Ostruzioni, intralci, ostacoli, irregolarità amministrative, violazioni a regolamento e codice etico, ripetute denunce d’intromissioni e (neppure velate) interferenze da parte di componenti del Comitato nazionale senza che mai alcun accertamento sia stato quantomeno ufficialmente avviato, magari solo per appurare la verità. E ancora, come non bastasse: lettere accorate, numerose segnalazioni, persino le sofferte dimissioni del presidente del Comitato regionale arbitri Antonio Rubino ad implorare un intervento del presidente dell’Aia Antonio Zappi e del Comitato Nazionale – anche attraverso il commissariamento (ufficializzata la nomina appena il giorno dopo le dimissioni) – per provare a ristabilire normalità nelle condotte, restituire dignità all’intero mondo arbitrale regionale, ridare vita alla filiera giovanile. Niente. Niente da fare. Sono passati tre mesi e nulla è cambiato.
Dalla Basilicata arrivano segnali che paiono inequivocabili, la sottile ma invasiva guerra di potere pare continui. Continuano disagi, carenze d’organico e ostruzioni, continua la sottile e continua guerriglia che alcuni tra i presidenti delle cinque sezioni regionali (diciamo un trio?) starebbero portando avanti, e da mesi. Il motivo? Contendersi il ruolo di presidente del Cra sostiene più di qualcuno, mentre intanto però si fa terra bruciata, mentre aumentano le lamentele delle società e mentre crescono le difficoltà del commissario straordinario Espedito Musolino, arrivato in una notte di fine estate da Taranto col piglio risolutore e invece in pieno autunno sempre più impelagato in oscure sabbie mobili. A rischio non ci sono solo molte partite per mancanza di assistenti, a rischio non solo nuovi tesseramenti, a rischio ci sarebbe proprio l’essenza stessa e l’esistenza del Comitato regionale arbitri Basilicata che, se continuasse così, potrebbe pure essere accorpato a quello della Campania o della Puglia; peggio ancora, c’è chi sostiene come una parte confluirebbe verso il Tirreno mentre l’altra viaggerebbe verso l’Adriatico.
«Dove c’è un giovane ci sarà l’Aia»: fu questo il motto elettorale di Antonio Zappi meno di un anno fa. Un motto inapplicato, almeno a leggere le preghiere e poi le note (protocollate) più volte inviategli dall’ex presidente del Comitato Basilicata, a scrutare tra le verifiche sezionali effettuate e poi inviate al Comitato nazionale (giacciono per caso in qualche cassetto?), ad ascoltare i racconti di chi questa paradossale vicenda la sta vivendo sulla propria pelle.
A leggere di alcune azioni, prontamente segnalate per iscritto, arrivano secchiate gelide sulla pelle di chi ha creduto che la forza dell’Aia risiedesse anche e soprattutto nell’allevare nuove leve nel rispetto delle regole. Ad esempio. I presidenti di alcune ben identificate sezioni avrebbero spesso bloccato gli arbitri la mattina della gara pur di creare problemi; dei 12 nuovi arbitri “diplomatisi” a inizio 2025 in una sezione non vi sarebbe ancora nessuna traccia sulla piattaforma Sinfonia4y; sulle gare delegate dal nazionale, un paio di sezioni non avrebbero collaborato con il Cra, creando situazioni di emergenza; alcuni (giovani) arbitri non sarebbero mai stati designati per mesi nonostante mai avessero comunicato la loro indisponibilità (questa circostanza è segnalata nella verifica tecnica del 7 dicembre scorso effettuata nella sezione di Matera e poi inviata al Comitato nazionale, nell’allegato sono segnalate anche altre numerose irregolarità e discrepanze); arbitri transitati al Cra senza aver mai diretto una partita; continui ostacoli sarebbero stati frapposti al passaggio di arbitri al Cra; il 50% di assenze all’ultimo raduno estivo è un dato fattuale; addirittura presidenti di alcune sezioni avrebbero bloccato le utenze telefoniche del presidente del Cra e di tutti i suoi componenti (l’ex vice Di Nella, l’autore delle verifica sezionale a Matera, non è più nell’organigramma al pari del dimissionario Rubino, con il commissario straordinario Musolino compaiono invece Guida e Monaco di Potenza e Rago della sezione di Moliterno; le cinque sezioni Aia della Basilicata sono: Potenza col presidente Loffredo, Matera col presidente Iacovino, Venosa col presidente Volpe, Moliterno col presidente Berardone e Policoro col presidente Petroccelli).
Il muro di gomma resiste da mesi. Eppure risalgono a parecchi mesi fa le segnalazioni dell’ex presidente Rubino, tra l’altro in ottimi rapporti con Fittapaldi, l’attuale presidente del Comitato Nazionale Dilettanti: insieme avevano provato a trovare una soluzione. Niente. Fino all’estate, fino a quando cioè il torrente è diventato un fiume, straripando dagli argini. La guerra, le interferenze, gli ostacoli, le enormi difficoltà nelle quali Rubino si trovava ad operare sono rappresentate ad esempio nelle note (prot. nr.Ar\nr 1dell’8 luglio 2025; prot. nr.Ar\nr 2del 16 luglio 2025; prot. nr.Ar\nr 3 del 23 luglio 2025) nelle quali segnalava in maniera dettagliata i problemi e alcune delle cause che li aggravavano. Passaggi ancor più incisivi e delicati nella lettera di dimissioni irrevocabili (il 22 agosto, scritta e inviata dopo quella del 19 agosto con la quale comunicava di voler gettare la spugna) inviata al presidente dell’Aia Antonio Zappi e al presidente della Lnd Giancarlo Abete, lettera ricevute dai destinatari. Lettera però senza risposta e lettera mai resa pubblica dall’ex presidente Rubino, eletto appena un anno prima, dietro le sollecitazioni dell’allora presidente Aia Carlo Pacifici e dell’allora componente del Comitato nazionale Stefano Archinà.
Una lettera che, a prendere solo alcuni passaggi, lascia impietriti, considerando poi la risposta (o meglio il silenzio) seguita dal commissariamento, senza che nulla fosse affrontato realmente. Ecco alcuni passaggi. «Avevo accettato l’incarico per prendermi cura dei ragazzi della Basilicata, schiacciati tra liti e divisioni tra i presidenti di sezione e altre componenti. È quello che ho fatto: valorizzare i giovani, metterli al centro di un progetto di crescita, estraniarli da logiche pseudopolitiche che dilaniano l’AIA di Basilicata rendendola la cenerentola delle regioni… Ci ho creduto. Poi, mi sono accorto che questa battaglia non potevo più condurla, atteso che l’opera di chi non ha a cuore la crescita dei giovani, i loro traguardi e i loro successi, è preponderante, finalizzata solo ad una inutile strategia di posizionamenti e una lotta di postazioni».
E ancora. «Lascio la presidenza evitando che io possa essere per alcuni il motivo per perpetrare ancora ricatti e ostacoli a danno dei giovani. Lascio sperando di liberare un pezzo di energie tenuto in ostaggio da chi si ostina a combattere mettendo al primo posto un proprio sterile interesse. Alla situazione degli organici, già più volta drammaticamente esposta per una crisi numerica evidente, si aggiunge un continuo e chiaro intento di limitare il passaggio di arbitri al CRA e la possibilità di investimento sul reclutamento per ovviare ad un allargamento delle basi sezionali.. …non resta che liberare immediatamente la Basilicata da alibi e ricatti e rimettere nelle sue mani la possibilità di aprire un nuovo corso. L’intera stagione sportiva 2024\25 si è “combattuta” con la necessità di “coprire partite”, con alcune sezioni intenzionate a mettere in difficoltà il CRA nella sua attività di designazione. I componenti del mio CRA hanno lavorato con una dedizione impareggiabile con gli ostacoli ostinati di alcuni che invece avrebbero dovuto collaborare. Presidenti di sezione che bene hanno pensato di bloccare le utenze telefoniche del CRA e di tutti i componenti, si sono avviati in un’opera di terra bruciata che non ha prodotto una vittoria contro il CRA come nelle loro intenzioni, ma ha distrutto le basi delle sezioni, mortificato i sogni dei ragazzi, ucciso le speranze di giovani arbitri ai quali il CRA offriva opportunità. Ciò è stato sempre segnalato, mai stigmatizzato nel concreto… Abbiamo concluso la stagione sportiva garantendola regolarità dei campionati, tra mille difficoltà e vicende di ostruzionismo tanto assurde quanto dannose, tutte conosciute dal Comitato Nazionale».
E non basta. «…Abbiamo segnalato anomalie importanti nel funzionamento di alcune sezioni. Alcune molto gravi e che pregiudicavano la corretta gestione e, soprattutto, la possibilità di dare opportunità di crescita ai giovani arbitri. Tutto è documentato, agli atti. Lo abbiamo fatto con i mezzi e gli strumenti regolamentari. Purtroppo, non è stato mosso un dito rispetto a tali situazioni e mai è giunta la pur minima risposta per cercare di risolvere questi problemi».
Il passaggio che segue lascia senza parole, e chiama pesantemente in causa il componente del Comitato Marcello Terzo. «La situazione si è aggravata quando, l’11 luglio 2025 il componente del Comitato Nazionale dell’AIA, Marcello Terzo, ha chiesto espressamente al sottoscritto di dover eliminare alcuni componenti del CRA dall’organigramma, per lasciare spazio a nuove nomine decise dal Comitato Nazionale. Richiesta preceduta, nei giorni antecedenti, da telefonate di associati di due sezioni della Basilicata che manifestavano chiaramente al sottoscritto la loro sicurezza di essere nominati componenti del CRA Basilicata, a mia insaputa, pur senza vincoli di fiducia. Il tutto in barba a una logica semplice che dovrebbe mirare a rendere il lavoro dei CRA agevole e proficuo, fatto da una squadra affiatata e condivisa. Il cambio di organigramma, tra l’altro, era richiesto a vantaggio di coloro che stanno perpetrando questa logica di blocco e ostruzionismo. Sono state tante le aperture, mai colte… Il mio diniego a modificare l’organigramma del CRA, motivato con l’assoluta fiducia da me riposta in tutti i componenti e con la impossibilità di modificare i componenti dalla sera alla mattina e senza un preavviso, è stata presa con disappunto e disapprovazione malcelati dal componente Terzo. Sia chiaro, non mi sono opposto alla possibilità che il Comitato Nazionale nominasse nuovi componenti CRA, mi sono solo rifiutato di essere io l’esecutore di una azione di sostituzione senza motivazioni, fatta alle spalle delle persone coinvolte, all’ultimo minuto».
E di risposta alla nota dell’8 luglio 2025 sulle difficoltà operative, ecco come sono andate le cose, leggendo quantomeno la lettera di Rubino. «…la risposta a questa mia nota, che era un vero e proprio ultimo grido di allarme, è stata una dura reprimenda circa l’inopportunità di scrivere alla Figc e sul non coinvolgimento del Comitato Nazionale. Non solo il Comitato Nazionale era coinvolto e a conoscenza della lettera, ma da mesi si era concordata questa azione con tutte le componenti, perché la situazione presentava drammatici elementi di emergenza già dalle passate stagioni sportive. Non c’è stata una presa di posizione nei confronti di coloro che apertamente nelle Consulte hanno dichiarato di non voler collaborare nelle designazioni, si è evitato semplicemente di affrontare il problema che, a questo punto, è ingigantito e appesantito come non mai…. Ho risposto alla nota a sua firma, egregio presidente, con una lettera lunga e circostanziata del 16 luglio, confermandole che per il bene dell’AIA ero disponibile a qualsiasi soluzione pur di garantire risoluzione dei problemi manifestati… ma nulla, nessuna risposta anche in quel caso… abbiamo provato a trovare noi soluzioni per mitigare l’emergenza chiedendo al Comitato Nazionale una deroga… Neanche questa volta abbiamo avuto una risposta. Pur comprendendo che forse non poteva giungere una missiva circa quanto segnalato, abbiamo costatato che era ritenuta superflua anche una telefonata, un cenno di intesa su come continuare…».
E infine, la sofferta decisione: rassegnare le dimissioni nella speranza che l’intervento del Comitato Nazionale potesse sortire effetti. «…sono pronto a lasciare il campo libero alle scelte che il Comitato Nazionale vorrà fare per individuare un percorso di normalizzazione di questa situazione…ho mantenuto la schiena dritta e la dignità di non sottostare ad alcun ricatto morale che, purtroppo, in questa Associazione dovrebbero essere merce rara, mentre, invece, qualcuno pone costantemente all’ordine del giorno. Ma, la mia coscienza, oggi mi dice che non potrei lavorare per i miei ragazzi così come meritano. Per questo, con una malinconia forte nel cuore, lascio alle sue decisioni, presidente, il futuro del CRA Basilicata». Questo il finale della lettera del 22 agosto con la quale Antonio Rubino rassegnava in maniera irrevocabile le dimissioni. Tre giorni prima, con una nota, Zappi non aveva accettato le dimissioni, rimandando all’incontro con i CRA a Tivoli il 25 e 26 agosto un approfondimento delle questioni per «assicurare al movimento arbitrale della Basilicata tutte le soluzioni migliori per superare le criticità di gestione». A questa nota, Rubino rispondeva dando disponibilità ad incontrare Zappi prima di Tivoli, e inoltre in un messaggio del 20 agosto evidenziava alcune proposte per risolvere le questioni, proposte e azioni che esulavano dalle proprie competenze e per questo rimesse al Comitato Nazionale. Di tutta risposta, Zappi invitava a questo punto Rubino a rassegnare le dimissioni, formalizzate in maniera irrevocabile il 22 agosto. Il giorno dopo veniva nominato il commissario straordinario. Sono passati due mesi, e nulla pare essere cambiato. Il muro di gomma continua. E continua il silenzio. Di Zappi, dell’Aia, della Lnd, della Figc.






