Il commissariamento dell’Aia corre sul filo. Corre e si dipana su di un filo esile, un filo che potrebbe anche spezzarsi prima ancora che l’uscente presidente Gabriele Gravina, dimissionario e domani al suo ultimo consiglio federale, entri nella stanza “Paolo Rossi” della sede Federcalcio in via Allegri, lì dove ad attenderlo ci saranno i consiglieri federali, chiamati e convocati all’esame dei seguenti punti all’ordine del giorno: “Aggiornamento del segretario generale sull’andamento della gestione economica-finanziaria 2026 della Federazione; approvazione del Bilancio Consuntivo 2025; piano di Audit integrato 2026; modifiche regolamentari; nomine di competenza; varie ed eventuali”.
Tra le “varie ed eventuali” c’era annidato, e ci sarebbe chissà forse ancora, il punto più importante, delicato, dirimente: decretare il commissariamento dell’Associazione italiana arbitri, dopo aver preso atto (nel precedente consiglio federale) della decadenza del presidente Antonio Zappi e, ancor di più, della lettera inviata a Gravina nella quale gli stessi membri del Comitato Nazionale avevano sostanzialmente certificato l’impossibilità a proseguire il proprio mandato tra divisioni, spaccature, ingovernabilità e le delicatissime nomine (direttore tecnico, responsabili delle commissioni, componenti delle commissioni, arbitri da dismettere e promuovere) da prendere entro fine giugno.
Un passaggio, quello della lettera del Comitato Nazionale, devastante sul piano politico e associativo. Perché, di fatto, è stata la stessa Aia a riconoscere la paralisi del sistema, la completa delegittimazione del Comitato Nazionale. Una sorta di auto-commissariamento per ammissione diretta dei suoi vertici. Da qui la convinzione, maturata sempre più nelle ultime settimane ai piani alti federali, che non esistessero più alternative praticabili, e come l’unica strada fosse quella del commissariamento.
Tutto già preparato, tutto già pronto, tutto già deciso: dopo lunghe valutazioni e numerosi incontri informali, l’uscente presidente federale ha finanche scritto sul foglietto i nomi dei commissari. Il commissario di estrazione federale, il vice commissario di estrazione Aia.
Dunque. Come commissario Mauro Vladovich, 67enne romano che da quasi un trentennio lavora in Federcalcio: da anni è il coordinatore del Club Italia, dopo essere stato a lungo il segretario della Nazionale, fin dai Mondiali degli anni ’90. Al suo fianco, come vice-commissario, il 64enne Domenico Messina, una lunga e prestigiosa carriera arbitrale sul campo (quasi 200 gare in A e internazionale di lungo corso) e fuori (solo a titolo di esempio, dal 2014 al 2017 designatore della Can A, e per anni osservatore Uefa), un lungo percorso proseguito negli ultimi anni lontano dall’Italia come presidente della commissione arbitrale prima e per due anni a Cipro e poi, nell’ultima stagione, in Serbia. Commissario e vice ai quali affidare il compito di ripristinare un minimo di governabilità, riscrivere norme e regolamenti, creare le basi per un nuovo e più ampio consesso elettorale (l’idea di Gravina era di portare al voto tutti i tesserati, depotenziare di fatto il potere dei presidenti di sezione, svuotare i centri di potere che si sono nel tempo creati nelle commissioni e in seno al Comitato Nazionale, destrutturare centri strettamente legati al voto e alle nomine): non un compito di certo facile, da portare avanti con un orizzonte temporale ampio, prima di restituire il governo alle scelte e alle determinazioni dell’associazione italiana arbitri. O forse anche no, ripristinando la nomina del vertice associativo arbitrale, poiché ormai l’Aia è degradata ad articolazione interna della Federcalcio, così come previsto dalla nuova legge sullo sport.
Sullo sfondo, resterebbe poi anche un altro elemento tutt’altro che marginale: la chiusura delle indagini della Procura di Milano. Una conclusione senza conseguenze potrebbe, chissà, anche rimettere pienamente in gioco Gianluca Rocchi, riaprendo scenari che fino a poche settimane fa sembravano definitivamente tramontati e incidendo così inevitabilmente sugli equilibri futuri del settore arbitrale.
Tornando all’ipotizzato commissariamento. Vladovich e Messina, profili a sorpresa (anche di effetto e prestigio, in specie quello di Domenico Messina) rispetto a quelli circolati negli ultimi due mesi, da quando cioè la decisione di commissariare aveva ormai assunto i connotati della ineludibile indifferibilità. Le nomine di Vladovich e Messina potrebbero però restare nel cassetto. Almeno per il momento. Perché il commissariamento non è (o non sarebbe) un atto indifferibile. Tutta colpa di un effetto domino…
E già, perchè il ko della Nazionale eliminata dalla Bosnia a Zenica e per la terza volta fuori dalla fase finale del Mondiale, ha provocato a marzo le dimissioni di Gravina: una mossa che, nei fatti, ha “depotenziato” le mire e i disegni governativi di mettere le mani sulla Federcalcio con l’agognato, immaginato e inseguito commissariamento.
Niente commissario in Figc, e, chissà, magari niente commissario (almeno domani) nemmeno per l’Aia? Chissà. Eppure, sarebbe tutto pronto. Tutto stabilito e fissato. Il commissariamento dell’Aia sul tavolo, e sul tavolo i nomi dei commissari, o meglio ancora, del commissario e del vice commissario: Mauro Vladovich e Domenico (Mimmo) Messina.
Ma, sullo scenario, ecco pendere il possibile colpo di scena, degno del miglior Hitchcock: la quinta sezione del Collegio di Garanzia del Coni presieduta dalla professoressa Virginia Zambrano (d’intesa anche con la presidente Gabriella Palmieri Sandulli?) avrebbe sparigliato tutto, sostenendo (e scrivendo, e motivando) come il commissariamento dell’associazione italiana arbitri non sia un atto indifferibile, e rimettendo così clamorosamente la palla al centro. O forse, direttamente in calcio d’angolo.
Il filo esile, destinato chissà a spezzarsi, sta tutto (o quasi) in questo parere che la quinta sezione del Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni ha reso, dopo una lunga gestazione. Un parere che dovrebbe essere ufficializzato ad horas. Le indiscrezioni raccolte suggeriscono che il parere faccia pendere la bilancia verso il no.
Alla sezione consultiva, presieduta dalla professoressa Virginia Zambrano, si era rivolto proprio il dimissionario Gravina dopo l’ultimo consiglio federale: presa la decisione di commissariare l’Aia, aveva chiesto ai giudici di Palazzo H se la condizione di dimissionario (e dunque anche dei consiglieri federali) esponesse l’atto a un possibile ricorso, oltre ovviamente alle considerazioni di opportunità.
È un atto indifferibile oppure no? C’è la possibilità (dunque idoneità/capacità) di poter procedere al commissariamento oppure no? In altre parole: il commissariamento è davvero un atto indifferibile oppure no? E un consiglio federale dimissionario ha piena legittimazione per adottarlo? Questi i quesiti, questi i nodi.
Informalmente, la risposta sarebbe arrivata nel fine settimana, e solo da consegnare alla vigilia del consiglio federale: Gravina pare ne sia venuto a conoscenza prima. Il parere reso, sostanzialmente direbbe di no, stoppando tutto, almeno mettendo in guardia: il commissariamento dell’Aia, pur in presenza della decadenza del suo presidente, e pur in presenza di una auto-certificata impossibilità a governare l’associazione da parte dei componenti del Comitato Nazionale, non rientrerebbe tra gli atti indifferibili. Ed è un atto che, viste le dimissioni di Gravina e l’uscita (temporanea, visto che i consiglieri federali uscenti saranno anche i “nuovi” consiglieri federali dopo l’elezione del nuovo presidente, prevista il 22 giugno) del consiglio federale, è passibile di impugnazione e di conseguente ricorso. Se così fosse, potrebbe cambiare lo scenario, e i nomi di Vladovich e Messina tornare nel cassetto. Si racconta che Gravina pare deciso a cassare una decisione già presa, sebbene il parere della quinta sezione del Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni non sia vincolante. L’uscente presidente federale vorrebbe però evitare una (sua) uscita con tanto di corto circuito, rimandando così il nodo e la questione al prossimo presidente federale (Giovanni Malagò o Giancarlo Abete?) che, per forza, dovrà comunque prendere una decisione anche se il limite temporale (il voto è fissato al 22 giugno, ai primi di luglio vanno varate le nuove Commissioni con le nomine biennali) è assai limitato. A meno che Gravina non decida di procedere comunque con il commissariamento, tirando fuori dal cassetto le nomine di Vladovich e Messina. Commissariamento sì, commissariamento no: il nodo sarà sciolto solo domani.






