«Il rispetto delle regole». È la dichiarazione del presidente del Coni Luciano Bonfiglio divenuta un mantra nella lunga (e poi risolta) querelle con Giovanni Malagò, presidente della Figc fino alle 12 di martedì scorso e poi commissario della Federcalcio dalle 14 dello stesso giorno. «Non ci sono vincitori e vinti in questa storia, si è ribadito il rispetto delle regole. Le regole vanno rispettate, non si deve creare un precedente».
Il rispetto delle regole. Grazie presidente Bonfiglio per questa dichiarazione. Ce n’era bisogno, anche perché nel Comitato Olimpico italiano ci sono tante altre federazioni nelle quali il (mancato) rispetto delle regole pare straripante, e certamente è (ancora) sottaciuto, visto che, davanti a una lunga serie di eventi, esposti e denunce, nulla è (ancora) accaduto. È il caso di una serie di federazioni per le quali (ancora) il Coni non è (ancora) intervenuto, come invece, a leggere norme e statuti (per non parlare dell’ordinamento giuridico statale), pur si dovrebbe. Almeno per accertare i fatti, almeno per dare risposte. Un esempio?
La Fidal, la federazione italiana di atletica leggera.
Un esempio? È appurato e provato che la modifica (al tempo) preparata dal commissario ad acta Pierluigi Matera e firmata con procedura d’urgenza dall’allora presidente del Coni Malagò, sulle modifiche delle procedure elettorali relative alle elezioni Fidal del 2024 e che è servita a indebolire (c’è chi sostiene: a far fuori) l’avversario del poi rieletto presidente Stefano Mei, era illegittima. Se fosse stata obbligatoria per legge (questa è infatti la condizione per cui può intervenire il commissario ad acta), non avrebbe potuto essere modificata, come invece ha fatto l’assemblea straordinaria Fidal il 30 maggio 2025.
Un altro esempio. È appurato e provato che la delibera con cui il presidente Stefano Mei si è assegnato (il 7 gennaio 2025) uno stipendio pari a 150 mila euro più benefit, sia frutto di una sua non corretta dichiarazione. Come previsto dallo statuto, lo statuto prevedeva esattamente l’opposto di quanto dichiarato ed è quindi, alla luce dei vari regolamenti del Coni, un gravissimo vulnus dei principi etici e morali del mondo dello sport. Tutto questo, al di là delle responsabilità civili e penali.
Un altro esempio ancora. È appurato e provato che nella sede della Fidal a Roma sia stata rinvenuta una cimice da intercettazioni e registrazioni; è stata ritrovata, quasi per caso (pare fosse in un uovo di Pasqua) nello studio del segretario generale Alessandro Londi, che questi abbia chiesto l’intervento della polizia, che il presidente Mei fosse in sede e che non sia intervenuto per chiedere spiegazioni quando la polizia si è presentata in sede prendendo atto della presenza della cimice (lo studio del presidente e del segretario generale non sono forse sullo stesso lato dello stesso piano, separate da appena dieci metri?). E ancora: che il segretario generale si sia dimesso a fronte di una liquidazione/buonuscita di circa 500 mila euro e che, per patti riservati intercorsi tra i due, della stessa cifra non vi sia un’evidenza portata (almeno) al cospetto del Coni (Ente Pubblico, come ha ricordato Buonfiglio) che nel lasciare l’incarico di segretario generale Fidal, il segretario generale Alessandro Londi abbia denunciato agli organi investigativi un accordo sottoscritto tra il presidente della Fidal Mei e un’agenzia investigativa (contratto sottoscritto prima del ritrovamento della cimice?), che il presidente Mei abbia aspettato venti giorni prima di sporgere denuncia (contro ignoti) alla Procura della Repubblica sulla vicenda del ritrovamento della cimice.
Quali conclusioni si possono trarre? Che questi tre episodi, presi come esempio, siano solo alcune delle prevaricazioni e/o reati contestati e portati a conoscenza del Coni e del suo presidente (ma anche al ministro dello Sport Andrea Abodi, alla Procura generale del Coni del prefetto Taucer) da parte di alcuni denuncianti, atti e carte alla mano come ad esempio ha fatto l’ex revisore dei conti della Fidal Calabria, Giuseppe Legato che pochi giorni fa si è rivolto anche e persino al presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiedendogli di sollecitare interventi. Si tratta di istanze, esposti e denunce (finora) mai affrontate.
Ultimo esempio. Purtroppo desolante. È appurato e provato che Stefano Mei abbia offeso, dandole a più riprese della bugiarda, Manuela Olivieri Mennea, affermando più volte pubblicamente come non era vero che non fosse stata invitata al “Golden Gala Pietro Mennea”, in occasione del 10° anniversario della scomparsa del campione olimpico. Le dichiarazioni dell’allora segretaria di presidenza affermano infatti che l’elenco degli invitati vip era stato fatto attraverso più riunioni con la segreteria direttamente dal presidente. Tali dichiarazioni sono state rese in occasione di testimonianze durante procedimenti giudiziari. La maleducazione istituzionale e il senso di impunità (si possono almeno usare questi termini?) hanno consentito al presidente Mei di non chiedere scusa, nemmeno in maniera informale, quando è apparso palese che Manuela Olivieri Mennea non era stata invitata. È una precisa offesa non solo alla signora, ma anche alla memoria e ai valori di Pietro Paolo Mennea. Un atleta, un campione olimpico, un uomo, che ha fatto della legalità, del rispetto delle regole e dei sani valori sportivi il proprio mantra. Un mantra, proprio come le parole del presidente Buonfiglio in questi giorni: «Il rispetto delle regole».
Siamo certi che questo forte e sacrosanto richiamo al rispetto delle regole consentirà adesso al presidente del Coni di intervenire anche nelle vicende di altre federazioni, come ad esempio per la Fidal. E, se questo non accadesse, siamo certi che sarà il ministro Abodi a intervenire quale ministro vigilante. Ministro che, all’indomani della chiusura della querelle Coni-Malagò-Figc, ha detto, a proposito della presunta invasione della politica: «Quello che si auspicava è che le regole fossero rispettate da tutti sempre e ovunque. La cosa più importante è che si è voltato pagina».
Si volterà pagina anche per le altre federazioni? Si farà osservare per tutte (e per tutti i presidenti) il rispetto delle regole?






