INDISCRETO

Arbitri e commissariamento, scontro continuo. L’Aia e i probiviri, la battaglia in consiglio federale sui controlli, i rilievi di Abete

La bozza di adeguamento al Comitato Nazionale, la difesa di Trentalange chiamato a deporre da Chinè. Le mosse di Gravina in vista del 19 e la scelta politica, l’attesa di Abodi. L’ipotesi di Rosetti
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Le 65 pagine sono già scritte, nella bozza la prima pagina riporta il titolo dell’opera: “Regolamento dell’Associazione italiana arbitri”. In queste 65 pagine ci sono capitoli con alcune correzioni in rosso, in blu invece si notano le cancellazioni. Sono le modifiche del codice di giustizia domestica, quelle che saranno sottoposte nel pomeriggio di oggi all’approvazione del Comitato Nazionale dell’Aia in composizione allargata, passaggio necessario e obbligato dopo il consiglio federale del 15 novembre che ha riportato sotto l’alveo federale la giustizia arbitrale. Nella bozza (il nuovo regolamento dovrebbe entrare in vigore dall’1 gennaio, invece i procedimenti aperti al 31 dicembre ancora regolati dalle disposizioni vigenti) compaiono ancora delle ics: sono le date del consiglio federale che dovrà eventualmente approvarle e quelle del comunicato ufficiale della Figc che dovrà eventualmente renderle note. Sono insomma delle ics da riempire, ics ancora in sospeso, pare un dettaglio e invece il conto non è stato ancora servito. L’articolo 3, sotto il titolo “Potestà disciplinare”, dice già tutto. Così, al comma 1: “Gli arbitri sono assoggettati (qui una bella riga blu che cancella la parola sottoposti) alla potestà disciplinare degli organi della giustizia sportiva della Figc”. Assoggettati è scritto col colore rosso. Come in rosso è scritta un’altra novità: gli Organi di disciplina diventano Organi di verifica dividendosi in Collegio Nazionale dei probiviri e collegio Regionale dei probiviri, cancellate quindi la Commissione nazionale di disciplina e quella di appello. La nomina dei probiviri (vi è il lungo elenco dei requisiti per farne parte) compete al presidente dell’Aia che la propone al Comitato Nazionale. Un’altra novità riporta invece a azioni, compiti e responsabilità dei presidenti di sezione. In rosso c’è scritto: “Il presidente di sezione deve segnalare con immediatezza al presidente dell’Aia le comunicazioni ricevute, ai sensi dell’art. 42, comma 3, lettera q), dagli associati circa le sentenze dichiarative personali di fallimento o di liquidazione giudiziale, gli avvisi di garanzia ricevuti e la pendenza di procedimenti penali per reati dolosi, le misure restrittive della libertà personale cui essi sono sottoposti, i provvedimenti di divieto di accesso ai luoghi ove si svolgono manifestazioni sportive, le sentenze penali di condanna per reati dolosi anche non definitive”.

Lo scenario. Come non leggervi le contromosse alla valanga che ha travolto l’associazione Aia dopo l’arresto (il secondo) del procuratore capo dell’associazione? Come saranno valutate queste modifiche dal consiglio federale e dal presidente federale Gabriele Gravina nella riunione fissata per lunedì prossimo che all’ordine del giorno ha un punto che suona sempre più sinistro – soprattutto dopo la velocissima chiusura indagini del procuratore Figc Giuseppe Chinè che muove accuse pesanti nei confronti di Alfredo Trentalange e del sistema di giustizia domestica, accusati di violazioni, omissioni, commissioni (leggi qui) – e che recita, testuale: “Situazione associazione italiana arbitri: provvedimenti conseguenti”. Disseminata di chiodi, veleni e frizioni (registrate anche ieri in una giornata convulsa) tra le diverse componenti federali, la strada sempre più stretta conduce a un bivio obbligato, il capolinea fissato a lunedì. Dopo aver commissariato la giustizia domestica, la Figc commissarierà oppure no l’Aia? La domanda viaggia da un mese, rimbalza prepotente come un macigno. È una scelta dirimente, delicata. Dirompente, comunque vada. Perché il commissariamento dell’associazione sarebbe un provvedimento storico e perché innescherebbe altri conflitti di natura istituzionale e giudiziaria. Perché il non commissariamento alimenterebbe il sospetto che la vicenda D’Onofrio sia stata derubricata a un inciampo e perché non si placherebbero i sospetti di eventuali omissioni e coperture non solo nel contesto arbitrale ma in quello più ampio dell’intero sistema sportivo, federale e non. L’evoluzione degli ultimi giorni come un tornado, fatti in serie che mettono Gravina davanti ad un bivio: dopo le sue dichiarazioni, dopo quelle del ministro Abodi che si aspettava una presa d’atto (eufemismo) dai vertici Aia, dopo la chiusura indagini della procura federale (nell’elenco di Chinè una serie di audizioni tra cui quelle di Nicchi e del segretario generale Figc Brunelli, e poi i faldoni dell’inchiesta della Dda di Milano e della Procura della Repubblica, i procedimenti penali nei confronti di D’Onofrio, gli atti del Tribunale di Sorveglianza, registrazioni audio e relazioni), come tornare indietro? Trentalange dal canto suo ha nominato il proprio collegio difensivo per controbattere alle accuse di violazione dell’articolo 4 comma 1 del codice di giustizia (gli avvocati sono Gallinelli, Presutti e Mattarella, gli ultimi due comparsi in diversi giudizi sportivi, ad esempio Presutti era uno dei legali di Lotito nella vicenda contro la Figc dei tamponi, il figlio del presidente della Repubblica nel giudizio vinto dalla Lega A sull’indice di liquidità contro la Figc mentre Gallinelli era il legale dell’ex arbitro De Santis in “Calciopoli) e ha chiesto di essere ascoltato con immediatezza dalla procura federale. L’audizione si terrà venerdì (16 dicembre) pomeriggio. La dead-line è però il 19: cosa farà il consiglio federale tre giorni dopo, dopo il sabato e la domenica? Gravina proporrà il commissariamento pur se non si sarà ancora materializzato il deferimento di Trentalange? Ha gli elementi da sottoporre al consiglio per arrivare a questa scelta dirompente? O la discussione rientrerà solo nell’alveo dell’approvazione dell’adeguamento del codice di giustizia degli arbitri, “assoggettati” al giudizio della giustizia federale in attesa del procedimento nei confronti di Trentalange? Certo, ripartire con il campionato di serie A (già preso dalla questione Juventus) in una situazione di stallo aumenterebbe rischi e veleni mentre sono in corso delicati procedimenti davanti alle Commissioni di Disciplina, mentre tutti i giudizi passati in giudicato potrebbero essere soggetti a revocatoria, mentre ad esempio continua la campagna dell’avvocato bolognese Giorgio Spallone (“Una battaglia di giustizia” diventa adesso “Un dovere di giustizia”: il provvedimento motu proprio del presidente Gravina di amnistia ex art. 41 CGS della Federcalcio, per tutti gli arbitri e tesserati Aia ingiustamente inquisiti e sanzionati, sarebbe, ora, uno fra gli atti necessari e indifferibili, atti a consentire alla comunità di associati, tifosi ed appassionati dello sport, di poter confidare ancora nella dichiarata volontà di passare dalle parole ai fatti. La straordinarietà della situazione impone azioni altrettanto straordinarie ed eccezionali”).

Trentalange ha già più volte ribadito che non si dimetterà, ha scelto la linea del Piave e la ribadirà oggi nel consiglio allargato Si andrà allo scontro o si congelerà la situazione? Le domande saranno vagliate nel corso del consiglio federale di lunedì: per il commissariamento Gravina ha bisogno del voto dei due terzi. Ha dalla sua una schiera di fedelissimi che sulla carta gli assicurano sostegno incondizionato ma poi, nel chiuso della stanza “Paolo Rossi” in via Allegri, la discussione potrebbe allargare le maglie di chi è contrario a questa nuova drastica soluzione. Era già accaduto nel consiglio federale del 15 novembre, quando sarebbero stati pronunciati ben altri interrogativi. “Ma quello che è successo nell’Aia poteva capitare anche per altre componenti? Ma i profili di responsabilità, di controllo e vigilanza, sono ascrivibili solo al settore dell’Aia? Ma le attuali procedure di nomina di giudici e altri profili garantiscono e ci garantiscono appieno?”. Accadeva esattamente un mese fa, Stella Frascà (componente dilettanti) e poi Lorenzo Casini per la serie A e poi addirittura un ex presidente federale come Giancarlo Abete (voluto da Gravina alla Lnd dopo il commissariamento e defenestramento di Sibilia) a porre questioni fondanti eppure rimandate. Gravina che metteva ai voti il commissariamento della giustizia domestica col voto favorevole di Trentalange e che rimandava al nuovo consiglio, in attesa delle modifiche ai principi informatori e le novità delle indagini istruttorie affidate a Chinè.

Un passo indietro. Accadeva esattamente un mese fa. Lo stupore, lo sconcerto, lo sgomento. Sottosopra, anzi a soqquadro il mondo del pallone tricolore, tutto per colpa di una notizia di cronaca giudiziaria che magari in altri contesti e per altri personaggi avrebbe forse meritato due righe: però l’arrestato era il procuratore capo dell’Aia Rosario D’Onofrio, in manette perché coinvolto in un traffico internazionale di droga, l’inquisitore degli arbitri era però un pregiudicato, già condannato due anni e mezzo prima sempre perché coinvolto nel narcotraffico, ristretto a casa eppure premiato con la nomina a procuratore capo e addirittura poi insignito del premio Lo Bello. No, non era una fake news, come pure avevano ipotizzato il presidente dell’Aia Alfredo Trentalange e il presidente della Figc Gabriele Gravina nella loro prima telefonata, qualche minuto dopo l’esplosione di una notizia che rapidamente avrebbe fatto il giro del mondo. Da lì in poi una valanga, anzi per dirla con le parole di Gravina nel consiglio federale del 15 novembre – convocato d’urgenza tre giorni dopo l’arresto – «una slavina» alla quale porre subito almeno un freno «mettendo in sicurezza un settore che ha dimostrato criticità significative». «Ma l’arresto del procuratore è uno scherzo, vero?», avrebbe chiesto Malagò a Gravina al telefono, «è uno scherzo, vero?», lo avrebbe domandato anche il ministro Abodi che poi avrebbe incontrato di persona il presidente federale. È passato un mese, e in questo mese di vicende ne sono accadute (tutti i passaggi della vicenda dell’ultimo mese qui, qui, qui, qui e qui): ci sarebbe da scrivere un libro però tornare ancora su tutti i passaggi allungherebbe soltanto il brodo. Un brodo vegetale di rivelazioni, interrogazioni, provvedimenti d’urgenza, slogan, accuse e difese, una sorta di sciroppo mentre alle domande primarie e scottanti non è stata data ancora risposta. Il veleno continua a circolare insinuando dubbi e quesiti. Eppure il fondo della domanda resta uno: si andrà al commissariamento di Trentalange con la decadenza del Comitato Nazionale, la nomina di un traghettatore che porti a nuove elezioni l’associazione (sempre più divisa e spaccata la base) e chiuda per sempre il capitolo di quell’isola autonoma (in fatto di giustizia domestica) che è stata l’Aia sin dagli anni ’80? Oppure si aspetterà il deferimento con relativo processo e iter sportivo-giudiziario che rischia di allungarsi fino alla fine del campionato di serie A? Intanto il collegio difensivo di Trentalange appunta i rilievi. Che si possono racchiudere in questo pensiero. “Non vi sono i presupposti per un commissariamento dell’Aia. I fatti unilateralmente ipotizzati dalla Procura – ancora tutti da verificare in contraddittorio – non riguardano infatti l’Aia in generale ma soltanto le modalità di nomina dei membri del sistema di giustizia sportiva. Per escludere la legittimità di un commissariamento, è allora assorbente il dato che nel Consiglio Federale del 15 novembre scorso, è stata già assunta una misura ad hoc, consistente nella trasmigrazione del sistema di giustizia sotto la tutela Figc. Una tale radicale misura esclude, di per sé, che possano in futuro presentarsi problematiche circa la gestione della giustizia sportiva Aia ed esclude, insieme, che possano pertanto sussistere ancora oggi i presupposti di un commissariamento che, come è noto, risiedono nella oggettiva e documentata impossibilità di attuale funzionamento del soggetto commissariando”. La tesi si spiega anche leggendo bene tra le righe del consiglio federale del 15 novembre.

Il consiglio federale del 15 novembre. Due ore di discussione, il consiglio aperto dalle comunicazioni di Gravina che metteva al corrente la situazione, accompagnata dalle interlocuzioni avute con la Fifa, la Uefa, con Malagò e Abodi. «Tutti mi hanno chiesto azioni di chiarezza. Questa vicenda D’Onofrio ha dei lati oscuri, delle zone d’ombra che vanno chiarite. Vogliamo dare risposte chiare, trasparenti. Trentalange e il Comitato hanno avuto un consenso democratico, al momento non ci sono elementi oggettivi che possano mettere in dubbio questa posizione. Per questo abroghiamo la deroga all’articolo 32 comma 7, la giustizia domestica rientrerà in quella federale. È un settore che ha dimostrato criticità, dobbiamo metterlo in sicurezza. Non è una persecuzione, è un atto di tutela, è a difesa dell’autonomia degli arbitri. Bisogna però resettare». Di lì due ore di dibattito che si sarebbe poi trasformato in una vera e propria – anche sorprendente – escalation. I pesanti rilievi della serie A. Casini: «Il fatto è di una gravità enorme. Le misure del consiglio non sono adeguate e sono incoerenti. A parole si ribadisce l’autonomia dell’Aia, la buonafede delle azioni, le si ribadisce vicinanza ma poi le si sottrae lo strumento più forte di autonomia. Quindi, visto che la proposta non è quella del commissariamento, in cosa consiste? Ci aspettiamo misure serie. Vogliamo una commissione d’inchiesta che chiarisca cosa è successo. Chi ha portato D’Onofrio negli organi di giustizia? Chi lo ha introdotto? Chi l’ha seguito? Con chi ha lavorato? Chi lo ha promosso? Con chi parlava? Qualcuno sapeva? Vogliamo risposte: siamo sicuri che è la giustizia arbitrale ad aver fallito qui? Vanno rivisti i criteri di nomina, le modalità di controllo e verifica dei requisiti dei meccanismi di garanzia per verificare i curriculum, vanno richiesti i carichi pendenti ad ognuno, le autocertificazioni in un contesto nel quale indirettamente girano miliardi non stanno in piedi. Rinnoviamo gli organi di giustizia domestica ma non togliamo all’Aia questa autonomia. La risposta a quello che è accaduto non è sopprimere la giustizia domestica». A prendere le parola poi Abete, Ghirelli, Calcagno, Balata e Berretta che sposavano la linea d’azione federale ribattendo ai rilievi della A. E poi Gravina, di risposta a Casini: «Le nostre modalità di selezione sono serie e valide, dal 2018 ho introdotto l’avviso pubblico. Siamo blindati e innovativi».

Il curriculum di D’Onofrio. A prendere la parola sarebbe poi stato Trentalange. La voce rotta dalla tensione, dall’emozione, dalla delicatezza del momento. Dopo aver ringraziato per le attestazioni di vicinanza, avrebbe letto la lettera inviata a Gravina nell’immediatezza dell’arresto di D’Onofrio e poi letto il curriculum presentato dal procuratore capo Aia. «Una laurea in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma, una laurea militare in Scienze strategiche, corso di specializzazione all’Accademia militare di Modena, frequenza corso Alti Studi per la Difesa, frequenza Corso Crimini internazionali, attività professionali svolte nell’ambito di lavori con il Ministero della Difesa, insignito della Croce di Pace, della Croce commemorativa di pubblica sicurezza, insignito di un Encomio solenne e da tre Elogi». Dopo aver proposto Salvatore Gualtieri al posto di D’Onofrio e invitato a «non criminalizzare l’Aia», avrebbe ceduto di nuovo la parola al consiglio federale.

La scelta politica. La discussione sarebbe continuata poi in un crescendo d’interventi, di puntualizzazioni anche piccate, di botta e risposta veloci, di distinguo e di rilievi. Gli ultimi venti minuti di consiglio federale avrebbero così allargato il recinto della questione. Per prima, Stella Frascà. «Come Federazione dovremmo cogliere un’opportunità da questa vicenda, riconsiderare la nostra regolamentazione interna e il nostro modello di organizzazione e gestione perché nel momento in cui vengono affidati ruoli di primaria importanza è ovvio che sorge nella Figc un dovere di verifica e controllo. Sono per la presentazione del certificato penale nazionale e internazionale, ad esempio. Dobbiamo tutelare la Figc e chi la rappresenta perché purtroppo con le manifestazioni pubbliche qualche problemino è emerso». Casini: «Stiamo costruendo frettolosamente qualcosa di complicato. Agli arbitri stiamo sottraendo la giustizia domestica che è lo strumento più forte di autonomia ma poi ci portiamo appresso tutto il personale che dovrà essere validato da controlli. O si accerta che il sistema-settore è malato e allora si commissaria oppure ci si ferma e si inseriscono criteri serissimi di controllo. Altrimenti non ha senso. Sarebbe solo una risposta frettolosa, muscolare, una pezza. Io li sento i commenti, li leggo: “Ma sicuri che questa questione è solo dell’Aia? Ma non è che altre parti della Federazione sono coinvolte? Ma la Figc? Ma il consiglio federale?”. Prendersi la giustizia domestica non è una misura che soddisfa. Quindi rafforziamo i controlli, inseriamo meccanismi validi e seri. Inseriamo un processo innovativo». A seguire, la risposta di Gravina. «Il problema oggi non è processare l’Aia. La mia è una proposta politica». Proposta politica. Lo ripeterà cinque volte nel giro di pochi secondi. «La mia è una proposta politica di riorganizzazione e di efficientamento di un settore che ha dimostrato criticità. È questo il compito di un consiglio federale. Qui ci sono delle norme chiare che individuano delle responsabilità organizzative e gestionali, da qui nasce una esigenza. La giustizia domestica va riportata sotto l’alveo della giustizia federale. È una scelta politica. È una scelta storica, me ne rendo conto. Ma è una scelta politica. La mia è una proposta di scelta politica, l’autonomia degli arbitri qui si difende con i comportamenti. Non voglio occuparla. Qui non è Casini o Lotito o la A che difendono autonomia degli arbitri, qui la difendiamo tutti. Qui c’è solo l’esigenza di mettere in sicurezza il settore e restituire serenità agli arbitri e a tutto il sistema. Qui c’è un nuovo progetto che proponiamo. E nessuno può mettere in discussione il sistema di controlli e verifica che facciamo, c’è una Commissione federale di Garanzia composta da alti magistrati che lavora tanto e bene Se qualcuno non conosce queste cose venga da me che gliele spiego». A prendere la parola, dopo un’altra girandola d’interventi, l’ex presidente federale Abete. Parole da ascoltare bene. «Ho una richiesta da fare come Lnd, in modo che ciò che è capitato ad Aia non capiti anche a noi o ad altre componenti. Come consiglio direttivo abbiamo a che fare con centinaia di nomine e non vorrei che poi ci trovassimo con un altro caso D’Onofrio. Dunque: che la Figc condivida con tutte le componenti le modalità con cui affrontare e validare le nomine e i controlli, io voglio essere tutelato e stare tranquillo. Un problema che nasce in Aia è della Figc, un problema che nasce in Lnd è un problema della Figc. Bisogna quindi cogliere questa occasione per darci maggiore tutela. Cosa dobbiamo chiedere, chi verifica e come. Altrimenti io non nomino più nessuno. È opportuno fare chiarezza per il bene e l’interesse di tutti». Alla fine del consiglio, una sintesi dopo il voto. «In attesa delle indagini, affronteremo la questione dei controlli in consiglio federale»: così Gravina. Il consiglio federale è tra cinque giorni. Cosa accadrà? Commissariamento Aia oppure no? E se commissariamento, toccherà a Rosetti? Comunque vada, sarà un’altra scelta politica.

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