Il Coni dell’architetto Buonfiglio: bancarelle a Palazzo H e politica nella stanza dei bottoni. Resiste il Collegio di Garanzia. E Di Paola si scalda

Sui gradoni che portano al Salone d'Onore un simbolo per ciascuna delle 50 federazioni e intanto proroga fino a febbraio i componenti del Collegio di Garanzia. Mentre infuria la battaglia tra Sport e Salute e dipendenti parte una nuova campagna elettorale...
Il presidente del Coni Luciano Buonfiglio con la premier Meloni

Non eravamo a New York. Abbiamo però sentito e apprezzato l’intervento di Giovanni Malagò alle Nazioni Unite che, da presidente della Fondazione Milano-Cortina, ha presentato a nome dell’Italia il progetto di risoluzione (titolo “Costruire un mondo pacifico e migliore attraverso lo sport e l’ideale olimpico”) per la tregua olimpica, risoluzione votata all’unanimità con il sostegno di 165 Paesi che l’hanno sostenuta ufficialmente (tanto per dare un’idea, quella per Parigi un anno fa aveva ricevuto l’appoggio di 84 nazioni).

La considerazione arriva in fretta: ma chi è che ha voluto privare lo sport italiano di un personaggio dotato di cotanta “meraki” (parola greca, sta per: fare qualcosa con passione, creatività e amore)? Non ci ritorniamo sopra perché ne abbiamo già parlato, a lungo e a più riprese. Il “merito” si può (forse) ascrivere al ministro Andrea Abodi (e naturalmente al ministro Giorgetti) che prima ha ripristinato le monarchie federali (sopprimendo il limite dei tre mandati che era stato introdotto per sopprimerle) e poi l’ha strenuamente difeso (quello stesso limite dei tre mandati) contro Malagò. Come la pensino poi gli atleti italiani non ce lo chiediamo nemmeno: un sondaggio sulla questione si risolverebbe in un plebiscito. E del resto basterebbe ficcare il naso tra le conversazioni di atleti e dirigenti per ottenerne una conferma. Ma ormai è acqua passata, da giugno il Coni ha un nuovo presidente.

Però l’erede di Malagò, l’avvocato milanese di sangue napoletano Luciano Buonfiglio, fino a oggi non si è visto. O meglio. Non si è visto non perché non vada in giro, anzi; ma perché la sua immagine è appiattita (o per meglio dire, nascosta) dai desideri della politica. Mai una frase, una presa di posizione, un intervento, a favore e in difesa dello sport e della sua autonomia da parte dell’avvocato. In ogni occasione l’avvocato Buonfiglio non manca invece di mostrarsi sensibile al pensiero di questo o quel ministro (Abodi o Giorgetti fra tutti) che a poco a poco hanno preso sempre più il controllo sui gangli vitali dello sport italiano. Tant’è.

Tant’ è che, alla maniera democristiana, la risposta a ogni problema sta in una Commissione. Un esempio?

Il problema è la giustizia sportiva? La risposta è: facciamo una Commissione. Tra l’altro una commissione nella quale i suddetti ministri, grazie ai rispettivi rappresentanti, “comandano” a piacimento (ne abbiamo recentemente scritto recentemente qui)… Ma dare le carte e affidarsi a una commissione non serve a nulla. Non è così che si mette seriamente mano ai problemi. Ad esempio.

Il Collegio di Garanzia (che dipende dal Coni) è un organo lentissimo e inutile (un carrozzone che esiste per erogare biglietti…quante volte abbiamo visto i membri in tribuna autorità allo stadio Olimpico). Che cosa fa Buonfiglio? Lo proroga. Ma è legittima la proroga dei membri del Collegio di Garanzia o, a garanzia di tutti, alla scadenza i relativi componenti non potrebbero/dovrebbero restare in carica? Non è questo però un problema all’ordine del giorno di Buonfiglio che, (anche) su questo punto, si rimette alla Commissione e quindi alla politica….

L’unica cosa che poteva fare direttamente, perché il Collegio di Garanzia dipende da lui, e cioè una piccola riforma almeno dei tempi di operatività del Collegio di Garanzia, non l’ha fatta. Che cosa ha fatto, invece? Ha prorogato i membri fino a febbraio: un modo per dire: poi vediamo… E poi si preoccupa della giustizia sportiva relativamente alle federazioni, tutta una cosa ovviamente per prendere tempo…

Intanto e per contro, i dipendenti del Coni festeggiano. Sembrano lontani i tempi delle marce serrate imposte da Malagò e così (salvo i pochi che sono applicati ai Giochi Olimpici) il resto della truppa pare abbia ricominciato ad assaporare un po’ di tempo libero: chi va in palestra, chi a fare compere e chi si dedica a viaggi…(in campo intanto infuria lo scontro tra tutte le organizzazioni sindacali e i vertici di Sport e Salute guidati dall’ad Nepi Molineris sul nuovo contratto nazionale di lavoro, su orari e flessibilità negate, parametri economici e rivalutazioni, non è escluso uno sciopero a breve).

Non parliamo poi delle monarchie federali. Con un controllore come Buonfiglio si può fare la pacchia. Ce lo vedete a spedire tutti i suoi (poco affaccendati) dirigenti a controllare (anche a campione) i bilanci delle federazioni e gli estratti conto delle spese di rappresentanza dei presidenti federali?

Fa bene allora Marco Di Paola, presidente della federazione italiana sport equestri (eletto per il suo terzo mandato – a rieccoci – a novembre 2024), nonché coordinatore della Commissione di Giustizia (creata per varare la riforma della giustizia sportiva) ad occuparsi, più che della commissione giustizia nella quale è numericamente in minoranza rispetto alle componenti ministeriali, della (sua) successione a Buonfiglio. Se non ci fossero state le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina qualcuno avrebbe legittimamente potuto porre la domanda che va tanto di moda: ma Buonfiglio lo mangia il panettone?

E comunque già serpeggia la voce, tra presidenti federali e circoli sportivi: ma a questo punto non sarebbe stato meglio votare per l’86enne Franco Carraro (ci occupammo della sua candidatura, non senza lesinare critiche e ironia, leggi qui e qui) che da politico navigato difficilmente si sarebbe piegato ai desiderata della politica?

Chi scrive (spero si capisca) non lo fa certo per interessi personali né per conto d’altri. Mettersi nelle mani della politica significa far sottostare le vite di tanti atleti e atlete (e dei loro immensi sacrifici) ai capricci di questo o quell’onorevole senza una vera autorità indipendente (come era il Coni ai tempi di Malagò) che li protegga. È per questo che si parla di autonomia del sistema sportivo, proprio per sottrarre le vite di tantissimi ragazzi alle (mutevoli e parziali) decisioni della politica…

Ci pensi, presidente Buonfiglio, prima che sia troppo tardi. Fare il presidente del Coni senza esporsi non serve allo sport.

E però il segno del passaggio dì Buonfiglio al Coni (o meglio il suo biglietto da visita) c’è, eccome se c’è. Anziché occuparsi dei problemi veri (che, come scritto, non mancano) Buonfiglio sta facendo rivoltare nella tomba il celebre architetto Enrico Del Debbio, vale a dire il progettista della sede del comitato olimpico italiano. L’architetto aveva ideato un’importante scalinata di accesso al Salone d’Onore e l’aveva dotata di mancorrenti altrettanto nobili.

Ebbene, l’architetto Buonfiglio (si fa per dire ovviamente) ha pensato bene di storpiare quella scalinata con delle scatolette di plexiglas posizionate sui gradini, una con col simbolo di ciascuna federazione (le federazioni sono 50)… Una pacchianata dice il popolo, un obbrobrio dicono gli architetti. Ma i critici maggiori si annidano però tra i giuristi: come si fa, si chiedono e chiedono, ad alterare un edificio di enorme prestigio storico-artistico senza il permesso della Sovrintendenza? E (aggiungono) i giuristi: ma lo sa Buonfiglio che la sua opera (tecnicamente un intervento abusivo su un bene tutelato) mette persino a rischio la pubblica incolumità perché di fatto riduce l’utilizzabilità della pedata della scala e rende inservibile il relativo corrimano? Attendiamo di leggere atti e costi di questo scempio, anche a costo di fare accesso agli atti, per informare la collettività.

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