Mentre sui cieli azzurri italici ormai da un mese incombe come un uragano il caso (esiste o no il legittimo sospetto che sia a scoppio ritardato?), del (mancato) tesseramento Figc del presidente Giovanni Malagò (modesto consiglio: ma perché non fare un passo indietro e poi rimettersi in pista per una nuova tornata elettorale?, perchè restare accettando comunque una posizione soggetta poi alle rivendicazioni di componenti e interlocutori che, almeno sulla carta, ora si battono per il no al commissariamento?) e mentre quotidianamente commentatori, giuristi, faccendieri, cronisti e politici commentano e interpretano norme, commi e statuti infilandosi, anzi districandosi, tra cavilli e precedenti, tra quanto ad esempio è contenuto nell’articolo 29 comma 1 dello Statuto Figc e quanto prescrivono i principi informatori del Coni, e infine dividendosi così in opposte fazioni (ovviamente tutte portatrici di interessi, pressioni e promesse) sulla base del ping-pong tra il procuratore federale Giuseppe Chinè e il procuratore generale del Coni Ugo Taucer (scelti, dalla letteratura imperante, come “avversari” rispetto ai reali contendenti: a memoria d’uomo non si ricorda richiesta del magistrato non accolta dal prefetto) sulla terra italica è (finalmente) atterrato il presidente del Coni, l’avvocato Luciano Buonfiglio.
Illuminato dalle telecamere, accerchiato dai microfoni, assediato dai taccuini (dunque no dalla politica e dal ministro, no dagli amici di Malagò e nemmeno dai nemici di Malagò, cosa mai si va pensando…): dopo il primo anno di mandato trascorso nelle retrovie (mica per raccogliere munizioni?), eccolo finalmente “bombardare” in prima linea. A dettarla e intestarsela, l’(altrui) linea. E così, dopo una partenza soft sulla vicenda del suo ex capo al Coni che ne aveva peraltro favorito l‘ascesa vincendo la battaglia elettorale su Luca Pancalli invece spinto e promozionato dal ministro Andrea Abodi e dalla velenosa corte guidata dai presidenti federali Barelli e Binaghi, «mi sono rivolto a dei giuristi, attendo il loro parere. Non mi faccio influenzare, né da destra né da sinistra. Intravedo un malfunzionamento», giorno dopo giorno è andato giù in un’escalation senza ritorno.
«Il Coni è un ente pubblico che vigila sulle federazioni e io dunque sono un pubblico ufficiale: non ho diritti, ho doveri». «Devo far rispettare le regole, non le chiacchiere. Che non fanno bene al mondo sportivo: qui non è questione di calcio, Figc o Malagò, qui bisogna avere il rispetto che si ha per tutte le altre federazioni». «In un mondo in cui sta venendo meno il rispetto delle regole, lo sport sta tenendo ancora duro: dobbiamo dare segni di coerenza specie quando si toccano le regole della governance dello sport italiano». «Io vengo da uno sport d’acqua, e l’acqua non la ferma neanche la roccia». «Un conto è essere amici, un conto è essere complici».
Concetti espressi anche in occasione della recentissima presentazione della nuova lotteria che di certo asseconderà e alimenterà la ludopatia italiana (è accettabile che un presidente del Coni promozioni, quasi fiero, il gioco d’azzardo?) e, sperano quelli del Coni, un po’ anche le casse dello sport italiano («questo è stato il primo progetto di cui mi sono occupato quando sono stato eletto presidente del Coni. Dopo 23 anni, riprendiamo la tradizione attraverso un gioco i cui benefici verranno riversati sull’attività sportiva» ha detto fieramente Buonfiglio, scortato dal segretario generale del Coni Carlo Mornati secondo il quale l’iniziativa, studiata da sette anni, «è un modo per promuovere lo sport italiano, l’Italia Team, ovvero gli atleti olimpici. Parliamo di una finalità sociale della giocata. Non stiamo parlando di betting. Questa è una lotteria che permette a tutti di contribuire al nostro movimento sportivo e di contribuire ai successi degli atleti»), iniziativa frutto di un accordo tra Sisal e Coni cui spetta il 26,5% del montepremi: la giocata minima è di 2 euro, vanno scelti sei numeri su quaranta, dal 28 settembre estrazione ogni sera alle 20, previste cinque categorie di vincita (da 2 a 6 numeri indovinati).
A proposito di numeri, di cabala e smorfia (napoletana): perché non provare la sestina 1 (l’Italia)-5 (la mano)-58 (il pacco)-69 (sottosopra)-75(Pulcinella)-90(la paura) sfruttando le pieghe, i retroscena e lo scenario del caso Malagò?
Dai numeri (per gioco) si ritorni alle parole (serie). A quelle di Buonfiglio si aggiungono sicuramente quelle del ministro dello “Sport e della Gioventù” Andrea Abodi, «mi auguro di non dover intervenire perché per ora è una questione interna e non voglio che si politicizzi. È opportuno che le decisioni vengano prese all’interno del sistema sportivo, e spero che il percorso si svolga con serenità», parole chiuse da una solenne esortazione (non si capisce rivolta a chi, però): «Non inquiniamolo». Le parole del presidente del Coni, e quelle di un ministro: sono state rilasciate, ascoltate e sottolineate più volte, in questo ultimo mese. Parole, riflessioni, intendimenti: da prenderne accuratamente nota. Come una terapia del bravo medico che finalmente ha trovato la cura adatta.
Parole, riflessioni, intendimenti che ad esempio avranno sicuramente accolto con emozione, soddisfazione, trepidazione e giubilo i dirigenti e i tesserati e i tecnici e gli atleti e le atlete di altre federazioni sportive affiliate al Coni come lo è la Figc, ente pubblico che, come nel caso della Figc, ha il dovere (non il diritto, lo ha detto Buonfiglio) di controllarne il funzionamento (o meglio, per restare al tema pallonaro: il mal funzionamento) e, così come paventato in questi giorni, se non interviene il Coni allora deve intervenire il ministro “sorvegliante” (pardon, “osservatore interessato”: lo ha detto il ministro) costretto a commissariare il Coni, altro che una semplice federazione. E se poi non interviene nemmeno il ministro, allora che si fa, si “commissaria” anche lui (ormai mancano pochi mesi alla fine del governo)?
E allora, se il Coni (correttamente) interviene se “le regole non sono state rispettate” in tema di tesseramento Federcalcio e dunque lì dove, secondo la tesi di Buonfiglio si intravede “un mal funzionamento” causato da una tessera che non c’è, allora che cosa aspettarsi se non almeno l’eguale intervento e conseguente commissariamento di una numerosa quantità di federazioni sportive attraversate – altro che tessera sì tessera no – da mesi (e qualcuna, da anni) da inchieste penali che coinvolgono i vertici federali, nelle quali (palesemente) la giustizia sportiva federale, amministrata dai presidenti federali attraverso le nomine, chiude mani e occhi e fa sfoggio di cambi-scambi e intrecci senza poi che il procuratore generale dello Sport Ugo Taucer muova foglia? Tutte vicende di cui si è data ampia notizia su questo sito.
È il caso, ad esempio, di una federazione (la Fidesm), dove si danza pericolosamente sul filo provando capriole e piroette, tentando di ricostruire il principale organo federale mentre intanto l’inchiesta della magistratura approda a prove decisive nei confronti dei vertici federali stessi e mentre intanto molte attività passano attraverso associazioni che si affiliano a un ente di promozione. Oppure di un’altra federazione (Fin) dove si resta al comando sfruttando il cavillo di un comma e (miseramente) saltando quello immediatamente successivo sotto gli occhi compiacenti del governo di cui fa peraltro parte, facendosi beffe di storture da “Corte dei Conti” e continuando a tuffarsi in milionari affidamenti federali attraverso delle “plus”. E ancora il caso di un’altra federazione ancora (Fise), lì dove si resta beatamente in sella (e addirittura ottenendo, dal presidente del Coni e dal ministro dello Sport, la nomina a coordinatore della Commissione di riforma della giustizia sportiva) pur se un pubblico ministero, dopo una serie di indagini svolte dai carabinieri, scrive di “opacità e irregolarità” avvenute nel corso della tornata (vincente) elettorale rispendendo la palla agli organi deputati (dunque federazione, Coni, procura generale) perché la federazione è ente privato e dunque l’ipotesi di reato (penale) non è contemplata.
E un’altra ancora (Fidal) dove si conquista il consenso attraverso elargizioni e modifiche statutarie e addirittura auto-aumentandosi lo stipendio restando in corsia pur davanti a una serie pirandelliana di vicende sfociate, tra le altre, in una grottesca spy-story approdata all’attenzione della Procura della Repubblica e, al tempo, ottenendo l’appoggio del ministro (e del governo) per oltre cento milioni per una “vetrina” mondiale le cui fragili velleità sono state frantumate poi in un nanosecondo dal consesso mondiale. E ancora di una federazione (Federciclismo) che litiga con la lega di riferimento (presieduta, of course, da un parlamentare) fino a colpi di denunce e carte bollate, federazione che tra l’altro non ha ancora (almeno) risposto alla disperante richiesta di un papà che da anni chiede verità e giustizia sulla morte del figlio impegnato in una corsa dilettantistica. E ancora di un’altra federazione (metà ente pubblico e metà ente privato) dove il tiro a segno, pardon il tiro a bersaglio, ormai investe tutti, a partire da un commissario straordinario che doveva restare in carica solo qualche mese e invece adesso sta ancor lì da oltre un anno pur se le denunce e le segnalazioni sono state inviate al Coni, al Ministero (della Difesa, in questo caso) e pure all’Anac.
L’Autorità nazionale anti corruzione compulsata da una serie di soggetti (dirigenti, tesserati, atleti di decine di federazioni), come anche l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, come la presidenza del Coni, come la Giunta del Coni, come la Procura generale del Coni, come il ministro dello sport, come le procure federali delle rispettive federazioni, con una serie di denunce e istanze, accurate e documentate, che da mesi (qualcuna da anni) finiscono invece inghiottite in una botola di silenzi, di risposte evasive, di archiviazioni, di motivazioni desolanti, di testa e di occhi che si voltano dall’altra parte. Hanno scritto più volte ad Abodi, a Buonfiglio, a Taucer (il procuratore generale dello sport è arrivato alla scadenza del suo secondo mandato, partito nel settembre 2022…), alla Giunta sottoponendo una serie di atti, inchieste, denunce che, al confronto “della grave violazione degli organi direttivi” (motivazione per la quale si è pronti a far decadere Malagò commissariando la Figc) farebbero (sarebbe meglio dire: avrebbero dovuto) scattare l’immediato commissariamento delle federazioni in questione, se non anche il Coni per l’omesso mancato controllo (visto che ci sono denunce e atti assai datati). C’è da aggiungere che, stanchi della continua melina di Abodi, Taucer, Buonfiglio (che intanto non ha la forza nemmeno di imporre la sospensione dalla Giunta di un paio di presenti), in molti hanno iniziato a sottoporre le istanze al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Inciso: ecco quando il Coni ha il potere di commissariare (attraverso la proposta in Giunta poi votata dal Consiglio nazionale): per “accertate gravi irregolarità nella gestione; accertate gravi violazioni dell’ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi; constatata impossibilità di funzionamento dei medesimi; quando non siano stati adottati, da parte delle Federazioni sportive nazionali, gli adempimenti regolamentari o il commissariamento ad acta delle articolazioni interne competenti, al fine di garantire il regolare avvio o svolgimento delle competizioni sportive nazionali”.
Presidenti federali indagati per l’esercizio delle loro funzioni nelle vesti di presidenti federali; presidenti federali eletti con il sospetto di brogli elettorali; presidenti federali che si auto-sospendono ma che continuano a muoversi (e a parlare) come nulla fosse, presidenti federali che chiedono un prestito a un comitato regionale e poi si aumentano lo stipendio; e l’elenco potrebbe continuare all’infinito, come all’infinito sono la serie di inchieste e denunce archiviate da procuratori e giudici federali oppure di vicende che, dopo l’iniziale interessamento ministeriale, (“stiamo attenzionando”) o della procura generale o del presidente del Coni, si impantanano, si impolverano, si dissolvono.
Tutto fino a ieri, però: almeno questa è la speranza. Perché dopo il caso Coni-Malagò-Figc nulla sarà più come prima. Vero ministro Abodi? Vero presidente Buonfiglio? Vero prefetto Taucer?






