Arbitri, futuro al bivio: Malagò e la matassa Aia. Messina, aut aut a Orsato. Elezioni: Pisacreta sonda la via delle larghe intese. La grana Di Censo

Il neo presidente Figc nel suo primo consiglio non affronterà il tema commissariamento. Tempo di nomine e dismessi, pronti già i ricorsi. Il direttore tecnico davanti a una doppia strada. L'ex vice di Nicchi è pronto a candidarsi e lancia una proposta ai gruppi guidati da Trentalange, Affinito e Pacifici. Arbitro corrotto: arriva l'esclusione
Narciso Pisacreta in una foto di quache anno fa: tra gli altri, si riconoscono Rocchi e Nicchi alla sua sinistra. In alto Orsato, Guida e Irrati

Avrebbe volentieri rinunciato a pensarci, ma sul tavolo di lavoro il nodo resta lì: è ingarbugliato, tentacolare e pericoloso. Avrebbe volentieri posticipato un intervento federale, vista la mole di altri nodi e altre decisioni importanti: tutti, e ognuna, da sciogliere e assumere. Avrebbe volentieri fatto a meno di quest’altra palla infuocata, eppure la palla infuocata è lì che incombe da mesi, e da lì non si può proprio scappare.

Sono i primi giorni da presidente federale per Giovanni Malagò che, dopo il volo e il soggiorno a Losanna (visto lo status in quota Comitato Olimpico Internazionale) e dopo l’istituzionale incontro con il ministro dello Sport Andrea Abodi, ha (ri)dato una breve scorsa all’agenda, lì dove sono segnati in rosso i primi provvedimenti da prendere, dalla nomina del direttore tecnico della Nazionale e dalla scelta del commissario tecnico: del resto sono questi i temi che appassionano la gran parte dell’osservatorio italico, compresa la stampa. Eppure, tra i tanti temi cogenti e urgenti del derelitto pallone tricolore (si arriverà mai al tema della giustizia sportiva?), ce ne sono tanti, e tanti di quelli che scottano.

Intanto però la sabbia inesorabilmente scende nella clessidra. Del resto si avvicina anche il primo consiglio Figc dell’era Malagò (nella sala Paolo Rossi di via Allegri a Roma ci saranno tutti i consiglieri rieletti: tranquilli, sono pur sempre tutti quelli che facevano già parte della precedente governance eletta col 98,7%), presidente che ha raccolto il testimone da Gabriele Gravina. Il presidente federale uscente che, poiché dimissionario, nel suo ultimo atto aveva dovuto rinunciare (causa parere del Collegio di Garanzia dello sport presso il Coni) a una decisione sofferta, maturata nel corso dei suoi ultimi mesi: commissariare l’associazione italiana arbitri affidandola alle cure di un binomio che avrebbe dovuto sanificare l’ambiente e riscrivere norme e regolamenti (tra cui il suffragio universale per il voto). Un provvedimento sospeso, stoppato.

Mentre intanto l’Aia è scossa da nuovi scandali: dall’Abruzzo è emerso cone Francesco Di Censo, già presidente di sezione a Pescara e da oltre un anno nominato “Referente operativo per la Scuola di Formazione Dirigenti dell’AIA”, sia sotto processo nella qualità di revisore dei conti di una società (il procedimento è per evasione fiscale e bancarotta fraudolenta) per “mancata vigilanza” (ha chiesto il rito abbreviato Laisa Di Ciotto, già vice presidente di sezione Aia sempre a Pescara); intanto la Corte d’Appello Figc a Sezioni Unite ha accolto il reclamo della Procura Federale contro l’incongruità della sanzione di 4 mesi di sospensione comminata lo scorso 21 maggio dal Tribunale Federale Nazionale all’ex arbitro Luigi Catanoso e per l’effetto ha irrogato la sanzione dell’esclusione dall’Aia. Catanoso – già sanzionato nel dicembre 2024 con 3 anni di squalifica – era stato deferito “per aver omesso di segnalare con immediatezza e per iscritto al presidente sezionale gli avvisi di garanzia ricevuti e la pendenza di procedimenti penali per reati dolosi” (la “nuova” vicenda Catanoso era emersa grazie a un articolo di storiesport, leggi qui, una vicenda paradossale e desolante). Torniamo all’orizzonte più vicino.
Sospeso, stoppato, il provvedimento di commissariamento (ri)salterà fuori martedì prossimo in consiglio federale? Difficile ipotizzarlo. Forse complicato pure, e sconsigliato, dal punto di vista diplomatico: come potrebbe mai giustificarlo Malagò, come si porrebbe davanti a un’associazione che, certo, non è più componente federale, ma che pur sempre è parte essenziale del sistema (senza arbitri le partite non si giocano)? Come potrebbe correre il rischio di essere un esecutore immediato di decisioni prese dal suo predecessore? E chissà se e cosa gli avrà bisbigliato (pardon, consigliato) Giancarlo Viglione che, è vero, sulla carta dell’organigramma Figc risulta essere il responsabile delle relazioni istituzionali e dell’ufficio giuridico, ma che sulla materia arbitrale ci ha spesso messo becco (è stato persino ascoltato dal pm della Procura di Milano che ha indagato Rocchi?).

«Il Collegio di Garanzia del Coni ha ritenuto che non ci fossero i presupposti per un commissariamento. Faccio parte di quella categoria che finché gli arbitri resteranno autonomi sono contento. Poi c’è tutto un macro-tema legato all’Aia che andrà affrontato»: sono le parole di Giovanni Malagò nella sua prima conferenza stampa da presidente federale, a pochi minuti dalla sua elezione. A caldo. Come leggerle? “La questione Aia va affrontata, ma non posso farlo subito. Sono per l’autonomia arbitrale (nb: quindi rientrerà dalla finestra il distacco con la creazione della Pgmol all’italiana disegnata da Viglione insieme alla Lega serie A?) ma so pure che ci sono questioni che vanno risolte prima”. E così, mentre i vertici del Comitato Nazionale degli arbitri, orfani da mesi del loro presidente (deferito e condannato) Antonio Zappi si affannavano a salutare l’avvento dell’ex presidente del Coni sperando in una discontinuità con il Gravina-Viglione-pensiero («a nome di tutti gli arbitri italiani, dei dirigenti e degli associati, formuliamo al nuovo presidente i migliori auguri di buon lavoro»; ma, soprattutto: «L’Aia conferma la propria piena disponibilità a collaborare con spirito costruttivo e nel reciproco rispetto dei ruoli, nel suo discorso Malagò ha affermato: “Da solo non posso fare niente, con voi potremo fare tutto”. È proprio questo il principio cui l’Aia guarda con convinzione: un calcio in cui tutte le componenti, nel pieno rispetto delle rispettive autonomie e prerogative, sappiano lavorare insieme per il bene comune») ecco riemergere l’intricata matassa. Matassa che se ne sta davanti a un bivio.

Perché l’1 luglio è il giorno del primo consiglio federale, ma sarebbe anche, ufficialmente, il primo giorno di lavoro per il nominato-designato direttore tecnico dell’Aia, il 64enne Domenico Messina, scelto da un Comitato Nazionale rimasto in piedi solo per onor di firma (quella del Collegio di Garanzia, di stretta conseguenza alla firma, sulle proprie dimissioni, di Gravina) per “evitare” di intestarsi le fondamentali nomine biennali delle varie commissioni nazionali (dalla Can A-B a scendere) e lasciare così una pesante traccia nell’agone elettorale. Agone elettorale già in subbuglio, contemporaneamente all’agone giudiziario agitato da qualcuno dei fischietti in odore di dismissione. E già perché ci sono pure da presentare le nuove squadre arbitrali, frutto dei voti presi dagli arbitri (e assistenti) nel corso dell’ultima stagione, e dei limiti di età (ma ci sono ampie deroghe…) e di appartenenza. Giusto solo per ricordarlo: è da metà maggio che sul tavolo è spuntata l’ennesima querelle, scoppiata con una denuncia (al procuratore federale Giuseppe Chinè e al pm di Milano Maurizio Ascione) dal presidente della sezione dell’Aquila che ha ravvisato anomalie nella (presunta) dismissione dell’arbitro abruzzese Dionisi. Finito al centro di un (presunto) ennesimo giro di voti, per l’accusa voti ritoccati (in alto e in basso), per far quadrare i conti (nella vicenda un ruolo l’avrebbe avuto l’osservatore salernitano Rossomando che aveva giudicato la Ferrieri Caputi, in questa girandola si salverebbe Rapuano).

Detto che, con Dionisi, dovrebbero salutare la compagnia della Can A-B anche Abisso, Piccinini e Pezzuto, il nodo resta sul tavolo della procura Figc, ma pure su quello del prossimo dt dell’Aia Domenico Messina. E, naturalmente, di un Comitato nazionale già decapitato (non c’è più il presidente Zappi) al cui interno non si respira aria proprio salubre (si narra di una profonda spaccatura tra i due vice, Massini e Affinito) e già proiettato alla nuova assemblea elettiva che dovrebbe essere convocata tra fine settembre e inizio ottobre. Sempre se prima non arrivi il commissariamento. Perché si naviga a vista, anzi si naviga a ore, e ogni ora cambia qualcosa. Tanto per dire: tra le chat degli arbitri circolano, sempre più insistentemente, messaggi inequivocabili: “..quelli non sanno più nemmeno chi saranno i cinque da dismettere”, “quelli sono ormai andati, ma poi chi lo vuole Orsato come designatore della Can?, qui nessuno farebbe salti di gioia”. Tra i tanti messaggi nelle chat di whatsapp si può anche leggere come qualcuno si sia già rivolto a un illustre avvocato dal cui parere risulta come il “limite di appartenenza” non sia applicabile: che all’orizzonte del nebuloso mondo Aia si profilino nuovi ricorsi?

Sta intanto provando a ricorrere all’arma della diplomazia anche il designato dt Domenico Messina, uno che quando era designatore Can non guardava in faccia a nessuno, né a titoli, né a nomi e né a curriculum. Si trova in una posizione di certo non comoda: filtra come in nessun modo voglia apparire come una scelta dell’uscente comitato con fini elettorali (il vice presidente Michele Affinito da tempo si muove per la propria candidatura) e che abbia le idee chiare sulle prime mosse da compiere. Prorogherà i quadri e i responsabili in attesa del nuovo presidente e del nuovo comitato, oppure scioglierà subito i nodi? L’interrogativo rimbalza anche nelle frequenti consultazioni con un po’ tutti i principali esponenti del mondo arbitrale, specie tra quelli pronti a scendere in pista.

Delle manovre e delle ipotetiche squadre elettorali ne abbiamo scritto qualche giorno fa (leggi qui). La situazione è però in continua evoluzione. E, dall’interno, emerge un particolare importante, che potrebbe risultare decisivo. La supposta frammentazione (con annesse profonde divisioni e spaccature) tra le diverse anime, rende agli occhi della Figc (e di Malagò) l’Aia come un soggetto non più credibile e auto-gestibile, servendo così su un piatto d’argento il commissariamento. E allora? Come scongiurare questa ennesima Caporetto? Ecco prendere piede una proposta, una soluzione, una possibile via d’uscita.

Tra i tanti gruppi emersi in chiave elettorale (leggi qui) il più assemblato e forte pare essere quello coagulatosi intorno a Narciso Pisacreta, ex vice-presidente ai tempi di Nicchi: il suo profilo, già accostato a quello di commissario, riscuote il favore anche dei cosiddetti ex big ormai impegnati all’estero (tra cui Collina, Rosetti, Rizzoli) e di diversi esponenti di spicco Aia. Negli ultimi giorni sono state esplorate vie, e sono intercorsi parecchi dialoghi. Pare aver rotto gli indugi Pisacreta, che ha sentito (e sente spesso) anche Messina: e così, ha formulato una proposta rivolgendola ai potenziali e supposti competitor. “Sono pronto a presentarmi come candidato, se fosse possibile sarebbe preferibile trovare una vita unitaria”. Per questo ha chiesto. “Proponetemi idee, e anche alcuni profili per il comitato nazionale e non solo, ma a una condizione: non deve esserci alcuno che, negli ultimi quattro anni, abbia ricoperto ruoli e incarichi nell’Aia”.

La proposta è stata girata al gruppo che si riconosce nel romano Pacifici e nel lombardo Zaroli, la cui risposta è stata: valutiamo (qui però il gruppo non pare arruoli molti esponenti). Le risposte ottenute dal gruppo dell’ex presidente Alfredo Trentalange hanno invece aperto una (clamorosa) strada: in questo caso sarebbe infatti arrivato il consenso nel trovare una identità e un progetto che provino a superare divisioni e visioni. Dunque, Trentalange (nel gruppo c’è sempre Baglioni…) sarebbe pronto ad appoggiare la candidatura di Pisacreta. Dal candidato Michele Affinito la risposta è stata attendista: “Ci penso e ci pensiamo, ti farò sapere nei prossimi giorni”. L’esito della risposta di Affinito vale doppio, perché in fondo il vice-presidente Aia ha, in un certo senso, il destino Aia tra le mani: se infatti decidesse per le dimissioni (sue e del Comitato) subito dopo l’1 luglio, la strada (obbligata) per la Figc di Giovanni Malagò sarebbe quella del commissariamento. In questo modo, la mossa di Affinito metterebbe il bastone tra le ruote al progetto di Pisacreta che, in aggiunta, potrebbe essere nominato commissario rendendo così difficile una sua futura candidatura da presidente. Se invece Affinito decidesse di continuare (lui e il Comitato) fino all’assemblea elettiva autunnale, l’ipotesi commissario decadrebbe. Che accadrà? Affinito farà saltare il banco Aia, andrà avanti con la propria candidatura, o convergerà su quella di Pisacreta?

Un altro nodo sarà presto sciolto. Daniele Orsato ascolterà le sirene estere, oppure darà seguito alla proposta formulatagli dal prossimo dt Aia Domenico Messina che l’avrebbe messo davanti a un aut-aut: “Potrei designarti a capo della Can A-B, ma devi rinunciare a nomine per Carbone e Giallatini: dammi presto una risposta”? Per questo, e altro, non resta che attendere. Poco, almeno stavolta. L’1 luglio è alle porte.

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