Voto Coni tra propaganda e preistoria. Bisignani canta la prece di papa Carraro e fa (ancora) trame con Letta

Luigi Bisignani e Franco Carraro

O tempora, o mores. Che tempi, che costumi!

Già nei nostri precedenti articoli (leggi qui, qui, e qui) avevamo detto che tra i cantori delle qualità “dell’arcivescovo” Franco Carraro c’era anche Luigi Bisignani. Una volta, questi cantori tessevano le lodi e le trame in silenzio, dietro le quinte. Ma i tempi sono cambiati, e sono cambiati in peggio.

Visto l’allarme – perché qualcuno ha detto (o meglio, ha scritto, qui, su questo sito) che persino per il diritto canonico un 86enne non può votare, né tanto meno essere votato (così è regolato il Conclave, i cardinali con 80 anni e un giorno non possono entrare, non possono votare e dunque indirettamente nemmeno essere chiamati al soglio di Pietro) – ecco che è arrivata la discesa in campo, in piena “zona Cesarini”, del cantore e mentore Bisignani.

Piccolo ma necessario intermezzo, giusto per spiegare ai lettori il senso di questo nostro intervento. Luigi Bisignani, classe 1953, è un faccendiere ed ex giornalista (radiato dall’Ordine dopo la condanna definitiva a due anni e mezzo nel processo Enimont, è stato coinvolto in altre inchieste e condannato in altri processi), il suo nome comparve nell’elenco degli iscritti alla loggia massonica P2 ritrovato a Castel Fibocchi (residenza di Licio Gelli) nel 1981. Nel 1990 era nel comitato organizzatore (diretto da Luca Cordero di Montezemolo) di “Italia ‘90”. Ha anche scritto diversi libri, tra cui “L’uomo che sussurrava ai potenti”. Nella sua lunga attività dietro le quinte ha stretto rapporti assidui con Gianni Letta (90 anni compiuti ad aprile): condividono idee, interessi e continuano insieme a declinare la parola lobby al tempo presente. Ad esempio, nell’attuale vicenda elettorale del Coni: come abbiamo scritto più volte, lui e l’ex braccio destro di Silvio Berlusconi (altro iscritto alla P2) tra i fautori della via Carraro (il “Carraro quater”)… Avvertito il pericolo di affossamento, ecco allora che l’ex giornalista Bisignani decide di “rompere” l’austera coltre chiedendo accoglienza al direttore de “Il Tempo”, quotidiano che, insieme a Il Giornale e Libero, è di proprietà del gruppo Angelucci (il senatore, attualmente leghista, Antonio Angelucci, il senatore che detiene il primato di maggior assenteista a Palazzo Madama e vicinissimo alla premier Meloni). Sotto il titolo (“Conclave a cinque cerchi”) a tutta pagina nel quotidiano in edicola ieri, in calce alla firma, compare anche un “Caro direttore”, un modo per dire: guardate, questo non è un articolo (Bisignani è stato radiato), è una lettera al direttore, è un’ospitata. E così ecco che la prece del mentore e cantore Luigi Bisignani trova accoglienza nella cappella privata di un ristretto gruppo, un gruppo che annovera lui Bisignani, Letta (per 16 anni direttore de Il Tempo) e Carraro. Una cappella privata.

Torniamo alla prece di Bisignani (per chi vuole, qui il link), come solo nello stile del cantore e mentore Bisignani (che, inciso, etichetta la candidatura di Pancalli come candidatura politica, candidatura voluta dalla parte politica, cioè quella governativa, che controlla anche Il Tempo: chissà cosa ne penserà il ministro Abodi, che bacchetta tutti quando dice che lui non sostiene Pancalli e che Pancalli non è il candidato della sua parte politica).

Ma torniamo a Bisignani. Ecco cosa scrive il mentore Bisignani in un passaggio su Carraro.

“Presidente del Milan, presidente di qua, presidente di là, pluri-presidente, presidente in contemporanea, sindaco di Roma…”. Tutto bello, tutto assolutamente vero, ma oggi noi chiameremmo Camillo Benso conte di Cavour a gestire l’Italia? È meglio che il conte se stia nei libri di storia, ci sta da oltre un secolo e ci sta benissimo. Ma nei libri di storia. Perché? Perché ciascun personaggio appartiene alla sua epoca, e al suo luogo.

Oggi, anno 2025, Franco Carraro (classe ’39) è un pesce fuor d’acqua, fuori di questa acqua. La sua esperienza non c’entra più in nulla, non può dare più nulla: perché si parla una lingua diversa, perché c’è internet, perché ci sono i social, perché lo sport, e la programmazione e la gestione dello sport, sono cambiate. Tutto corre velocissimo. Tutto è cambiato, da quando Carraro era Papa (così come lo definisce il mentore e cantore Lugi Bisignani). Perché allora riproporlo? Eh, diciamo che lo è nelle logiche del Potere, del Potere (P alla seconda, va…). E anche nella logica della Propaganda (tanto per restare alla P2 che stava per Propaganda 2) che pare tornata di moda.

E che cosa potevano soltanto dire, per dare un minimo di plausibilità alla sua candidatura, questi cantori, tra cui il piduista ed ex giornalista Bisignani? Che “Carraro è l’’uomo della pace”. La pace tra chi? Tra due candidati – Luciano Buonfiglio e Luca Pancalli – assolutamente legittimi, molto più giovani di Carraro, adeguatamente esperti.

Quindi tutti, ma proprio tutti, si auspicano e ci auspichiamo: tutti al Coni (ma pure altrove), tutti fuorché qualcuno estratto nemmeno dal cilindro, ma proprio dai libri di storia o addirittura dalla preistoria dello sport italiano.

È sin troppo facile intuirlo e comprenderlo. L’intervento di Luigi Bisignani, e degli altri pontieri della cosiddetta “pace”, la dice lunga sulla loro concezione delle istituzioni democratiche, come lo è ad esempio il Coni. Domanda: cosa c’è di male ad avere più candidati alle elezioni del presidente del Coni? Qual segnale migliore di democrazia è il fatto che non ci sia un unico candidato, per giunta etero-imposto da un unico centro di Potere, un unico centro di Potere.

Nessun altro.

La presenza di più candidati è un momento (vero) di democrazia: lasciate allora che i votanti liberamente esprimano il loro voto senza alcun condizionamento del Potere, anzi dell’antichissimo Potere (P alla seconda…).

E, d’altra parte, e tanto per non prenderla sul serio (il mentore e cantore Bisignani sorriderà di certo), pure Camillo Benso di Cavour oggi (anno 2025) si vedrebbe rivolgere qualche domanda imbarazzante, se fosse scongelato dal suo lungo, secolare (e meritato) riposo. Del tipo: “Ma era proprio necessario cedere Nizza, e tutta la Savoia?”…Magari, trovandosi chissà di nuovo nel regno di Palazzo H, Carraro potrebbe darci una risposta e magari provare a restituire lo “sgambetto” che Macron aveva rifilato al nostro presidente Mattarella quando lo lasciò sotto la pioggia nel giorno di inaugurazione dell’Olimpiade, andandosi a riprendere Nizza e tutta la Savoia. Il cantore Bisignani è già pronto a scriverci un poema…

O tempora, o mores!

 

 

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