Il plebiscito delle componenti calcistiche che il 22 giugno saranno deputate al voto federale sulla candidatura (ancora da ufficializzare) di Giovanni Malagò a successore del dimissionario Gabriele Gravina (l’uscente una settimana fa è scampato all’agguato televisivo nella trasmissione “Otto e mezzo” condotta da Lilli Gruber: al parterre, che somigliava a insipido contorno, che voto dareste?) ha praticamente (mai dire mai) compresso le possibilità che alla fine la molle e balbettante politica tricolore riuscisse a mettere le mani sulla Federcalcio col tanto agognato commissariamento. Una bella mano l’ha così indirettamente ricevuta il presidente del Coni, l’avvocato Luciano Buonfiglio che, nei giorni del dopo disastro di Zenica, aveva provato a fare l’equilibrista sospeso sopra un esile filo d’acciaio. Tirato da una parte e dall’altra, se ne era uscito con quella dichiarazione – «sono vigile, controllo e verifico tutto» – che aveva suggerito di descriverlo in una nostra inchiesta (leggi qui) come nei panni di un vigile urbano, con il fischietto in bocca, costretto a districarsi tra rumore assordante dei clacson, automobilisti indisciplinati e tamponamenti a catena.
Un’altra bella “raffreddata” ai bollenti ardori politici di commissariamento pallonaro sarebbe arrivata poi dal ridimensionamento del ribattezzato “Rocchi-gate”, ovvero gli spifferi sull’inchiesta della Procura di Milano legata all’avvelenatissimo mondo arbitrale (la faida dura da anni ma c’è chi se n’è accorto solo ora…) presentati invece come una slavina ma che, al più, potrebbero essere qualificati, almeno al momento, come fiocchi di neve.
Che l’aria di commissariamento sia svanita deve averlo inteso il ministro dello Sport Andrea Abodi che, proprio mentre al Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni si discuteva del ricorso (poi rigettato) dell’ex presidente dell’Aia Antonio Zappi, aveva rilasciato questa dichiarazione ai cronisti, accorsi a chiedergli lumi, spunti e notizie. «I contenuti di cui mi devo occupare sono tanti, a volte sembra che il calcio sia tutto, e invece c’è tutto il resto. E ce ne sono di contenuti e ce ne sono di vicende». Nelle stesse ore, proprio davanti Palazzo H, il serafico presidente Buonfiglio, sempre nei panni di vigile urbano, intanto ribadiva. «Fiero e orgoglioso di rappresentare tutti gli organismi sportivi, quindi federazioni e discipline associate, enti di promozione e benemerite. Come le rappresento e cerco di sostenerle, devo anche monitorare e controllare. Sono stato eletto per far rispettare le regole, ma questo non vuol dire fare lo sceriffo».
Niente sceriffo, presidente Buonfiglio. Niente esecuzioni sommarie, niente pistole fumanti, niente manette ai polsi: non siamo mica nel far-west.
Meglio i panni del vigile, purché però non sia uno di quelli che a volte chiudono un occhio, e a volte pure l’altro. Perché un vigile deve far rispettare le regole, e deve applicarle per tutti. Questo è quanto si chiede a un vigile, e questo si pretende da un presidente del Coni che, conviene sempre ricordarlo, è ente pubblico. E dunque, se possibile, in questo caso l’attenzione, la vigilanza e l’intervento, si richiedono h24. Non certo a giorni alterni. Non certo aspettando come fece Penelope con Ulisse…
A proposito di miti, e di storia.
L’avvocato Buonfiglio (napoletano trasferitosi per lavoro a Milano e ora, da presidente del Coni, di stanza a Roma) non correrà mica il rischio di assumere quel nomignolo che nell’antica Roma fu coniato per Quinto Fabio Massimo, conosciuto sui libri scolastici come il “temporeggiatore”?
È la domanda che in tanti si stanno ponendo da mesi. E la domanda che in tanti si stanno ponendo anche dopo le ultime poco felici e recentissime vicende (ce ne sono altre in letargo da anni) che hanno investito alcune federazioni affiliate al Coni, e che vedono coinvolte figure apicali di queste federazioni.
Condotte, nomi e profili rimbalzati addirittura sulle colonne di cronaca giudiziaria. È il caso, ad esempio, della Federdanza, della Fidal (le cimici nella sede federale paiono solo la punta di un iceberg “congelato”), della federazione invernale paralimpica, della federazione Cricket.
Già. Proprio quest’ultima federazione è stata commissariata (febbraio 2026) dopo le dimissioni di sei consiglieri federali e le accuse di violenza sessuale mosse da un’atleta della nazionale femminile nei confronti del ct Prabath Ekneligoda, ct e coordinatore federale e per giunta marito della presidente federale Maria Lorena Haz Pa,: quest’ultima s’è vista commissariare la federazione a nemmeno un anno dalla sua elezione, lasciando così come presidente federale donna, tra le federazioni affiliate al Coni, solo la professoressa Laura Lunetta, presidentessa della Federdanza (Fidesm), presidentessa che è anche, e per giunta, membro di Giunta Nazionale Coni.
Da cinquanta giorni Laura Lunetta, e la Federdanza, sono al centro in un rilevante caso di cronaca giudiziaria: laura Lunetta lo è nelle vesti di presidente federale e di presidente di una federazione nella quale, per alcune competizioni, invece della lealtà sportiva si ipotizza avrebbe invece trionfato la frode (sportiva): questa è almeno l’accusa della magistratura romana.
I fatti. Il 23 marzo scorso Laura Lunetta, assieme ai collaboratori Ferruccio Galvagno, Piercarlo Pilani e Ottavio Capelli, riceve una perquisizione al proprio domicilio e nella sede della Fidesm (Federazione italiana danza sportiva e sport musicali): sul foglio degli inquirenti compare l’ipotesi di reato contemplata dagli “articoli 110 c.p. 1 L 401 del 1989”, per presunti “atti fraudolenti volti ad alterare i risultati delle competizioni sportive, incluse le gare dei campionati assoluti tenutesi a Riccione tra il 19 e il 22 febbraio 2026, intervenendo sulla designazione degli arbitri di gara e manipolando il software TOPTurnier utilizzato per le votazioni”.
Le accuse della Procura. Le accuse sono mosse dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Roma che emette quattro avvisi di garanzia nei confronti dei quattro accusati. Partendo da documenti e relazioni, raccogliendo testimonianze e denunce, disponendo intercettazioni e sequestrando materiale informatico, gli inquirenti aprono così un fronte investigativo che potrebbe, almeno stando alle ipotesi, andare anche oltre il solo reato di frode sportiva. Ne risulta uno scossone a una federazione che da oltre quindici anni – attraversati anche da ben tre commissariamenti – pare vivere spesso giorni poco sereni. In risposta al quadro accusatorio, la presidente Lunetta pubblica un video nel quale ribadisce «di aver massima fiducia nell’operato della magistratura auspicando che ogni verifica sia compiuta e nessun dubbio rimanga su quello che per me rappresenta lo sport più bello del mondo; le accuse arrivano da soggetti che da anni puntano a denigrare l’attività della Fidesm e della sua dirigenza».
Sui quotidiani, on line e in tv compare una definizione. “Danzopoli”. Che si si richiama alla triste “Calciopoli” di vent’anni prima. L’eco delle indagini e il report delle inchieste giornalistiche (sui principali quotidiani nazionali) assume intanto, sulla sponda politica e sportiva, il frastuono di un silenzio assordante, e desolante.
Le dichiarazioni. Silenzio assordante che viene rotto da queste significative parole del ministro dello Sport Andrea Abodi: «Accertati i fatti, individuate le responsabilità, sono certo che saranno prese decisioni conseguenti, tempestivamente. Non può e non deve esserci spazio per chi mortifica i valori sportivi richiamati dalla nostra Costituzione. Tanto più quando l’accertato mancato rispetto è frutto dei comportamenti di rappresentanti della classe dirigente». Allo scatto di reni di Abodi, segue il passo felpato del presidente del Coni, Luciano Buonfiglio che, da buon avvocato-vigile” e campione di sintesi (magari supportato dall’onnipresente Danilo Di Tommaso?), escalma: «Certe cose le ho apprese dalla stampa. L’indagine sulla presidente della Federdanza, Laura Lunetta? Non ha partecipato oggi alla Giunta, mi ha chiesto 2-3 giorni di riflessione».
Gli eventi successivi. È storia del 21 aprile, (due settimane fa), subito dopo cioè la riunione della Giunta Nazionale, ma esattamente un mese dopo gli avvisi di garanzia emessi dal pm di Roma, Stefano Opilio: la dichiarazione del presidente del Coni è accompagnata dalla diffusione di un comunicato stampa nel quale, tra la menzione della presentazione di una bozza di revisione della giustizia sportiva da parte del vice-presidente Marco Di Paola (del bluff riformatore della Commissione Giustizia ce ne siamo occupati mesi fa, leggi qui e qui) e la conferma per il prossimo quadriennio olimpico dell’ex premier Giuliano Amato come Garante del Codice di Comportamento Sportivo, si riesce a intravedere un breve passaggio sulla spinosa questione Federdanza: “Il presidente Buonfiglio ha affrontato i recenti accadimenti che hanno coinvolto con diverse dinamiche alcune federazioni: calcio, danza, atletica, cricket. Ha informato altresì la Giunta che la presidente Lunetta non ha partecipato ai lavori perché si è presa una pausa di riflessione”. A proposito di riflessioni: nessuna menzione nella nota alle due delibere pronte, ma poi ritirate: quella (su richiesta di Di Paola) sulla Fitetrec Ante, e quella sugli sport da combattimento.
Il quadro di Palazzo H. Un combattimento (verbale), dicono, si sarebbe in realtà rivelato arrivare alla quadra sulla (non) presenza della Lunetta in Giunta. Qualcuno avrebbe giurato persino di aver intravisto almeno la sua ombra nei meandri di Palazzo H, poco prima della riunione (sarà stata di certo una colossale svista). Senza prendere una posizione ufficiale, Buonfiglio sarebbe però quantomeno riuscito a dissuaderla dall’intento di presentarsi in Giunta, evitando così scomode ricostruzioni e il fuoco di fila di domande (inciso: le federazioni sono enti privati ma ricevono soldi pubblici, mentre la Giunta nazionale è espressione del Coni che è Ente Pubblico…), ricevendo però il niet alla richiesta di autosospendersi.
…Arriva Taucer. Il fuoco di fila però, invece di spegnersi, è naturalmente e inevitabilmente aumentato nel corso delle ore, dei giorni. E continua a montare. A nulla (ovviamente) è ad esempio servito il tampone, cioè il comunicato successivo (23 aprile) col quale il Coni “prontamente” informa che “il Procuratore Generale dello Sport, Ugo Taucer, in relazione alle ultime vicende riguardanti la Federazione Italiana Danza Sportiva e Sport Musicali, ha chiesto alla Procura della Repubblica di Roma ogni atto, ove ostensibile, riferito alle indagini in corso”. E ancora. “Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, nell’ambito dei poteri attribuitigli dallo Statuto del Coni, effettuerà nei prossimi giorni le azioni necessarie a tutela dell’Ente e in conformità con i princìpi e le norme attualmente in vigore”.
Questo è accaduto il 23 aprile.
Lo stallo e i silenzi. Oggi è il 5 maggio. Sono trascorse due settimane: nessuna azione, posizione, dichiarazione, è più arrivata dalle istituzioni sportive tricolori. Né dal presidente Buonfiglio, né dal segretario generale Carlo Mornati, né dal ministro Abodi (…diamo tempo al prefetto Taucer di leggere almeno le carte della Procura, che diamine!, fa nulla se siano almeno quindici anni che sulle vicende di Federdanza ne siano piovute a iosa, anche sulla sua scrivania), né dai componenti della Giunta. Tutti forse ancora rassicurati dalle parole di Buonfiglio (“la Lunetta è in breve pausa di riflessione”)?
Lunetta: avanti!! A muoversi intanto è stata invece proprio la presidente di Federdanza, l’ex ballerina, biologa, ricercatrice universitaria Laura Lunetta, la presidente federale che un anno fa aveva così plaudito all’elezione di Buonfiglio: «La sua elezione rappresenta un importante successo per l’intero Coni, che ha individuato in uno dei suoi uomini migliori la guida per il quadriennio appena avviato. A livello personale, considero Luciano non solo un amico, ma anche una figura profondamente ispiratrice, per la sua capacità di incarnare i valori del fair play, della moderazione, del dialogo e dell’inclusione: principi che dovrebbero costituire le fondamenta di ogni autentica esperienza sportiva». Decisa a continuare la propria esperienza da presidente di federazione (e in Giunta Coni), la Lunetta il 30 aprile ha convocato un consiglio federale.
Il consiglio si è aperto con due consiglieri federali (Daniele Ruscito e Sonia Pellegrini) che, dimettendosi, hanno denunciato una gestione federale opaca, un consiglio svuotato delle sue funzioni e la necessità di sospendere il Midas (associazione convenzionata con Federdanza); hanno inoltre inviato una lettera al presidente del Coni nella quale viene descritto come e quanto il clima nella danza italiana sia ormai insostenibile e come la gestione federale sia profondamente problematica. Gli altri sette consiglieri federali hanno invece confermato piena fiducia alla Lunetta che ha ottenuto sostegno anche dai comitati regionali. Rinfrancata dalla fiducia del consiglio, ha messo ai voti, e poi ottenuto, la sospensione dei vertici del settore arbitrale (Sap) e la destituzione del segretario generale Felice Casini, ritenuto espressione della “minoranza”.
Dunque, la Lunetta ha deciso di andare avanti. Non un passo indietro dalla Giunta Coni, non un passo indietro dalla Federazione. Resiste.
Buonfiglio e Abodi: che facciamo? Davanti a questo scenario, il presidente Buonfiglio cosa ha fatto? Nulla, al momento. Sulla richiesta almeno di auto-sospensione la riflessione non doveva durare solo qualche giorno? Sono passati 14 giorni. Quattordici giorni anche dalla perentoria dichiarazione del ministro («sono impegnato anche in altre vicende sportive, non c’è solo il pallone»). Cosa hanno fatto in queste due settimane? A quali conclusioni sono arrivati? Bah, non è dato ancora sapere. Così come nulla, almeno ufficialmente, è arrivato dagli altri componenti della Giunta Coni.
Serpeggia un dubbio.
Non si vorrà mica attendere l’esito delle indagini che il Procuratore dello Sport presso il Coni, il prefetto Ugo Taucer, deve avviare, sulla scorta di quanto la Procura della Repubblica di Roma ha scoperto, ricostruito, ipotizzato, prima che emettesse gli avvisi di garanzia? Potrebbero passare anche mesi…
O si è anche in attesa delle risultanze dell’inchiesta avviata anche dalla procura della Federdanza?
Chissà.
Intanto. Sulla vicenda (lunga, complessa) un conto è la gestione sportiva, un conto sono invece le vicende legate a presunti (e denunciati) conflitti di interesse, a violazione di norme e statuto, a rapporti con associazioni e società, alla trasparenza, al funzionamento della stessa federazione. Nel caso della Federdanza, stando agli atti della Procura, e stando ai numerosi esposti e a plurime denunce, la vicenda pare assai complessa e parecchio intricata. È o no una vicenda che investe d’imperio e di diritto il Comitato olimpico italiano, le forze politiche, il Ministero dello Sport, il Mef, Sport e Salute?
Tutti, al momento, tacciono. Non si muovono.
I motivi per commissariare. Magari potrebbero rileggere lo Statuto Coni che, sui termini per il commissariamento di una federazione, all’articolo 7 comma 5, dispone: “La Giunta Nazionale propone al Consiglio Nazionale il commissariamento delle Federazioni Sportive Nazionali o delle Discipline Sportive Associate, in caso di accertate gravi irregolarità nella gestione o di gravi violazioni dell’ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi ovvero in caso di constatata impossibilità di funzionamento dei medesimi o nel caso in cui non siano stati adottati, da parte delle Federazioni sportive nazionali, gli adempimenti regolamentari o il commissariamento ad acta delle articolazioni interne competenti, al fine di garantire il regolare avvio o svolgimento delle competizioni sportive nazionali”.
Domande e differenze. Il presidente Buonfiglio al momento è ancora fermo. Non ha intenzione di commissariare? Non intravede profili rilevanti? E allora perché non interviene il ministro Abodi, e magari interviene commissariando il Coni che intanto se ne sta (ancora) con le braccia intrecciate? Perché quando in vicende sportive vengono coinvolti atleti la giustizia sportiva federale (e il Coni) si muove senza aspettare l’esito delle inchieste giudiziarie e dei processi in ultimo grado, e invece quando c’è da muoversi di fronte a accuse (e a volte documenti che affondano nel passato) che coinvolgono dirigenti e presidenti federali, si invoca il tempo necessario affinchè la giustizia (non sportiva) faccia completamente il proprio corso? Perché due pesi e due misure?
L’inchiesta e il passato. L’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma ha prodotto (23 marzo) perquisizioni, sequestri di telefonini e pc, avvisi di garanzia: il pm Stefano Opilio ha posto una bella lente di ingrandimento sulle vicende della danza sportiva, non solo sul risultato di una semplice gara oppure sul comportamento di alcuni giudici. Ferma restando l’ipotesi garantista, hanno ricevuto l’avviso di garanzia, Ferruccio Galvagno, definito dal pm “dominus di fatto” della Fidesm (Federazione italiana danza sportiva e sport musicali), Laura Lunetta, presidente Fidesm, e i loro collaboratori Piercarlo Pilani e Ottavio Capelli, in quanto “compivano atti fraudolenti volti ad alterare i risultati delle competizioni sportive, incluse le gare dei campionati assoluti tenutesi a Riccione tra il 19 e il 22 febbraio 2026, intervenendo sulla designazione degli arbitri di gara e manipolando il software TOPTurnier utilizzato per le votazioni”. Secondo il pm, con una “condotta perdurante”, i quattro indagati avrebbero falsificato le gare. Col decreto emesso dalla Procura di Roma (23 marzo) sono state disposte perquisizioni e sequestri nelle abitazioni degli indagati, nelle sedi della Federazione, del Midas (maestri italiani di danza sportiva), Midas Servizi, il comitato provinciale Asc di Cuneo, del Coni e di Sport e Salute.
L’eco della stampa. L’inchiesta come il tappo che salta da una bottiglia chiusa e sigillata da anni. Ne è infatti seguito, e ne sta seguendo, un fiume di annose e antiche vicende, vicende che investono responsabilità e decisioni ben precise. Un fiume di vicende che hanno trovato ampia eco sulle pagine dei principali quotidiani italiani. Ad esempio, sul Corsera del 26 aprile (dopo l’articolo sul quotidiano del 24 aprile, l’edizione online leggi qui) è venuto a galla un documento riservato (e mai reso pubblico) inviato nel 2021 ai vertici federali (all’epoca al comando c’era Renzo Resciniti, poi dimessosi), alla procura federale e all’Ufficio di Vigilanza del Coni da parte dell’Organismo di Vigilanza della stessa federazione, a firma di Dario Tozzi. Era una severa disamina del modus operandi della Fidems con cui si segnalava la situazione di “grave rischio organizzativo”, invitando sia la Fidesm che il Coni ad interventi efficaci e urgenti. L’Organo di Vigilanza metteva addirittura nero su bianco tredici possibili ipotesi di reato in cui potevano incorrere i dirigenti, dalla truffa aggravata al riciclaggio, all’associazione a delinquere, alla frode e all’emissione di fatture per prestazioni inesistenti. Sulla base di registrazioni nei Consigli federali, la Vigilanza scrisse che «appare evidente come il ruolo della (allora) vicepresidente vicaria Laura Lunetta sembra essere quello di diretto referente e portavoce del sig. Ferruccio Galvagno all’interno del Consiglio federale». Diventata presidente, fu proprio Lunetta a dare un incarico importante a Galvagno (radiato nel 2011 e poi graziato) che la Procura di Roma, che ha iscritto entrambi nel registro degli indagati per il reato di frode sportiva, ritiene ancora oggi (2026) dominus della federazione.
A mettere altra benzina sul fuoco, le dichiarazioni di Sara Di Vaira, grande ex campionessa di danza e consigliera federale fino al 2022, in un’intervista pubblicata (24 aprile) da “la Repubblica” (leggi qui), tra le quali si segnala questa: «Laura Lunetta è il vertice adesso di un sistema che dura da troppo tempo. E fa capo da sempre a Ferruccio Galvagno. Ai miei tempi era lui il dominus della Federazione, seppur radiato. Andammo via denunciandone le ingerenze. Mi auguro si azzeri tutto».
Elezione e conflitti. Scavando poi in carte più recenti, si sarebbe poi scoperto dell’elezione a consigliere federale di Ferruccio Galvagno avvenuta il 31 gennaio 2026 nel corso di un’assemblea elettiva presieduta da Andrea Mancino, presidente di Federbiliardo, consulente di Federdanza e componente di diritto del Consiglio Nazionale del Coni, organismo che deve deliberare sulle proposte della Giunta nazionale del Coni: nel caso di specie non si rinviene almeno un potenziale conflitto d’interesse? E, a proposito di consulenze, come non segnalare anche quella fornita in anni passati da Alessandro Londi, l’ex segretario Fidal.
Un’elezione (e una carica), quella di Galvagno, durata però nemmeno due mesi: il 2 marzo 2026 un consigliere federale aveva infatti presentato ricorso contro l’elezione poiché Galvagno non possedeva i requisiti a tale carica, visto il patteggiamento (la nota è del procuratore generale del Coni, Ugo Taucer) definito nel 2022 e relativo alla sua attività nel consiglio federale della Fids nell’anno 2021. Definito perché, pur in presenza di recidiva, non veniva considerata come ostacolo la sanzione inflitta nel 2011 di radiazione successivamente (2018) sostituita con la sanzione dell’inibizione per cinque anni in applicazione della delibera di amnistia varata (2017) dal consiglio federale. L’11 marzo 2026 Galvagno aveva fatto pervenire le dimissioni, esattamente il giorno prima (12 marzo) dell’udienza calendarizzata dal collegio del tribunale federale che avrebbe dovuto valutare i profili di illegittimità della sua elezione e i profili della sua ineleggibilità viste le precedenti condanne (e violazioni) commesse. Date le dimissioni, sarebbe così venuto meno anche l’oggetto del contendere (come risulta dalla decisione del tribunale del 20 aprile 2026).
Tra denunce ed esposti, si segnalano anche quelli sulla trasparenza degli affidamenti. C’è ad esempio chi si chiede se sia vero o falso che la Fidesm non abbia alcun albo fornitori pubblico e che non vengano pubblicizzati gli affidamenti, anche se sotto soglia? Se risulta oppure no una concentrazione di affidamenti, sugli allestimenti, a una società di produzione, da parte di tutta la federazione (inclusi i Comitati Regionali) e per tutte le attività CIDS? C’è chi chiede: visto che la somma degli affidamenti annui supera la soglia, non dovrebbero fare gare pubbliche che invece non vengono fatte da anni?
Domande, domande, domande. Al momento, però, nessuna risposta. E nessuna decisione è stata ancora presa dal Coni, e nemmeno dal ministro Abodi. Laura Lunetta è ancora in pausa di riflessione? Farà un passo indietro (almeno) nella Giunta Coni? La Giunta Coni sottoporrà il caso al Consiglio Nazionale? Il “vigile” presidente Luciano Buonfiglio commissarierà la Federdanza che intanto, pur perdendo pezzi e bersagliata dalla base che sui social (e non solo) sta producendo una valanga di accuse e proteste, prosegue al comando della Lunetta?
Bah. Restiamo in (fiduciosa) attesa. Sperando che il gran ballo non finisca con un colossale liscio.





