INDISCRETO

Trentalange, plebiscito dagli arbitri: “No al commissariamento Aia”. Il presidente parla ai presidenti e Gravina studia le mosse

Tre ore di collegamento con la base dopo l’interrogatorio di Chinè. In un documento: fiducia, sostegno e mosse in risposta alla Figc. Dopodomani consiglio federale. Il vuoto Ghirelli
Facebook
Twitter
WhatsApp
Telegram

Non potevo sapere, non mi dimetto, non ho colpe specifiche, c’è un’indagine in corso e nel consiglio federale di lunedì ripeterò quanto detto al capo della Procura Figc. È l’estrema sintesi del discorso tenuto da Alfredo Trentalange nel corso dell’insolita convocazione da remoto: questa mattina in collegamento c’erano tutti i presidenti di sezione dell’Aia (e i presidenti dei CRA che vengono nominati) che hanno ascoltato le parole del presidente nazionale dell’Aia e poi preso la parola. Dopo quasi tre ore, il succo degli interventi è uno: siamo tutti con Trentalange e l’Aia, fiducia e sostegno al presidente e all’intero comitato. La prima idea era quella di sottoscrivere un documento: in caso di commissariamento Aia i CRa si dimettono e i presidenti di sezione non designano più gli arbitri. Alla prima bozza è seguita però una più morbida, e definita così dai presidenti dopo che Trentalange, i componenti del Comitato e i presidenti CRA avevano lasciato riunione. Il documento è questo: sostegno a Trentalange, l’invito alla Figc di non commissariare l’Aia ma, in caso di commissariamento, ci saranno azioni conseguenti.

«Non toccate l’Aia e Alfredo solo perché tra di noi c’era una persona che poi si è rivelata tutt’altro. Se uno solo di noi avesse saputo, radio Aia l’avrebbe fatto arrivare a tutti. Noi siamo vittime. Toccare Alfredo è una cosa che personalmente mi induce a difendere il nostro presidente, che non merita questi attacchi sia come funzione sia come persona. In due anni Alfredo ha dato la possibilità a tutti noi di vivere l’Aia con grande dignità e rispetto. Siamo vittime di D’Onofrio come lo Stato italiano. Non servono azioni e correnti. L’Aia ha deciso di dare un nuovo corso due anni fa e dobbiamo portarlo avanti». Le parole sono di un presidente e possono valere come sintesi ai tanti interventi (Battaglia, Amico, Di Censo, Favia, Mezzasalva, Mazzulla, Ruffo, Castellino, Cavallaro, Puja e tanti altri ancora), tutti sulla stessa linea. Trentalange ha avuto la risposta che voleva: ha chiamato a raccolta il suo esercito e dal suo esercito ha ricevuto sostegno. Con questo si avvia alla battaglia di dopodomani in consiglio federale. Trentalange alla comunicazione tiene molto, il concetto lo aveva ribadito anche nel corso del consiglio federale del 15 novembre nel quale, votando anche lui per il commissariamento della giustizia domestica, chiedeva al presidente federale e ai consiglieri federali che passasse correttamente il messaggio: non criminalizzare una categoria che non merita la criminalizzazione. Camicia bianca, giacca scura, la cravatta sul viola-lilla, colore che nel mondo teatrale è considerato sfortunato, scaramanticamente da evitare. Bando anche alla scaramanzia deve essersi detto il capo degli arbitri italiani finito nella bufera dopo la bomba D’Onofrio (tutti i passaggi della vicenda dell’ultimo mese qui, qui, qui, qui e qui), oggetto anche lui di un’indagine della procura federale che in tempi record ha chiuso l’istruttoria: il capo degli arbitri accusato dalla procura federale di omissioni, commissioni, coperture e bugie (leggi qui) , il capo degli arbitri avviato verso lo scontato deferimento, rinviato solo perché ieri – come era nei suoi diritti – s’è fatto ascoltare da Giuseppe Chinè presentandogli una lunga memoria difensiva mentre i suoi legali (Gallinelli, Mattarella e Presutti) ribadivano come il commissariamento dell’Aia sarebbe illegittimo. «Ha detto quello che doveva dire, non ci sono fatti omissivi e commissivi da parte di Trentalange. La verità porta sempre soddisfazione – così l’avvocato Paolo Gallinelli – Trentalange ha detto la verità, è una persona che vive e che ha vissuto per fare l’arbitro. Questa situazione quindi non lo rende sereno soprattutto per l’associazione, non per lui che ha la coscienza pulita. Qui si tratta di una non omissione. Quindi non è che non poteva sapere: in realtà non poteva sapere».

Le parole da remoto. Stamattina, puntuale, alle ore 10.30 Trentalange ha parlato ai presidenti delle sezioni arbitrali italiane. “Ho vissuto male tutto quello che sta accadendo, ma per dovere istituzionale e per il rispetto verso un’indagine che è in corso non posso parlare, ieri c’è stata una chiacchierata con il procuratore federale Chinè al quale ho presentato delle memorie. Ora leggerò queste memorie anche a voi e poi le leggerò lunedì nel corso del consiglio federale”. Così ai presidenti di sezione che lo seguivano dallo schermo in collegamento da remoto. Il presidente dell’Aia ha letto le memorie nelle quali, punto su punto, ha smontato le tesi della procura federale, memorie che dovrebbero sterilizzare i pesanti capi d’accusa mossi nei suoi confronti, nei suoi atti e in quelli del Comitato Nazionale. Dopo la lettura delle memorie difensive, Trentalange ha poi chiesto ai presidenti di intervenire. Il clima che si respira(va) intorno al mondo arbitrale sempre più velenoso, malumori e contestazioni che però nell’incontro di oggi sono state sotterrate: Trentalange ha avuto il sostegno dei suoi. Il momento è delicato e l’Aia si compatta. Che accadrà? Cosa fare? A chi credere? «Non è il momento delle divisioni, se dovesse esserci un commissariamento sarebbe un atto gravissimo. Si vuole colpire l’Aia senza che vi siano responsabilità», così un altro presidente nel corso della riunione da remoto. Una sorta di plebiscito. Trentalange a chiusura del suo intervento aveva detto: ho due giorni e due notti per pensare a cosa fare lunedì. Due giorni lunghissimi.

Lo scenario. Le domande però continuano a rimbalzare mentre sabbia e fango continuano a scendere nella clessidra. Tra quarantotto ore ci sarà il consiglio federale nel cui ordine del giorno spicca soprattutto un punto: “Situazione associazione arbitri, provvedimenti conseguenti”. In quello precedente (leggi qui) il presidente Gravina dopo aver ottenuto il commissariamento della giustizia domestica («una scelta politica», leggi qui) aveva rimandato all’ultimo appuntamento dell’anno l’esame della situazione alla luce delle indagini. Le indagini della procura federale (interrogatori, atti, memorie) hanno messo un bel punto esclamativo sulle (presunte) condotte (omissive, commissive, reticenti) del vertice arbitrale, accuse che porteranno a uno scontato deferimento di Trentalange, provvedimento che dovrebbe portare di conseguenza al commissariamento dell’Aia – Trentalange ha più volte ribadito che non si dimetterà – decadendo così anche l’intero Comitato Nazionale. Scelta dirompente, dilaniante (il campionato di serie A sta per riprendere) anche per il presidente federale che in queste ore è preso da un altro problema assai delicato: il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli s’è dimesso perché i club hanno bocciato la sua proposta di riforma del format campionato, Ghirelli lascia un vuoto nel consiglio federale nel quale ricopriva la carica di vice-presidente. Il momento è delicato, Gravina chiederà ai consiglieri federali (già nel corso dell’ultimo consiglio federale c’erano stati pesanti distinguo e richieste di adozione di controlli specifici per le nomine in tutti i settori, “perché quello che è successo nell’Aia potrebbe succedere ovunque”, «perché un problema che nasce nell’Aia è anche della Figc, perché un problema che nasce in Lnd è anche della Figc», così Abete, leggi qui) di votare per il commissariamento pur senza ancora l’atto di deferimento vero e proprio? Difficile ipotizzarlo. Probabile che prenda tempo, che magari chieda un parere (era già successo sul tema dell’indice di liquidità nella battaglia con la serie A di qualche mese fa) al Collegio di Garanzia del Coni. Andare subito al voto (pur con una solida maggioranza) lo esporrebbe a rischi visto che già nel consiglio federale del 15 novembre la serie A ribadiva come l’Aia debba restare autonoma e che il commissariamento della giustizia domestica fosse solo il tentativo di mettere una pezza a una vicenda ancora assai oscura.

La matassa. Negli ultimi giorni alla già intricata matassa si sono aggiunti altri nodi. Le modifiche al regolamento dell’Aia messe poi ai voti nel corso del Comitato Nazionale allargato, passate sì ma con tre voti contrari e due astenuti (pare CRA Emilia Romagna e Piemonte), la notizia dell’estinzione del procedimento federale davanti alla Commissione federale di Garanzia nei confronti di D’Onofrio sulla vicenda Avalos, decisa grazie ad un cavillo normativo sfruttato dalla difesa dell’ex procuratore capo Aia D’Onofrio, eppure sui tempi e sulle modalità della firma delle dimissioni restano interrogativi aperti: Rosario D’Onofrio o D’Onofrio Rosario? E poi le dimissioni il 12, il 9 o validate il 17? Il collegio difensivo di Trentalange a poche ore dall’interrogatorio con Chinè avrebbe poi diramato una nota pubblicata sul sito dell’Aia, rimandando a una sentenza del Consiglio di Stato. “Il commissariamento di un ente non assume carattere sanzionatorio nei confronti dei titolari dell’organo estromessi dalle loro funzioni, ma costituisce una forma d’ingerenza dell’autorità di vigilanza nell’amministrazione dell’ente solo per porre rimedio a una situazione di pregiudizievole disfunzione dello svolgimento dell’attività istituzionale (Cons. Stato, 19 aprile 1974, n. 291). Dal 1974 ad oggi, questa è la regola alla quale deve rispondere il commissariamento di un ente: l’allontanamento degli amministratori eletti (anche per il dovuto rispetto del principio democratico) si dà solo se esiste una reale e persistente disfunzione dell’ente. Nel caso dell’AIA, la possibile disfunzione ha riguardato la procura dell’AIA. Abbiamo usato il passato prossimo (ha riguardato) perché la possibile disfunzione non ha più nessuna possibilità teorica di ripetersi. Il 15 novembre scorso, AIA ha infatti accettato che la giustizia sportiva trasmigrasse sotto il governo diretto della FIGC. Dunque: non esiste oggi alcuna remota possibilità che in AIA si ripeta (per usare le parole del Consiglio di Stato) una situazione di pregiudizievole disfunzione dello svolgimento dell’attività istituzionale. Né alcuno ha mai anche soltanto ipotizzato che in altri ambiti di attività dell’AIA (in primis la gestione degli arbitri ad essa associati) esista il benché minimo problema: tutto funziona alla perfezione. Dunque: disporre oggi il commissariamento di AIA (ossia quando manca quella situazione di pregiudizievole disfunzione dello svolgimento dell’attività istituzionale che ne costituisce l’indefettibile presupposto) significherebbe infrangere palesemente la legge e soprattutto rimuovere ingiustamente (ed ingiustificatamente) i rappresentanti legittimamente eletti dagli associati di AIA. Un grave strappo, appunto, al principio democratico”. Strappo e scelta politica oppure sospensione e congelamento: tra 48 ore cosa uscirà dal consiglio federale?

© 2022 riproduzione riservata
Facebook
Twitter
WhatsApp
Telegram

Articoli correlati

storie