Essere amici non vuol dire essere complici. Così, qualche giorno fa, ha solennemente pronunziato Luciano Buonfiglio a proposito del caso Malagò (alla sua voce si è poi aggiunta quella del ministro Abodi che, subito dopo la disfatta col Belgio, ha detto a proposito: «Quella di Buonfiglio mi sembra un’affermazione condivisibile. Spero. Spero», così, col ghigno sornione di chi sa di averla finalmente portata a casa, la missione: la più importante, prima del congedo ministeriale in attesa di nuove avventure). Tralasciando per un attimo i campi d’intervento (e non intervento) del ministro secondo il quale, a proposito della Figc, «ci sono delle regole sportive: il commissariamento arriva dallo sport, non da altri», la domanda tra corridoi e anfratti è questa: il presidente del Coni riuscirà a dimostrarlo, ad esempio, anche nel caso della professoressa Laura Lunetta, presidente della Fidesm (Federazione italiana danza sportiva e sport musicali), pupilla dell’ex presidente del Coni Malagò e tra le prime a congratularsi (e a farsi fotografare) proprio con Buonfiglio appena eletto presidente del Comitato Olimpico italiano? «A livello personale, considero Luciano non solo un amico, ma anche una figura profondamente ispiratrice, per la sua capacità di incarnare i valori del fair play, della moderazione, del dialogo e dell’inclusione: principi che dovrebbero costituire le fondamenta di ogni autentica esperienza sportiva»: così aveva entusiasticamente affermato il 26 giugno 2025, quando dalle urne era appena uscito vincitore «Luciano» (Buonfiglio) che prendeva così il testimone da Malagò soffiandolo al rivale Luca Pancalli, spinto e sospinto dal ministro Abodi e da (parte) della maggioranza di governo.
Un giorno da ricordare e celebrare, anche perché la professoressa Lunetta sarebbe poi stata eletta membro di Giunta Coni, un traguardo prestigioso, di vanto assoluto: dunque anche lei, come si è scoperto nella diffida inviata dall’avvocato Renato Miele ai membri di Giunta che dovrebbero votare sul commissariamento Figc e sulla decadenza di Malagò il 7 di ottobre, è un pubblico ufficiale quando veste i panni di membro di Giunta.
Panni e ruolo che continua a ricoprire, nonostante il 23 marzo 2026 (sei mesi fa) sia stata iscritta nel registro degli indagati dalla Procura di Roma (perquisizioni domiciliari, oltre che nella sede della federazione; perquisizioni e sequestri anche nelle abitazioni degli altri tre indagati, nella sede del Midas, di Midas Servizi, del comitato provinciale Asc di Cuneo, del Coni e di Sport e Salute) con la pesante accusa di presunti ”atti fraudolenti volti ad alterare i risultati delle competizioni sportive, incluse le gare dei campionati assoluti tenutesi a Riccione tra il 19 e il 22 febbraio 2026, intervenendo sulla designazione degli arbitri di gara e manipolando il software TOPTurnier utilizzato per le votazioni”. Iscritti nel registro degli indagati, insieme a lei, anche Ferruccio Galvagno (ritenuto dal pm il “dominus della federazione”), Piercarlo Pilani e Ottavio Capelli. Dunque e per scrivere in sintesi, secondo il pm della Procura di Roma Stefano Opilio, con una “condotta perdurante”, i quattro indagati avrebbero falsificato le gare.
Sei mesi dopo Laura Lunetta è però ancora al timone della federazione: dopo aver congedato il vecchio segretario ne ha nominato un altro, ha perso per la strada cinque consiglieri federali che si sono dimessi e ha continuato a resistere pur davanti alle numerose istanze presentate alla procura della federazione, al Coni, alla Giunta del Coni, alla Procura generale dello Sport e al ministro Abodi. Ha persino continuato a partecipare ai lavori della Giunta Coni, come nulla fosse, come se il peso di un’inchiesta penale di tale rilevanza non la sfiorasse nemmeno, convinta com’è di essere innocente. Non un passo indietro, e nemmeno una sospensione (cautelare) dalla Giunta Coni.
«Accertati i fatti, individuate le responsabilità, sono certo che saranno prese decisioni conseguenti, tempestivamente. Non può e non deve esserci spazio per chi mortifica i valori sportivi richiamati dalla nostra Costituzione. Tanto più quando l’accertato mancato rispetto è frutto dei comportamenti di rappresentanti della classe dirigente». Tanto per rinfrescare la memoria: questo è il fedelissimo virgolettato del ministro dello Sport Abodi all’indomani della scoperta dell’inchiesta da parte della stampa. Allo scatto di reni del ministro sarebbe poi seguito il passo felpato del presidente del Coni Buonfiglio che, da buon “vigile” (così auto-definitosi quando, in primavera, c’era chi alimentava il presunto pantouflage che avrebbe dovuto impedire a Malagò di candidarsi per la Figc) e campione di sintesi (magari supportato dall’onnipresente Danilo Di Tommaso?), avrebbe esclamato: «Certe cose le ho apprese dalla stampa. L’indagine sulla presidente della Federdanza, Laura Lunetta? Non ha partecipato oggi alla Giunta, mi ha chiesto 2-3 giorni di riflessione».
E già, perché nella Giunta Coni di aprile era almeno riuscito a farla soprassedere dall’intento di presentarsi, comunque, alla riunione di Giunta. Nel dispaccio pubblicato sul sito del Coni, si sarebbe così letto: “Il presidente Buonfiglio ha informato altresì la Giunta che la presidente Lunetta non ha partecipato ai lavori perché si è presa una pausa di riflessione”. A stretto giro di posta, un nuovo dispaccio avrebbe poi illustrato le future (!) mosse: “Il Coni informa che il Procuratore Generale dello Sport, Ugo Taucer, in relazione alle ultime vicende riguardanti la Federazione Italiana Danza Sportiva e Sport Musicali, ha chiesto alla Procura della Repubblica di Roma ogni atto, ove ostensibile, riferito alle indagini in corso”. E ancora. “Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, nell’ambito dei poteri attribuitigli dallo Statuto del Coni, effettuerà nei prossimi giorni le azioni necessarie a tutela dell’Ente e in conformità con i princìpi e le norme attualmente in vigore”.
Era il 23 aprile. Sarà stata l’estate, sarà stato il pasticcio politico-pallonaro, saranno state mille altre cose, saranno state mille altre riflessioni: di certo, da allora nulla è accaduto. Anzi. La professoressa Laura Lunetta, biologa ed ex ballerina, ha continuato a muoversi e agire come presidente federale, ha partecipato persino a consessi mondiali, e ha partecipato persino alle successive riunioni di Giunta, e le attività della federazione sono proseguite insieme a quelle che si svolgono (sono la gran parte delle attività) sotto l’egida di un ente di promozione che raccoglie l’adesione di tante associazioni. Sei mesi senza che il ministro Abodi ne chiedesse almeno conto al “pubblico ufficiale” Buonfiglio, senza chiedere lumi al prefetto Ugo Taucer sulle (“eventuali”) risultanze dell’inchiesta avviata dalla Procura Generale dello Sport. Certo, a parziale favore di Buonfiglio c’è da dire che nella (successiva) riunione della Giunta, tenutasi a maggio, era stata preparata una delibera di commissariamento per la Fidesm e Lunetta. Poi però tutto è tornato indietro, altro che sul tavolo dei “pubblici ufficiali” che avrebbero dovuto votare sulla collega e sui provvedimenti verso la federazione.
Nel racconto dei retroscena c’è chi ha infilato la mano e il volere dell’amico Giovanni Malagò, e c’è chi vi ha infilato la voce del presidente della Fise (Federazione italiana sport equestri) nonché coordinatore della Commissione di riforma della giustizia sportiva (composta e nominata dal tandem Buonfiglio-Abodi) nonché membro di Giunta Coni, Marco Di Paola. “Questa delibera devi ritirarla, non deve passare”: che ci sia stato o no quest’intervento, certo è che la Fidesm a oggi non è stata commissariata, che la Lunetta continua a partecipare alla Giunta, che il procuratore generale dello Sport non abbia prodotto uno straccio di documento e che la Lunetta non è stata sospesa.
Anzi.
Per il 3 ottobre ha convocato a Fiumicino un’assemblea straordinaria che ha, all’ordine del giorno, la ricostituzione dell’organismo federale, viste le dimissioni di cinque consiglieri federali. Prova dunque ad accelerare la professoressa-presidentessa, prova a volare sulle macerie di una federazione rimasta in piedi per opera dello spirito santo (?!), magari anticipando le risultanze dell’indagine della Procura della Repubblica di Roma. Eppure, ad ascoltare verificate voci di corridoio, prima del 3 ottobre potrebbe/dovrebbe arrivare il decreto di chiusura indagini da parte del pm Stefano Opilio che si è avvalso dell’imponente lavoro della polizia giudiziaria e che, nel corso dei mesi, ha ascoltato numerose testimonianze e denunce e, pare, abbia pure stoppato pericolosi interessamenti esterni. Chissà, magari nella prossima riunione della Giunta (quella così tanto attesa perché si deciderà il destino della Federcalcio) in programma il 7 ottobre (la data ancora non c’è) potrebbe finirci anche il faldone Fidesm, e, chissà, magari con la chiusura delle indagini da parte della magistratura ordinaria anche il prefetto Taucer, solenne procuratore generale del Coni, potrebbe avere risultanze utili da irrogare nella propria inchiesta, se mai sia stata scattata.
L’atletica di Mei. Intanto continua a scattare il commercialista, ed ex revisore dei conti della Fidal Calabria, Giuseppe Legato che, dopo le numerose istanze presentate sempre a Coni, procura generale del Coni, Buonfiglio, Abodi, Anac, Sport e Salute, Corte dei Conti, rimbalzate tutte su muri di gomma, e dopo la recentissima richiesta di intervento indirizzata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, continua a chiedere chiarezza e risposte con una nuova istanza (ma Legato non è mica l’unico, a proposito delle vicende che coinvolgono la Federatletica e il suo presidente Stefano Mei) indirizzata alla Giunta Coni, a Buonfiglio, al prefetto Taucer, a Sport e Salute. Continua a sollecitare risposte (e interventi) su una serie di situazioni a metà tra l’irreale e la commedia. Come quella ad esempio relativa al ritrovamento di una cimice nella sede della federazione (il caso è di sei mesi fa, subito dopo Pasqua) da parte del segretario generale Londi – lui e Mei per anni hanno costituito un solido…sodalizio, partito ai tempi della presidenza dell’ANAOAI – che, dopo aver denunciato l’accaduto e fatta arrivare la polizia sul posto, ha presentato un esposto anche alla Procura generale dello Sport presso il Coni (lì dove da otto anni regna Taucer) mentre il presidente Mei si è poi rivolto con un esposto-denuncia (contro ignoti) alla Procura della Repubblica. I due hanno interrotto il rapporto in federazione, accordo raggiunto con un patto di riservatezza sull’importo della buonuscita per l’ex segretario generale, importo che (sembra il segreto di Pulcinella) pare sfiori il mezzo milione di euro. Sulla vicenda della cimice, sulla vicenda della buonuscita, sulla gestione della giustizia sportiva federale e sulle nomine relative, sulla delibera fatta approvare da Mei nella quale è stato approvato un (considerevole) aumento dello stipendio del presidente federale che intanto ha fatto modificare lo Statuto prevedendo la possibilità del terzo mandato e su tanto altro ancora, Legato e non solo lui chiedono risposte ai soliti interlocutori che, però, continuano a restare in silenzio.
Pare (ma anche questo è un segreto di Pulcinella) che il vigile Buonfiglio mesi fa abbia chiesto lumi a Mei e che Mei lo abbia rassicurato: è tutto a posto, è tutto in regola. Tutto a posto e tutto in regola tanto che il governo, in extremis, aveva persino appoggiato con una copertura da 105 milioni di euro, una traballante candidatura di Roma a futura sede del Mondiale, candidatura recentemente bocciata senza pietà dalla World Athletics (avevamo anticipato la decisione, leggi qui). Anche in questo caso la speranza è l’ultima a morire: che nella prossima Giunta sul tavolo approdi anche la scottante questione Fidal-Mei? Che Buonfiglio e Taucer battano (almeno) un colpo? Chissà…Intanto Legato ha presentato una nuova istanza, ovviamente allegando atti, delibere, denunce, testimonianze.
L’equitazione di Di Paola. C’è poi anche un’altra scottante vicenda (anticipata da questo sito mesi fa), quella cioè relativa alla Federazione italiana sport equestri, lì dove governa (è al terzo mandato consecutivo) l’avvocato romano Marco Di Paola. Una vicenda, quella relativa all’assemblea elettiva che avrebbe poi visto vincere Di Paola, sfociata in un’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma (anche qui siamo a mesi fa) archiviata dal pm Francesco Basentini ma solo perché il reato ipotizzato (“falsità materiale consumata dal privato”) si sarebbe consumato nel recinto di un ente di diritto privato qual è una federazione che però è affiliata (come tutte le federazioni) al Coni (il Coni è ente pubblico e al Comitato olimpico nazionale spetta – o spetterebbe? – la vigilanza e il controllo su tutti gli atti delle federazioni, federazioni che però spesso ricevono, è bene ricordare, contributi e finanziamenti di enti pubblici), e per questo l’ipotetico reato non è perseguibile perché è come se non esistesse… Gli illeciti elettorali, “probabilmente consumati”, scrive Basentini, rientrerebbero però nella fattispecie di reato prevista dall’articolo 485 del codice penale, ovvero “falsità in scrittura privata”, un reato però depenalizzato dal 2016. È “solo” un illecito civile che può essere al più punito con una sanzione amministrativa civile, col risarcimento danni e con la nullità dell’atto. E così, grazie al recinto di ente privato, ancora una volta una federazione (e il suo presidente) riesce a cavarsela. Almeno a leggere Basentini. Che però nelle conclusioni, frutto di lunghe indagini condotte dai carabinieri e dal nucleo di polizia giudiziaria e sulla scorta di una serie di documenti, testimonianze e denunce, ha scritto di “un quadro oggettivamente opaco e per nulla rassicurante, la cui gravità è stata riscontrata e confermata sotto diversi profili…; … lo scenario fattuale emerso dalle verifiche di indagine sulla consultazione elettorale avvenuta ii 9.9.2024 lascia alquanto perplessi”… le vicende accertate hanno offerto un profilo alquanto eloquente sulle dinamiche elettorali e sugli escamotage utilizzati per ottenere la conferma della nomina a favore del Di Paola” rimandando però la questione ad ambiti processuali diversi, come quello civile e quello sportivo.
L’inchiesta era partita grazie alla denuncia di Clara Campese, candidata alle elezioni ed ex presidente della Fise Veneto da cui poi è stata disarcionata con decisioni e inibizioni amministrate e dispensate dalla giustizia sportiva federale i cui organi sono nominati dal presidente con il via libera del consiglio federale. Una lunga disputa che ancora continua e che vede sul campo anche l’altro (sconfitto pure lui) elettorale, cioè Duccio Bartalucci. Non si contano più gli esposti e le denunce e le istanze (come non si contano più i provvedimenti punitivi nei confronti dei denuncianti) avanzate da entrambi al Coni, alla Procura generale, al ministro Abodi e via dicendo. Tutto continua a rimbalzare contro un muro di gomma pur se, pare, qualcosa si stia lentamente muovendo. Il prefetto Taucer starebbe infatti (meglio usare sempre il condizionale) ultimando la propria inchiesta: a quali conclusioni arriverà? Che poi, valga una volte e per tutte: cosa doveva mai (altro aspettare) Taucer se un pm ha messo per iscritto di “opacità e illiceità nel voto”? Perché non procedere, almeno, con una pronta verifica? E perché il ministro Abodi non si è mosso? Si narra che Di Paola (autore di una memoria presentata in Giunta rivelatasi un harakiri) non viva più con grande serenità il momento: che intraveda ostacoli pronti a farlo ruzzolare? Sempre in ambito Fise, e a proposito di tesseramenti (mica c’è solo quello di Malagò…) resta in piedi la vicenda relativa alla denuncia su un ex istruttore della Fise, radiato per abusi sessuali, che avrebbe continuato ad operare come istruttore (c’è chi sostiene si sia trattato di ri-tesseramento): anche in questo caso le denunce (che si riferiscono anche ad altri casi), almeno finora, non erano state “ascoltate” dai vertici del Coni. Non erano perché, è notizia di queste ore, una denunciante avrebbe riferito di aver ricevuto una sbrigativa (bisogna comprendere: è troppo preso in questi giorni) comunicazione del presidente Buonfiglio che avrebbe comunicato di aver “passato tutte le denunce al procuratore Taucer”.
Il nuoto di Barelli. Al Coni, come alla Giunta, come il prefetto Taucer, come all’Anac, all’Agcm, alla Corte dei Conti, a Sport e Salute e via discorrendo anche qui (l’elenco è lungo) dovrebbero ben conoscere le questioni che coinvolgono (eufemismo) l’onorevole e sottosegretario Paolo Barelli (il giuramento nelle mani della premier Meloni risale allo scorso aprile) presidente da oltre un ventennio della federazione italiana nuoto e definito in molti articoli di stampa come, insieme alla famiglia di imprenditori, “il re delle piscine”. Con un’abile mossa (!?) nell’imminenza della nomina a sottosegretario, si è avvalso del legittimo impedimento (ne abbiamo scritto spesso) auto-sospendendosi dalla carica di presidente Fin delegandola al vice-presidente Pieri, per evitare così la mannaia dell’incompatibilità. Avrebbe dovuto dimettersi, almeno così dettano le leggi e le norme, ma non lo ha fatto. Ha però pescato dal cilindro un espediente aggrappandosi a un comma dello statuto federale, dimenticandosi però di quello successivo. Incurante e impassibile, ha continuato a presenziare agli eventi natatori (celeberrima la sfilata al “Sette Colli” con la Meloni) come fosse il presidente in attività della Federnuoto. Ha continuato pure a rilasciare dichiarazioni trionfali (sui successi della Nazionale) parlando come presidente della Fin (prego controllare sul sito Fin) anche quando ha ringraziato il Governo (di cui fa parte) per i milioni di euro ricevuti dalla Federazione grazie a un provvedimento del Consiglio dei Ministri, le cui riunioni registrano la sua presenza al pari del collega di maggioranza, e ministro, Andrea Abodi. Sulla vicenda, e sui continui esposti, né il ministro né Buonfiglio né il Coni hanno preso (ancora) posizione, né il ministro e collega di maggioranza Abodi ha chiesto (preteso è eccessivo…) chiarimenti. Come non hanno preso posizione, così come anche Anac e Agcm (che fa orecchio da mercante), su un dettagliato esposto-denuncia relativo a un danno erariale e conflitto d’interesse che avrebbe coinvolto Barelli, la Fin e Sport e Salute. E in attesa di risposte sono anche le denunce e le istanze presentate sulla procedura grazie alla quale la gestione di molte piscine comunali italiane approda alla Fin (tagliando fuori altri soggetti) grazie alla qualifica di “centri federali” certificata dal bollino “Fin Plus”, gestione di molte di queste “vasche” che, da bilanci, produce ingenti perdite poi però sempre ripianate dalla Fin, forte dei finanziamenti statali. Le vicende che coinvolgono la Fin e Barelli sono approdate alla Camera e al Senato, e, pare, siano in procinto di ricevere nuovi impulsi. Finora le varie interrogazioni parlamentari hanno però prodotto zero.
Ciclismo. Il Parlamento, per meglio dire Montecitorio, lo frequenta l’onorevole Roberto Pella, eletto nelle file di Forza Italia e nel 2024 acclamato presidente della Lega ciclismo (c’è chi sostiene che, grazie alla carica di parlamentare, fosse riuscito ad ottenere un contributo statale di 7,5 milioni di euro per il programma triennale della “Coppa delle Regioni”). Dalla bici è però caduto rovinosamente due mesi fa (23 luglio) quando cioè la Lega Ciclismo è stata commissariata dalla Federciclismo presieduta da Cordiano Dagnoni al termine di un durissimo scontro. La Federazione contestava alla Lega la vendita di diritti tv di cui non era “proprietaria”, e aveva poi chiesto la verifica e il controllo dei bilanci. Disputa finita a colpi di carta bollata: la Lega è stata commissariata, Pella (pare che nel contratto di sponsor con alcuni media-partner ci sia l’obbligo di pubblicare, a corredo degli articoli sulle gare organizzate dalla Lega ciclismo, la sua foto) ha perso il primo ricorso ma continua a dare battaglia, pronto a scalzare il presidente Dagnoni. Davanti al traguardo per ora restano, occhi fissi e mani immobili, il presidente del Coni Buonfiglio e il ministro (e collega di maggioranza dell’onorevole Pella) Abodi.
Tiro a segno. Un’altra vicenda legata a una federazione sta tenendo banco da giorni (anzi, da oltre un anno), e anche questa si intreccia con dinamiche politiche e parlamentari. Riguarda la federazione tiro a segno (a essere precisi: Uits, Unione italiana tiro a segno, ente pubblico sotto la vigilanza del Ministero della Difesa per la gestione del maneggio delle armi, Federazione Sportiva Nazionale invece riconosciuta dal Coni per l’attività sportiva), a lungo commissariata (l’intento era quello di procedere a una complessa riforma), poi oggetto di un rinvio del voto deciso dal commissario che è pure segretario dello stesso ente (però, che strano, vero Buonfiglio, vero Abodi?), poi voto contestato e colpi (per fortuna a salve) da una parte e dall’altra. L’ultima, in ordine cronologico, riguarda l’istanza di Pietro Marfia, membro del consiglio direttivo del Tsn di Milano ancora in attesa di ratifica, inviata al ministero della Difesa (dunque all’onorevole Crosetto, anche lui collega di maggioranza del ministro Abodi), al Coni e all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), nella quale sollecita l’esercizio dei poteri di “vigilanza, controllo e autotutela” per provvedere alla revoca e sostituzione del commissario straordinario Walter De Giusti. La motivazione è una “accertata illegittimità dell’operato commissariale, conflitto di interessi, sviamento di potere, distrazione di beni del demanio militare, condotte ritorsive”. Come finirà non si sa.
Federpesistica, rugby e cricket. Intanto ha preso forma e sostanza – sarebbe una notizia da prima pagina visto l’andazzo – il commissariamento di una federazione. Che – udite udite – sarà deliberato da una riunione straordinaria (nel senso: non programmata) della Giunta del Coni presieduta da Luciano Buonfiglio e convocata per domani. All’ordine del giorno c’è il commissariamento della Federpesistica (Fipe) presieduta dal lombardo Alberto Miglietta che si è visto bocciare dal proprio consiglio federale le proposte di modifica dello Statuto. Che ci sia stato un ammutinamento nei confronti di un dirigente sportivo in passato presidente del badminton e poi consigliere di Coni Servizi assai legato a Giovanni Malagò e che, alla vigilia del voto Coni dello scorso anno, era dato come segretario generale del candidato Buonfiglio, candidato Buonfiglio che poi, una volta eletto, avrebbe invece “mantenuto” il segretario generale uscente, cioè Carlo Mornati, su spinta del ministro del Mef Giancarlo Giorgetti, vero dominus anche dello sport italiano? Chissà. Di certo ben sette consiglieri su dieci si sono dimessi non accettando nemmeno la proposta del dimissionario Miglietta di continuare in regime di prorogatio.
E fronti paiono aprirsi anche per altre federazioni. Ad esempio su quello della Fir (rugby) dove le dimissioni dei consiglieri regionali del comitato Campania (commissariato) aprono un nuovo fronte su ingerenze di consiglieri federali e sull’operato del presidente Andrea Duodo; e novità potrebbero arrivare anche dalla Federazione italiana Cricket commissariata dal Coni (febbraio 2026) dopo le dimissioni di sei consiglieri federali che di fatto avevano causato lo stop delle attività, movimento scosso da accuse di presunta violenza sessuale (denunciata da un’atleta alla Procura della Repubblica) del ct della nazionale femminile (Rabat Ekneligoda), marito della presidente della federazione cricket (Maria Lorena Haz Paz) costretta a lasciare così l’incarico di presidente dopo appena un anno. In questo caso, a differenza di quanto avvenuto ad esempio sulle denunce alla Fise di abusi sessuali, e a differenza di quanto avvenuto riguardo la conclusione definitiva di un pm della Procura di Roma (la vicenda cioè relativa all’elezione di Di Paola), il vigile Buonfiglio, sotto lo sguardo vigile del controllore Abodi, aveva proceduto subito al commissariamento. Pare però che l’inchiesta penale stia dando risultanze diverse: se così fosse, se cioè fosse accertata l’innocenza del ct della nazionale femminile di cricket, cosa farà Buonfiglio? E cosa farà Abodi: commissarierà il Coni o (anche) commissarierà se stesso?
Ps: per chi volesse, sul sito ci sono articoli e inchieste sulle vicende della giustizia sportiva, delle federazioni e delle mosse di ministro e presidente del Coni.






