima, nel consiglio federale straordinario convocato il 16 febbraio, presente anche Percassi per la A, Gravina avrebbe congelato la nomina del vice e rinviato la discussione sul tema delle licenze. Segnali d’attesa ai quali avrebbe risposto Percassi in una lettera ai suoi associati. «Giornata all’insegna della collaborazione, accantonate forme di tensione che soprattutto in questo momento non hanno motivo di esistere»: così Gravina aveva provato a riannodare il filo coi presidenti di A. Fermi e compatti sul punto, invece (leggi qui). La situazione economica e finanziaria delle società è grave e seria. A giugno si rischia un’ecatombe, la Covisoc ha avvertito. La situazione è grave, altro che…Gravina. E così, Percassi: «Il tema delle licenze nazionali 2022-2023 è stato oggetto di una comunicazione interlocutoria del presidente federale che ha confermato che la proposta della Figc sarà discussa in sede tecnica con le componenti, e che il risultato del confronto sarà portato per l’approvazione al Consiglio federale del 16 marzo. La A ha esposto al Consiglio la sua posizione critica in ordine ai contenuti e al valore dell’indice di liquidità, ai tempi di sua applicazione progressiva, all’estensione della sua rilevanza all’iscrizione ai campionati, e alla sua entrata in vigore nell’imminenza dell’iscrizione al campionato prossimo». Questo quasi un mese fa. Da quel giorno, mentre la lotta tra Figc e Lega A lasciava sul campo candidati al soglio di via Rosellini, il tema delle licenze nazionali ma soprattutto la visione delle misure da adottare, non è cambiata. Anzi, ha accentuato lo scontro, compattando tutti i club di A e irrigidendo Gravina, sempre più consapevole che sull’introduzione dell’indice di liquidità sarà costretto a fare dietrofront. Il 28 febbraio una prima riunione, per la Lega A la delegazione era composta da De Siervo, Stincardini, Butti, Dallocchio, Percassi, Lotito, Marotta, per la Figc invece il segretario generale Brunelli, alcuni uomini del suo staff e alcuni della Covisoc. Un confronto senza grandi risultati di sintesi, anzi sprofondato negli abissi. Gravina che chiedeva, ottenendolo subito, l’intervento del procuratore Figc Giuseppe Chinè per l’apertura di un’inchiesta nei confronti del consigliere indipendente della Lega Gaetano Blandini, perchéavrebbe pronunciato insulti nei confronti dei dirigenti della federazione in una riunione tecnica. Al presidente Gravina è stato infatti riferito che Blandini avrebbe detto in federazione sono drogati e ladri” su queste basi l’esposto di Gravina alla Procura che ha immediatamente aperto l’inchiesta”. A stretto giro di lancette sarebbe arrivata sempre via Ansa la risposta di Blandini. “Il consigliere di Lega non avrebbe detto né ladri né drogati. Nel corso di una discussione più ampia, riferita alle proposte della FIGC sulle licenze per iscrizione al campionato, Blandini avrebbe detto, al termine di un ragionamento più ampio, che la proposta della federazione era provocatoria e quindi o sono in malafede oppure incompetenti o cosa hanno fumato… chiudendo con una battuta ironica per allentare la tensione”. La tensione non si sarebbe però attenuata nel corso dei giorni. E non si è sciolto nemmeno il nodo dell’indice di liquidità. Figc e Lega A continuano a parlare idiomi diversi. Nel secondo confronto andato in scena ieri l’altro, tutto è rimasto in sospeso. La posizione della Lega A chiara, chiarissima. La posizione è di tutti e venti i club. La Figc ha intenzione di mandare un documento da condividere, la Lega A lo rispedirà però al mittente. Il punto comune fissato nell’assemblea del 3 marzo scorso. La richiesta principale della A è escludere l’indice di liquidità dai criteri per l’iscrizione al campionato che, anche con particolare riferimento ai tempi “in corsa” di questa modifica delle condizioni d’iscrizione, rischia di pesare gravemente sulla gestione delle società sportive che si fonda su piani industriali già programmati e in corso di attuazione e che non possono essere modificati nel brevissimo lasso di tempo che corre tra la riforma e i termini posti per l’iscrizione. Alla Figc è stata poi rappresentata la necessità di modificare i criteri ma a partire dalla stagione 2023-24 e di prevedere tempi pluriennali di attuazione dell’indice tendenziale attraverso un’applicazione progressiva di indici crescenti rispetto a quello attuale, compatibili coi tempi necessari ai club per programmare nuovi piani industriali che garantiscano la sostenibilità dell’attività. Infine è stato chiesto di prevedere sistemi correttivi dell’indice quali, ad esempio: per le attività, quello del valore dei diritti sportivi sui calciatori sotto contratto, o quello dei crediti netti oltre i dodici mesi derivanti dalle campagne trasferimenti in quanto attualizzabili pro soluto, o ancora quello delle anticipazioni pro soluto di crediti per campagna trasferimenti a lungo termine rispetto alla data di rilevazione, e per le passività, quello dei debiti verso i soci (da assimilare di fatto all’equity), o quello dei debiti finanziari e verso Istituti bancari/istituti finanziari/fornitori. In sostanza, la Lega A dice a Gravina: sei fuori tempo, fuori tempo per modificare i parametri e fuori tempo perché non ti rendi conto della situazione in cui siamo. Cosa farà Gravina? Farà dietrofront? O continuerà sulla strada, mantenendo le promesse/minacce? Si arriverà a licenze soft o passerà la linea dura? Domande che si accompagnano a due brevi considerazioni. La prima: nel computo dell’indicatore dell’indice di liquidità (attività correnti/passività) nelle attività correnti (cioè crediti e disponibilità liquide) come verrebbe inserito e valutato il valore delle rose? Quello contabile oppure quello effettivo? Non si arriverebbe così a un’attenuazione del valore dell’indice? La seconda: se non verrà inserito l’indice di liquidità, gli indicatori quasi non esisteranno più perché il decreto Milleproroghe ha difatti sterilizzato l’indicatore di patrimonializzazione. Dunque, chi vincerà il duello tra Gravina e la Lega A? Delle licenze se ne discuterà venerdì in assemblea, giorno che sarebbe deputato alla votazione (quorum a 11) per il nuovo presidente. Probabile si vada ad un altro rinvio. Il 16 in via Allegri Gravina, senza il presidente di A, cosa potrà mai decidere?

Controlli e Deloitte. Il corridoio è sempre più stretto. In quello di via Rosellini i club si guardano da tempo in cagnesco. Sospettano, avanzano dubbi. A ottobre ci fu il botta e risposta tra Commisso e l’Inter, il patron viola che accusava altri club di non essere in regola con gli adempimenti. Alla risposta piccata di Marotta e poi del club campione d’Italia, seguì la pubblicazione della Fiorentina del proprio stato economico, con tanto d’indice di liquidità e dello stato dei pagamenti e dei versamenti fiscali e contributivi. Ci si avvicinava alla campagna acquisti di gennaio. In Lega il dibattito sarebbe stato acceso e alla fine avrebbe portato a una decisione. Profittando di un accordo con l’Agenzia delle Entrate, la messa in funzione di un portale riservato alle associate dove ogni associata può rendersi conto delle situazioni “debitorie nei confronti dei tesserati, dell’Erario e del sistema previdenziale”. Empoli, Fiorentina, Napoli e Spezia le prime ad aderire, poi Roma, Sassuolo e Udinese. Altri club hanno aderito però l’elenco delle liberatorie non si è ancora completato, dunque la pubblicazione sul dashboard non è ancora partita. È terminato invece a fine 2021 il rapporto di lavoro tra la Deloitte e la Figc, almeno per quanto riguarda i controlli che la Deloitte compiva sugli adempimenti federali delle società comunicandone poi i risultati alla Covisoc. Pare che il contratto fosse di 700mila euro annui e che a giugno scorso ci sia stato molto più di qualche inghippo tra Deloitte e Covisoc. Il 16 febbraio, proprio in occasione del primo adempimento federale, i club hanno quindi usufruito del “Portale Servizi Figc” che era già in uso per i tesseramenti dei calciatori e dei tecnici professionisti. La piattaforma è entrata così a pieno regime. I controlli effettuati da una commissione guidata da Valter Cafferata, diventato mesi fa “coordinatore delle attività a supporto degli organi di controllo della Figc”. Fino a qualche mese fa Cafferata lavorava proprio in Deloitte: adesso invece guida un gruppo di controllori provenienti anche loro dalla Deloitte.

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