Altro che vigile e attento, così come si era professato e così come lo avevamo scherzosamente descritto (leggi qui) col fischietto in bocca, pronto a redarguire ogni tentativo di invasione politica nello sport tricolore ma anche davanti a ogni malefatta federal-sportiva: il presidente del Coni, l’avvocato Luciano Buonfiglio, si desterà dal lungo letargo nel quale, si narra, sia volontariamente sprofondato (“se vuole continuare a fare il presidente del Coni deve chiudere un occhio, anzi sarebbe meglio tutti e due, e lasciar passare; darsi un pizzico, anzi meglio due, se non vuol cadere”, questa di qualche mese fa è la radiografia di una vecchia volpe di Palazzo H) e dirà, stavolta, (almeno) qualche parola, magari meno solenne ma magari seguita anche da qualche conseguente azione? Il ministro dello Sport Andrea Abodi, colui che (almeno a parole) prende a cuore tutte le questioni di legalità, trasparenza e indipendenza connesse allo sport tricolore, prenderà ufficialmente posizione disponendo accertamenti e azioni, oppure sgattaiolerà velocissimo, seminando promesse e intenzioni sui tetti di una Roma caput mundi dove tutto sorge e scivola in un sol giorno? Ci sarà almeno un senatore o un onorevole che porterà all’attenzione di un sempre più distratto Parlamento l’ennesima incredibile vicenda consumatasi in una federazione sportiva affiliata al Coni, una vicenda nella quale ancora una volta dentro il recinto privatistico di associazione (pronta però sempre ad attingere finanziamenti e versamenti da Enti pubblici: Coni, Sport e Salute) ne accadono di tutti i colori senza che nulla possa farci la giustizia penale e civile, mentre invece la giustizia sportiva (amministrata e dispensata dai nominati del presidente federale di turno) dimostra sempre di saper dove puntare, e affondare, l’ago di una sempre più s(bilanciata)…bilancia? Dopo aver chiesto ripetutamente (e vanamente) l’apertura a Montecitorio di un’indagine conoscitiva sulla giustizia sportiva (nessuna risposta è mai arrivata dal presidente della Commissione “Cultura, Scienze e Istruzione”, l’onorevole Federico Mollicone di Fratelli d’Italia, stesso gruppo e stessa militanza del ministro Abodi) toccherà all’onorevole Mauro Berruto provare a bussare ad una porta che continua a restare blindata, sorda, impermeabile a tutto se non al potere (sportivo e lobbystico), magari leggendo in aula ciò che ha messo per iscritto il pubblico ministero Francesco Basentini della Procura della Repubblica di Roma nella richiesta di archiviazione di un procedimento che aveva come indagato il 58enne romano Marco Di Paola, avvocato cassazionista, manager e, dal 2017, presidente della Fise, federazione italiana sport equestri, indagato in seguito a una denuncia (“per appropriazione indebita e falsità materiale”) formalizzata da una dei rivali elettorali (Clara Campese, all’epoca dei fatti apprezzata presidente del Comitato Veneto della Fise, e poi anche dall’altro rivale, Duccio Bartalucci) dopo il travagliato esito elettorale alla Fiera di Roma (9 settembre 2024) che aveva consentito a Di Paola di ottenere il terzo mandato consecutivo alla presidenza della Fise.
Di Paola: identikit e intrecci. Una vicenda delicata e spinosa che non può (ma ormai non c’è più da sorprendersi) e non potrebbe passare sotto silenzio, specie sotto il silenzio assordante (è già iniziato…) delle principali istituzioni sportive (e politiche) nazionali, pesantemente chiamate in causa da questa desolante vicenda. Una vicenda che vede al centro il presidente della Fise che, per giunta, dopo esser stato membro di Giunta Coni (dal 2021), è dallo scorso anno (giugno 2025) il vice-presidente del Coni e che dall’8 settembre 2025 è anche il coordinatore della “Commissione sulla riforma della giustizia sportiva” creata di comune accordo e intesa (e nomine dei partecipanti, equamente distribuite) tra il Coni guidato da giugno 2025 da Buonfiglio e il Ministero dello Sport guidato, dal 2022, da Abodi.
Il paradosso. Una commissione (ce ne siamo occupati spesso in questi mesi, leggi qui e qui e qui) che in dieci mesi ha prodotto briciole; briciole di proposta teorica (maggiore autonomia per il procuratore federale e per il procuratore generale del Coni, elenco dei giudici federali muniti di curriculum creato con procedura elettiva e dal quale prendere, con sorteggio; su questa proposta c’è già una decisa frattura, tra chi vorrebbe prendere una parte con sorteggio e l’altra con nomine e chi invece solo con sorteggio; e divisione c’è sulle modalità di designazione del procuratore generale dello sport: il “di concerto con il Governo” per i presidenti federali andrebbe invece cambiato in “sentito il Governo”) che la Commissione ha inviato alla Giunta perché venga esaminata. Dunque, in sintesi: il coordinatore della Commissione, Marco Di Paola, ha inviato alla Giunta del Coni (di cui è membro, è vice-presidente del Comitato olimpico nazionale) la proposta che ha coordinato. È come se l’avesse inviata a se stesso? Già. E chissà cosa tornerà indietro? Alla domanda, se ne aggiunge un’altra, ed è una domanda che da mesi corre e si rincorre tra i palazzi dello sport e della politica, specie quella romana: quando Di Paola getterà la foglia di fico e si proporrà come futuro (anche nel breve tempo) presidente del Coni, raccogliendo così il testimone di Giovanni Malagò a cui è molto legato e a cui molto deve, archiviando come breve e insipida la governance Buonfiglio? Quando e come riuscirà a portare a termine l’obiettivo di arrivare sul trono di palazzo H magari portando con sé, da segretaria generale, Diana Bianchedi? Perché non è certo un mistero che da mesi lavori (e si lavori) a questa soluzione: Di Paola intanto studia da presidente del Coni e intanto continua a regnare sulla Fise (è al terzo mandato di fila) e persino a vigilare (pardon, coordinare) sull’ipotetica riforma della giustizia sportiva. Un tema assai scottante, come scottanti sono le risultanze dell’inchiesta della Procura di Roma sulle vicende elettorali che lo avevano condotto alla vittoria. Il 9 settembre del 2024. In un padiglione della Fiera di Roma, tra caos, proteste e accuse (e sospetti) di brogli. Un quadro opaco e poco rassicurante. Non lo scriviamo noi, lo scrive un pubblico ministero.
Cosa scrive la magistratura. “La tematica sulla natura pubblica o privata delle Federazioni sportive appare rilevante anche in riferimento alla prima tipologia di illeciti denunciati, ossia quella riguardante “i brogli elettorali”; in tal caso, a differenza di quanto accertato in ordine alla presunta appropriazione di risorse economiche, le vicende lamentate hanno denotato un quadro oggettivamente opaco e per nulla rassicurante, la cui gravità è stata riscontrata e confermata sotto diversi profili…”. Poi. “…Non da ultimo, i carabinieri della Stazione di Ponte Galeria, delegati per l’espletamento degli accertamenti investigativi su tale filone di indagine, con nota del 7.1.2026 riscontravano la fondatezza delle doglianze avanzate dalla Campese e dal Bartalucci in riferimento all’illiceità delle procedure di voto”. E ancora “…Lo scenario fattuale emerso dalle verifiche d’indagine sulla consultazione elettorale avvenuta ii 9.9.2024 lascia alquanto perplessi. Pur tuttavia, per quanto le vicende accertate abbiano offerto un profilo alquanto eloquente sulle dinamiche elettorali e sugli escamotage utilizzati per ottenere la conferma della nomina a favore del Di Paola, è opinione dello scrivente che le rivendicazioni giuridiche da parte della Campese e degli altri danneggiati non possono essere azionate in sede penale”. E, infine. “…Gli illeciti elettorali, probabilmente consumati, consistiti nell’alterazione e/o falsificazione delle manifestazioni di voto, possono trovare sfogo solo nell’alveo dell’art. 485 C.P. (norma tuttavia che è stata abrogata da alcuni anni) e non già nell’art. 482 C.P., ii cui adattamento al caso di specie risulta del tutto inconferente. In conclusione, a parere dello scrivente, è possibile affermare che gli spazi di tutela giuridica sollecitati dai denuncianti sarebbero da collocare in sedi processuali diverse da quella penale”.
I pesanti rilievi del pm e l’obbligato rimando. Come rendere più semplice l’enunciato del pm che ha indagato Di Paola sulla scorta di denunce, atti, fonoregistrazioni, video, trascrizioni peritali e foto, tutti elementi contenuti in ben 102 file prodotti dalla Campese, sulla scorta di testimonianze e sulla scorta del sequestro del materiale elettorale poi avvenuto nella sede della Fise, visto che nell’immediatezza della chiamata ai carabinieri, nel corso delle procedure immediatamente seguenti il voto (9 settembre 2024) il materiale s’era improvvisamente volatilizzato da una stanza (al piano superiore rispetto alla sala dove erano in corso le votazioni) insieme ai computer e alle persone (e dipendenti Fise) accorsi, tra cui lo stesso presidente Di Paola? Perché il pm Francesco Basentini fa richiesta di archiviazione al gip pur sottolineando “un quadro oggettivamente opaco e per nulla rassicurante, la cui gravità è stata riscontrata e confermata sotto diversi profili…”? Perché non procede pur se “lo scenario fattuale emerso dalle verifiche di indagine sulla consultazione elettorale avvenuta ii 9.9.2024 lascia alquanto perplessi”? Perché dichiara di non poter procedere in sede penale pur se “le vicende accertate abbiano offerto un profilo alquanto eloquente sulle dinamiche elettorali e sugli escamotage utilizzati per ottenere la conferma della nomina a favore del Di Paola”? E perché sposta il focus dell’inchiesta e delle condotte in altra sede (“gli spazi di tutela giuridica sollecitati dai denuncianti sarebbero da collocare in sedi processuali diverse da quella penale”)?
Il (labile) confine tra pubblico e privato. L’indagine e l’inchiesta della Procura di Roma si sono basate sulla fattispecie di reato prevista dall’articolo 482 del codice penale che disciplina il reato di “falsità materiale consumata dal privato”. Ebbene, una fattispecie che, nel caso di specie, pur riscontrando elementi probatori, non è possibile perseguire perché, scrive Basentini, le “presunte condotte di alterazione e/o falsificazione dei voti e delle deleghe si sono concretizzate in un ambito prettamente “interno” della Federazione (ossia quello dell’organizzazione associativa e della nomina dei vertici), nel quale non pare venire in rilievo alcun aspetto che, neanche in astratto, possa consentire di affermare la natura pubblicistica dell’ente federale. In altre parole, trattasi di situazioni nelle quali le Federazioni sportive non possono che esprimere e dimostrare la propria natura di soggetti di diritto privato”. Ovvero: le federazioni sportive, che sono affiliate al Coni (il Coni è ente pubblico e al Comitato olimpico nazionale spetta – o spetterebbe? – la vigilanza e il controllo su tutti gli atti delle federazioni, federazioni che però spesso ricevono, è bene ricordare, contributi e finanziamenti di enti pubblici), sono enti di diritto privato e per questo l’ipotetico reato non è perseguibile perché è come se non esistesse… E ancora. Gli illeciti elettorali, “probabilmente consumati”, scrive sempre Basentini, rientrerebbero nella fattispecie di reato prevista dall’articolo 485 del codice penale, ovvero “falsità in scrittura privata”, un reato però depenalizzato dal 2016. Quindi: dal 2016 non è più un reato, ad esempio, firmare una scrittura privata falsa oppure alterarne una vera, per trarre vantaggio o arrecare danno. È “solo” un illecito civile che può essere al più punito con una sanzione amministrativa civile, col risarcimento danni e con la nullità dell’atto. Dunque, in sintesi: il riscontro giudiziario e processuale alla verifica dei fatti non può avvenire e abbinarsi, in questo caso, perché non si può contemplare il reato di falsità materiale del privato per un’associazione privata (qual è la Fise), e nemmeno quello di falsità in scrittura privata, semplicemente perché il reato è depenalizzato. E così, grazie al recinto di ente privato, ancora una volta una federazione (e i propri presidenti) riesce a cavarsela. Almeno a leggere Basentini. Lo stesso pm Basentini però pare suggerire altre strade da esplorare ai denuncianti. Solo il corso del procedimento civile, o anche quello, più complesso e complicato, sportivo?
L’azione mancata. Prima di arrivarci, verrebbe spontanea almeno una domanda da porre al pm Basentini. Poiché le doglianze e le denunce, le risultanze e le testimonianze, si fondano e si poggiano sul tema delle deleghe (interne ed esterne) e sul voto (con conseguente registrazione) elettronico, perché, oltre ai diversi controlli e sequestri disposti, non ha anche disposto un controllo informatico, verificando se davvero (visto che il regolamento prevede, e prevedeva, l’invio via pec delle deleghe 48 ore prima dell’assemblea elettiva) queste deleghe ci fossero, da chi fossero state firmate e in favore di chi fossero state disposte, venendo così facilmente a capo di deleghe in bianco, di deleghe mai pervenute, di deleghe mai formulate, di deleghe viziate, di deleghe efficacemente presentate, di deleghe respinte all’atto del voto? L’esibizione informatica del corretto invio avrebbe con ogni probabilità fatto piena chiarezza sulle procedure osservate in occasione dell’assemblea elettiva, prima, durante e dopo il voto.
I prossimi passi. Magari questa richiesta di esibizione potrebbe, in via civile, essere perseguita dai difensori di Clara Campese che potrebbero muoversi secondo quanto previsto dall’articolo 2635, ipotesi di reato tra l’altro perseguibile anche d’ufficio, e non soltanto secondo querela di parte, quando cioè dal fatto ne derivi “una distorsione della concorrenza”. La fattispecie contempla la “corruzione tra privati”, è applicabile anche a tutte le società e gli enti privati che svolgono attività d’impresa e quindi anche alle società (e associazioni) sportive, e spesso si interseca con il reato di “frode sportiva”. Se l’ipotesi di reato è perseguibile per le società sportive (professionistiche e non), può valere anche per le federazioni che sono anch’esse associazioni soggette a disciplina privatistica? In attesa di eventuali passi in tal senso, e in attesa di risposte, i legali della Campese (e del Comitato “la Fise del domani” di Bartalucci) hanno già disposto nuove mosse, e hanno mosso nuovi e ulteriori passi. Hanno infatti presentato opposizione alla richiesta di archiviazione formulata, in sede penale, dal pm Basentini al gip del tribunale di Roma. Hanno poi presentato un’istanza di commissariamento della Fise in forza dell’articolo 6 comma 4, lettera f 1 e 7, comma 5, lettera f dello Statuto Coni elencando la fonte delle risultanze investigative e dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma, le (presunte) irregolarità elettorali nelle procedure di voto verificatesi in occasione dell’assemblea elettiva del 9 settembre 2024, la rilevanza dei (presunti) illeciti nell’ordinamento sportivo e il potere/dovere di intervento da parte del Coni. Alla richiesta (si chiede anche l’annullamento dell’esito elettorale e si chiedono poi nuove elezioni) hanno allegato la copia della comunicazione della Legione Carabinieri Lazio, la relazione della Legione Carabinieri Lazio e la richiesta di archiviazione formulata dal pm Basentini. Nella quale è, ad esempio, evidenziato e sottolineato dal pm, sulla base dell’azione investigativa della polizia giudiziaria, il riscontro “alla fondatezza delle doglianze avanzate dalla Campese e dal Bartalucci in riferimento all’illiceità delle procedure di voto” che hanno portato alla rielezione di Marco Di Paola. L’istanza è stata inviata al presidente del Coni Luciano Buonfiglio (il suo vice è Di Paola), e alla Giunta Nazionale del Coni (Di Paola è membro della Giunta): risponderanno, e come e quando se risponderanno, Buonfiglio e la Giunta Coni?
Il parallelo con la Federdanza? Le domande restano nell’aria; nell’aria intanto ad esempio restano le domande sulla vicenda (anche penale) che da qualche mese ha investito e travolto la federazione italiana danza sportiva (Fidesm) presieduta dalla professoressa Laura Lunetta, indagata (con altri soggetti, leggi qui) per “frode sportiva” dalla Procura della Repubblica di Roma (anche qui si sono succeduti i sequestri): anche la Lunetta, come Di Paola, è membro di Giunta Coni. Ad aprile era stata invitata da Buonfiglio a dimettersi dalla Giunta, lei aveva preso solo qualche giorno di riflessione. I giorni però sono diventati mesi. La Lunetta non solo è ancora in carica come presidente di Federazione, e non solo il Coni non ha ufficialmente disposto un’indagine: è ancora membro di Giunta Coni, nonostante le ultime tre delibere federali adottate dalla federazione siano state bocciate dalla stessa Giunta… Accadrà la stessa cosa anche per Di Paola e la Fise? Chissà. Mentre il presidente federale Di Paola, vice-presidente del Coni, membro di Giunta e coordinatore della “Commissione di riforma della giustizia sportiva” si è detto sereno (“rispetto ai contenuti dell’archiviazione, rilevo con soddisfazione che il pm ha concluso per l’infondatezza delle notizie di reato”, così su “Il Fatto quotidiano”, edizione del 24 maggio), il pool difensivo della signora Campese, ex rivale elettorale (ed ex presidente del Comitato Veneto della Fise, poi sul punto ci arriviamo) valuta anche l’ipotesi di promuovere un’azione disciplinare – siamo sempre nel campo dell’ordinamento sportivo – davanti alla Procura federale della Fise e davanti al Procuratore generale dello sport presso il Coni sulla base delle risultanze evidenziate dall’inchiesta condotta dal pm Basentini e da quelle trascritte dalla polizia giudiziaria; risultanze che hanno spinto il pm, pur nella richiesta di archiviazione (reato 482 cp inconferente vista la natura privatistica della federazione, e l’eventuale altro reato 485 cp depenalizzato) a scrivere di un quadro “oggettivamente opaco e per nulla rassicurante, la cui gravità è stata riscontrata e confermata sotto diversi profili” e come “le vicende accertate abbiano offerto un profilo alquanto eloquente sulle dinamiche elettorali e sugli escamotage utilizzati per ottenere la conferma della nomina a favore del Di Paola”. L’azione disciplinare potrebbe puntare al deferimento ed eventuale processo (in stile revocazione, come capitò ad esempio per la vicenda Juventus qualche anno fa?) pur se c’è da sottolineare come la mancata impugnazione del risultato elettorale all’epoca dei fatti costituisca un ostacolo difficilmente sormontabile (una vicenda simile, è trascorso qualche anno, la si riscontrò per la federazione sport invernali, leggi qui)…(1/continua)
(Prima parte dell’inchiesta; la seconda sarà pubblicata domani)






