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Serie B, via coi buchi “coperto” dalla Nazionale. Il caso Lecco tra Figc e Uefa. Ma Balata: «La B miglior progetto del calcio italiano»

Solo 8 partite in programma ma tutto passato in sordina: l'ultima parola al Consiglio di Stato. La vicenda serie B arrivata anche sul tavolo di Ceferin. La perentorietà dei termini spazzata via

Come è possibile che una squadra che ha vinto il campionato conquistando la serie B sul campo rischi poi di scomparire, addirittura ripartendo dalla Terza categoria? Come è possibile che ad agosto, a pochi giorni dall’inizio del torneo, ancora non si sappia quali squadre parteciperanno al campionato che intanto in pompa magna e che sulle rive del Lago di Como ha varato il suo calendario? Come è possibile che nel seconda lega del calcio italiano ci siano società (neo-promosse e non) che non hanno stadi a norma? Come è possibile che il Lecco che ha vinto il campionato il 18 (di sera) giugno debba adempiere a tutti gli obblighi di iscrizione in meno di 48 ore? Prima che irrompesse come un fulmine (non a ciel sereno) sotto Ferragosto la vicenda della Nazionale, erano queste le domande che sportivi, tifosi e osservatori distanti e persino distratti ripetevano senza trovare risposte, meravigliati e sorpresi di quanto stesse capitando sotto i loro occhi nel corso della solita estate all’italiana del calcio italiano (lo scorso anno l’inizio del torneo di Lega Pro fu sospeso per un mese, il varo dei calendari rinviato il giorno prima dell’ufficializzazione) con il pallone sgonfio che intanto rotolava, al solito, da un’aula di giustizia all’altra, da quella sportiva fino a quella amministrativa.

Il “cold case” quello del Lecco, neopromosso in B il 18 giugno dopo il 3-1 nella finale playoff sul Foggia, senza licenza del Consiglio Federale di fine giugno in prima battuta perché al 20 giugno non era in regola con gli adempimenti (deroga per stadio alternativo a quello di casa da mettere a norma) prescritti, riammesso dal Consiglio federale successivo del 7 luglio dopo la nuova valutazione (5 luglio) degli stessi documenti (si badi bene, le società che in prima battuta non hanno i requisiti e quindi che non superano l’esame della Covisoc e/o della Commissione infrastrutture, possono sì fare ricorso ma non è che possano colmare i “vuoti” registrati adempiendo agli obblighi, devono solo circostanziare i fatti alla data fissata come termine ultimo per la presentazione della domanda di iscrizione) da parte delle Commissioni e della valutazione della Lega di competenza, pareri non vincolanti per la decisione poi presa dal Consiglio federale cui spetta la responsabilità della decisione, ammissione però poi bocciata dal Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni che aveva invece accolto il ricorso del Perugia a metà luglio a discapito del club lombardo, riammesso il Lecco dal Tar il 2 agosto (motivazioni il 7 agosto) tanto che il nuovo consiglio Figc presieduto da Gabriele Gravina ne avrebbe preso atto, tanto che la Lega B ha inserito il nome del Lecco tra le partecipanti in attesa che si sciolga l’ultimo e scontato rebus (il Brescia sarà ai nastri di partenza perché la Reggina, intanto messa in mora dai calciatori, intanto ceduta dal patron Saladini, non ha speranze). Il Lecco per mettere piede in B deve aspettare ancora, però. Deve aspettare almeno l’inizio di settembre, perché intanto deve passare il 29 agosto, quando al Consiglio di Stato (secondo e ultimo grado della giustizia amministrativa, ultimo grado nel complesso iter che determina le questioni calcistiche tricolori) si discuterà del ricorso del Perugia contro la sentenza del Tar, e si discuterà del ricorso della Reggina, e si discuterà del ricorso del Foggia che punterebbe (senza speranze) al posto del Lecco e al posto che vorrebbe prendersi il Perugia.

In attesa del verdetto di Palazzo Spada, e sotto questa affilata spada di Damocle, ieri intanto con l’anticipo Bari-Palermo è partito il campionato di serie B. Che prevede venti iscritte e dieci partite ogni turno: per adesso è però partito monco, 16 in campo per 8 partite nella prima, seconda e terza giornata. Accanto a Pisa-Lecco (gara della prima giornata) c’è infatti scritto data da stabilire, davanti al Modena previsto in trasferta fa mostra una bella x. Data da stabilire e una bella x anche nel riquadro della seconda e terza giornata, prevista tra il 29 e il 30 agosto: perché l’ultima parola dovrà metterla il Consiglio di Stato dopo il verdetto del Tar, perché sarà ancora una volta la giustizia amministrativa a definire l’organico dei campionati italiani. Sarà forse perché tutti erano presi dalle vicende della Nazionale, sarà forse perché il tema è scomodo, sarà che poi alla fine conta solo un pallone che rotola e distoglie i pensieri: intanto però c’è da sottolineare come ieri (ma anche oggi) anche sulla stampa nazionale, soprattutto su quella sportiva, questo “piccolo” particolare sia addirittura scomparso.

In bella mostra invece oggi c’è la frase d’augurio del presidente della Lega serie B Mauro Balata, consigliere federale che dopo l’iniziale inserimento-insediamento caldeggiato anni fa da Claudio Lotito, è atterrato nella “zona Gravina”. «La serie BKT è il miglior progetto per il futuro del calcio italiano. Dobbiamo dare fiducia ai nostri giovani e farli esprimere in un campionato sempre più competitivo e di altissimo livello, come il nostro». L’avvio monco della serie B (16 squadre in campo, due costrette ad aspettare le due rivali) non proprio un bel biglietto da visita: chissà se quella frase “la serie B è il miglior progetto del futuro del calcio italiano” sia davvero – a differenza dell’accezione che voleva dargli Balata – lo specchio fedele del calcio italiano, del suo tremebondo presente e del suo incerto futuro.

A proposito di frasi celebri, quelle da conservare e ricordare, ecco quanto diceva il presidente del Lecco Paolo Di Nunno appena un mese fa, dopo il verdetto del Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni: «Ci sono poteri forti che non mi vogliono dentro, sanno che faccio casino. E di materiale per fare casino in questo mondo ce n’è in abbondanza. Mi aspetto un intervento del Governo, tutta l’Italia parla di questa storia. So che il sindaco ha chiamato un ministro e ha fatto presente le nostre ragioni: dovranno frenare loro la rabbia dei tifosi di Lecco, che sono furibondi se verrà tolta loro la B. Se non ci riammettessero sarebbe la dimostrazione che non mi vogliono. Non è possibile, chi vince un campionato non può restare fuori, viene fuori un casino incredibile che farebbe muovere tutta l’Italia». Così un mese fa il patron del Lecco che il titolo del Lecco aveva acquistato undici anni fa ad un’asta fallimentare dopo aver lasciato il Seregno e che ad aprile 2023, prima che s’abbattesse la “bufera impianto” aveva dovuto fronteggiare una richiesta dell’Agenzia delle Entrate che pretendeva il versamento del 3% delle somme erogate da Di Nunno per gli stipendi pagati dal 2018 in poi, avviso di liquidazione di 150mila euro davanti al quale aveva così commentato «io già pago tasse alla fonte, le bonifico al Calcio Lecco e mi fanno pagare anche il 3%?, se vado ancora a finanziare la società è probabile che mi arrivi un altro accertamento…».

Partito in gioventù dalla Puglia e diventato affermato imprenditore in Brianza alla testa di un’azienda di videogames e che produce apparecchi e schede per le slot machine, il suo destino da presidente di una squadra in bilico tra la B e il nulla come la traiettoria impazzita di una pallina nel flipper, vecchio gioco bellissimo ma ormai in disuso: fuori, poi dentro, poi fuori, poi di nuovo dentro. E ora in attesa dell’ultimo verdetto. La sua rabbia, la sua disperazione, il suo attacco al sistema e la sua richiesta (“so che il sindaco ha chiamato un ministro”) di essere ammesso al campionato di B erano (e lo sono ancora) diventate la rabbia, l’incredulità e le domande di milioni di sportivi, di tifosi, persino di dirigenti calcistici e federali (in testa Gravina): un caso che pare abbia superato i confini nazionali, arrivato dal vicino lago di Como sino in Svizzera e trasformatosi in crudo e reale sbigottimento. Pare anche quello di Ceferin presidente dell’Uefa (uno dei vice è Gabriele Gravina) che pare – pare – in una telefonata abbia chiesto a un interlocutore assai qualificato “perché ad agosto non si capisce come mai il Lecco, vincitore di un campionato, non sapesse in quale campionato avrebbe eventualmente giocato?”.

L’ultima parola adesso c’è l’ha in Consiglio di Stato, che il 29 esaminerà i vari ricorsi e metterà la parola fine all’ennesimo corto circuito che è del sistema calcistico italiano prima ancora che della giustizia sportiva: il campionato di serie B è partito monco (e per giunta con una società penalizzata in partenza, e cioè la Sampdoria che se l’è cavata con un -2 perché rischiava il doppio dell’handicap, società che ha impugnato la norma che prevede la devoluzione di una parte del ricco “paracadute” alle altre iscritte di B, società il cui piano di ristrutturazione del debito è davanti agli occhi dei giudici del tribunale di Genova e il cui passaggio di quote è stato oggetto di ricorso da parte dell’ex patron Ferrero) e al suo destino è legata anche la composizione dei gironi di Lega Pro, ancora ferma ai blocchi. Che la situazione – dalla serie A (c’era ancora la Samp) alla Lega Pro – fosse a rischio lo si era scritto da tempo, sin dallo scorso febbraio partendo dalla Reggina (leggi qui). Poi una continua evoluzione (leggi qui, qui, qui, qui, qui, qui) fino – per il momento – al 7 di agosto, quando cioè il Tar Lazio ha pubblicato le motivazioni della sentenza sui ricorsi di Lecco e Reggina scritta dal collegio presieduto dal giudice Francesco Arzillo. Già assai coraggioso nella sentenza che diede torto alla Figc (e ragione alla Lega serie A) un’estate fa sull’indice di liquidità, le motivazioni sul Lecco (per non dilungarsi, leggi qui l’intero articolo) alla base del provvedimento prese dal presidente della Prima sezione ter del Tar Lazio si sono spinte assai lontano. Innanzitutto perché testimoniano di una falla (temporale e fattuale) nel sistema regolato dalla Figc e a scalare dalle Leghe di competenza (del resto mancanze ammesse in fase di dibattimento prima al Collegio di Garanzia presso il Coni e poi al Tar, anche dal difensore della Figc).

E cioè. Il Tar sostanzialmente ha detto questo. Non si poteva chiedere al Lecco, dunque la richiesta era inesigibile e inapplicabile la originaria scadenza perentoria, di assolvere agli adempimenti per l’iscrizione al campionato di serie B entro il termine ultimo del 20 giugno: semplicemente perché al 15 giugno per l’adempimento dei criteri infrastrutturali – i criteri fissati nel Manuale delle Licenze a novembre 2022, le scadenze regolate dal comunicato Figc dell’aprile 2023 – il Lecco non aveva ancora disputato il ritorno della finale playoff. Come e perché, a quale titolo, poteva dunque chiedere la deroga per lo stadio (in serie B, perché il Ceppi è a norma per la Lega Pro) se ancora non sapeva a quale campionato partecipare, in forza di quale acquisito diritto avrebbe potuto e dovuto chiedere ospitalità, in deroga? E come poteva assolvere a tutti gli adempimenti in un solo giorno – la promozione in B sancita il 18 sera dopo la vittoria sul Foggia – visto che il termine ultimo era il 20 di giugno, e entro il 20 giugno ogni club di serie B avrebbe potuto sanare l’eventuale mancanza (del 15 giugno) sui criteri infrastrutturali, cavandosela con una semplice ammenda? Come pensare che quel doppio termine perentorio con scappatoia (15/20 giugno) applicato alla contingente situazione del club lombardo non manifesti invece l’esatta disapplicazione del termine par-condicio che deve valere per tutti i club ma in questo caso a discapito proprio e solo del Lecco, condizione di par condicio per la quale il Perugia aveva inoltrato ricorso ottenendo la vittoria al Collegio di Garanzia presso il Coni che aveva ribadito la “perentorietà dei termini” come garanzia di par-condicio? E inoltre, come pensare che il Lecco non abbia adempiuto agli obblighi in un tempo straordinariamente celere, addirittura in 5 giorni (dal 18 sera al 23) e quindi meno degli 11 giorni che la Figc aveva considerato nell’originaria previsione, cioè quando la finale playoff era fissata per l’11 giugno e poi slittata con provvedimento della Lega Pro perché c’era in ballo la vicenda Siena? Infine: le tesi del Perugia (e delle altre parti resistenti nel ricorso) che addossavano al Lecco un potere (e dovere) di attivarsi con anticipo a partire dal 9 novembre 2022 (data di pubblicazione del Manuale delle Licenze), dal 22 aprile 2023 (data di ammissione del Lecco ai playoff) o quantomeno dalla data (5 giugno 2023) in cui la Lega di B ha inviato alle squadre partecipanti ai playoff una e-mail volta per sollecitare la predisposizione dei necessari adempimenti, tra cui quelli relativi ai criteri infrastrutturali non possono trovare accoglimento.

È questa la (breve) sintesi delle coraggiose e innovative motivazioni del Tar: c’era chi poteva (e doveva) prevedere che lo slittamento dei playoff avrebbe potuto provocare questa situazione, c’era chi doveva far presente questa circostanza, c’era chi avrebbe dovuto e potuto assumersi responsabilità per evitare quest’ennesimo black-out. Il ricorso contro la sentenza del Collegio di Garanzia presentato non solo dal Lecco ma anche dalla Figc e sostenuto dalla Lega serie B, a differenza invece di quello della Reggina. Una sentenza coraggiosa e innovativa come se si dovesse mettere una pezza al buco. Accompagnata e motivata da parole come buona fede, forza maggiore, par condicio, buonsenso. Parole e affermazioni che però – bisogna annotarlo per onestà intellettuale – spazzano come un uragano il principio della “perentorietà dei termini”, baluardo e moloc che negli anni ha deciso i destini di molti club, tanto per tornare al recente passato chiedere a Chievo e poi Campobasso. Una sentenza rivoluzionaria. Una sentenza che sostanzialmente blinda la posizione del Lecco (con “il merito sportivo”) davanti al giudizio di secondo grado della giustizia amministrativa: il ricorso del Perugia che si appella proprio alla “perentorietà dei termini” prevista dalle Noif appare quantomeno debole. In attesa del verdetto, giusto come pro-memoria, ecco alcune delle frasi spese in questi sessanta giorni da alcuni rappresentanti del calcio italiano.

Gabriele Gravina, presidente Figc. «Pensare ogni anno che i campionati italiani debbano subire un impatto negativo per colpa di chi ha perso e intenta giudizi contro chi ha vinto attendendo riammissioni o ripescaggi non fa bene allo sport e ai suoi valori. E oltretutto fa pure un danno al brand del calcio italiano, proprio quando stiamo cercando di valorizzarlo. Ci vuole coraggio e ci vuole rispetto, bisogna accettare le sconfitte sul campo e non creare problemi a chi ha vinto e a tutti gli altri club che sono costretti a star fermi. Nel calcio si vince ma si può anche perdere e quando si perde bisogna dimostrare di aver assimilato il senso della sconfitta, che non piace ma che va accettata. Dobbiamo mettere mano in maniera definitiva a certe situazioni: non va che chi paga magari retrocede e chi non paga a volte vince a discapito di chi ha rispettato le regole. Quest’anno le ultime immagini dei campionati italiani sono state quelle di due spareggi: quelle della festa del Lecco promosso in B e quelle del saccheggio e delle violenze a Brescia per la retrocessione dalla B. Oggi ci ritroviamo col Lecco in Terza Categoria e col Brescia in serie B. È evidente che c’è qualcosa che non va…».

Mauro Balata, presidente Lega serie B e consigliere federale. «Questa cosa ci prova rabbia e sofferenza. Il Lecco non era un’associata della B. Credo che questa roba sia una vergogna: aspetteremo e adempiremo alle decisioni dei giudici. C’è stato lo spostamento, deciso il 27 aprile dalla Lega Pro, delle gare dei playoff che non erano ancora iniziati, sapendo che in quel momento, a novembre 2022, un comunicato federale stabiliva gli step per procedere con gli adempimenti relativi all’iscrizione. Ora, nel momento in cui si definisce tutto questo, si va a collocare la finale di ritorno il 18 giugno, quindi successivamente alla scadenza per la dimostrazione dei criteri infrastrutturali prevista per il 15 giugno. Fatevi una domanda e datevi una risposta. Una sola riflessione la voglio fare: la serie B ha un piano con valenza di natura industriale, con obblighi verso i licenziatari, verso gli sponsor e verso i club. Non si può pensare che i giudizi sulle ammissioni ai campionati finiscano dopo le competizioni sportive e che le competizioni sportive debbano soffrire questo genere di tempistica è una cosa che va risolta».

Matteo Marani, presidente Lega Pro e consigliere federale. «Cosa manca al calcio italiano? Non l’appeal ma la cultura. Se non hai cultura non hai una classe dirigente elevata e questo determina delle scelte. In altri Paesi ogni Lega viene prima del tuo stesso club, per noi l’idea che possa esserci una figura terza a comandare il calcio è vissuta male. È un mondo dove c’è troppo io e troppo poco noi. E questo si riflette anche nei ricorsi. A volte si ricorre al Tar anche senza motivo. Ognuno pensa al proprio interesse. Quali sono le soluzioni? Tutto parte dal vertice, ci vuole un presidente che creda nel settore giovanile e investa nei giovani. Se vogliamo fare una piccola grande rivoluzione così si deve fare, se i dirigenti non vogliono cambiare possiamo raccontarci quello che vogliamo».

Andrea Abodi, ministro dello Sport ex presidente della Lega B. «I ricorsi in B? È grave nella misura in cui ogni volta che non si rispettano le tradizioni e i riti, tanto più quelli del campionato, vuol dire che qualcosa non ha funzionato. Mi dispiace perché sono legato sentimentalmente alla Lega di Serie B. Mi auguro che si faccia chiarezza, che le regole vangano rispettate e che le società comprendano il senso di una competizione che deve essere equa, quindi tutti con le stesse regole».

Giancarlo Viglione, capo ufficio giuridico della Figc nel corso del dibattimento al Collegio di Garanzia. « Questa del Lecco è una situazione particolare che non fa venire meno la perentorietà, ma il nuovo calendario deciso il 27 aprile dalla Lega Pro aveva reso impossibile l’adempimento. La Figc ha sbagliato: quando la Lega ha modificato le date si doveva cambiare anche la scadenza per la licenza nazionale della vincitrice dei playoff. Tra l’altro il Lecco aveva presentato istanza di proroga, senza risposta. L’errore commesso non può abbattersi sul Lecco, laddove i nove giorni previsti a inizio stagione erano stati rispettati”.

Il finale? Se volete, scrivetelo voi.

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