Arbitri e porte girevoli: Messina è il nuovo direttore tecnico dell’Aia. Gravina lo voleva vice-commissario, l’attuale governance apre l’ultimo paracadute

Dopo l'ennesima bufera su voti e designazioni, il decapitato Comitato Nazionale procede alla nomina dell'ex fischietto della sezione di Bergamo che dovrà mettere mano alle Commissioni
Domenico Messina, nuovo dt dell'Aia

È una nomina prestigiosa che rischia di trasformarsi in un pastrocchio, è una designazione di alto profilo (probabilmente l’unica spendibile, attualmente) che pare correre intrecciandosi tra i binari federali e quelli associativi lasciando ancora una volta sulla scena (del delitto) le ombre di ingerenze e influenze, è una scelta di livello che potrebbe però incidere sulle future dinamiche elettorali. Di certo c’è come Domenico Messina sia l’ultima carta che l’attuale governance arbitrale italiana (e la Figc) si gioca sul tavolo per non sprofondare nell’abisso, è l’ultimo paracadute azionato nel disperato tentativo di non schiantarsi. Oggi il 64enne ex fischietto internazionale della sezione di Bergamo verrà nominato direttore tecnico dell’Aia dal Comitato Nazionale che si riunirà causa la somma urgenza imposta da eventi a catena, gli ultimi relativi alla ormai consueta e annuale bagarre (esposti e denunce, federali e giudiziarie) sui voti e sulle classifiche degli arbitri della Can A-B.

Però, che strano. Il profilo di Domenico Messina era rispuntato proprio qualche giorno fa, proprio alla vigilia del consiglio federale di martedì scorso, quello che avrebbe dovuto decretare il commissariamento dell’Aia. Per lui (come anticipato, leggi qui) era pronto l’incarico di vice-commissario Aia, il ruolo cioè di tecnico scelto (di comune accordo tra l’uscente presidente federale Gabriele Gravina insieme al braccio destro Giancarlo Viglione e il depotenziato vertice del Comitato Nazionale?) per affiancare il designato commissario (di estrazione Figc) Mauro Vladovich sull’irta e complicata strada del commissariamento: a lui sarebbe spettato il compito di mettere ordine nelle vicende tecniche arbitrali procedendo anche alle designazioni delle commissioni. La doppia designazione rimasta però sull’uscio a causa del sonoro alt pronunciato dalla quinta sezione del Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni, parere che aveva stoppato l’ultima decisione presa dal dimissionario Gravina prima dell’addio (a proposito: tutti convocati, i dipendenti, l’11 giugno in via Allegri per il brindisi di commiato).

Nemmeno il tempo di “festeggiare” lo scampato pericolo, che l’attuale governance Aia si è ritrovata (ancora una volta) però un’altra volta spalle al muro. La denuncia del presidente della sezione di L’Aquila sul defenestramento di Dionisi causato, come in un “gioco a catena” da voti e da osservatori ballerini (nel senso cambiati di sede) proprio al termine della stagione, ha (ri)aperto un altro fronte bellico, un fronte che promette nuovi scottanti sviluppi e nuove denunce, mentre intanto il procuratore federale Chinè apre l’ennesima indagine e il momentaneo sostituto di Gianluca Rocchi alla Can-B, Tommasi, rischia (ma mica solo lui) chissà magari pure un deferimento. Solo l’ultimo disgraziato atto di una stagione da incubo: il deferimento, la condanna e la decadenza del presidente Antonio Zappi, l’indagine della Procura di Milano su Rocchi e (altri quattro indagati, al momento), l’autosospensione del designatore toscano, l’annunciato commissariamento stoppato dal Collegio di Garanzia solo a voler fare di sintesi.

Davanti a questo quadro si poteva restare fermi? Certo che no, specie nel tentativo di restare a galla, prima della volata elettorale. E così, scampato il pericolo, i vertici del Comitato Nazionale rimasto (il vicario è Massini, l’altro vice è Affinito) hanno deciso di convocare il resto della governance per procedere alla nomina di Domenico Messina come direttore tecnico, una figura introdotta l’altro anno dalle nuove norme e voluta dai vertici federali (Gravina e Viglione) proprio per togliere il potere e le influenze sulle designazioni tecniche al presidente degli arbitri e al suo comitato.

Magari, ma questa è solo un’ipotesi, proprio la scelta di convocare in fretta la riunione del Comitato per procedere alla nomina del direttore tecnico, e magari proprio la scelta di affidarsi a Domenico Messina, saranno state (almeno) caldeggiate dall’uscente presidente federale e dal suo più stretto collaboratore? Chissà, di certo Domenico Messina sarà un vero e proprio “commissioner” che incarna tutti i poteri di nomina tecnica, magari il suo profilo è stato “sponsorizzato”, ai vertici federali, da Pierluigi Collina. Il 64enne originario di Cava de’ Tirreni ha una lunga e prestigiosa carriera arbitrale sul campo (quasi 200 gare in A e internazionale di lungo corso) e fuori (solo a titolo di esempio, dal 2014 al 2017 designatore della Can A, e per anni osservatore Uefa), un lungo percorso proseguito negli ultimi anni lontano dall’Italia come presidente della commissione arbitrale prima e per due anni a Cipro e poi, nell’ultima stagione, in Serbia. Come nel gioco delle porte girevoli (da vice-commissario a direttore tecnico nel giro di quattro giorni…), adesso rientra in Italia con un compito di certo non facile (il contratto economico è di livello), da portare avanti con un orizzonte temporale fissato alla prossima tornata elettorale dell’associazione italiana arbitri (chissà quando e se…visti gli eventi..), scelte che però incideranno subito, con le nomine delle commissioni e dei componenti, nazionali e regionali da varare a stretto giro di posta, e con la questione delle commissioni di osservatori che andrà reinquadrata da nuova direttiva.

Tre anni fa Mimmo Messina si era dimesso da vice della Can A-B guidata da Gianluca Rocchi: era, quello, il periodo successivo alle (forzate) dimissioni di Alfredo Trentalange, periodo di vigilia elettorale dopo un lungo tergiversare tra l’ipotesi galleggiamento e la minaccia di commissariamento. Come raccontato al tempo (gli articoli sono su questo sito), Messina diede le dimissioni per candidarsi come presidente Aia, una scelta che non fu molto apprezzata da Gravina che, al tempo, coltivava invece l’idea di far avanzare sulla scacchiera la pedina Rocchi. Dopo lunghe trattative, fu raggiunto un accordo sulla candidatura di Pacifici e Domenico Messina, responsabilmente, si sfilò dalla competizione facendo un deciso, sofferto (e anche polemico) passo all’indietro. Tre anni dopo, e dopo tre anni di esilio, rieccolo tornare sulla ribalta italiana. Come direttore tecnico dell’Aia.

Ecco cosa prevede il regolamento Aia per la figura del direttore tecnico. Articolo 10-bis. “1. Il Direttore tecnico è il responsabile del coordinamento degli organi tecnici dell’AIA. A tal fine il Comitato nazionale assegna al Direttore Tecnico specifici obiettivi da raggiungere nel corso del proprio mandato. 2. Il Direttore tecnico, su proposta del Presidente AIA, viene nominato dal Comitato Nazionale tra gli associati con  particolari competenze tecniche, che siano stati arbitro o assistente internazionale. Il Direttore Tecnico resta in carica per due stagioni sportive e può essere revocato, su proposta del Presidente dell’AIA, dal Comitato Nazionale in ragione del mancato raggiungimento degli obiettivi di cui al comma 1. 3. Il Direttore Tecnico formula al Presidente dell’AIA una proposta di nomina dei responsabili e dei componenti degli Organi tecnici nazionali motivando le proposte formulate con riferimento alla qualità tecnica dei soggetti individuati. 4. Il Direttore Tecnico, d’intesa con il Responsabile del Settore tecnico, svolge attività di coordinamento tecnico degli OO.TT e, d’intesa con gli stessi, può partecipare ai raduni. 5. Il Direttore tecnico, per le specifiche attività del Calcio a 5 e del Beach Soccer, si avvale di un Vicedirettore nominato, dal Comitato Nazionale su proposta del Presidente dell’AIA. Il Vicedirettore può svolgere le attività di cui al comma 4.  6. In caso di dimissioni, revoca o impedimento non temporaneo del Direttore tecnico o del Vicedirettore, il Comitato nazionale provvede, su proposta del Presidente, alla loro sostituzione. In caso di dimissioni, revoca o impedimento non temporaneo del Direttore Tecnico il Vicedirettore, se nominato, decade. 7. Entro il termine di ciascuna stagione sportiva il Direttore tecnico presenta al Comitato Nazionale relazione dell’attività svolta”.

A Messina dunque toccherà subito la scelta delle nomine dei responsabili degli organi tecnici nazionali e regionali, incarichi di durata biennale, incarichi destinati inevitabilmente a condizionare la futura governance che emergerà dalle elezioni autunnali. La nomina del direttore tecnico, che in teoria ricade nelle prerogative formali dell’attuale vertice, apparirà (e sarà) politicamente e istituzionalmente opportuna, in una fase segnata, come mai, da incertezza, inchieste e transizione? Il rischio concreto non sarà quello di cristallizzare assetti e rapporti di forza attraverso nomine che potrebbero alimentare logiche di appartenenza e consenso personale più che criteri di reale meritocrazia? La scelta non si trasformerà in strumento di consolidamento clientelare, impegnando la futura dirigenza su decisioni assunte da un organismo ormai privo della necessaria autorevolezza politica? Per le risposte, non tocca che attendere…

 

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