INDISCRETO

L’Aia scoppia sulla bomba D’Onofrio: la Figc commissaria gli arbitri. Abodi irritato, Gravina si muove mentre Trentalange riflette

L’arresto del procuratore capo per traffico di droga. La reazione del ministro, le telefonate del presidente Figc, le dimissioni che non arrivano. Martedì consiglio federale urgente. E Rizzoli…
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“Inventing Rambo”. Magari Netflix ci costruirà una serie televisiva, magari sarebbe il riuscitissimo seguito a “Inventing Anna”, la storia della finta ereditiera tedesca (in realtà russa) Anna Sorokin che qualche anno fa si scoprì avesse truffato mezza New York: dopo due anni di carcere è ora confinata ai domiciliari, abita in un appartamento da 4200 dollari al mese e da lì sta organizzando una serie di cene a scopo benefico, i fondi pare siano destinati a una campagna che chieda la “riforma della giustizia”. I trecentomila dollari guadagnati per la serie di Neftlix li ha finiti?, s’è chiesto più di qualcuno a New York. Magari un pensierino lo starà facendo in queste ore di carcere a Milano Rosario D’Onofrio, ribattezzato per le proprie azioni Nox oppure Rambo o anche il “torturatore” dai trafficanti internazionali di droga e dagli spacciatori di hashish e marijuana, lui il responsabile della logistica del giro sgominato dal Gico della Guardia di Finanza di Milano, lui il procacciatore di pistole, lui il corriere degli stupefacenti, lui la “lavatrice” che puliva il denaro per eludere le normative anti-riciclaggio, lui l’ex ufficiale dell’esercito sospeso, poi messo in prova e infine cacciato dopo denuncia di usurpazione del titolo: non aveva mai conseguito la laurea in Medicina ma intanto continuava a indossare la mimetica per muoversi durante la pandemia piazzando così i carichi di droga che trasportava nella sua auto, in fondo ai posti di blocco sorrideva e lo lasciavano passare con tanto di saluto militare. Ci sarebbe già così tanto materiale da mettere in fuorigioco qualsiasi sceneggiatore di film o serie tv, eppure la stupefacente realtà supera qualsiasi sconcertante immaginazione.

“Liberi di decidere, la violenza in fuorigioco”: è il titolo di un convegno organizzato dalla sezione Aia di Castellammare di Stabia in programma il 18 novembre, dopo le parole tutti a cena, l’invito esteso a tutti gli associati della sezione arbitrale cui però è chiesto un contributo di 40 euro. Al convegno invitati – presenti in locandina – Alfredo Trentalange e Duccio Baglioni, il presidente nazionale e il vice dell’Aia, tra gli invitati anche Rosario D’Onofrio. Sì, lo stesso Rosario D’Onofrio arrestato a Milano, perché Rambo, Nox, il corriere, il responsabile della logistica, il trafficante di droga, la lavatrice, era anche il Procuratore capo Aia, cioè l’uomo che indagava, deferiva e avviava procedimenti disciplinari nei confronti degli iscritti Aia: arbitri, assistenti, dirigenti, tesserati. Promosso al ruolo a marzo del 2021, uno dei primi atti del nuovo corso dell’Aia dopo i 13 anni di potere Nicchi. Da Capua a Cinisello Balsamo sino a Roma, a via Campania, a pochi passi da via Allegri: perché sono davvero due passi tra la sede dell’Aia e quella della Federcalcio. Dopo una carriera di arbitro senza troppi bagliori, procuratore Aia della Lombardia nel 2013, sotto la gestione dell’ex arbitro toscano era entrato nella Commissione Disciplina Aia sempre nello stesso anno, il responsabile del settore tecnico era a quel tempo Alfredo Trentalange. A marzo del 2021 il Comitato Nazionale, su proposta del presidente Aia, lo aveva nominato procuratore capo. Il procuratore capo lo faceva pur ristretto ai domiciliari, i permessi ottenuti dal Tribunale di Sorveglianza dopo la condanna a due anni e 8 mesi (più 6mila euro di multa) con rito abbreviato per il traffico di droga, preso in flagranza con 40 chili di stupefacenti in auto al casello di Lainate a marzo del 2020. Condannato a maggio del 2020, 4 mesi in carcere e poi da settembre ai domiciliari. Da Milano si spostava a Roma, e lì da che in via Campania, nella sede dell’Aia, apriva fascicoli, deferiva, imbastiva processi, chiedeva condanne per i tesserati. «La mia carriera l’ha stroncata lui», dice adesso Giacomelli in un’intervista a “La Repubblica”, è l’arbitro squalificato (come altri) per via di rimborsi spese (71 euro, pare) e poi rifermato prima del giudizio al Collegio di Garanzia del Coni per una curiosa storia d’anagrafe. «D’Onofrio, sono convinto, è il braccio armato delle dismissioni. Cosa portava D’Onofrio ai vertici Aia? Era il loro grimaldello politico. Comminando sanzioni indirizzava le carriere». Accuse fondate o meno, certo è che adesso che s’è aperto uno squarcio su D’Onofrio, tutti i provvedimenti disciplinari finiti al Collegio di Garanzia potrebbero essere oggetto di ricorsi da parte degli interessati. Una valanga nella valanga. Altro che fischi.

D’Onofrio era stato premiato a luglio di quest’anno su designazione dei vertici Aia, nelle sue mani faceva bella mostra la targa del premio “Concetto Lo Bello”, motivato “perché particolarmente distintosi per le sue attività”. Quali attività? E con quale titolo svolgeva la funzione inquirente? Le domande tra i tesserati Aia si facevano intanto sempre più frequenti: è un avvocato, è uno strumento per chiudere una lunga disputa tra vecchio e nuovo corso? Nessuna risposta sarebbe mai arrivata, e nemmeno un’auto-dichiarazione all’atto della nomina, nulla figurarsi poi su quella condanna per traffico di droga. Nessun controllo. Nessuna segnalazione, nemmeno dal tribunale di Milano al quale l’avvocato di D’Onofrio chiedeva i permessi per autorizzare l’assistito a raggiungere Roma. Diciotto mesi dopo, ieri l’altro, la scoperta: per 18 mesi l’Aia ha scoperto “da notizie di stampa” come il suo procuratore capo fosse un trafficante di droga ma anche un pestatore, un falso medico, un ex ufficiale dell’Esercito. Diciotto mesi dopo il presidente della Figc Gabriele Gravina ha scoperto sempre “da notizie di stampa” che l’inquisitore degli arbitri del pallone italiano fosse un pregiudicato.

“È uno scherzo, vero?”. Pare che la domanda l’abbia posta il neo-ministro dello Sport Andrea Abodi al telefono, dall’altra parte c’era Giovanni Malagò, presidente del Coni. ”È uno scherzo, vero?”. Pare che la domanda l’abbia posta al telefono due minuti dopo il presidente del Coni a quello della Figc. “È uno scherzo, vero?”. Pare che due minuti dopo la domanda l’abbia posta il presidente della Federcalcio a quello dell’Aia. La domanda ha così cominciato a fare il giro in Italia, in Europa, nel mondo. Tutti a chiedersi: ma è uno scherzo, vero? Su una chat di tesserati Aia, sarebbe comparso di lì a pochi minuti un post. “Scandalo chat e voti truccati. Scandalo per la riammissione di Bergamo dopo essere stato condannato per Calciopoli. Scandalo rimborsi falsi di alcuni arbitri e assistenti di A. Il capo settore tecnico rinviato a giudizio per Calciopoli Toscana. Un ex assistente internazionale e ora osservatore di A indagato per truffa milionaria nei confronti dello Stato coi gratta e vinci. Ora il Procuratore Nazionale indagato per traffico internazionale di droga.
Ci manca soltanto l’associazione a delinquere e lo sfruttamento della prostituzione. Però facciamo i convegni sulla legalità
”. Al post sarebbe seguita poi anche un’altra osservazione. Rosario D’Onofrio era stato deferito dal procuratore capo della Figc Giuseppe Chinè per via di un audio (che circola da mesi) nel quale, intrattenendosi a telefono con l’ex assistente (penalizzato da un voto in graduatoria) lombardo Avalos, dava indicazioni su come agire e muoversi per essere reintegrato. Per questo deferimento nuove frizioni c’erano state tra via Allegri e via Campania, il procedimento doveva essere discusso entro la fine di questo mese e c’era chi s’aspettava decisioni immediate (le dimissioni o l’avvicendamento di D’Onofrio) da parte del Comitato Nazionale arbitri, pronte ad assumerle solo venerdì scorso. La stupefacente vicenda del traffico internazionale di droga, l’arresto di D’Onofrio, la “scoperta” che facesse il procuratore Aia muovendosi dai domiciliari con dei permessi, ha però plasticamente rotto un silenzio assordante ma ha pure avviato un timer destinato a provocare un’esplosione dirompente nei palazzi del pallone.

Da mesi Gravina aveva in animo di intervenire sull’Aia: quasi un anno fa, dopo la rielezione federale nella quale gli arbitri dell’appena eletto Trentalange avevano deciso di astenersi, era ad esempio pronto a togliere il voto alla componente arbitrale che, bisogna sottolineare, siede in consiglio federale. «Sono sconcertato. Ho subito chiesto riscontro al presidente Trentalange sulle modalità di selezione del procuratore, la sua nomina è di esclusiva pertinenza del Comitato nazionale su proposta del presidente dell’Aia. È certo che la Figc assumerà tutte le decisioni necessarie a tutela della reputazione del mondo del calcio e della stessa classe arbitrale». Allo sconcerto del presidente Figc che non sapeva, sarebbe seguito un lungo silenzio. Quello dei vertici Aia, un silenzio sconcertante e imbarazzante, rotto solo da un comunicato dell’Aia in tarda serata. Da leggere tutto e tutto d’un fiato, per comprendere, anzi per non comprendere come sia possibile che l’Aia si dica sorpresa, sconcertata, tradita, come sia possibile che non sapesse, che non avesse fatto controlli, che abbia affidato ad un trafficante di droga, a un abusivo, un potere così grande, esponendo tra l’altro a rischi di interferenze, minacce e tentativi di manipolazioni gli arbitri, l’Aia, la Figc e anche la credibilità del sistema sportivo e calcistico nazionale. “L’Aia prende atto con sorpresa e sgomento delle notizie diffuse a mezzo stampa relative all’arresto del Procuratore Rosario D’Onofrio… per assumere la qualifica di arbitro, l’interessato deve dichiarare l’assenza di procedimenti penali nonché di condanne superiori a un anno per reati dolosi in giudicato. Ai sensi dell’articolo 42 del vigente regolamento AIA gli iscritti devono rispettare le norme del Codice etico nonché astenersi dall’assumere atteggiamenti lesivi dell’immagine dell’AIA. L’articolo 42 infine impone l’immediata comunicazione al presidente di sezione di avvisi di garanzia, pendenze di procedimenti penali e misure restrittive della libertà personale. Tutto ciò non è mai accaduto. Apprendiamo invece solo oggi dai mezzi d’informazione che il signor Rosario D’Onofrio sarebbe stato arrestato nel corso del 2020, non comunicando addirittura tale provvedimento restrittivo della libertà personale mentre già ricopriva l’incarico di componente della Commissione disciplinare nazionale. A seguito dell’elezione della nuova governance, avvenuta il 14 febbraio 2021, in continuità e in considerazione della sua  lunga esperienza acquisita, è stato nominato Procuratore. L’Associazione Italiana Arbitri è stata quindi vittima e indotta in errore con una gravissima e dolosa omissione di comunicazioni previste dal Regolamento associativo. Un vero e proprio tradimento che ha creato un serio danno d’immagine a tutta l’AIA che, è bene ricordarlo, non ha a disposizione poteri istruttori per esercitare un’opera di verifica e controllo di quanto dichiarato dagli associati. Un aspetto questo che dovrà essere oggetto di un’attenta valutazione e di eventuali nuove misure operative per non ritrovarsi in futuro in situazioni simili. L’AIA di concerto con la FIGC tutelerà in ogni sede e con grande fermezza la sua onorabilità rispetto ai gravissimi reati commessi dal sig. Rosario D’Onofrio, tanto più gravi in ragione del ruolo assunto nell’Associazione”. Stupito, amareggiato, sorpreso, spiazzato. La reazione emotiva di Trentalange, comunicata ai più stretti collaboratori, e la riflessione che avrebbe poi prodotto il comunicato seguente dell’Aia, non sembrano destinate a fermare la valanga che sta per abbattersi sul mondo arbitrale. È una macchia incancellabile. I vertici dello sport italiano – in primis Abodi – si aspettano decisioni sostanziali, immediate. Gravina poi s’aspettava un’assunzione di responsabilità, l’annuncio di dimissioni dei vertici e non il “concerto delle azioni con la Figc”: lo sconcerto sarebbe diventato così fastidio, rabbia, fermezza. Ieri sera è partito un valzer di telefonate, sondate le disponibilità di alcuni ex arbitri e alti dirigenti nelle cui mani affidare il traghettamento. E nell’aria balla sempre l’ipotesi del ritorno di Rizzoli, che però vorrebbe rientrare dalla porta principale, cioè quella delle elezioni. Il presidente federale però adesso non può star lì ad aspettare, è pronto a commissariare l’Aia (la decisione dovrebbe passare dopo l’assunzione in un consiglio federale urgente, convocato per martedì), è deciso a calare la scure se Trentalange, Baglioni e tutto il Comitato Nazionale non faranno un deciso passo indietro, l’invito è ad horas: dimettersi in blocco, lasciare le chiavi della sede di via Campania accelerando così il processo che porterà poi a nuova elezione, altrimenti… Magari Netflix ne aspetterà l’esito prima di produrre una serie tv destinata a diventare un cult. “Inventing Rambo”, ma anche “Inventing Aia” e pure “Inventing Figc”. Ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta.

 

 

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