Federcalcio e Federnuoto: Malagò eletto no, Barelli nominato sì. Il pantouflage e il regime di Governo

Paolo Barelli e Giovanni Malagò

Giovanni Malagò non s’ha da fare (come presidente della Figc), direbbe oggi uno dei “bravi” dell’epoca di Don Rodrigo di manzoniano conio: “fino a un anno fa è stato presidente del Coni…, c’è bisogno del raffreddamento…, c’è bisogno di almeno 36 mesi…”, così dicono, urlano e sussurrano, provando a smuovere mari e monti, invocando il parere di Collegi e Autorità per poi… Nominato (non eletto, si faccia attenzione) alla carica di Sottosegretario di Stato due mesi fa, Paolo Barelli avrebbe dovuto rinunciare alla carica di presidente della Federnuoto, un dorato universo federale su cui regna dal 2000 (è al settimo mandato di fila; dal 1987 al 2000 è stato vice-presidente della Fin). Lo prevede la legge, a tutela della necessaria distanza che il titolare di una carica di Governo deve avere da qualsiasi interesse di parte. Una regola di buon senso: visto che un sottosegretario di Stato partecipa al Consiglio dei Ministri (e visto che, per questa ragione, le incompatibilità vanno riferite a tale organo e non soltanto al Ministero di riferimento) non sta bene che il soggetto interessato faccia contemporaneamente anche gli interessi privati (meritevoli, certo, ma pur sempre privati e di parte) di un’entità giuridica privata (qual è, in questo caso, la federazione nuoto).

Per questo, appunto, esiste la regola. Una regola chiara: chi assume cariche di governo è incompatibile con altre cariche, pubbliche o private. L’incompatibilità è un concetto facile a comprendersi, tanto più oggi con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: se ti danno una carica al Governo, per poterla accettare devi dimetterti da qualsiasi altra carica.

Questo è esattamente quello che avrebbe dovuto fare l’onorevole di Forza Italia Paolo Barelli, capogruppo del partito alla Camera fino a due mesi fa (segato dal diktat di Marina Berlusconi, l’azionista del partito), consuocero del vice-presidente del Consiglio Antonio Tajani, nella maggioranza di governo che sostiene Giorgia Meloni e che annovera, tra le sue fila, anche Andrea Abodi. Paolo Barelli avrebbe dovuto dimettersi dalla federazione italiana nuoto.

E invece?

Invece manco per niente. Fatta la legge, trovato l’inganno. L’onorevole Paolo Barelli (un po’ come la moda dell’autosospensione, una cosa che non esiste in nessuna legge ma che va tanto di moda per non rinunciare alle cariche) ha infatti “immediatamente” congelato la sua carica di presidente della Federazione Nuoto. Come? Azionando l’impedimento (di berlusconiano conio) in forza della legge 215/2004. In realtà, cedendo le (momentanee) funzioni al vice-presidente della Federnuoto, ha invece azionato l’impedimento… all’impedimento delle dimissioni (tutta la vicenda è spiegata nell’articolo, leggi qui).

Questo basta? No. In questa materia non sono ammesse letture creative della legge. La legge dice che se ho una carica e vengo nominato sottosegretario di Stato ho una sola scelta: o rinuncio alla carica e conservo la carica che avevo (in questo caso quella di presidente della Federnuoto), o accetto la carica di sottosegretario e conseguentemente mi dimetto da presidente della Federnuoto.

Non sono ammesse mezze misure. Anzi.

Anzi, leggete un po’ qui (il testo è stato pubblicato due giorni fa sul sito della Federnuoto, con tanto di entusiasmante titolo – “Rincaro energia. In erogazione contributi per 9,4 mln. Barelli: Ringrazio il Governo. Dal 2022 stanziati 180 milioni”- e foto, indovinate di chi? ma di Paolo Barelli, quello che ha azionato l’impedimento e che s’è avvinghiato al comma 6 dell’articolo 12 dello Statuto Federnuoto dimenticandosi però che c’era anche il comma 7…), quello che fin quando farà il sottosegretario dovrebbe stare lontano miliardi di galassie dalla Federnuoto: “Prosegue senza sosta l’azione promossa dal presidente Paolo Barelli a sostegno delle società sportive che gestiscono impianti natatori. È in corso di erogazione la tranche da 5 milioni di euro, che va a saldo del rateo già ricevuto a fine 2025 attraverso il Dipartimento dello Sport. Un’iniezione di liquidità alla quale seguirà, tra settembre e ottobre di quest’anno, lo stanziamento di ulteriori 4,4 milioni di euro previsti dalla Legge di Bilancio 2025. Il piano di supporto guarda anche al futuro: grazie all’indirizzo e alla programmazione è in via di pianificazione e definizione un ulteriore contributo economico per il 2027, garantendo così continuità e respiro gestionale. Questo pacchetto di interventi e la sua estensione al 2027 sono il frutto del dialogo efficace con il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, e con il Capo del Dipartimento per lo Sport, Flavio Siniscalchi, che ha portato il Governo a stanziare complessivamente circa 180 milioni di euro a favore dell’impiantistica natatoria dal febbraio 2022. “L’obiettivo fondamentale resta quello di attenuare l’emergenza economico-gestionale indotta prima dalla pandemia e attualmente dal rincaro energetico – sottolinea Barelli – Queste risorse rappresentano un aiuto vitale per garantire la sostenibilità economico-finanziaria delle strutture, la continuità delle attività rivolte ai cittadini e all’alto livello. Gli impianti natatori continuano a misurarsi con i complessi riflessi degli aumenti energetici, ma stanno trovando evidenti risposte concrete dal lavoro istituzionale intrapreso da federazione e Governo, che ringrazio per le attenzioni dimostrate“. Sembra di stare sul bollettino della Pravda ai tempi di Breznev (non abbiamo scritto Stalin, eh).

L’articolo qui ripubblicato ci porterebbe d’altra parte ben più lontano: è davvero vero che Barelli non esercita più le funzioni di presidente della Federnuoto? Chissà….

Quello che sorprende, da parte di tutte le Istituzioni (ma ovviamente per primo da parte del Ministro dello Sport, Andrea Abodi, che partecipa con Barelli alle riunioni del Consiglio dei Ministri) è che nessuno dica niente. Ma si sa, quello che conta – da sempre – non è il rispetto delle leggi ma il potere che si ha. Evidentemente c’è chi ha potere e chi ne ha meno…

La cosa sconvolgente è che praticamente in contemporanea si sta facendo il gioco della pantofola (pardon, pantouflage) contro Malagò. Giustamente il ministro dello Sport Andrea Abodi ha a suo tempo imposto che il presidente del Coni e il presidente dell’Aci non potessero stare in carica per più di tre mandati di fila. Già lì però sembrava mancata un po’ di coerenza con il trattamento invece riservato alle federazioni, lì dove cioè è stata permessa la restaurazione della “eternità dei mandati”.

Nel caso delle elezioni alla Figc (si vota giusto tra una settimana) il ricorso alla pantofola (pardon, pantouflage) come arma di distruzione dell’avversario è davvero imbarazzante (tutta la questione è spiegata nell’articolo pubblicato qualche giorno fa, leggi qui).

Paolo Barelli, (nominato) come sottosegretario di Stato, può tranquillamente e serenamente ignorare la legge che gli impedirebbe di conservare la carica di presidente della Federnuoto e non sarà soggetto al divieto di pantouflage. Giovanni Malagò, che partecipa ad una elezione (e che quindi non è destinatario di alcun affidamento diretto dell’incarico), secondo alcuni e secondo i signori che stanno in alto (e al Governo), dovrebbe invece rispettare la regola sulla incompatibilità da incarico e non le diverse regole sulla possibilità di essere eletti (regole, queste ultime, che consentono a Giovanni Malagò di partecipare a pieno titolo alla competizione elettorale).

La coerenza -si sa- non è una virtù della politica. Ma quando è troppo….O viene da ridere, o ci scappa un sacrosanto vaffa!!!

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