E se per sparigliare le carte, per dare un segnale forte all’interno del mondo arbitrale ma anche e soprattutto all’esterno (compresa la Federcalcio del neo presidente Giovanni Malagò), per trovare un successore che sia al di sopra di ogni sospetto e che possa chiudere senza traumi e ripercussioni la lunga esperienza alla Can A-B di Gianluca Rocchi, il neo direttore tecnico Domenico Messina – ufficialmente oggi al suo primo giorno di (nuovo) lavoro in Aia – nominasse come designatore degli arbitri, Nicola Rizzoli? L’indiscrezione, circolata in via sotterranea nei giorni scorsi, ha preso forza e vigore proprio alla vigilia della prima giornata campale, quella di oggi, quella cioè destinata alle dismissioni, alle promozioni e alla definizione dei quadri degli organici dei vari campionati: oggi è anche il giorno, curiosamente in parallelo, col primo consiglio federale della presidenza Malagò, il presidente che sulla questione arbitrale vuole vederci chiaro e che, ufficialmente, prenderà una posizione sul futuro prossimo dell’Aia dopo una serie approfondita di valutazioni: il dossier è ampio, la strada è stretta, serve calma e gesso per non restare impalati. Nulla è escluso (della stretta via se ne era scritto qui). Per questo, la riunione in video-call che seguirà quella in via Allegri potrebbe essere condizionata dagli eventi in Federcalcio.
Il gesso dunque potrebbe usarlo Mimmo Messina con la nomina di Nicola Rizzoli che così farebbe il suo rientro in Italia dopo una lunga esperienza all’estero, prima in Ucraina e poi come responsabile alla Concacaf: l’eventuale nomina rientrerebbe nell’appuntamento fissato al 7 luglio dal Comitato Nazionale dell’Aia che, come noto, dopo aver perso il proprio decaduto presidente (Antonio Zappi) ha già indetto le procedure elettorali.
Il voto dovrebbe svolgersi tra fine settembre e metà ottobre: sull’assemblea elettiva, o meglio ancora, sul futuro a breve dell’Aia, pende sempre l’ipotesi del commissariamento, commissariamento che Gravina avrebbe azionato se non si fosse dimesso e non avesse dunque ricevuto parere negativo dal Collegio di Garanzia, un’ipotesi che Malagò pare non abbia (definitivamente) ancora escluso. Intanto, le procedure elettorali, la definizione degli organici e le nomine delle commissioni e dei Cra sembrano restituire una parvenza di normalità al sistema arbitrale italiano attraversato, specie nell’ultima stagione, da una serie di eventi e vicende desolanti, destabilizzanti, deleterie. In realtà il sentiment è ancora di accesa velenosità, e il sentiero lungo il quale ci si prova ad incamminare è disseminato di trappole. Per questo, occorre andarci con il lanternino, e addentrarsi dentro i meandri di accordi e disaccordi con estrema cautela.
Proviamo.
Il 7 luglio è il giorno fissato per la nomina delle commissioni biennali, commissione formate dal designatore e dai rispettivi componenti. Il decapitato comitato nazionale ha lasciato che le decisioni le prenda il neo dt Messina. Alla Can A-B, ben prima del fischio finale della serie A, aveva salutato Gianluca Rocchi, autosospesosi dopo che la Procura di Milano l’ha iscritto nel registro degli indagati per l’ipotizzato reato di truffa sportiva. A Milano l’inchiesta pare che langua: però, almeno nell’immediato, il destino del designatore toscano pare segnato. Al suo posto, ad interim, ha operato negli ultimi mesi Dino Tommasi. Il quale, dopo aver chiesto a Messina di non procedere alle dismissioni, congelandole per un anno (poi ci arriviamo), dovrebbe lasciare il posto. Al suo posto era stato ventilato il nome di Daniele Orsato, la scorsa stagione designatore alla Can C (con tutto il trambusto che ne sarebbe poi seguito). La sua candidatura però non pare abbia fatto piacere a tanti fischietti della Can, non solo ai cosiddetti big: questione di carattere e di caratteri, soprattutto. Mimmo Messina, sempre attento a captare ogni spiffero, ha però da tempo messo nel mirino un profilo indiscutibilmente di valore (assoluto), lavorando ai fianchi di Nicola Rizzoli. La sua designazione avrebbe il potere di mettere tutti d’accordo, i potenziali candidati presidenziali (forse tranne Affinito, che puntava su Orsato, Orsato che è stato tra i principali sponsor nella campagna elettorale poi vinta da Zappi a dicembre 2024), i fischietti di serie A e magari pure i piani alti di via Allegri.
Se fosse davvero Rizzoli il neo designatore, si realizzerebbe un’incredibile chiusura del cerchio. Perché nel 2017 fu proprio Rizzoli a prendere il posto di Messina come designatore alla Can A, mantenendo l’incarico fino al 2021 (a Can di nuovo unificata) quando sarebbe stato avvicendato da Gianluca Rocchi, cioè l’ultimo designatore della commissione. Andrà in porto questa chiusura del cerchio? Tocca attendere sino al 7 luglio, quando arriveranno le ufficialità, si balla tra conferme e spostamenti: alla Can C potrebbe, in questo caso, restare ancora Orsato che però valuterebbe anche soluzioni estere, mentre alla Can D Braschi potrebbe, chissà, cedere il passo a Dondarini.
Oggi sarà invece il giorno della definizione degli organici, dalla Can A-B a scendere. Ci saranno le annunciate dismissioni, in base a classifica di rendimento e anzianità/appartenenza, oppure Messina eviterà gli addii, così come pare gli abbia chiesto Tommasi, viste le ultime velenose vicende, approdate pure sul tavolo della Procura federale e della Procura della Repubblica, dopo la denuncia del presidente della sezione de l’Aquila. I cinque destinati (o ripescati, o meglio, congelati?) a lasciare: Rosario Abisso (sezione di Palermo), Marco Piccinini (Forlì), Ivano Pezzuto (Lecce), Luca Massimi (Termoli) e Federico Dionisi (L’Aquila) compongono la cinquina, e dentro questa cinquina c’è chi avrebbe chiesto un parere legale per contrastare la dismissione. Che resterà nel cassetto? Sul punto si naviga a vista: se davvero Messina accogliesse la richiesta di Tommasi, e congelasse le dismissioni degli arbitri, accadrebbe la stessa cosa per gli assistenti e per gli Vmo? E’ un gomitolo intricato.
Scontati, invece, i cinque innesti dalla Can C: i promossi sono Mattia Drigo della sezione di Portogruaro; Marco Di Loreto della sezione di Terni; Alberto Poli di Verona; Dario Madonia di Palermo; Edoardo Mazzoni di Prato (Orsato, tra le conferme, pare abbia chiesto tre deroghe, ma ci sarebbe il niet).
Nomine, definizioni e designazioni fanno però quasi da contorno allo sfondo centrale della questione arbitrale: la corsa elettorale, gli intrecci e i sondaggi tra i vari gruppi, le trappole e i via libera.
Come già descritto qualche giorno fa (leggi qui e qui) il salernitano Narciso Pisacreta (che mantiene contatti vivi con il neo dt Messina) pare in pole position, non solo come candidato ma proprio come probabile, futuro, presidente dell’Aia (sempre se non irrompano altri e nuovi eventi, compreso il commissariamento): a sostenerlo una consistente anima arbitrale composta, tra gli altri, dagli ex big. Si susseguono gli incontri e le video-call (già descritte qui). In una delle ultime, Pisacreta ha colloquiato con Trentalange e Baglioni, con Pacifici e Zaroli, con Affinito. Chiaro il messaggio, dopo aver esposto il proprio programma: proviamo un’intesa unitaria, ma niente richieste di nomine e niente veleni e niente incarichi a chi li ha ricoperti negli ultimi quattro anni. Trentalange e Baglioni, che inizialmente avevano detto di no, pare ci avessero ripensato, decidendo di appoggiare la candidatura. Poi, si racconta, una lunga telefonata intercorsa tra Baglioni e Pisacreta avrebbe riallargato le distanze: il gruppo Trentalange non ci sta ad assistere a una “investitura in bianco”, senza poter incidere su programma e candidati, di Pisacreta. Pacifici e Zaroli avevano subito aderito, poi però Zaroli pare abbia avuto dei ripensamenti e abbia ipotizzato l’idea di sostenere come presidente proprio Messina, ripensamenti e ipotesi davanti ai quali più di qualcuno gli avrebbe ricordato come fosse stato proprio lui ad avversare, due anni fa, la candidatura di Messina. A guardar bene, dentro i meandri del politichese e dell’arbitrese (perdonateci l’orrendo neologismo), i due gruppi sarebbero anche pronti a confluire su una posizione unitaria, a patto però che i prosimi due anni di mandato siano “congiuntamente guidati“. In posizione ibrida ed equilibrista, invece, pare resti per ora Affinito. All’inizio pare(va) propenso a dire sì alla proposta di Pisacreta, adesso pare un po’ meno: in questo caso sarebbe lui l’antagonista dell’ex assistente salernitano nella volata elettorale.
Tutto in sospeso, tutto può ancora cambiare, tutto può ancora accadere. Compreso anche che Malagò, per mettere fine a veleni e baruffe, non decida di far suonare il gong.






