Salernitana, la svolta con il doppio Mattia: Tascone e Vitale coppia di governo

Mattia Vitale controlla il pallone sotto lo sguardo di Tascone e Villa (foto Massimo Arminante)

Nella risicata (solo nel punteggio) vittoria ottenuta sul Giugliano con una prestazione (abbondante) di azioni da gol non improvvisate (come non se ne vedevano da tempo all’Arechi: tutto questo certo al netto della caratura avversaria, ma non è che negli ultimi due anni ci siano state squadre tecnicamente di livello decente) ognuno, come giusto che sia, ci ha intravisto segni e segnali.

Segni e segnali persino tra il sacro e il profano.

Ad esempio: la mano (e gli occhi) dall’alto dell’apostolo Matteo, santo patrono della città, ad accompagnare e rafforzare il (nuovo, e in un certo senso obbligato) disegno tecnico-tattico della coppia Cosmi-Scurto, disegno cucito su una Salernitana reduce da un’estate di porte girevoli (e mercato controverso e infortuni in serie), e a “benedire” il (rinnovato) sussulto di speranze e ambizioni della piazza granata. Oppure: c’è chi ha sottolineato come la presenza della signora Iervolino (Chiara Giugliano) accanto al marito-proprietario, lei nuovamente in tribuna dopo oltre due anni di assenza, rappresenti un segnale non solo distensivo e di apertura, ma foriero di un rinnovato impegno familiare tale da spingere il facoltoso marito a soprassedere sui chiari intenti manifestati nel corso degli ultimi tre anni (più della parole, che pure pesano, valgono i fatti) e ribaditi non più tardi di dieci giorni fa da dall’amministratore delegato (e uomo di fiducia) Umberto Pagano («il ciclo di Iervolino credo volga al termine»).

Tra il sacro e il profano, nel calcio c’è di mezzo sempre (e per fortuna) il prato.

E, sul prato, la Salernitana da tre partite ha esibito e fornito ben altri segni e segnali. Ben più terreni. Segni e segnali di crescita, fondati su uno spirito (più) indomito e battagliero, su una coesione del gruppo visibile a occhio nudo, sulla copertura degli spazi tenendosi più corta, più unita e più compatta, sulla ricerca (continua) di trame di gioco che puntano alla verticalizzazione piuttosto che allo sterile possesso palla abiurando quel continuo “tornare indietro” che dall’anno della sciagurata serie B pare albergasse, come sciagura, sul fatiscente “principe degli stadi”, sulla (marcata) presenza di alcune leadership assai meno invadenti rispetto alla scorsa stagione ma ben più pregne di personalità (che il passaggio da Capomaggio, Ferrari, Golemic, ad esempio, per Vitale, Celiento, La Gumina sia un esempio?) tali da spingere, senza soffocare, il resto del gruppo, sulla constatazione che forse, per evitare svarioni difensivi e porta violata, è meglio occupare stabilmente la metà campo avversaria aggredendola dalle corsie oppure verticalizzando improvvisamente.

È ovviamente presto per certificare che i segni e i segnali siano delle robuste certezze. Però qualcosa, rispetto al (recente e triste) passato, si intravede: per poter ambire alla promozione o alla vittoria dei playoff ci sarebbe (forse) bisogno di una rosa più omogenea e magari (più) adatta al nuovo modulo impostato, ma di sicuro c’è bisogno che, più dei risultati a breve termine (che pure contano), le prestazioni raggiungano uno standard elevato in termini di qualità e quantità. Senza gioco non si va lontano.

Qualità e quantità che, in mediana (lì dove tutto nasce, lì dove tutto si distrugge), stanno assicurando i due Mattia (nota cristiana: l’apostolo Mattia prese il posto di Giuda nei dodici tra cui c’era l’evangelista Matteo).

Mattia Tascone e Mattia Vitale: è dalla prova contro il Potenza (a proposito dei rossoblù: Petrungaro e De Marco sono due giocatori fantastici), è da quel primo tempo, che hanno cominciato a combinare, a cucire, a costruire e a tamponare, pur tra qualche esitazione e qualche (legittima) sbavatura perché la condizione atletica non è ancora al top e perché il nuovo modulo e l’affiatamento hanno bisogno di tempo, sincronismi e memoria.

Ma voi lo ricordate il Tascone di un anno fa? Timido, balbettante, impreciso, magari schiacciato (anche) e condizionato dalla personalità di chi aveva accanto. Dall’avvento di Cosmi si è come trasformato, ma è soprattutto dall’inizio di questo campionato che si mostra come un giocatore (quasi) totale, tosto nell’interdizione ma capace (anche) di sventagliate precise e affilate. Un mediano di lotta (e di governo), almeno così si scriveva un tempo.

Tempo di gioco che pare conoscere alla perfezione l’altro Mattia. Mattia Vitale. A volte pare scompaia dall’occhio, fino a ricomparire un attimo dopo, capace di alternare la giocata corta all’improvvisa apertura o al cambio di gioco, capace (ancor di più) di legare la manovra con gli esterni seminando consigli e indicazioni, sbucando come una cometa che mostra la via e la luce. Gioca da centrale in una mediana a due, non proprio da adattato ma comunque nel suo passato il meglio lo ha sfoderato da mezzala: resta però un camaleontico, capace di muoversi anche da trequartista oppure da centrale in una mediana a tre. Magari soluzioni che potranno tornare utili in futuro, quando ci sarà più scelta e, magari, conservando la difesa a 4 e i due attaccanti, verrà sacrificato un esterno “alto”. Chissà.

Certo. I due Mattia si sono ritrovati lì, a governare il centrocampo, anche per esigenze e contingenze. A centrocampo la rosa è corta, ancor di più per gli infortuni di De Boer e Djibril e perché il dinamico Gyabuaa pare abbia smarrito tempra, sicurezze e fisicità. Fatto di necessità virtù, Cosmi avrà trovato la quadra? Chissà.

Intanto la coppia va. Intanto la bandiera del doppio Mattia, (ben) piantata nel cuore del prato, sventola nel cuore di una Salernitana che ha bisogno di trovare certezze sul prato.

Lì dove il sacro e il profano non contano.

 

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