A due mesi dalla nomina dei componenti, la Commissione federale di garanzia (della Figc) non è ancora entrata in attività. Come mai? Beh, mentre la presidente del Tar Abruzzo Germana Panzironi è stata autorizzata dal Consiglio superiore dei giudici amministrativi a partecipare come membro, non è stata ancora nemmeno portata all’ordine del giorno l’autorizzazione per il presidente del Consiglio di Stato Luigi Maruotti, designato presidente della commissione. Che qualcuno abbia manifestato dei dubbi? Che si stiano valutando possibili conflitti d’interesse e di poteri? Chissà. Di certo c’è soltanto che la Figc allo stato attuale non ha una commissione (che ha prerogative delicate, specie in tema di giustizia sportiva) in funzione: chi assicura la trasparenza, l’autonomia e la terzietà nelle nomine, chi valuta gli atti, chi propone procedimenti in caso di violazioni? L’attivissimo ministro dello Sport Andrea Abodi, e il prode Mulè, ne sono a conoscenza? E ne è a conoscenza il presidente del Coni Luciano Buonfiglio? Soprattutto: che fa Viglione, aspetta l’autorizzazione di Maruotti (quella della Panzironi è arrivata il 14 gennaio) o si sposta su qualche altro candidato pesante? Forse è il caso che il ministro Abodi apra gli occhi e vigili: non accadrà mica un altro pastrocchio come quello esploso in questi giorni con l’Autority della privacy?
Il tema è scottante, riporta al nodo della giustizia sportiva. E però anche agli intrecci, ai conflitti, agli interessi. Della prima tanti parlano. Delle altre, invece, nessuno.
Le riforme. Prima fra tutte, la madre di tutte le riforme: quella della giustizia sportiva. Temi buoni per tutte le stagioni, temi che nel mondo sportivo italiano sistematicamente affiorano per distogliere le attenzioni dalle proprie mancanze e responsabilità e che figurativamente compaiono sulla scena per deviare dagli intrecci su cui si fonda, su cui vive e si rafforza, il potere di una ristretta cerchia di personaggi. Le riforme. Se ne parla un po’, si agitano spettri e proposte, poi però tutto si acquieta.
Le riforme. Prima tra tutte, la riforma della giustizia sportiva. Ci risiamo. Un’altra volta.
Cronaca (spiccia) degli ultimi giorni, i primi del nuovo anno. Ecco ad esempio (ri)comparire sulla scena il vice-presidente della Camera dei Deputati Giorgio Mulè “interrogare” il ministro dello Sport Andrea Abodi in Commissione parlamentare. Magari, dicono i malpensanti, imbeccato pure questa volta (nel 2024 fu promotore di un emendamento col quale chiedeva il cambio dei pesi elettorali in Figc e maggiore autonomia per la Lega A, “sferzando” Gravina) dal senatore e compagno di partito Claudio Lotito, ecco il deputato forzista che, partendo dal deferimento (diventato severa sanzione) del presidente degli arbitri Antonio Zappi, arriva a chiedere al Governo di pensare, proporre e introdurre un modello di giustizia sportiva «che non sia ad personam come appare invece questo attuale, che ponga freno alla delegittimazione dell’intero sistema sportivo, che assicuri terzietà, autonomia e trasparenza, che ripensi ai meccanismi di garanzia e controllo dei suoi organi». Ecco allora (ri)comparire sulla scena il ministro dello Sport Andrea Abodi che, nel rispondere all’interrogazione del “compagno di governo” (lo) assicura che, nei limiti e nelle prerogative dell’azione governativa, farà (lui e il governo) tutto quello che è necessario per «assicurare i più elevati standard di indipendenza, terzietà e trasparenza nella giustizia sportiva». Ovviamente, nel siparietto tra i due esponenti politici, il riferimento era alla giustizia sportiva della Federcalcio.
Ma la questione della giustizia sportiva, o meglio, della riforma della giustizia sportiva, è diventata sei mesi fa anche il titolo di una Commissione appositamente varata a settembre, i cui tredici membri sono stati nominati su indicazione del Coni di Luciano Buonfiglio e del Governo e che, dopo tredici paginette di slides prodotte a novembre, pare adesso siano pronti a cambiare il mondo. È questione di ore, al massimo di giorni. Se ne sa qualcosa?
Macché, la Commissione è tutta una tarantella (ce ne eravamo ad esempio occupati qui) messa in piedi solo per consentire alla politica di prendersi un altro pezzo dello sport senza che Buonfiglio debba vergognarsi dell’espropriazione (pare quasi di ascoltarlo “io non c’entro nulla, è stata la Commissione…io non ne ho nominato nessuno… Valori e Valeri sono stati scelti da De Santis… Di Paola gioca in proprio, il ministro ha messo Orlando e poi..”). Si tratta solo di sapere (ed è per questo che nulla si muove ancora) cosa deciderà la Corte di Giustizia: se i Tar potranno annullare le sanzioni disciplinari, ci sarà un solo grado endofederale (i presidenti dei tribunali federali – che lavoreranno in unica istanza – saranno scelti dal Coni) e l’inadeguato Collegio di Garanzia (molti dei cui membri hanno da tempo superato il limite legale di permanenza in servizio; per l’art. 12 bis dello Statuto, comma 7, per il secondo periodo sarebbero fuorilegge Zaccheo, Zimatore, D’Alessio e, ovviamente, chi è “illegale” non può essere prorogato, leggi qui) sarà sciolto; se invece i Tar continueranno a poter solo guardare (ma è inverosimile che sia così all’esito della causa che il Coni vuole vincere con l’avvocato Fidanzia), allora il Collegio di Garanzia sarà al contrario rinforzato, probabilmente sopprimendo la fase davanti alle federazioni.
Ma quello che conta non sono i sistemi. Sono gli uomini a fare la differenza, sempre. Non sappiamo chi saranno questi uomini. Sappiamo però chi li sceglierà: Abodi (che vanta l’accordo con il segretario generale del Coni Mornati il quale lavora su mandato del ministro del Mef Giorgetti) e forse il professore Matera per Buonfiglio. Forse, perché Buonfiglio preferirebbe mandare tutto al Tar…
E allora. Caro ministro Abodi (noto per la restaurazione delle monarchie e onnipresente presenziatore, vedasi da ultimo Cagliari-Coppa America) non sarebbe il caso (visto che è a lei che compete proporre le leggi dello Stato) di vietare (esattamente come avviene ormai da anni per i magistrati ordinari) che la giustizia sportiva sia dominata da chi (appunto i magistrati amministrativi) dovrebbe poi dire l’ultima parola sulle relative decisioni?
Attento e lesto come sempre, l’avvocato Giancarlo Viglione (capo dell’Ufficio legislativo Figc) ha pensato, nel frattempo, di mettere la Figc al riparo da questa appropriazione ministeriale, almeno per il prossimo quadriennio (alla scadenza del quale chissà dove saranno gli attuali ministri Abodi e Giorgetti). Mentre infatti la Commissione e i suoi componenti ragionavano e discutevano su chi possa far parte della giustizia sportiva, su come debbano avvenire le nomine, su quali regole bisogna intervenire per assicurare indipendenza, trasparenza e legalità, la Federcalcio si “nominava” la sua bella Commissione federale di garanzia.
Un organo centrale e assai delicato nell’architettura della giustizia sportiva: incarna i principi di legalità, imparzialità e indipendenza che devono, prima di tutto, possedere i suoi componenti. È infatti l’organo che valuta l’idoneità e i requisiti dei componenti degli organi giudicanti della giustizia sportiva Figc e della Procura federale, che adotta provvedimenti disciplinari nei loro confronti e che fornisce pareri (non vincolanti) su provvedimenti o atti federali; il dettato da statuto recita che i “membri sono scelti tra professori universitari di diritto, magistrati di giurisdizioni superiori e avvocati dello Stato con almeno 15 anni di esercizio” (di regola, si presentano le “manifestazioni di interesse” in seguito a una specie di bando, e poi si procede alla scelta-scrematura tra le varie candidature).
E così, con un vero e proprio blitz (ce ne eravamo occupati qui), la Federcalcio di Gravina e dell’avvocato Giancarlo Viglione (capo dell’Ufficio legislativo e fresco sconfitto al Consiglio di Stato nei panni di difensore della Figc nel ricorso, poi vinto dall’Antitrust, leggi qui), dopo aver sottoposto le candidature al consiglio federale, il 24 novembre scorso erano stati nominati i nuovi componenti di questo delicatissimo e strategico organo: l’avvocato dello Stato Angelo Vitale, il professore di diritto amministrativo Marcello Clarich, l’ex magistrato del Tar ed ex presidente del tribunale federale Cesare Mastrocola, la presidente del Tar Abruzzo ed ex presidente della Covisoc Germana Panzironi e l’attuale presidente del Consiglio di Stato Luigi Maruotti.
Nomine giunte alla faccia degli intrecci tra la giustizia sportiva e quella amministrativa; nomine, specie quella dell’attuale presidente del Consiglio di Stato (l’ultimo organo giudicante sulle controversie che nascono nell’ambito sportivo) di assoluto e significativo spessore; viste le prestigiose credenziali, la presidenza della Commissione federale di garanzia non poteva non toccare al magistrato Luigi Maruotti che, nel 2016, aveva per giunto ricoperto l’incarico di componente della Corte d’Appello Figc.
All’atto della nomina, avevamo scritto: in senso astratto, il presidente della Commissione di Garanzia che valuta i requisiti di chi viene nominato come componente degli organi di giustizia federale e che potrebbe (sempre in astratto) rilevarne profili disciplinarmente rilevanti nelle proprie condotte, è il presidente del Consiglio di Stato (nel caso di specie Maruotti), organo che fornisce (come pure il Tar) componenti alla giustizia sportiva e che emette giudizi su ricorsi sì nati nell’alveo della giustizia sportiva ma poi approdati dinanzi a quella amministrativa. In una parola: Maruotti è il capo dell’organo statale che ha l’ultima parola sulle decisioni della giustizia sportiva della Figc e allo stesso tempo è il capo dei giudici della Figc.
Ci eravamo chiesti, quindi: è tutto normale, tutto lecito? Ovviamente, nessuno ci aveva risposto. Però. In questo silenzio assordante, adesso c’è una notizia (tenuta nascosta) che fa assai rumore.
Perché, a due mesi dalla nomina dei componenti, la Commissione federale di garanzia (della Figc) non è ancora entrata in attività. Come mai? Beh, mentre la presidente del Tar Abruzzo Germana Panzironi è stata autorizzata dal Consiglio superiore dei giudici amministrativi a partecipare come membro, non è stata ancora nemmeno portata all’ordine del giorno l’autorizzazione per il presidente del Consiglio di Stato Luigi Maruotti, designato presidente della commissione. Che qualcuno abbia manifestato dei dubbi? Che si stiano valutando possibili conflitti d’interesse e di poteri? Chissà. Di certo c’è soltanto che la Figc allo stato attuale non ha una commissione (che ha prerogative delicate, specie in tema di giustizia sportiva) in funzione: chi assicura la trasparenza, l’autonomia e la terzietà nelle nomine, chi valuta gli atti, chi propone procedimenti in caso di violazioni? L’attivissimo ministro dello Sport Andrea Abodi, e il prode Mulè, ne sono a conoscenza? E ne è a conoscenza il presidente del Coni Luciano Buonfiglio? Soprattutto: che fa Viglione, aspetta l’autorizzazione di Maruotti (quella della Panzironi è arrivata il 14 gennaio) o si sposta su qualche altro candidato pesante? Forse è il caso che il ministro Abodi apra gli occhi e vigili: non accadrà mica un altro pastrocchio come quello esploso in questi giorni con l’Autority della privacy?






