Buonfiglio e l’Olimpiade da record per l’Italia: lo scivolone sulla Norvegia, il grazie al Governo e il debito d’oro verso Malagò

Mattarella si complimenta con la Brignone davanti a un sorridente Buonfiglio

Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare…”

L’Italia (anche grazie alla impareggiabile Brignone) ha superato sé stessa, o meglio lo storico record di medaglie conquistate in un’Olimpiade invernale, era datato 1994 a Lillehammer, ed è pertanto giusto e doveroso che il presidente del Coni venga chiamato a via Solferino per essere omaggiato.

Luciano Buonfiglio si presenta così nella storica e prestigiosa sede del Corriere della Sera a Milano con la candida tuta bianca made by Armani e ringrazia tutti, ma proprio tutti: gli atleti, il Governo, “Sport e Salute”, le Federazioni, l’Istituto di Medicina dello Sport, il Centro di preparazione olimpica (qui il link del testo e qui quello del video).

Come disse John Keats, “le vittorie hanno molti padri, la sconfitta è orfana”. Nulla più di questo aforisma può descrivere la (surreale) situazione attuale.

E già. Perché l’avvocato Luciano Buonfiglio viene eletto pochi mesi prima dell’Olimpiade di Milano-Cortina come candidato contro il Governo (che con il ministro Abodi sponsorizzava infatti Pancalli). Non ha fatto nulla per questa Olimpiade e in verità, anche volendolo, sarebbe stato cronologicamente impossibilitato a farlo. Da quando è salito sul trono di largo De Bosis, la sua azione più celebre da presidente del Comitato olimpico nazionale italiano consiste nell’aver contaminato la purezza architettonica della scalinata ideata da Del Debbio con una serie di pezzetti di plastica (oltretutto con una procedura amministrativa un po’ sghemba, ne abbiamo scritto in passato) e aver avallato la composizione di una commissione che dovrebbe affrontare la spinosa questione della giustizia sportiva (anche qui ne abbiamo abbondantemente scritto) accettando tutte le imposizioni governative. Commissione che nulla ha fatto e nulla farà.

Torniamo però alla visita del presidente del Coni in via Solferino. Chiamato a commentare i risultati dei nostri incredibili atleti, sbaglia clamorosamente persino l’analisi dei numeri, eppure i numeri quelli sono: dice al Corriere della Sera (e anzi, lo sottolinea) che la Norvegia eccelle in appena quattro discipline mentre noi italiani in nove…. (testuale: «Siamo secondi nel medagliere dietro la Norvegia, ma nessuno ancora si è accorto che loro hanno vinto in quattro specialità e noi invece in nove»), eppure c’è un medagliere bello grosso che avrebbe dovuto aiutarlo a non sbagliare (no, la Norvegia non ha vinto, finora, in solo quattro discipline ma in sette: sci di fondo, biathlon, salto con gli sci, pattinaggio di velocità, freestyle, combinata nordica, sci alpino).

Una cosa è certa, comunque: Luciano Buonfiglio è (molto) fortunato. Si trova là dove si trova grazie al ministro Andrea Abodi (che ha impedito, qualcuno dice anche fisicamente, la ricandidatura di Malagò, cioè il presidente della Fondazione Milano-Cortina, l’uomo che ha voluto e lottato per ottenere la designazione anni fa, colui che ha creduto fino in fondo a questa possibilità e che poi ha lavorato alla definizione dell’evento) anche se il candidato di Abodi era Pancalli.

Contro la fortuna nulla si può, però. Quindi, cambiamo rotta rispetto ai nostri precedenti interventi, e invitiamo il presidente della Fise (Federazione italiana sport equestri) Marco Di Paola, a rinfoderare la spada rinunciando così all’assalto alla poltrona di presidente del Coni: Buonfiglio ci è arrivato da solo otto mesi, non si tocca e non si toccherà per molto tempo. Chi vince (e Buonfiglio vince) non si tocca. Anche se le vittorie sono merito di altri. Di altri, dai quali Buonfiglio cerca a tutti i costi di affrancarsi. L’imperativo è chiaro ed evidente: nessuno, ad esempio, mai parli di Malagò e guai a sognarsi di ringraziarlo quale vero (ed unico) artefice di questa Olimpiade.

Nell’intervista, gli è stato chiesto: con Malagò, presidente della Fondazione, c’è dialogo? Risposta:
«C’è uno splendido colloquio, anzi mi fa piacere fargli i complimenti per il lavoro incredibile che hanno svolto, perché vai in giro e vedi che funziona tutto. Una medaglia d’oro se la merita anche il presidente Mattarella per come partecipa e ci è vicino». Mattarella, per inciso, che ha confermato la sua impareggiabile classe, sottolineando come «le medaglie siano merito degli atleti».

Gliene hanno dette di tutti i colori, a Giovanni Malagò: megalò, pariolino, sciupafemmine… E però, caspita, diciamolo, ammetterlo non costa nulla. Schiaffeggiato dalla Virginia Raggi (che passa alla storia per aver bloccato l’Olimpiade a Roma), riesce ad ottenere quelle invernali di Milano-Cortina battendo gli svedesi e poi si batte, notte e giorno (e per anni), perché tutto vada bene.

Questo Malagò merita, anche lui, una medaglia d’oro. E dovrebbe riceverla proprio da Buonfiglio, ossia da colui che, oggi, è il suo primo debitore. “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare…”…

 

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