La paura di subire una rete stronca-partita che puntualmente arriva. La frenesia, che ti fa perdere lucidità e incisività, nel voler arrivare al gol che puntualmente non arriva. Il peso (sempre più gravoso) della responsabilità di mantenere (e ora, riconquistare) il comando della classifica, concedendosi e cedendo – chissà quanto consapevolmente, chissà quanto assorbita dal dettato di un ambiente sempre più malmostoso, irascibile, insofferente e degradato – allo stucchevole e banale “giochino” del punto in più o del punto in meno (a più di venti gare dalla fine del torneo adesso, ma il “giochino” è iniziato prima) rispetto alle antagoniste (Catania e Benevento, ma da tempo alla corsa si è iscritto anche il Cosenza): è in questa fitta rete che (da qualche settimana) la Salernitana è inesorabilmente caduta.
Sono settimane che non riesce a uscirne, a rialzarsi, a ridestarsi, a riprendersi. Impigliata in questa rete claustrofobica, non riesce quasi più a respirare. Imbrigliata da questa rete fatta di maglie strette e affilate, pare proprio non riuscire più a liberarsi. Come prigioniera di se stessa. Naufraga in un guado (apparentemente) senza uscite. Arenatasi nel mezzo di un tunnel, tra frenesie, paure, mancanze e debolezze (e isterismi della piazza). Sferzata da un manipolo di “tifosi” e da un megafono stonato a Benevento, fischiata da nemmeno la metà di quel che resta di una Curva Sud che non conosce e non canta nemmeno più un motivetto (a proposito di esoneri e cambi: mai pensato in Curva di cambiare?) e che non ha più davvero nulla della calorosa, trascinante e straordinaria Curva Sud dell’Arechi che fino a qualche anno fa sapeva essere fattore, dopo il pari col Trapani. A fine gara poi, scene che hanno riportato indietro (assai indietro) nel tempo, a un tempo che pareva finalmente consumato, archiviato, superato.
Fischi (e passi) ma poi gesti e gestacci, soprattutto urla e isterie: nei confronti di qualche giocatore (Inglese in particolare al momento della sostituzione) e nei confronti dell’allenatore, invitato ad andarsene, qualificato addirittura come un assoluto incompetente.
Certo, ci sono evidenti responsabilità (tecniche e tattiche; a mio avviso, il dato preoccupante non è la flessione nel rendimento-punti quanto la mancata evoluzione, nel corso delle giornate, di una struttura-squadra e nella sua capacità di leggere i momenti di una partita) che però continuano a viaggiare insieme a precise e ben definite responsabilità, inefficienze, incapacità, paturnie e precarietà che si annidano (e che resistono) ben marcatamente fuori dal campo.
Paradossalmente, la partenza bruciante della Salernitana (5 vittorie nelle prime 5) ha finito col diventare un peso insostenibile, ingabbiandola dentro una scatola confezionata ex post rispetto a un mercato, a una filosofia, a una strategia, a una condotta, a un ex ante cioè che per nulla aveva seguito e inseguito l’idea, la voglia e la capacità di creare una corazzata in grado di risalire, al primo colpo, in serie B. Come se la Salernitana fosse stata costruita per vincere il campionato (che poi, l’esperienza insegna: puoi anche costruire una corazzata ma mica è detto che non impietosamente affondi, specie in un campionato come la serie C; come se l’esperienza proprio qui a Salerno non avesse insegnato come la vittoria di un campionato sia sempre il frutto di una complessa alchimia di fattori che vanno ben al di là del rango tecnico o del nome o del blasone)…
Forse qualcuno avrà dimenticato qualche “banalissimo” particolare, ne basterebbe appena uno per comprendere: il ds Faggiano (anche lui, certo, ha responsabilità nell’allestimento della rosa) ha dovuto attendere oltre tre settimane per poter depositare i contratti di uno svincolato (Liguori) e di un calciatore che aveva dato il via libera insieme al club di appartenenza (Tascone) solo perché prima doveva liberare la società dal peso di pesanti contratti pluriennali. Altrimenti, niet.
È, ovviamente, solo un esempio di come questa stagione sia stata “costruita”, ma ce ne sarebbero tanti altri. Certo, è stata costruita in ritardo rispetto alle altre (specie Benevento e Catania su cui doveva cadere l’onere, e su cui ricade ancora l’onere, di dover vincere il campionato viste le spese e i tanti anni di fallimenti sportivi, lasciando libero da pressioni il gruppo granata). Un modo del club, ci pare, come a dire, quasi avventuristico: vediamo com’è, se va alla grande tanto meglio, altrimenti “ci abbiamo provato”.
Fischiata la squadra, a fine partita: ho trovato (ma è mio parere) ingenerosa, inappropriata e immeritata la reazione del “tifo”, quantomeno meriterebbero (sempre in maniera pacifica) tali comportamenti altri settori del club…
Che la squadra fosse incompleta (e assemblata di rincorsa, alla meno peggio) lo si era scritto e notato sin da prima dell’avvio del campionato. Che avesse problemi “strutturali” in difesa, lo si era intuito fin da subito. Che avesse bisogno di tempo (23 giocatori nuovi su 23 in rosa) era stato ribadito spesso. Però, nell’avvio di questo campionato, la Salernitana (che però, bisogna dirlo, non è che i giocatori di categoria non li abbia) aveva abbondantemente compensato con la grinta, la tigna, la voglia, l’esuberanza; con il senso di un gruppo coeso; con la capacità di non darsi mai per vinta, con la consapevolezza di poter ribaltare avversario e partita; con la spinta emotiva di un pubblico che, dopo due anni desolanti, aveva davanti agli occhi finalmente un gruppo che (almeno) sputava sangue e sudore per la maglia granata, a dispetto anche del gioco. Su quell’armonia bisognava costruire. Su quell’armonia bisognava (e bisogna) insistere.
Al primo soffio contrario, sta invece venendo giù tutto. La paura di prendere il gol stronca-partita, la frenesia nel voler segnare come se non ci fosse un domani, il peso di dover vincere per forza, sempre e contro chiunque: basterebbero due recentissimi fotogrammi a sintetizzare questo (delicato) momento.
A Benevento, dopo aver macinato gioco per 30’ e segnato il gol del pari, al momento della palla al centro sui volti dei granata (e non dei sanniti) si leggeva chiaramente la foga di dover andare subito all’assalto per il nuovo gol, come se mancasse un minuto alla fine, come se fosse la partita del dentro o fuori. Contro il Trapani, per novanta minuti, l’elemento più temperamentale (e tecnico) del gruppo – Capomaggio – è rimasto nel limbo, bloccato troppo dietro per coprire la retroguardia e così troppo distante dal cuore della manovra, nel momento di dare l’assalto all’area avversaria.
Per evitare di gettare tutto prematuramente al vento (il campionato è lungo, e poi ci sono i playoff: per questo bisogna puntare a una crescita nel gioco e nella personalità al di là delle contingenze), per evitare uno di quei tanti campionati (di un tempo) archiviati prima ancora del Natale, ci sarebbe bisogno di una reazione collettiva. Innanzitutto dalla società, indipendentemente dal mercato invernale (ci risiamo ancora: ma a gennaio si può parlare di reali rinforzi?): che mostri serietà ed eviti teatrini, ma ne sarà capace? Dal tecnico (se resterà Raffaele in panchina: ci sono allenatori in giro in grado di “assicurare”, come fossero maghi, la promozione?): sarà capace di dare equilibrio alla squadra e di trovare un assetto preciso? Dal direttore sportivo (poco ci è mancato che, nella conferenza stampa convocata per ribadire come Iervolino fosse un super imprenditore e un appassionato proprietario, riprendesse le orme dell’ex Nicola autore di quella lettera nel post Bergamo…): sarà capace di adeguare la rosa senza appesantire un budget evitando così di tornare, punto e daccapo, a giugno? Dalla squadra: saprà riscattare le ultime prestazioni, saprà ridarsi animo e ritrovare la giusta armonia? Dall’ambiente (comprensibilmente logorato, sfibrato e avvelenato dal tenore delle stagioni precedenti). Perché non è più possibile (e accettabile) continuare a leggere e sentire sempre lo stesso insulso, insignificante, incomprensibile slogan: “Dobbiamo andare via in fretta da questo inferno”, devono farci una squadra che va subito in serie B”.
Altrimenti, di questo passo, l’inferno è appena agli inizi.





