La Juventus e il processo al Coni: l’impianto di Chinè e della Procura, il doppio ruolo di Clarizia e l’incarico alla Tortorella

Plusvalenze. La strategia del procuratore Figc: non nuovo processo ma revocazione di cui è figlia la sentenza della Corte federale. Il club punta sul professore che spesso ha difeso il Coni
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Il conto alla rovescia è partito. A un ritmo cadenzato, battuto da dichiarazioni, previsioni e aggiunta di notizie (di reato) mentre accusa e difesa completano i propri ranghi. Il collegio difensivo della Juventus (e dei difensori dei dirigenti, a partire dal presidente Andrea Agnelli) ha depositato le memorie del ricorso che sarà discusso davanti al Collegio di Garanzia del Coni: 100 pagine per scardinare la sentenza della Corte federale d’Appello che, accogliendo l’istanza di revocazione presentata dalla Procura Figc, ha inflitto a gennaio alla Juventus 15 punti di penalizzazione e inibizioni (dai 30 mesi di Paratici agli 8 mesi di Nedved, Vernier, Marilungo e altri, passando per i 2 anni ad Agnelli e Arrivabene ed ai 16 mesi a Cherubini) riaprendo così la vicenda “plusvalenze fittizie” che un anno fa era finita velocemente (dall’interrogatorio di Gravina reso ad uno dei pm di Torino in una caserma della Guardia di Finanza a Roma al deferimento fino al secondo giudizio sportivo: tutto in nemmeno due mesi) tra bolle di sapone e scambio di bacchettate (leggi qui, qui, qui, qui, qui) tra il procuratore capo Chinè («sentenza da liberi tutti») e i giudici della corte federale che avevano sì lanciato un grido d’allarme ma anche detto a chiare lettere che non si poteva stabilire il valore di un calciatore in base ai parametri di Transfertmark così come aveva fatto la Procura federale, invitata per questo a “studiare meglio”. Curiosamente, la vicenda sarà discussa davanti al Collegio di Garanzia del Coni giusto un anno dopo: dal deposito delle memorie difensive il Collegio del Coni ha 30 giorni di tempo per fissare la data dell’udienza. I difensori della Juve per cancellare il – 15 (o mitigare, fino a 4 punti) punteranno su 9 punti cerchiati in rosso, tra i quali: l’inammissibilità del ricorso per revocazione, le accuse diverse dal precedente giudizio, il vizio procedurale (il mancato deposito della nota del 14 aprile, la vicenda in realtà fu aperta a ottobre 2021 dopo un sollecito della Covisoc alla Procura Figc e alla presidenza Figc dopo la segnalazione della Consob che avvertiva dell’inchiesta della Procura di Torino), il mancato riferimento all’art.6 del codice di giustizia sportiva.

Il Collegio di Garanzia del Coni a sezioni riunite (probabile che la squadra sia composta dalla presidente Palmieri-Sandulli e Branca, Zimatore, Zaccheo, D’Alessio e Zambrano) chiamato a pronunciarsi sulla legittimità della sentenza e non invece sul merito: potrebbe cioè annullarla, confermarla o rinviarla alla Corte federale d’Appello. C’è un caso però, quello legato al processo Figc contro Lotito e Lazio sul caso tamponi che sostanzialmente entrò a piedi uniti nella vicenda, di fatto frantumandola e ribaltandola nella sua essenza (leggi qui, qui, qui e qui). Sul proscenio restano intanto altre vicende, mentre Dybala chiede i 3 milioni che gli erano stati promessi (Ronaldo ne aspetta 19) e l’ex segretario bianconero Lombardo ha rivelato ai pm di Torino come la Juventus e altri club sistemavano le operazioni anche di recompra, tirando in ballo altri club come ad esempio l’Udinese e il vice-presidente Campoccia. A fine mese si aprirà l’aula della sezione penale del Tribunale di Torino mentre la Procura di Torino ha inviato alle Procure di competenza le carte dell’inchiesta che coinvolge nelle operazioni “sospette” con la Juve le società Atalanta, Udinese, Bologna, Cagliari, Sampdoria e Sassuolo: questo filone sportivo è ancora in fase istruttoria, così come deve ancora arrivare il punto sulla vicenda legata ai bilanci e alla manovra stipendi della Juventus, una vicenda che in base alle norme del codice di giustizia sportiva dovrebbe portare alla retrocessione del club. Certo, andare a processo col campionato ancora in corso minerebbe la regolarità delle ultime giornate, specie in coda alla classifica. Al momento tocca allora concentrarsi sul ricorso davanti al Collegio di Garanzia, giudizio per il quale il ministro dello Sport Andrea Abodi si è augurato così ieri: «Cosa mi aspetto dal procedimento? Che ognuno faccia la sua parte e soprattutto che sia un percorso trasparente». Intanto nel Palazzo è tutto un frullare di conti, previsioni, commenti. Un intreccio di compiti, legami, storie. Un affilato resoconto di come si sia arrivati a questo punto, tra passi affrettati e passi nervosi. Un racconto che parte dalla strategia di Chinè e della Procura federale.

Chinè: la strategia e la (possibile) falla. Sì, perché si può ad esempio dire come la sentenza della Corte federale d’Appello sia figlia della scelta del procuratore capo Figc. Ricevute infatti le carte (di 14mila pagine si compone l’inchiesta “Prisma”) dalla Procura della Repubblica di Torino, Giuseppe Chinè (da poco tornato al Consiglio di Stato, assegnato in Sicilia dopo l’esperienza da capo gabinetto del Mef) avrebbe dovuto (e potuto) infatti aprire un autonomo e nuovo procedimento nei confronti della Juventus e dei suoi dirigenti per violazione di tutti i più basilari principi di lealtà sportiva. Ed è sicuro che all’esito di un tale procedimento le pene (le sanzioni) sarebbero state importanti, ma soprattutto inattaccabili nelle motivazioni: le intercettazioni avrebbero infatti costituito altrettante auto-accuse di altrettante gravi violazioni di ogni più elementare regola di probità e lealtà sportive. Invece dal cilindro di Chinè è uscita una revocazione prodotta come in “arrampicata” nella quale il capo della Procura federale ha preteso di affermare che l’impossibilità di attribuire valori certi ai giocatori, già esclusa dalla precedente sentenza della Corte federale di Appello e di recente concetto ribadito di nuovo dal presidente federale Gabriele Gravina (così il 14 febbraio: «Di plusvalenze se ne parla da tantissimi anni ma nessuno riesce a trovare la soluzione. Quando ci muoviamo nel campo dell’economia di mercato è davvero difficile trovare elementi oggettivi ma aspetto lumi da chi è deputato a giudicare questi fenomeni. Io ritengo che non ci siano dati oggettivi nel caso di scambi di mercato») sarebbe invece stata superata dalle dichiarazioni auto-accusatorie dei dirigenti della Juventus che avrebbero fatto tutto da soli. In fondo è per questo che tutte le altre squadre coinvolte sono state assolte anche dalla recente sentenza della Corte Federale d’Appello.

La scelta. Una scelta questa che potrebbe essere ribaltata dal Collegio di Garanzia del Coni, davanti alla quale la Juventus e i suoi dirigenti hanno schierato un manipolo di avvocati in aggiunta ai penalisti (Maurizio Bellacosa e Davide Sangiorgio) già in campo davanti alla Corte federale di Appello. L’incarico è stato affidato ai professori Angelo Clarizia e Nino Paolantonio e nel giudizio compare anche il nome dell’avvocato Flavia Tortorella (molto nota alle cronache del diritto sportivo) che passa così, nello stesso processo, dalla difesa del Pescara a quella non della Juve ma di Federico Cherubini: il dirigente bianconero è stato inibito per 16 mesi, l’avvocato Tortorella lo difende nel giudizio che sostanzialmente prevede (per la gran parte) gli stessi capi di imputazione per il club e per tutti i dirigenti bianconeri. Dunque una comune linea di difesa-attacco e in campo un avvocato che, nell’ambito del processo sulle plusvalenze, è passato da un club a un altro. Strano forse, ma possibile e legale certo. Di sicuro andrà all’attacco il professore Angelo Clarizia, professionalmente un pezzo da novanta, titolare della cattedra di Diritto amministrativo alla Sapienza (Paolantonio lo è all’Università di Tor Vergata), un principe del foro, una sorta di asso che la Juve ha calato sul tavolo del giudizio davanti al Collegio di Garanzia pare dopo aver valutato i profili del toscano Giuseppe Morbidelli e quello del romano Avilio Presutti, attualmente tra i difensori di Trentalange e nel collegio difensivo che condusse un anno e mezzo fa alla vittoria Lotito proprio al Collegio di Garanzia Coni nella “guerra” sui tamponi Lazio ribaltando così il giudizio della Corte federale d’Appello, entrando così nel merito oltre che nella legittimità: una scelta, quella di affidarsi al professore Clarizia, che pare sia stata suggerita anche da un influente avvocato assai vicino alle dinamiche della giustizia federale.

Il profilo e il doppio-ruolo. L’amministrativista di origini salernitane anni fa fu nominato nel 2018 dal presidente del Coni Giovanni Malagò come sub-commissario (insieme a Costacurta) Figc affiancandolo al commissario Roberto Fabbricini nell’interregno che dalla presidenza federale di Carlo Tavecchio avrebbe poi portato a quella di Gravina. Fu definito dall’allora, e ancora attuale numero uno del Coni, «come il migliore nel suo campo»: schierato da Gianni Malagò anche nelle azioni contro il “nemico” Barelli, è stato anche il difensore di Infront e poi davanti al Tar pure di Mediaset e Sky cui venne annullata una robusta multa in temi di diritti tv. Più volte Angelo Clarizia è stato chiamato dal Coni come difensore in giudizi amministrativi. Come risulta da plurime sentenze del Tar del Lazio (per dare giusto un rapido elenco, la 9000/2018 nel ricorso della Mens Sana Siena contro anche la Fip, la 14476/2018 in un giudizio legato alla Federazione italiana Canoa kayak, tre giudizi del 2022, al centro vicende legate alla Federazione italiana bocce) ha difeso molte volte le decisioni del Collegio di Garanzia proprio davanti alla giustizia amministrativa. Osservando plasticamente e neutralmente la vicenda, si produrrebbe almeno solo una banale e ingenua domanda: il più volte difensore del Coni e del Collegio di Garanzia del Coni che chiede al Collegio di Garanzia del Coni di “salvare” la Juventus non è mica un problema (o almeno un problemino), non fa sorgere alcun conflitto, non scatena alcun retro-pensiero? Chissà.

Di padre in figlio. Intanto Angelo Clarizia è anche il padre di Paolo Clarizia che, dopo esser stato sostituito procuratore Figc, è attualmente un membro del Tribunale Federale Nazionale Figc, cioè il tribunale dove la Juventus sarà giudicata nel caso di deferimento per la questione “stipendi e bilanci”. Paolo Clarizia ha affiancato il papà in alcuni ricorsi amministrativi sempre a difesa delle decisioni del Collegio di Garanzia (ad esempio nel giudizio 1099 del 2021, la vicenda legata alla Federazione italiana tennis) e curiosamente, anni fa, membro del collegio del Tribunale federale nazionale (presidente Cesare Mastrocola) che giudicò il presidente della Juventus Andrea Agnelli, deferito (all’epoca fu deferito anche Francesco Calvo, allora direttore commerciale del club bianconero e adesso invece “chief football officer” della Juventus) per violazione dell’art.1 bis (lealtà sportiva) e art. 12 (rapporti coi tifosi) nell’inchiesta sui rapporti tra il club e una parte di tifoseria e sanzionato con un anno di stop più multa.

La stirpe Sandulli. Nessuna multa ma una netta presa di distanza: “parole a titolo personale”. Così il Collegio di Garanzia del Coni giusto un mese fa dopo le dichiarazioni rilasciate dal professore Piero Sandulli, sospesosi poi dal ruolo di vice-presidente della seconda sezione del Collegio di Garanzia del Coni che è presieduto da Gabriella Palmieri Sandulli, succeduta al defunto Franco Frattini. Tanto per dar conto dell’albero genealogico, Piero Sandulli è figlio di Ruggiero Sandulli, fratello di Aldo Mazzini Sandulli che ha dato i natali ad Andrea Sandulli che è il marito di Gabriella Palmieri (Sandulli, che è il cognome del marito). In questi convulsi giorni anche altri membri del Collegio di Garanzia del Coni (di varie sezioni) sono finiti all’indice per dichiarazioni precedenti che “minavano” o avrebbero minato – secondo qualcuno – il concetto di equidistanza e neutralità: solo per ricordare, coinvolti nella bufera Vincenzo Cesaro, Marcello De Luca Tamajo e Giorgio Maffezzoli. E persino il presidente della Corte federale d’Appello Torsello che, in un incontro con gli studenti universitari di Lecce, aveva detto senza però mai nominare il caso Juventus: «La tempestività pervade gli istituti ordinari, la certezza assoluta comporterebbe un rallentamento del procedimento sportivo, diversamente da quanto prevede il principio di tempestività».

Il doppio incarico della Tortorella. Flavia Tortorella è invece un avvocato sportivo per così dire “puro”, nel senso che si è sempre occupata di materia sportiva: un anno fa aveva difeso (con successo) il Pescara del presidente Sebastiani dall’accusa di aver fatto anch’essa plusvalenze fittizie e qualche anno fa aveva sottoscritto la richiesta di grazia – poi concessa per il residuo di pena (qualche mese, per buona condotta) il 6 luglio 2020 dal presidente Figc Gabriele Gravina – per il compagno Daniele Delli Carri, all’epoca direttore sportivo del Catania di Pulvirenti e condannato a quattro anni e 6 mesi dalla giustizia sportiva (era assistito dall’avvocato Maurilio Prioreschi) a seguito dell’inchiesta scattata nel 2015 e denominata “I treni del gol”. Anche lei in questi giorni ha affrontato la questione Juventus. «Il ricorso della Juve? Mi auguro possa cambiare le carte in tavola per la credibilità dell’intero assetto della giustizia sportiva». Non difende il club bianconero ma il direttore sportivo Cherubini che dal Corte federale d’Appello ha ricevuto 16 mesi di inibizione: i capi di imputazione sono più o meno gli stessi di quelli che hanno portato alla penalizzazione del club. Che nel pool difensivo ci sia stato almeno qualche briefing per stabilire la condotta difensiva?

 

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