Serie C alla deriva, Gravina traccia la nuova rotta e la gira a Marani, che ci riflette: via il professionismo, Lega Pro nei dilettanti. Trappola o riforma?

Penalizzazioni, fallimenti, esclusioni, proprietà fantasma: il campionato di terza serie è un torneo "falsato". Dopo lo scorso anno, anche stavolta tutto all'aria: dopo il Rimini tocca ora al Trapani. Intanto la proposta (ancora) segreta del presidente Figc sottoposta al presidente della Lega Pro rischia di "uccidere" il "campionato dei campanili"
Marani e Gravina

Strisciante, subdola, stupefacente. Mentre Gabriele Gravina (già presidente della Lega Pro da dicembre 2015 a ottobre 2018) avviava la solita fanfara in favore di media e potere politico-sportivo (poichè si ripete ciclicamente da otto anni senza mai trovare aderenze e riscontri nella realtà, non sarà mica la solita manfrina?) delle riforme del sistema calcistico stavolta individuando sei macro aree (revisione mutualità, specie nei casi di retrocessione; riforma del settore tecnico, giovanile e scolastico e del Club Italia; sostenibilità nel calcio professionistico; incentivi per agevolare l’utilizzo dei giovani selezionabili per le rappresentative nazionali; tenuta e sviluppo del calcio femminile; riforma del sistema arbitrale) dinanzi alle quali le componenti federali sono state invitate a formulare proposte, il presidente federale sottoponeva al presidente della Lega Pro (suo antico e immutato feudo) Matteo Marani una soluzione drastica: cambiare cioè lo status della terza serie del campionato italiano, quello che il precedente presidente (Francesco Ghirelli) aveva definito il “campionato dei campanili”. Una soluzione che significherebbe la morte (a proposito del rintocco dei campanili) dell’attuale Serie C ma che, almeno secondo Gravina, sarebbe invece la soluzione giusta per dare respiro e credibilità al calcio tricolore: da professionistica dovrebbe retrocedere a serie dilettantistica, una sorta di grande bacino che troverebbe un suo habitat legandosi poi alla serie D ma perdendo così contatto con la serie B e il calcio professionistico, senza però mutare né la composizione (tre gironi da 20 squadre, serie A sempre a 20 così come la serie B), né sistema (e numero) di promozioni e retrocessioni… Per usare termini cari e consueti al Gravina-pensiero: altro che raffreddamento. Altro che rinascimento.

Secondo Gravina, questa invece sarebbe una proposta giusta per “raffreddare” un sistema che invece fa acqua da tutte le parti e che, ogni anno (in terza serie si registrano da almeno due decenni una serie infinita di esclusioni, penalizzazioni e fallimenti) assume i contorni della tragicomica farsa e della “falsificazione” della competizione. Ovviamente la proposta del dilettantismo non è stata pubblicizzata e no, nemmeno inserita nelle sei macro aree illustrate a media e componenti federali. Circola però strisciante da qualche mese: per vedere che effetto faceva e che reazioni destava, è stata fatta passare, subdola, stupefacente e strisciante, un’indiscrezione a guisa di cuscinetto: “Gravina studia una sorta di semiprofessionismo per la serie C”. Semiprofessionismo, già…

Al che verrebbe da porre una sola domanda: ma perché, giuridicamente, è contemplato il semi-professionismo? Non risulta. Non esistono mezze figure: o professionisti o dilettanti.

Subdola, strisciante, stupefacente. La soluzione di riforma intanto Gravina l’ha avanzata al presidente della Lega Pro Marani che, pare, non l’abbia archiviata come “soluzione improponibile”; anzi, pare addirittura che l’abbia registrata come proposta da sottoporre al voto dei 60 club (o meglio, sono 56 dopo l’esclusione in corso d’opera del Rimini, a breve si scenderà a 55 col Trapani fuori?, i tre club con le under 23 non hanno diritto di voto) chiamati così a esprimersi. Ovviamente, se mai alla Lega di Firenze passasse questa proposta, bisognerebbe poi arrivare a Roma, perché andrebbe convocata un’assemblea federale straordinaria chiamata a esprimersi attraverso il voto delle componenti. Un’altra interessante domanda sarebbe questa: chi, eventualmente, avanzerà questa proposta di cambio di status per la terza serie? Il consiglio federale, magari…?

E così, dopo aver perso peso elettorale (dal 17% si è scesi al 12%) e aver perso consiglieri federali (ne è rimasto solo uno, insieme al presidente di Lega che è membro di diritto) in cambio di una briciola di mutualità in più (1,5%), la Lega Pro rischia di lasciare rovinosamente sul campo, in nome del cambiamento, anche lo status di campionato professionistico perdendo ancor più fascino, appeal e indotto economico. Il passaggio successivo sarebbe poi inevitabile: l’incorporazione con la Lega Dilettanti.

Strisciante, subdola, stupefacente. La proposta, girata a Marani, per giunta rischia di trasformarsi in una potenziale e affilata “trappola” per il presidente della Lega Pro che, dopo esser stato eletto nel 2023 su imposizione di Gravina, ha provato ad allargare le proprie sfere di contatti e orizzonti per accrescere il proprio status, suscitando più volte l’irritazione da parte del numero uno federale dentro il quale convivono ipotesi e sospetti: che Marani voglia nel prossimo futuro scalare il regno di via Allegri? L’ultima puntata del duello appena due mesi fa, quando sul campo si sono fronteggiate le candidature di Gallazzi e Macchia per il seggio in consiglio federale: alla fine l’ha spuntata il primo, sostenuto da Marani ma le accuse del secondo, sostenuto da Gravina, ancora risuonano nel Palazzo… E se la proposta di riforma dello status della C fosse un modo per Gravina di liberarsi di Marani, così come accaduto alla fine del 2022 quando Ghirelli, ex sodale del numero uno di via Allegri, aveva convocato un’assemblea straordinaria della Lega Pro facendo mettere ai voti la riforma del format. In quell’occasione, le truppe cammellate di Gravina (mai dimenticare: il regno di Gravina è partito dal feudo di Firenze) misero facilmente sotto Ghirelli, che fu poi costretto a dare le (velenose) dimissioni. Che la storia si ripeta? Che Gravina lasci il cerino in mano a Marani, e Marani finisca con il bruciarsi? Chissà.

Intanto, l’ipotizzata riforma, che ovviamente non partirebbe dalla prossima stagione, dovrebbe passare al vaglio delle componenti federali. Se mai i club di Lega Pro fossero a favore, bisognerebbe poi vedere l’aria che tira dalle parti dell’Aic, l’associazione italiana calciatori che ha il 20% di peso elettorale. Cosa direbbe l’avvocato Umberto Calcagno ai tesserati dell’associazione? In caso di modifica, oltre mille calciatori perderebbero lo status di professionismo, con tutte le tutele (è vero, qui il campo è minato) del caso. E il 10% della componente allenatori come si esprimerebbe, eventualmente? Le domande rimbalzano, intense. Come un’altra: i contratti di lavoro di calciatori e tecnici, quelli pluriennali già firmati, si modificherebbero ex lege o addirittura cesserebbero così, di botto?

Senza più lo status professionistico, la C perderebbe anche la fetta di mutualità. Dal punto di vista economico, il risparmio certo sarebbe in capo ai club che, solo dal punto di vista fiscale, prenderebbero una bella boccata d’ossigeno. Ma poi, cos’altro deriverebbe in termini di benefici, da questa, supposta, riforma? E quale destino sarebbe per tutte quelle piazze (importanti) che da anni sono finite impigliate nella rete della terza serie?

In realtà, quella di Gravina (e di Marani, se fosse d’accordo), sembra più una proposta di facciata, un modo per evitare che la C finisca sempre in copertina solo per deferimenti, penalizzazioni, esclusioni nei confronti di società. Del resto, anche questa stagione la storia non è mica cambiata.

La realtà è che, nonostante proclami, slogan e palliativi, una proposta seria (anche) per la Lega Pro non è mai stata prodotta. L’esperimento, perché di questo si tratta, di un parziale “salary cap” (ribadiamo: è una sperimentazione in corso) introdotto quest’anno non ha certo dato frutti (basta fare il conto delle penalizzazioni). Lo stesso vale per la “riforma Zola”: un manifesto arricchito dal prestigio dell’ex calciatore della nazionale, ma in termini pratici il (quasi) nulla. Briciole. E poi vogliamo parlare dell’indice di liquidità? Il campionato sta (ancora) in piedi grazie alla tassa d’iscrizione (oltre il milione d’euro) che versano le società di serie A per le proprie under 23 (il prossimo anno se ne annunciano altre)…

E allora perché, invece di proporre il dilettantismo, non pensare a modifiche e azioni concrete, incisive. Ad esempio. Bloccare, una volta e per tutte, il meccanismo dei ripescaggi. Si punta a ridurre il numero dei club professionistici? Bene, e allora, se al termine della stagione – in realtà ormai si è andati ben oltre, come dimostra quest’anno il caso Rimini e come forse sarà per il Trapani, l’anno scorso oltre a Turris e Taranto fuori a campionato in corso era toccato a fine stagione a Spal e Lucchese – ci sono club che non possono iscriversi, si proceda con la composizione dei gironi senza “riallargarli” pur di mantenere le 60 iscritte. Meglio qualche squadra in meno che uno sterminato numero di asterischi per segnalare le penalizzazioni dei club: deturpano (i segni meno e gli asterischi) il quadro delle classifiche ben più del numero, casomai dispari, delle partecipanti. Questa stagione si è poi andati oltre ogni immaginazione: prima dell’inizio c’erano già penalizzazioni sparse in ognuno dei tre gironi.

Poi. Perché, ad esempio, non fissare una fideiussione pari all’intero impegno economico che ogni società affronta (quindi stipendi, ritenute, contributi etc. etc.) da depositare a inizio stagione (ovviamente l’importo cambierebbe in base alle operazioni successive), “liberando” poi la quota relativa a ogni adempimento onorato? Perché non fissare sanzioni economiche significative in capo ai legali rappresentanti delle società normandole con fideiussioni e garanzie nella fase antecedente all’iscrizione invece di continuare con penalizzazioni che “inquinano” la regolarità del torneo e per le quali altri club devono subirne le conseguenze, come accaduto lo scorso anno, e come è riaccaduto (e riaccadrà a breve) in questa stagione?

E, già che ci si trova, perché non verificare la solidità economica, finanziaria delle proprietà e il casellario giudiziario dei dirigenti con un organismo che davvero ne abbia i poteri, invece di stare ad ascoltare il solito balletto di scarico di responsabilità tra Figc e Lega (come avvenuto anche la scorsa estate)?

Infine: perché non unire serie B e serie C in un’unica Lega (così come avviene in altri Paesi europei), dando così la possibilità ai due campionati di generare un rapporto di osmosi, di creare iniziative comuni e un cuscinetto – normativo, finanziario, economico – tra i club che scendono e quelli che salgono?

Lasciamo che si rifletta sulle proposte, e torniamo all’attualità stringente. O meglio, prima un piccolo passo all’indietro. Giusto un anno fa. Leggete queste parole. «Chiedo al presidente Marani di pensare seriamente di fermarci per una settimana. Questo campionato deve avere delle regole precise sennò diventa tutto una presa in giro. Si può ricominciare se: 1) Le squadre che non pagano gli stipendi in regola con le normative vengono escluse dal campionato. 2) Le squadre che non pagano le imposte in regola con le normative vengono escluse dal campionato. E ripartono dall’Eccellenza». Vi chiederete: chi è l’autore? Strabuzzate gli occhi: queste parole sono di Valerio Antonini, fissate in un tweet sulla piattaforma social X a fine febbraio 2025, quando cioè Turris e Taranto stavano per saltare. Come una nemesi, questa volta è toccato proprio a lui, a Valerio Antonini, il patron della Trapani Shark (squadra di basket da pochissimo esclusa dalla serie A) e del Trapani calcio che, dopo le due penalizzazioni già incamerate, si avvia a riceverne altre: e così, mentre la squadra perde pezzi (eppure tiene ancora dignitosamente il campo) la società si avvia verso l’esclusione dal girone C di Lega Pro (il 22 gennaio è prevista udienza al Tribunale federale nazionale, e c’è poi la “spada di Damocle” degli adempimenti da onorare al 16 febbraio) costringendo – così come accaduto a fine novembre nel girone B – i vertici della Lega Pro a riscrivere la classifica (nel caso specifico, a trarre il maggior vantaggio sarebbe il Catania, e il Benevento già si sta muovendo per evitare una nuova beffa) cancellando i risultati ottenuti sul campo. Saremmo di fronte a una nuova “falsificazione” dei risultati ottenuti sul prato, così come avvenuto lo scorso anno a marzo quando, nel giro di una settimana (7 e 12 marzo) il Taranto e poi la Turris furono escluse dal campionato, dando così una bella spinta all’Avellino ai danni del Cerignola con tanti saluti alla regolarità del campionato, e ai movimenti di mercato (c’è chi si accaparra giocatori prendendoli praticamente a zero).

Come accaduto nel girone B col Rimini, anche nel girone C (dove c’è da monitorare anche la situazione del Siracusa) si ridurrebbe il numero delle retrocessioni (da 9 sono già scese a 8 e si potrebbe scendere a 7) e cambierebbe anche lo svolgimento dei playout: estensione anche all’ultima in classifica se il distacco dalla penultima è inferiore agli 8 punti e quintultima salva.

E dire che la situazione del Trapani e del Rimini (ma anche della Triestina, al momento penalizzata di 23 punti nel girone A) era ben conosciuta dai “comuni mortali” quest’estate, figurarsi dai vertici federali e di lega. Così come chiara era la situazione di Turris e Taranto nell’estate 2024. A questo proposito, ecco un altro valzer verbale. «Triestina e Rimini sono perfettamente in regola per l’iscrizione, ma evidentemente non hanno la forza economica per sostenere la stagione. Dobbiamo intervenire. Il sistema denuncia in maniera chiara una necessità di cambiare e da settembre proporremo un cambiamento. Bisogna mettere mano alla riforma dei campionati». Così Gabriele Gravina a metà luglio 2025. «L’esclusione del Rimini, che avviene nel corso di svolgimento della stagione, genera un ulteriore grave danno alla Serie C in un momento di grande sforzo per aumentarne appeal, ritorni e visibilità. Il nostro pensiero va in primis ai lavoratori penalizzati da questa estromissione, a partire dai dipendenti della società: calciatori, tecnici, personale amministrativo e tutti gli uffici. Così come è doveroso ricordare i tanti e appassionati tifosi del Rimini, penalizzati per primi da questo amaro epilogo»: così invece Matteo Marani a fine novembre 2025.

I due furono protagonisti di un “discreto” botta e risposta anche la scorsa stagione, davanti al fatto compiuto delle esclusioni di Taranto e Turris. Così Gravina: «Le criticità economico-finanziarie che riguardano tutto il calcio si acuiscono in modo particolare in Lega Pro, imponendo una riflessione seria. Torniamo a discutere di una riforma, magari partendo dalla bozza che ho proposto un anno fa e senza arroccarsi dietro il cosiddetto diritto d’intesa, che abbia l’obiettivo di rendere finalmente sostenibile il calcio italiano. Bisogna salvaguardare il brand della Lega Pro». Marani, a stretto giro. «La serie C ha dato alla Figc la disponibilità a rendere ancora più severi e stringenti i criteri di iscrizione al campionato. La Lega Pro è consapevole delle criticità economico-finanziarie che riguardano il calcio italiano. Il tema è di vecchia data, almeno ventennale: alcune cose sono state riformate ma ne servono altre di tipo strutturale. Come Lega Pro abbiamo dato la nostra disponibilità al presidente federale, anche nel corso di queste settimane, a rendere ancora più severi e stringenti i criteri di iscrizione al campionato, nei tempi e nei modi migliori. Personalmente, nell’ultima assemblea federale, ho ricordato che il calcio italiano perde 700 milioni di euro all’anno, ai quali la Serie C concorre in minima parte. Il cambiamento è un tema culturale ed educativo che ci ha spinto verso la riforma Zola per i giovani ed a introdurre, in via sperimentale dal prossimo anno, il salary cap per i nostri club».

Di quella vicenda, ce ne occupammo al tempo (leggi qui). Così come, quest’estate, era luglio (leggi qui), si era anticipata la solita, perversa, strada imboccata nel silenzio generale. E anche quest’estate, non erano mancate tensioni e diversità di vedute tra il numero uno della Federcalcio e il numero uno della Lega Pro. Proposte, posizioni, proclami: poi, ecco arrivare sempre l’immancabile zampata gattopardesca. A proposito di letteratura.

Sembra di tornare indietro nel tempo, al tempo dei “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni e alle famose “grida”. Quelle “grida” erano lo strumento vocale (il popolo era analfabeta) col quale il potere diffondeva leggi e avvisi, leggi e avvisi inefficaci però contro i soprusi perché i potenti proteggevano comunque i “bravi”. Alla stessa stregua, si può dire che tutte le norme e le “presunte” regole ferree emanate in questi anni dalla Figc non siano servite a nulla? Che anzi abbiano mantenuto lo status quo, che non abbiano evitato fallimenti, esclusioni, penalizzazioni?

Giusto per chiudere, aggiorniamo il conto delle penalizzazioni, dei fallimenti e delle esclusioni in Lega Pro negli ultimi anni (in totale, dal 2011, si sono registrati 80 fallimenti di club e oltre 500 punti di penalizzazione inflitti). Partiamo dall’attualità. In questa stagione ci sono: Triestina -23, Rimini (poi escluso) -16, Trapani (per ora) -15, Ternana -5, Campobasso -2. E il conto non è mica finito (in arrivo una penalizzazione anche per il Siracusa, oltre al Trapani, ma anche per almeno altri due club). Guardando allo storico delle ultime dieci stagioni, il dato del 2025/26 si colloca già al terzo posto assoluto dal 2014/15 in avanti: è alle spalle soltanto dell’annata 2018/19 (5 club falliti e 12 penalizzati, al momento dell’iscrizione ai campionati era Gravina il presidente di Lega Pro), quando le penalizzazioni toccarono il massimo storico di 107 punti, e del 2017/2018 (sempre Gravina presidente) con 68 punti. Avvertenze, prima di chiudere il libro: il dato è però solo in aggiornamento…

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