Dieci giornate alla fine della stagione regolare, due mesi esatti al suono del gong, prima che si avvii la girandola dei playoff e playout: sale la tensione perché si avvicina l’insindacabile tempo dei verdetti nel torneo di Lega Pro. E se nei gironi A e B Vicenza e Arezzo paiono aver ipotecato la (meritata) promozione in serie B, nel girone meridionale si fa invece sempre più serrata la lotta a due tra Benevento e Catania (distanti ora 5 punti): eppure, nel girone C, tutti i protagonisti e gli osservatori più che puntare gli occhi sulla sfida tra sanniti ed etnei, più che riservare le attese sull’imminente (si gioca il 5 marzo) scontro diretto tra le due contendenti, aspettano trepidanti i verdetti della giustizia sportiva che, nel giro di poche settimane, potrebbe riscrivere la classifica condizionando pesantemente, un’altra volta ancora dopo lo scorso anno, sia la corsa per la promozione sia quella per mantenere la categoria.
Fari puntati sulla Sicilia. Occhi e orecchie sono in Sicilia, lì dove le precarie condizioni economico-finanziarie di Trapani e Siracusa risulteranno determinanti: si procede in una fitta nebbia, tra le preoccupazioni dei vertici della Lega Pro che seguono con palpabile apprensione le evoluzioni e provano a difendere la regolarità del campionato, le ira di quei club che, sebbene indirettamente, subirebbero conseguenze dai verdetti della giustizia sportiva e la circospezione di chi invece ne guadagnerebbe. Il 26 febbraio, davanti al tribunale federale nazionale, si dibatterà sul deferimento del Siracusa per gli inadempimenti del bimestre settembre/ottobre (sei punti in arrivo), club che però a breve è destinato senza colpo ferire a ricevere un altro deferimento dalla Procura federale dopo la segnalazione della “Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico-finanziario delle società sportive” per gli inadempimenti relativi alla finestra novembre/dicembre. Il 9 marzo sarà poi la volta del Trapani che rischia, sotto forma di recidiva, l’esclusione dal campionato: in questo caso la classifica verrebbe riscritta, e le distanze tra Benevento e Catania (che si sfideranno quattro giorni prima) ridotte perché al club di Vigorito verrebbero tolti 6 punti, 4 a quello di Pelligra.
L’attesa. A Trapani il presidente Valerio Antonini continua nella sua campagna social con l’ormai virale “la verità ci renderà liberi” mentre la squadra prova a tenersi a galle nonostante i 15 punti di penalità già collezionati (8 per la precedente stagione, 7 per quella in corso): la sospensione delle cartelle esattoriali secondo il patron sarebbe un elemento a favore nella battaglia giudiziaria (non solo sportiva). A Siracusa, mentre il sindaco Italia cerca rimedi e il patron Ricci (silente e assente) medita se consegnargli il titolo, il dg Guglielmino e il ds Laneri potrebbero parlare a breve: la squadra sta collezionando sconfitte in serie, è in caduta libera e (pare) ha raggiunto Potenza per la sfida col Sorrento grazie ad una colletta.
L’anticipo sui diritti tv, lo stallo della riforma Zola, il no al dilettantismo. A Firenze, invece, con un’operazione avviata qualche anno fa dall’allora presidente Francesco Ghirelli, la serie C ha reso noto il monte ingaggi di tutti i club iscritti. Qualcuno pare non l’abbia preso benissimo, qualche altro ha parlato di un’operazione di trasparenza. A proposito. Forse qualche parola andrebbe definitivamente spesa per chiarire gli effetti (pratici) della decantata “riforma Zola” che, secondo la governance a guida Marani, dovrebbe portare benefici e provvidenziali introiti economici ai club che utilizzano giocatori italiani under cresciuti nei settori giovanili del club (premialità fino al 400% rispetto allo scorsa stagione: così era stato annunciato): il condizionale è d’obbligo perché, al momento, la Figc di Gabriele Gravina non ha riconosciuto ufficialmente ancora nulla (non c’è un impegno ufficiale scritto da parte della federazione) e dunque i soldi sono ancora solo virtuali (immaginarsi il malcontento di Marani). Proprio per venire incontro ai club, specie quelli più in difficoltà, la Lega Pro ha così anticipato i tempi nella corresponsione (almeno) dei proventi derivanti dai diritti audiovisivi e diritti promo pubblicitari; il 6 febbraio scorso tutte le società hanno ricevuto il pro forma, da commutare in fattura, per andare all’incasso di un “corposo” acconto: 50mila euro più il 22% di Iva, pari quindi a 61mila euro. Ben più di un acconto (così come la dicitura riportata nel pro forma), visto che l’importo complessivo per ogni club è pari a circa 80mila euro: Marani ha deciso così di anticipare i tempi della distribuzione. Magari qualche club in difficoltà ha potuto giovarsene visto che per il 16 febbraio era previsto il saldo degli emolumenti, degli f24 fiscali e previdenziali (più fondo fine carriera)? Chissà.
Intanto, Marani ha ricevuto una risposta dal sondaggio effettuato con i club per capire la volontà di “aderire” alla proposta di riforma (l’avevamo anticipata qui) formulatagli da Gravina: la Lega Pro nell’alveo del dilettantismo. Il sondaggio non è andato bene (eufemismo): sui 56 club interpellati (esclusi il Rimini che non c’è più, e i tre club di A iscritti con le seconde squadre) almeno 45 società avrebbero espresso parere negativo. Parecchie le perplessità, numerose le rimostranze: tra i più contrari alla “cosiddetta” riforma ci sarebbe stato il proprietario della Salernitana, Danilo Iervolino che, in una conversazione telefonica con il presidente Matteo Marani, avrebbe bocciato in maniera decisa qualsiasi passo verso questo “cambiamento”.
Situazione Siracusa. E mentre il futuro prossimo della lega (ancora) professionistica resta incerto, tra nubi, sospetti e interrogativi resta avvolto il suo scottante (e urgente) presente. Non sa che fine farà il Siracusa che giovedì dal tribunale federale nazionale si vedrà comminare una penalizzazione di 6 punti per il mancato adempimento degli obblighi (stipendi, ritenute, contributi) del bimestre settembre/ottobre andati inevasi alla finestra del 16 dicembre. Il rinvio ottenuto dalla difesa del patron Ricci per legittimo impedimento (ne abbiamo scritto qui) ha solo prolungato l’attesa: scontato il -6 in classifica. Al 16 di febbraio però il Siracusa non solo avrebbe dovuto dimostrare l’avvenuto adempimento degli obblighi della precedente finestra, ma anche aver ottemperato agli obblighi (stipendi, ritenute e contributi) del bimestre novembre/dicembre. E qui si apre un nuovo fronte, con l’immancabile (nuovo) deferimento che a breve (entro dieci giorni dalla finestra) arriverà sul capo del club aretuseo che, filtra, ha sì corrisposto gli stipendi ai tesserati ma non ha versato gli F24 di Irpef e Inps (più fondo carriera). Per questo inadempimento, è praticamente scontata una nuova penalizzazione: dai 5 ai 6 punti, vista la recidiva, che si sommerebbero così ai 6 che incamererà giovedì. Per evitare il rischio di esclusione dal campionato, il Siracusa doveva però, al 16 febbraio, aver ottemperato anche ai versamenti Irpef e Inps del bimestre precedente. Lo ha fatto? E come lo ha fatto?
Su tempi e modalità, in queste ore, arrivano indiscrezioni e boatos. Tutti elementi da verificare, ovviamente. Così come sulle modalità dell’avvenuta corresponsione degli emolumenti ai tesserati. Su questo ultimo fronte, da Siracusa filtra come i pagamenti siano stati effettuati da un conto corrente presso l’istituto Montepaschi di via Savoia intestato al settore giovanile del club e non da quello “principale” sempre aperto presso la stessa filiale. Se così fosse, l’anomalia porterebbe però a una sanzione pecuniaria e non in termini di punti. C’è però chi sostiene come i pagamenti a quattro tesserati (area amministrativa e sanitaria) sarebbero stati saldati non il 16 febbraio ma solo nel fine settimana scorso: in questo caso bisognerebbe però capire se si tratta solo di un ritardato accreditamento. Per quanto riguarda invece l’adempimento degli obblighi del precedente bimestre (settembre-ottobre) per Irpef e Inps – decisivo ai fini dell’esclusione per recidiva – si moltiplicano le voci più disparate. C’è chi insinua come l’avvenuto versamento sia arrivato grazie ad una deroga(?), autorizzazione (?) formale o ufficiale (?) da parte dei vertici della Lega che avrebbero (il condizionale è davvero d’obbligo) fatto conto di un attivo di mercato ottenuto dalla società (da ricordare la cessione avvenuta nell’ultima finestra di mercato del gioiellino Di Paolo al Cagliari rimasto in Sicilia fino al termine della stagione) nella campagna trasferimenti. O, chissà, magari una parte del saldo da versare è stata presa dall’acconto sui diritti tv che la Lega Pro ha girato il 6 febbraio, anticipando (per tutti i club) i tempi. Questa interpretazione (cioè quella del versamento grazie all’attivo di mercato) sarebbe stata però presa per buona dalla “Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico-finanziario delle società sportive”. Dunque, tutto potrebbe filare liscio. Domande, dubbi, sospetti, quesiti: il tempo delle risposte arriverà a breve?
Situazione Trapani. A breve arriverà invece il verdetto sulla lunga e spinosa vicenda che vede coinvolta la società del presidente Valerio Antonini che è davvero a un passo dal baratro. La discussione sul deferimento (ne avevamo scritto qui) il 22 gennaio era stata rinviata al 9 marzo, perché intanto il club siciliano doveva ancora essere giudicato (per un precedente deferimento) in secondo grado dalla Corte di Appello federale. Nel rinvio, però, il collegio giudicante del tribunale federale nazionale (presidente Amedeo Citarella) aveva sottolineato come la “situazione fosse stata cristallizzata al 22 gennaio” (significa che le eventuali novità successive non sarebbero state valutate). Dopo il 22 gennaio sono intervenute due novità. La Corte di giustizia tributaria di Trapani ha accolto l’istanza cautelare del club sospendendo gli effetti delle cartelle esattoriali emesse nei confronti del club: una decisione che, secondo Antonini, sarebbe decisiva non solo ai fini della non esclusione del club, ma che addirittura dovrebbe fargli riavere i punti già tolti. Poi è arrivato il no ai ricorsi (della Procura federale e dello stesso Trapani) dalla Corte federale di Appello che ha così confermato la penalizzazione già inflitta al Trapani. Che, il 9 marzo, dovrà difendersi dal nuovo deferimento (sempre che al 16 febbraio abbia ottemperato agli obblighi della finestra novembre-dicembre: in caso negativo ci potrebbe essere un nuovo deferimento…) che si basa (anche) sull’accertato mancato versamento del rateizzo delle cartelle esattoriali (tutta la questione è spiegata qui). Ora, per uscire dal ginepraio e dal labirinto: il Trapani, forte della sospensione della cartelle esattoriali, punta a cavarsela (e non solo, punta addirittura alla restituzione dei punti di penalità già comminati). La procura federale invece sostiene come questi versamenti dovevano essere effettuati alla data prevista e, in mancanza, per recidività, chiederà l’esclusione dal campionato (con conseguente riscrittura della classifica). La questione però sta tutta qui: se un club è inadempiente alla data prevista (il 16 ottobre, ma anche il 16 dicembre) può valere una sospensione che è arrivata invece dopo? Sarebbe come dire: mi denunci il 2 gennaio perché non avevo la patente mentre guidavo l’auto, mi giudichi e mi condanni il 20 febbraio ma io il 20 febbraio ho la patente…
Al lettore ogni considerazione. In aggiunta, però: ai fini dell’iscrizione al campionato, secondo il sistema delle licenze nazionali, è valida la sospensione di un debito ma solo se il provvedimento è preso da un organo collegiale e non da un organo monocratico. Cosa vale invece per gli adempimenti nel corso della stagione sportiva? Chissà…






