Arbitri, calcio truccato e scommesse: l’arresto di Catanoso, l’indagine di Chinè, il premio e l’inchiesta della Procura. Caso tra vuoti, allarmi e ritardi

L'operazione Penalty della Procura di Reggio Calabria ha svelato un quadro a tinte fosche, accompagnato dal quasi silenzio dei principali media. L'associazione a delinquere, la frode, la corruzione di un altro arbitro e il premio a un altro fischietto calabrese che aveva detto no. Restano interrogativi e falle in un sistema che si avvale degli accordi con Adm e Sportradar
Chinè mentre premia l'arbitro Milone (foto dal sito Aia)

“…Vedi che qualche volta poi capita… perché il girone B li fanno sempre, sempre 3… si parte da tre e mezzo… va bene poi se c’ero io si partiva dalla base di tre rigori… io meno di tre mai… e non tolleravo nemmeno che uno lo sbagliasse… purtroppo ogni tanto capitava pure ed ero arrabbiato… in Benevento-Ternana volevo prendere già a fine primo tempo ed invece quello ha sbagliato il rigore… alla mia ultima partita… sono stato una liberazione, per Chinè e per tutti…”. Così si esprimeva il 37enne arbitro reggino Luigi Catanoso nel corso di una delle numerose intercettazioni inserite a corredo dell’ordinanza emessa dal tribunale di Reggio Calabria e firmata dal gip che il 29 ottobre scorso, dopo sei mesi d’indagini da parte di carabinieri, finanzieri e polizia giudiziaria, ha generato gli arresti domiciliari del fischietto calabrese e di altri quattro soggetti, tutti ritenuti dai pm della Procura di Reggio Calabria, attori e partecipi di un’associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva.

L’operazione l’hanno denominata “Penalty” ma avrebbe potuto essere chiamata anche “Over”, termini che nel calcio si abbinano a rigore o somma gol superiore a una quota prefissata (di solito oltre i due a salire…), visto che le puntate sulle scommesse (anche su provider esteri per eludere così i controlli) avevano a oggetto il numero di rigori assegnato in una gara o il numero di gol realizzati in una partita. In un contesto che ha inquadrato partite di serie C, del torneo Primavera (e anche serie A femminile), dalle 955 pagine dell’ordinanza cautelare emerge come la figura di Luigi Catanoso (iscritto alla sezione Aia di Reggio Calabria che, dopo la sospensione per due anni a novembre 2024 ricevuta dal tribunale federale della Figc per aver provato a corrompere un collega, aveva però continuato a muoversi nell’ambito arbitrale all’interno del Cra Calabria) venga considerata, e assunta, come assolutamente centrale: sostanzialmente le partite “taroccate” dall’organizzazione erano infatti il frutto di partite condizionate direttamente dal fischietto reggino perché era semplicemente proprio lui ad arbitrarle, oppure perché “avvicinava” colleghi ai quali veniva offerto denaro, facendo così «convergere i risultati agli esiti oggetto di scommesse mirate effettuate dai membri del sodalizio criminale».

Sono le parole pronunciate dal capo della Procura della Repubblica di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli nel corso della conferenza stampa nel giorno degli arresti: il 29 ottobre. Per una strana combinazione del destino (o del calendario), appena il giorno dopo (30 ottobre) a Roma, nella sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, venivano assegnati i riconoscimenti del “Premio De Sanctis, sport, rispetto e legalità” patrocinato dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero per lo Sport e i Giovani, riconoscimenti destinati a figure che incarnano i principi di lealtà, correttezza e rispetto nello sport. Tra i premiati, insieme all’ex presidente del Coni Giovanni Malagò e al totem calcistico Dino Zoff, c’era anche Stefano Milone, giovane arbitro della sezione Aia di Taurianova (provincia di Reggio Calabria) al quale è stato assegnato il riconoscimento con queste motivazioni: “Perchè con la sua testimonianza di coraggio e integrità ha saputo rappresentare i valori più autentici della classe arbitrale, denunciando comportamenti contrari all’etica sportiva e difendendo con determinazione la credibilità del calcio giovanile”.

Stefano Milone è l’arbitro “avvicinato” in trasferta a Firenze proprio da Luigi Catanoso (e da Giancarlo Fiumanò, uno dei cinque arrestati) affinchè “combinasse” una partita (“dacci un’informazione su ammonizione o espulsione… cosa puoi fare tu domani?… un rigore, un’ammonizione dubbia.. chi segna per primo…facciamo qualche scommessa per tirar su dei soldi…facciamo le giocate dall’estero in maniera sicura e non potranno rintracciarti…dacci una informazione e dopo la gara ti diamo una ricompensa.. ti diamo tremila euro…”), precisamente Empoli-Lazio del campionato primavera del 18 agosto 2024.

In estrema sintesi: dopo il contatto e il tentativo di corruzione che respinge, Milone avverte subito prima al telefono e poi con una mail il designatore Maurizio Ciampi il quale gira il giorno dopo (19 agosto) nota e segnalazione alla Procura federale; Milone viene ascoltato (il 22 agosto) dagli inquirenti della Procura Figc guidata da Giuseppe Chinè che farà scattare poi il deferimento (la comunicazione del procedimento a Catanoso è notificata il 25 settembre, il deferimento è del 15 ottobre 2024); intanto (il 26 agosto) gli inquirenti calabresi ricevono una nota della Procura Figc (del 20 agosto) che ha ad oggetto il procedimento nei confronti di Catanoso per il quale la Procura di Reggio ha intanto da mesi intanto avviato un’indagine penale, disponendo dal 24 aprile persino la misura delle intercettazioni, dopo le ripetute segnalazioni pervenute dall’Agenzia delle Dogane e Monopoli e segnalate agli organi di polizia giudiziaria (e alla procura Figc) per un sospetto flusso di giocate anomale relativo ad alcune partite, tutte partite dirette dal fischietto calabrese, e tutte le puntate concentrate in alcune specifiche ricevitorie della zona di Reggio Calabria e Melito Porto Salvo, luoghi dove cioè l’arbitro è nato, si muove e risiede. Segnalazioni che avevano già portato Catanoso a rispondere alle domande di Chinè negli uffici della Procura Figc a Roma (il 3 maggio) e poi (8 giugno) in video-conferenza da Locri, nello studio del proprio avvocato.

Per non perdere il filo: l’11 novembre 2024 la sezione Disciplinare del Tribunale federale nazionale presieduta dall’avvocato Carlo Sica commina due anni di sospensione all’arbitro Luigi Catanoso, riconosciuto colpevole di un tentativo di corruzione arbitrale (nei confronti di Milone) mentre la procura federale guidata dal sostituto Giorgio Ricciardi aveva chiesto tre anni; non gli viene ritirata la tessera e non gli viene inflitta la sanzione più pesante solo perché, si legge nel dispositivo, facendosi guidare dalle norme del Regolamento Aia (art. 63) e non da quelle nel codice di giustizia sportivo, il collegio mette nero su bianco come “la sanzione deve corrispondere ai canoni di afflittività, proporzionalità e ragionevolezza ed essere commisurata alla gravità della violazione… l’esclusione dall’Aia è sanzione che si ritiene eccessiva rispetto al fatto contestato non consistente – si ripete – nell’effettuazione di scommessa…”. E così la giustizia sportiva, sulla base delle risultanze dell’indagine della procura Figc, sanziona il fischietto calabrese giudicandolo per il tentativo di corruzione nei confronti di un collega, allievandogli la sanzione perché, in fondo, l’accordo non si è perfezionato e le puntate sulla partita non sono state effettuate.

Eppure, a ottobre 2024 (deferimento) e novembre 2024 (processo sportivo) il quadro indiziario nei confronti di Catanoso era già molto più ricco, pieno di un elenco di partite “combinate” dall’arbitro stesso che aveva diretto quelle partite nelle quali sarebbero fioccati rigori, gol e ammonizioni (partite nelle quali avrebbe scommesso insieme agli altri quattro dell’associazione a delinquere, tra cui i titolari di un centro scommesse in Toscana), e persino di una partita “combinata” attraverso la corruzione di un altro fischietto (19 maggio 2024, Verona-Cagliari del campionato Primavera terminata sul 3-5) ricompensato con ben diecimila euro: questo secondo quanto emerge dalla lettura dell’ordinanza emessa dal tribunale di Reggio Calabria (si presume che nel corso dei mesi tra procura sportiva e magistratura ordinaria ci sia stato uno scambio di informazioni, come ad esempio emerge da alcuni passaggi, mentre non v’è ancora notizia di un procedimento sportivo nei confronti dell’arbitro corrotto). Punti importanti e delicati, su cui però si tornerà dopo.

Si torni invece solo per un attimo alla cerimonia del “premio De Sanctis”: oltre ovviamente ai premiati, era presente ovviamente anche la giuria. Tra i componenti che hanno deciso sui riconoscimenti, c’era il ministro dello Sport Andrea Abodi che ha avuto parole di elogio nei confronti di Stefano Milone (l’arbitro che ha denunciato il tentativo di corruzione; in sala, secondo la nota dell’Aia, c’era Maurizio Ciampi, il suo vecchio designatore) e c’era Giuseppe Chinè. Sì, proprio lui. Giuseppe Chinè, il capo della Procura Figc che il 3 maggio aveva interrogato Catanoso a Roma e che l’avrebbe poi riascoltato l’8 giugno; il capo della Procura federale che aveva già aperto un’indagine nel 2020 nei confronti del fischietto Luigi Catanoso di Melito Porto Salvo all’indomani di un’altra vicenda assai curiosa e che aveva già acceso i riflettori su un flusso di giocate anomale (e le puntate sempre localizzate in alcune zone del reggino): la partita era Virtus Verona-Gubbio (serie C) del gennaio 2020, partita sospesa sullo 0-1 (e 6 ammonizioni) per un infortunio dell’arbitro al 34’ della ripresa, il flusso di puntate anomale tutto concentrato sulla doppia combinazione 1x.

Il capo della Procura Figc Giuseppe Chinè (è calabrese anche lui, è nato a Bovalino, provincia di Reggio Calabria) all’epoca aveva voluto vederci chiaro su quell’interruzione, su quell’infortunio, testimoniato pare da alcuni certificati medici, su quel flusso di puntate anomale che provenivano dalla stessa zona di residenza dell’arbitro e prontamente segnalate dall’Agenzia Dogane e Monopoli. A pagina 37 dell’ordinanza del 29 ottobre 2025 firmata dal gip Iacovelli, si legge: “…emerge per tale partita la sottoposizione a indagine di Procura federale di Catanoso Luigi, ma si sconosce l’esito della stessa…”. Cioè, scrive il gip, non è noto come sia poi andata a finire quell’inchiesta. Azzardiamo noi: poiché l’arbitro Catanoso ha continuato ad arbitrare per altri quattro anni, quella prima inchiesta sarà stata evidentemente archiviata per mancanza di prove.

Eppure pare che Chinè avesse inizialmente dato peso a quegli indizi fornitigli da 007 federali, insospettiti dai rossi, dai rigori, da quell’infortunio, dalle segnalazioni dell’Adm e dal pregresso di gare, sempre popolate da un numero notevole di sanzioni e rigori; sempre nell’ordinanza è citato il passaggio di un articolo pubblicato da “Il Messaggero” del 19 luglio 2020 dal titolo “Faro della Procura su Virtus Verona-Gubbio” e nel corpo dell’articolo si legge come “il capo della Procura federale Chinè abbia fatto una segnalazione alla Procura della Repubblica di Roma. C’è già un fascicolo d’indagine aperto dal sostituto procuratore Rita Ceraso (nota a margine: è il pm che ha condotto la requisitoria nell’omicidio di “Diabolik”, alias Fabrizio Piscitelli) che ha delegato la Finanza per l’individuazione di eventuali profili penali nella condotta dell’arbitro calabrese”.

Dal 2020 si è così arrivati al 2024 (o meglio, dalla stagione calcistica 2019/2020 a quella del 2023/2024). Un salto temporale lungo ben cinque anni, cinque anni nei quali Luigi Catanoso, in organico alla Can C, ha arbitrato senza soluzione di continuità. Nel 2019/20 17 partite (93 ammonizioni, 14 rigori, quasi uno a partita in media, 10 gare finite sull’over 2,5); nel 2020/21 sono state 18 le gare dirette, sempre tra serie C e Primavera (78 gialli, 5 rossi, ben 16 rigori, in media quasi uno a partita e 7 over 2,5); nel 2021/2022 dirette 21 gare (116 gialli, media quasi di 6 a partita, 8 espulsioni, 7 rigori e 10 over 2,5); nel 2022/2023 aveva diretto 15 partite (74 ammonizioni, 2 espulsioni, 7 rigori e 6 over 2,5); infine nella stagione 2023/2024 il conto delle gare arriva a 20 (121 gialli, oltre la media di 6 a partita, 4 doppie ammonizioni e 4 rossi diretti, 14 rigori di cui ben 8 nelle 5 gare dirette in Primavera 2 B e 11 over 2,5).

Ha quindi continuato a dirigere seguendo, come raccontano le statistiche, lo stesso “metro arbitrale”, ha continuato ad arbitrare da quella prima segnalazione del gennaio 2020 fino all’ultima gara della carriera, quel Benevento-Ternana del torneo Primavera del 13 aprile 2024, corroborata e colorita poi da quelle dichiarazioni, presenti nell’ordinanza di arresti domiciliari, frutto di un dialogo con uno dei suoi sodali successivo al giorno della gara e intercettato dagli inquirenti, “… in Benevento-Ternana volevo prendere già a fine primo tempo ed invece quello ha sbagliato il rigore… alla mia ultima partita… sono stato una liberazione, per Chinè e per tutti…”.

Sempre da Benevento, e sempre da Benevento per una gara del torneo Primavera, era scattato il nuovo allarme, quasi cinque anni dopo la prima indagine. La partita è Benevento-Cesena, seconda contro prima: si gioca il 13 gennaio 2024, finisce 3-2 per i sanniti, il gol decisivo al 97’ dopo l’iniziale vantaggio casalingo su rigore, il sorpasso ospite, il rosso a un giocatore del Cesena all’80’ e il controsorpasso locale grazie anche ad un altro calcio di rigore concesso. Il 30 gennaio alla Direzione della Polizia criminale perviene una segnalazione dell’Agenzia Dogane e Monopoli: nella nota c’è scritto come sulla partita si sia registrato un flusso anomalo (e concentrato) di scommesse. Ben 288 giocate per 41mila euro scommessi, di cui ben 37mila puntati sulla vittoria della seconda contro la prima (la vittoria del Benevento frutterà 78mila euro agli scommettitori). Raccolta alta (considerato l’evento), giocate frazionate, concentrazione territoriale ben localizzata delle puntate: indizi che spingono l’Agenzia a una segnalazione alle autorità di polizia anche perché, nella nota, viene segnalato come già in passato (anni prima) le gare dirette da Catanoso abbiano suscitato quantomeno dei sospetti e delle verifiche (viene citato l’episodio del 2020 e ne vengono rilevati altri).

Intanto però Catanoso continua ad arbitrare (Cosenza-Ascoli 1-2 di Primavera B, Olbia-Arezzo 1-0 di serie C, Casertana-Monterosi 4-3 di serie C con 9 ammoniti, 1 rigore e un gol annullato nel recupero agli ospiti per fuorigioco, Sassuolo-Verona 3-2 del torneo Primavera con 9 ammoniti e 1 rigore, Napoli-Spezia 2-0 del torneo Primavera, Pineto-Carrarese 0-0 di serie C con gol annullato alla Carrarese, Salernitana-Entella del torneo Primavera 2-1 con 3 rigori, Pro Sesto-Triestina di serie C finita 0-1 il 17 marzo): il 25 marzo perviene dall’Agenzia Dogane e Monopoli una nuova segnalazione (datata 13 marzo) relativa a un flusso anomalo di giocate sulle altre partite arbitrate da Catanoso (insieme ad alcune della partite elencate prima, nell’elenco figurano, oltre ad Olbia-Arezzo, anche tre gare di fine 2023 e cioè: Lumezzane-Albinoleffe, Udinese-Sudtirol e Foggia-Latina), tutte gare che destano sospetti per puntate e concentrazione di flussi. Catanoso, intanto, continuerà ad arbitrare: l’8 aprile il designatore Ciampi gli affida Pescara-Entella (serie C) e poi Benevento-Ternana primavera del 13 aprile. Però intanto i rilievi statistici e le segnalazioni hanno arricchito il quadro indiziario; “evidenze e indizi gravi che portano all’avvio delle intercettazioni”, si legge nell’ordinanza a firma del gip Iacovelli.

Catanoso inizia a essere intercettato dal 23 aprile, sia pure faccia un uso limitato del cellulare. Qualcosa intanto si muove pure a Roma, alla Procura federale, nell’ufficio del procuratore capo Chinè: il 30 aprile Catanoso apprende di una sua convocazione in via Campania, per essere ascoltato dagli inquirenti federali. Il 3 maggio, dopo essere stato interrogato e ormai fermo da due turni di campionato, telefona intorno alle 14 al designatore della Can C Ciampi. “…cordialissimo col dottor Chinè…mi ha parlato di certi flussi, di alcune partite, dice che ha sentito tesserati, abbiamo parlato tranquillamente”. Ciampi gli chiede: quali partite? E Catanoso: “…c’era pure Olbia-Arezzo, c’eri pure tu in tribuna.. cinque partite in tutto…pure Casertana-Monterosi…”. Ciampi lo incalza: “..da dove arrivano le scommesse?”. E Catanoso: “non so, non l’ho chiesto né me lo ha chiesto”.

Qualche minuto dopo Catanoso richiama Ciampi, chiedendogli se verrà designato visto che è fermo da due turni. Il designatore però lo stoppa: vista la situazione non ci saranno nuove designazioni a breve, e anzi lo rimprovera per il ritardo registrato nell’arrivo della gara a Benevento. L’8 giugno sarà riascoltato (questa volta in video-conferenza) nello studio del proprio legale (l’avvocato Pedullà) a Locri, dagli inquirenti federali. Parlando poi al telefono con Giovanni Iachino (componente del Cra Calabria), dice. “…penso che ci sarà una cosa…una situazione grave… perché mi hanno nominato gente di…mi hanno fatto nomi di persone che non conosco…nomi di romani, romeni, zingari, milanesi, fiorentini, pugliesi…i nomi me li ha fatti Chinè…no di colleghi nostri nomi non me ne ha fatti…no, non mi ha detto di indagini della procura, solo inchiesta della procura federale..”.

Un piccolo passo indietro, rispetto all’8 giugno. Subito dopo l’interrogatorio a Roma del 3 maggio, Catanoso insieme a Fiumanò raggiunge Sesto Fiorentino, lì dove i Reale (padre e figlio) sono i titolari di un centro scommesse e ritenuti, secondo le ipotesi investigative, i finanziatori dell’associazione a delinquere: sono loro che metteranno a disposizione il denaro per “corrompere gli arbitri”. E già perché, visto lo stop imposto a Catanoso, lo stesso Catanoso ha progettato un nuovo sistema “per fare soldi, per organizzare qualcosa”, anche perché dice di avere a disposizione “un arbitro di Cosenza e due di serie D, di un altro arbitro calabrese, di due di Reggio e ancora…sforno partite da tutti i pori…” e persino si vanta di un’amicizia con Cosso (nota a margine: arbitro della Can A-B), sia pur consapevole che questi abbia parlato male di lui (“dice in giro che faccio schifezze…”). Consapevole di essersi ormai bruciato e di non poter più indirizzare le partite direttamente con le proprie decisioni, Catanoso suggerisce così una nuova strada per poter scommettere e incassare, “…fin quando ci sono stato io le possibilità di vincere erano al 90%…”: avvicinare e corrompere altri arbitri.

Nasce così a Sesto Fiorentino il progetto di avvicinare l’arbitro di Verona-Cagliari (19 maggio 2024) Gianluca Catanzaro, della sezione di Catanzaro: secondo quanto si legge nell’ordinanza, il giorno prima della partita del campionato primavera, Catanoso e Fiumanò raggiungono a Verona l’arbitro e riescono alla fine a “corromperlo”. Ben diecimila euro per indirizzare la partita sull’over grazie anche ai calci di rigore. La partita finirà 5-3 per gli ospiti, e i rigori cadranno come fiocchi di neve in pieno inverno dolomitico, uno dopo soli quattro minuti, tanto che, conversando con i suoi sodali, Catanoso dirà….”l’ha sbloccata subito, mi ha preso in parola, 2500 euro a rigore, se continua così glieli scalo…”, sentendosi da uno dei sodali dire, tra il serio e il faceto, “avvertilo, bloccalo, se continua così lo arrestano…”. Una soluzione alternativa che pare promettere ricchi frutti, “stiamo parlando che tutte le domeniche si vince, portiamo partite, portiamo arbitro, portiamo cose, questo lo abbiamo adescato per il prossimo anno…”, dice Catanoso. Eppure non tutte le cose vanno lisce, i Reale ad esempio rivendicano un prestito non saldato da un altro componente del sodalizio criminale, problema che Catanoso e Fiumanò pensano addirittura di risolvere fingendo un sequestro di un’ingente somma di denaro che avrebbero dovuto consegnare ai Reale, “..diamo mille euro a Gianluca, quello per mille euro ci fa un falso verbale di sequestro, diciamo che ce li hanno sequestrati a Battipaglia o Sala Consilina…”.

Un progetto ideato nell’estate del 2024, prima cioè del deferimento della Procura guidata da Chinè e prima dunque del processo davanti alla Disciplinare del Tribunale federale che scaturiranno però solo dopo la denuncia (a metà agosto) dell’arbitro Stefano Milone. Catanoso infatti ha ottenuto a Sesto Fiorentino una nuova somma di denaro per corrompere arbitri e mette così in atto l’abboccamento all’arbitro di Empoli-Lazio primavera del 18 agosto 2024. Raggiunto a Firenze, con Fiumanò promette tremila euro a Milone che però non ci sta e denuncia subito l’accaduto. Da lì parte la segnalazione di Ciampi alla Procura Figc, da lì nascerà il deferimento e poi la sospensione per due anni mentre intanto Catanoso viene sempre seguito e intercettato dagli inquirenti, dopo la sospensione estiva. Dopo essersi fatto prestare dei soldi da un altro soggetto (calabrese) si scoprirà così dell’idea di puntare su una tripla composta da gare del torneo Primavera in programma il 14 settembre (Milan-Empoli, Cagliari-Inter e Fiorentina-Lecce), “una super quota” la definisce Catanoso, che però non andrà in porto. In porto invece arriverà il deferimento (15 ottobre) e la sospensione di due anni (11 novembre 2024).

A quasi un anno di distanza, il 29 ottobre 2025 è poi arrivata l’operazione “Penalty” firmata dalla Procura di Reggio Calabria: Catanoso, insieme a altri quattro, è adesso agli arresti domiciliari per le accuse di associazione a delinquere, frode sportiva e scommesse illegali. Leggero clamore soltanto nel giorno dell’operazione (basta dare una scorsa a quotidiani e siti nazionali) e poi tutto già nel dimenticatoio; poco rilievo ha avuto anche la premiazione dell’arbitro Milone il giorno dopo, un premio assegnatogli da una giuria composta, tra gli altri, dal ministro Abodi e dal procuratore capo della Figc Giuseppe Chinè. Un’insolita cortina fumogena pare essere calata sulla vicenda: in altre occasioni ci sarebbero state fanfare e titoloni; inoltre, sul sito ufficiale dell’Aia, è sì comparsa la notizia della premiazione, senza però alcuna dichiarazione né dell’attuale presidente Aia Zappi (venerdì scorso è stato ascoltato proprio da Chinè nell’ambito di un’altra delicata indagine) né di altri componenti del Comitato Nazionale. Sul premio, e sulla vicenda Catanoso, bocche cucite ovunque, anche nel palazzo di vetro di via Allegri (sede Figc) e degli organi istituzionali.

Eppure la vicenda meriterebbe approfondimenti. E qualche (banale, ingenua, superflua) domanda, partendo da un assunto storicizzato: da parecchi anni le istituzioni calcistiche nazionali (dalla Figc passando per le diverse Leghe – serie A, serie B, serie C – Lnd – fino a comprendere anche l’Aia) hanno stipulato accordi con l’Agenzia delle Dogane e Monopoli: servizi che consentono di controllare e monitorare le giocate e i flussi sospetti sulle gare dei diversi campionati e, grazie agli allert, di poter intervenire. Non solo. Con l’agenzia internazionale svizzera Sportradar da anni è stato sottoscritto un protocollo: la collaborazione con la Figc si dispiega su diversi fronti, principalmente per la prevenzione e il contrasto al match fixing (combine). La partnership include la promozione di workshop formativi e incontri per tesserati, arbitri e dirigenti, e l’attivazione di un sistema di monitoraggio e reportistica per garantire l’integrità delle competizioni. L’accordo si estende a varie leghe, dalla Serie A alla Lega Pro e alla Lega Nazionale Dilettanti.

E agli arbitri: anche quest’estate, ad esempio, al raduno di Cascia, c’era stato un incontro tra arbitri, assistenti e l’avvocato Marcello Presilla (Responsabile Integrity per l’Italia di Sportradar AG) insieme a Filippo Laurenti (Integrity Officer Figc) che avevano trattato le tematiche legate alle violazioni in materia di scommesse sportive e illecito sportivo. Come si legge dal comunicato stampa dell’Aia, “nell’incontro sono state analizzate e illustrate anche le principali misure da adottare per riconoscere e contrastare efficacemente eventuali tentativi di corruzione nel contesto sportivo”.

A questo punto, ecco qualche domanda. La Figc era stata messa al corrente delle azioni di Catanoso: e se sì, quando? La Figc (si intende anche la Procura Figc), se avvertite in tempo, hanno segnalato prontamente all’Aia gli accadimenti? E se l’Aia è stata avvertita (siamo nel campo delle ipotesi) quando e come è intervenuta? Già, perché, come si legge nell’ordinanza, i sospetti sulle direzioni arbitrali di Catanoso risalgono a ben prima del gennaio 2024: addirittura si torna indietro fino al 2020. E dal 2020 fino al 2024 ha continuato ad arbitrare, ha arbitrato fin anche dopo le segnalazioni dell’Adm di gennaio e poi di marzo. Sarebbe poi interessante chiedere: come e perché l’inchiesta del 2020 è finita in un nulla di fatto? Temporalmente, bisogna sottolineare come nel 2020 a capo della Procura Aia (esisteva ancora) non ci fosse ancora Rosario D’Onofrio, nominato procuratore degli arbitri a marzo 2021 dal Comitato Nazionale presieduto da Trentalange e (ri)arrestato nel novembre del 2022 perché accusato (successivamente condannato) per narcotraffico: nel corso delle indagini, si scoprì anche come fosse affetto da ludopatia. Già: anche lui aveva il vizietto di giocare scommesse sul pallone (e su questo versante, la procura Figc cosa ha prodotto?). Tornando alla vicenda Catanoso: è possibile affermare che le partite (da lui arbitrate) prima del 2024 oggetto di indagine, siano state tutte regolari? E si può affermare con certezza che l’unico caso conclamato (almeno stando all’ordinanza) di corruzione sia stato quello nei confronti del collega Catanzaro (a proposito, sul punto la Procura Figc ha già prodotto?). E Catanoso può essere considerato una “mosca bianca”, nel senso che è l’unico fischietto ad aver “combinato” le proprie partite per incassare dalle sue puntate e dall’associazione a delinquere di cui faceva parte? E, infine: è possibile che, nonostante gli accordi con Adm e Sportradar, la sospensione (in ambito sportivo) di due anni a Catanoso sia arrivata grazie alle rivelazioni di un arbitro che era stato avvicinato e non dall’attività della procura Figc che pure dovrebbe trovare campo favorevole in virtù degli accordi con Adm e Sportradar? E ancora: Catanoso viene sospeso a novembre 2024 perchè un altro arbitro ha svelato di essere stato avvicinato, e per questo gli vengono dati due anni di stop, eppure l’indagine della Procura a novembre 2024 presentava un quadro indiziario molto più pesante. C’è stata comunicazione tra Procura di Reggio e Procura Figc? Questo premio a Milone (chi sarà stato tra i componenti della giuria, a proporlo?), per giunta consegnato il giorno dopo l’ordinanza di arresti domiciliari a Catanoso e company, non suona un po’ come una medaglia al petto? E, per finire, una breve considerazione: proprio in questi giorni alcuni calciatori (Ricci, Perin, Bellanova, a breve potrebbe toccare a McKennie, Florenzi e Zaniolo) con un’oblazione di 250 euro sono usciti dal cono dell’inchiesta della Procura di Milano (che ha chiuso le indagini: nessun calciatore ha comprato o venduto partite) estinguendo così il reato, con l’illecito penale tramutato in un illecito di tipo amministrativo, inchiesta sul giro scommesse che aveva coinvolto Tonali e Fagioli mentre il mondo del pallone (federazione, leghe, club) continuano a chiedere interventi governativi affinchè venga eliminato il “Decreto Dignità”.

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