INDISCRETO

Arbitri, guerra continua. Aia tra sentenze e vendette, il caso Foggia sul tavolo di Gravina

Decapitata la sezione dauna, sospesi il presidente e quattro associati per la partecipazione ad un triangolare. Tensioni e veleni da un anno, sullo sfondo la battaglia tra Nicchi e Trentalange. La bocciatura della Abruzzese. Il presidente Figc stoppa il commissariamento della sezione
Facebook
Twitter
WhatsApp
Telegram

«Siamo come alberi, possiamo perdere le foglie ma mantenere le radici. Possiamo cambiare le idee pur mantenendo intatti i principi». Così, undici mesi fa, il neo eletto Alfredo Trentalange salutava il nuovo corso dell’Aia, sul podio da vincitore di una battaglia senza esclusioni di colpi con l’uscente Marcello Nicchi. Al quale rendeva, come da copertina, l’onore delle armi, lui che fino a pochi mesi prima era stato il presidente del settore tecnico arbitrale. «Un grazie speciale a Marcello Nicchi. Mi ha insegnato molte più cose di quelle che ci siamo detti. Glielo devo, il percorso che ha fatto è stato pieno di valori e impegno». Dopo il congedo, la promessa solenne, il fiocco celeste sul nuovo corso: “Da oggi dobbiamo dirci tutto, fare spogliatoio, no a battaglie personali, a guerre di potere. L’Aia tornerà a essere la casa di tutti, una casa trasparente”. Undici mesi dopo la sequela di vicende arbitrali ha invece sempre più preso la connotazione di un sistematico regolamento di conti, undici mesi dopo le radici dell’albero Aia sembrano sempre più fradice, inquinate. Deboli, fiaccate e inondate dalle diverse correnti. Una confluenza di fiumi in piena che travolgono tutto. Trasportano fango e detriti, restituiscono macerie e sconcerto, divisioni e distruzione. Rimborsopoli/1 e rimborsopoli/2 con annessi deferimenti, dibattimenti, processi, sentenze, disparità, impugnazioni, revisioni. L’esposto alla Procura di Roma sulla chat che svelava le correzioni ai voti per stabilire la graduatoria degli arbitri Can. Le nomine nelle Commissioni nazionali, quelle della giustizia domestica, le istanze di grazia al presidente federale, le riammissioni, le destituzioni. Le dimissioni e le dismissioni. Le promozioni, le pressioni, gli esposti e le denunce (leggi qui e leggi qui). Il clamoroso caso di Paolo Bergamo. Fiumi in piena, correnti diverse – dal piemontese Po (Trentalange) al toscano Arno (regione dell’attuale vice, Duccio Baglioni e regione pure dell’ex grande capo Nicchi) – che arrivano sino al Tevere, che confluiscono a Roma, lì dove a pochi metri di distanza ci sono le sedi centrali di Aia e Figc. È da quel crocevia romano che risuona una voce rassegnata, la plastica fotografia della situazione reale, attuale. “Pensavo che le cose con Trentalange potessero cambiare… macchè, non è cambiato niente, anzi va sempre peggio”. L’amaro sfogo mentre sul terreno si sta consumando l’ennesimo scontro. Sulle rive del fiume Ofanto a Foggia, lì dove ha sede – proprio in viale Ofanto – la sezione cittadina dell’Aia. Una sezione decapitata: quindici mesi di sospensione al presidente, sanzioni disciplinari (chi 13 mesi, chi 10 e chi 5) per alcuni associati. Il motivo? Per il presidente di sezione Antonello Di Paola quindici mesi di sospensione per aver designato e autorizzato alcuni associati della sezione a comporre la terna in un triangolare anche a scopo benefico in occasione dell’anniversario di compleanno del Foggia, per gli associati scesi sul terreno dello Zaccheria (13 mesi a Marco Juanito Anniballi, 10 mesi per Daniele La Bianca e Giovanni Luca Corvino) per aver partecipato al triangolare sprovvisti di certificazione medica. Infine per l’associato Lucio Vinella 5 mesi di sospensione per aver semplicemente giocato sette minuti di partita con una squadra composta da imprenditori e tifosi rossoneri. Una stangata che, al netto delle violazioni e delle responsabilità, sembra una clava negli occhi se paragonata ad esempio a vicende ben più delicate, ad esempio quelle relative alle sospensioni di La Penna e Pasqua per “rimborsopoli”, fermati in primo grado rispettivamente per 13 e 16 mesi, sanzioni in secondo grado ridotte a 11 e 14 mesi. Ma, come spesso capita, davanti alla giustizia sportiva (federale ma anche quella arbitrale) i numeri sono come all’enalotto e le sentenze somigliano più a decisioni politiche che tecniche, fedeli cioè alle norme.

Le ultimissime. C’è chi l’ha definita come l’omicidio perfetto, chi invece come un autentico suicidio, chi come adeguata. È la sentenza presa dalla Commissione Disciplina Nazionale Aia, estensore e presidente l’avvocato Mauro Carboni. Sentenza, sanzioni e motivazioni fresche di pubblicazione che hanno trasformato la vicenda in un incendio, in un falò del diritto e delle norme, in un caso piombato sul tavolo del presidente federale Gabriele Gravina e del suo braccio destro Giancarlo Viglione (e anche sul tavolo del presidente della Figc Puglia, Vito Tisci) proprio mentre il Comitato Nazionale riunito a Coverciano stava per decretare il commissariamento della sezione dauna, una questione che registra persino le prese di posizione bipartisan della politica pugliese, dal parlamentare forzista Damiani al vice-presidente e assessore della Regione, Raffaele Piemontese. Tutti a chiedere a Gravina “di verificare con urgenza la legittimità e la congruità dei provvedimenti dell’Aia”, servendo così l’ultimo assist alla Figc che di fatto e da tempo ha praticamente “commissariato” l’Associazione italiana arbitri. All’eco della “vicenda Bergamo” a fine agosto aveva infatti risposto Gravina (leggi qui), annunciando in una riunione con la Lnd nel salone d’onore del Coni l’intenzione di sfilare il 2% elettorale all’Aia, la poltrona del presidente degli arbitri in consiglio federale ridotta a mera presenza scenica. La decisione federale sarà ratificata a marzo, nel corso dell’assemblea straordinaria sulla quale Gravina conta per varare “le riforme promesse” e nella quale dovrà redistribuire i pesi elettorali tra le varie componenti, perché oltre agli arbitri perderanno peso pure i Dilettanti. Congelato dall’intervento federale, il commissariamento della sezione di Aia di Foggia resta così a volteggiare, tra il ricorso in Appello degli squalificati e la valutazione del vertice Aia che aveva già pronta la lettera: la sanzione di 15 mesi comminata al presidente Antonio Di Paola se definitiva porterebbe al commissariamento per nuove elezioni (oltre i dodici mesi il presidente decade mentre arbitri e assistenti vengono dismessi a fine stagione), se invece venisse ridotta in Appello a meno di dodici mesi la sezione – per ora guidata dal vicario Rosiello – verrebbe commissariata a tempo. Di certo sul tavolo restano alcuni punti stringenti, chiari, insindacabili. Gli ultimi undici mesi di conflitti nell’Aia (senza distinzione tra “vecchi” e “nuovi”) ne hanno ulteriormente indebolito peso e immagine: l’Aia è finita sotto l’ombrello federale (penultimo esempio la nomina di Giannoccaro imposta da Gravina come referente “Var” con i club, leggi qui e leggi qui)) e presto perderà il posto in consiglio. Secondo: è praticamente andato in tilt il sistema della giustizia domestica già abbondantemente surriscaldato (l’Aia è l’unica componente pallonara ad averla, chissà per quanto ancora…), sistema che a differenza di quello – già particolare – della Figc non prevede per gli aspiranti-candidati una selezione di merito né tantomeno la presentazione di curriculum. Terzo: il clima già infuocato è diventato irrespirabile, evidenti le frizioni tra Figc e Aia, tra Aia e alcune sezioni, tra associati e associati. È un tutti contro tutti. Altro che cambiamento. Dalla presidenza Nicchi a quella di Trentalange, in un anno nulla è mutato. Anzi. Lo scontro continua, regolamento di conti da una parte e tentativi di ribaltamento dall’altro. Per capirlo basta fotografare il caso Foggia, giunto al clamore adesso ma scoppiato esattamente un anno fa.

Arbitri, guerra continua. Aia tra sentenze e vendette, il caso Foggia sul tavolo di Gravina

Il prologo. Dicembre 2020. A due mesi dalle elezioni nazionali Aia, è piena bagarre. Trentalange sfida Nicchi: campagna elettorale assai tesa, c’è chi non nasconde le preferenze e chi invece pare stare lì, in attesa, a sondare l’aria che tira per poi fiondarsi sul favorito. Tra queste sezioni c’è quella di Foggia. Il presidente Di Paola che si candida al terzo mandato sta con Nicchi, mentre la (ex) assistente arbitrale e internazionale Lucia Abruzzese, assai vicina alle posizioni del toscano Duccio Baglioni che corre come vice, aderisce invece al manifesto Trentalange: sullo scacchiere nazionale l’ala Nicchi è data come vicina a Gravina mentre quella di Trentalange e soprattutto Baglioni è assai vicina a Cosimo Sibilia. Un duello nel duello, insomma. Il duello a Foggia si accende poco prima del voto. Perché nella raccolta delle firme a sostegno delle candidature, la sfidante Lucia Abruzzese inciampa. Viene esclusa dall’ufficio elettorale dell’assemblea (il presidente è Labianca, uno degli associati poi stangati dalla Commissione di Disciplina per il triangolare) per vizi formali e irregolarità. Tra le 34 firme che appoggiano la sua candidatura ve ne sono quattro (una dell’arbitro benemerito Gilberto Mercuri, avvocato il cui nome poi comparirà nel ricorso al Collegio di Garanzia del Coni, attualmente è membro della Commissione di Disciplina nazionale presieduta da Mauro Carboni) di associati morosi e una di un quasi 90enne la cui firma risulta apposta non in prossimità delle elezioni. In base al regolamento, viene quindi esclusa. Tenta fuori tempo massimo (circostanza riconosciuta poi nel dibattimento davanti alla Commissione Disciplina nazionale che scrive “con una tardiva e inammissibile produzione di schede alterative a sostegno”) di sanare le irregolarità. Fa ricorso che viene rigettato in base alle norme, tra l’altro le schede valide a sostegno sarebbero state inferiori al limite minimo: la candidatura viene respinta, la richiesta è inammissibile. Al voto Di Paola viene rieletto con 64 preferenze, 53 sono le schede bianche. Lucia Abruzzese non ci sta e ricorre appunto alla Commissione Disciplina d’Appello dell’Aia. Il ricorso respinto (presidente ed estensore l’avvocato Bissi), rigettato: le motivazioni certificano evidenti carenze e irregolarità nella candidatura, tanto più evidenziate dal tentativo di sanatoria della ricorrente. Che non ci sta: a gennaio si rivolge al Collegio di Garanzia del Coni. È assistita dall’avvocato foggiano Gilberto Mercuri (tra le firme di appoggio ritenute non valide per morosità nel pagamento delle quote associative), ricorre contro l’Aia nazionale, la Figc e il presidente di sezione Di Paola, impugna la sentenza della Commissione di Disciplina d’Appello, chiede di dichiarare invalida l’assemblea e dunque lo svolgimento, di accogliere la propria candidatura e di fissare un nuovo appuntamento elettorale. A tre giorni dall’elezione nazionale, l’11 febbraio il Collegio di Garanzia del Coni rigetta il ricorso. Nota a margine: sono trascorsi dieci mesi dalla decisione eppure le motivazioni non sono state ancora pubblicate. Pare che il Collegio di Garanzia a volte vada più volte sollecitato. Pare comunque che il ricorso sia stato dichiarato innanzitutto inammissibile per difetto di giurisdizione: Mercuri e Abruzzese avrebbero dovuto rivolgersi al Tribunale federale nazionale (egida Figc, dunque Gravina) e non al Collegio di Garanzia (Coni, egida Malagò all’epoca ancora sul versante Sibilia). Tre giorni dopo però Trentalange ribalta il pronostico, batte Nicchi e diventa il nuovo presidente dell’Aia. Fa il discorso dell’albero, delle foglie e delle radici. L’inverno è quasi agli sgoccioli, l’annunciata nuova primavera però non sboccia. Le idee saranno pure diverse, ma i principi dentro l’Aia sembrano sempre gli stessi. Cambia tutto o quasi. Ovviamente, anche, visto l’esito delle elezioni. Nell’assemblea nazionale, nelle commissioni. Cambia pure la macchina organizzativa: lo storico segretario Aia Francesco Meloni lascia via Campania e si sistema al quarto piano di via Allegri, in una stanza vicina a quella del presidente federale. Il neo presidente Trentalange è coadiuvato (c’è chi pensa sia il dominus) dal vice Duccio Baglioni e dal nuovo segretario, Silvia Moro. Dalla primavera all’autunno si sprecano le frizioni, le tensioni. Guerre intestine, veleni e ricorsi. Una caccia alle streghe, una caccia all’uomo. Come fosse un continuo regolamento di conti, come se la sfida Nicchi-Trentalange fosse ancora in campo. È su un prato verde, quello dello Zaccheria di Foggia, che nasce il caso. È Il 25 giugno. Sei mesi fa.

Triangolare. “Un secolo di stelle, Foggia legends”: è la denominazione del triangolare organizzato per celebrare i 101 anni del club dauno. Lo organizza il Foggia: in due tempi da 20’ ciascuno si sfidano una selezione di vecchie glorie (tra cui Roy e Signori) una selezione di giornalisti locali e una composta da dipendenti della società, in vendita mille biglietti, parte del ricavato che il Comitato “Rossoneri per sempre” devolverà alle Suore Giuseppine di Foggia. Il Foggia chiede all’Aia una terna tutta pugliese: Pasquale De Meo, Diego Roca, Vincenzo Andreano e lei, Lucia Abruzzese, proprio l’assistente arbitrale che non ha potuto correre per l’elezione sezionale. La segreteria Aia inoltra la domanda a quella della Figc che risponde così, alla richiesta di autorizzazione: “L’autorizzazione non è dovuta perché all’evento partecipano enti non associati e soggetti non tesserati”. Il segretario Aia comunica la decisione al Foggia. A questo punto l’allora addetto stampa della società chiede al presidente della sezione Di Paola la designazione di alcuni associati per la direzione del triangolare. L’articolo 40 del regolamento Aia attribuisce al presidente di sezione la facoltà di designare “associati” per partite non organizzate e non autorizzate dalla Figc. Sceglie quindi Daniele Labianca, Marco Juanito Anniballi e Giovanni Luca Corvino: tutti e tre sono osservatori arbitrali, i tre comporranno la terna nel corso di un triangolare che non rientra nell’attività agonistica e nemmeno in quella non agonistica, ma che viene classificato come attività ludico-sportiva. Il triangolare si gioca: due ore dopo la Procura arbitrale notifica il deferimento per Di Paola e gli associati, accusandoli di violazioni specifiche. Venti giorni dopo, intanto il mancato candidato presidente sezionale Lucia Abruzzese – respinta la sua domanda per irregolarità e vizi accertati dalla Commissione Disciplina Appello Aia, niente da fare al Collegio di Garanzia del Coni – viene intanto premiato da Trentalange con la seguente motivazione: “Associato maggiormente distintosi per etica, tecnica, organizzazione, umanizzazione”. Un premio, e poi una prestigiosa promozione. Perché Lucia Abruzzese dopo 19 anni di prestigiosa attività depone la bandierina e viene nominata vice-presidente del CRA (Comitato regionale arbitri) Puglia, presidente Nicola Favia. Un mese dopo viene depositato il deferimento davanti alla Commissione Disciplina Nazionale Aia del presidente della sezione di Foggia e dei quattro osservatori arbitrali mentre dopo mesi continua a non esserci invece riscontro all’esposto presentato alla Procura arbitrale sulle attività poste in essere dalla Abruzzese in occasione della raccolta firme per le elezioni sezionali.

Le accuse. Al presidente di sezione Di Paola viene contestato di “avere autorizzato lo svolgimento di gare per le quali vi era già stato diniego da parte della FIGC, per aver designato per la direzione delle stesse associati rivestenti la qualifica di OA senza che ne ricorressero i presupposti di regolamento, per averli impiegati in assenza di certificazione medica, con l’aggravante di aver agito nell’esercizio della carica di presidente di sezione”. Ad Anniballi di “avere diretto, insieme ad altri due colleghi, due gare non autorizzate dalla FIGC non avendo prodotto copia della certificazione medica sportiva prescritta dalle norme associative, recando così pregiudizio alla tutela della salute propria e degli interessi dell’Associazione e dei suoi Organi”. Identica contestazione viene mossa nei confronti di Labianca e Corvino mentre a Vinella viene contestato il fatto “di avere partecipato in qualità di calciatore ad una gara non autorizzata dalla FIGC ove i partecipanti erano chiaramente sostenitori della squadra Foggia Calcio, militante in campionati federali, gettando così ombre sulla imparzialità che dovrebbe contraddistinguere un associato AIA. Condotta aggravata dall’aver esposizione mediatica che ha recato danno interno ed esterno all’immagine dell’AIA e dall’esistenza di precedente violazione disciplinare”. Per Di Paola viene chiesta la sospensione di 15 mesi, di 13 per Anniballi, Labianca e Corvino, 7 per Vinella.

Il dibattimento. Al giudizio si arriva dopo una serie di pressioni, gli imputati presentano le proprie memorie contestando punto su punto, mano al regolamento, le presunte violazioni. Il procuratore è Rosario D’Onofrio, il sostituto procuratore è Grassi. Il presidente della Commissione Disciplina e poi estensore della sentenza è l’avvocato Mauro Carboni, gli altri componenti sono Mancinelli e Pizzini. Il collegamento è da remoto, i toni sono accesi, il dibattimento durerà tre ore. La Commissione riconosce che Di Paola e quindi anche gli osservatori designati non “fossero a conoscenza del diniego della Figc” eppure ritiene che la circostanza “non possa assumere rilievo significativo ai fini della scansione disciplinare delle condotte”. In realtà non esisterebbe prova del diniego Figc, nel rapporto epistolare emerge come la Figc dica di non doversi esprimere in quanto il triangolare non rientra in attività sotto l’egida federale. Batte poi sulla coincidenza tra la figura di presidente di sezione e dell’organo tecnico sezionale, inchiodando per questo Di Paola a precise responsabilità e violazioni. Per la difesa invece il presidente di sezione può anche essere presidente dell’organo tecnico sezionale, ma non sempre. Un caso di specie si ritrova ad esempio a Napoli: l’arbitro Maresca è presidente di sezione ma non anche presidente dell’organo tecnico. Anche a Roma 1, lì dove una settimana fa è stato eletto presidente sezionale l’ex internazionale Doveri (voto da remoto, così come stabilito da Trentalange con un decreto che da più parti è stato ritenuto illegittimo, le norme che hanno consentito il voto a distanza non sarebbero più in vigore), anche lì presidente sezionale e organo tecnico non coincidono. E proprio perché “al presidente di sezione è attribuita la facoltà di designare associati per gare al di fuori del circuito Figc, per gare non agonistiche ma dal contenuto ludico-sportivo e ascopo sociale o benefico” la difesa di Di Paola batte sul punto. Inutilmente. La Commissione poi contesta al presidente di sezione e agli associati di aver – il primo designato, e gli altri partecipato – al triangolare senza averne i necessari requisiti. Cioè che l’abilitazione degli osservatori sussiste solo “se le gare sono di competenza dell’organo tecnico sezionale, che l’osservatore non deve aver compiuto i 50 anni di età e che sia in possesso della certificazione medica di idoneità alla pratica sportiva”. Sull’ultimo punto contesta agli associati la mancanza del certificato medico e ad Anniballi anche l’aggravante che abbia più di 50 anni, eppure anche l’osservatore Corvino aveva già compiuto i 50 anni, eppure né la Procura né la Commissione se ne avvedono: forse perché non è un osservatore dell’organo tecnico nazionale come Anniballi? Al presidente contesta la grave violazione di aver autorizzato e designato soggetti senza certificato medico. Il dibattimento si gioca su questi due punti. Per la difesa Di Paola ha agito da presidente di sezione e non da organo tecnico. “Non era una gara del circuito federale, non aveva contenuti agonistici, era a scopo benefico, era attività ludico-sportiva”. E per questo rientrante nella fattispecie prevista nel “Decreto del Fare” che dal 2013 che, in sintesi, ha abolito “la necessità di produrre qualunque tipologia di certificato medico per lo svolgimento di attività sportiva di tipo ludico-motorio”.

Arbitri, guerra continua. Aia tra sentenze e vendette, il caso Foggia sul tavolo di Gravina

La sentenza. Quindici mesi di sospensione per il presidente Di Paola, 13 mesi ad Anniballi, tre mesi in più di Labianca e Corvino per l’aggravante di aver superato i 50 anni, 5 mesi a Vinella. Al di là delle violazioni e delle responsabilità, le motivazioni in calce alla sentenza hanno ancor di più infiammato la vicenda, che da locale ha conquistato una ribalta nazionale, piombando sul tavolo di Gravina. Sentenza tecnica o giudizio politico? Sanzioni commisurate o sproporzionate, rispetto alle violazioni e a vicende più gravi ed imbarazzanti per il corpo arbitrale, come ad esempio il ritocco ai voti nelle graduatorie e i rimborsi falsificati? In attesa delle risposte, la Commissione nazionale dell’Aia era pronta all’immediato commissariamento, senza nemmeno attendere l’eventuale pronuncia sul ricorso in Appello, anche perchè pare non siano ancora partiti i termini per impugnare la sentenza di primo grado: la Commissione Disciplina d’Appello è presieduta dall’avvocato Giuseppe Fonisto, avvocato penalista che difese l’attuale vice-presidente dell’Aia Duccio Baglioni in “Calciopoli” e nella commissione figura anche un avvocato toscano, Bacicchi. La Toscana pare sempre più un crocevia. Nel fine settimana appena conclusosi a Coverciano s’è riunito il Comitato Nazionale Aia che aveva in agenda anche il “caso Foggia”. Una sospensione definitiva superiore ai 12 mesi del presidente porta alla decadenza della carica e quindi a commissariamento finalizzato alle elezioni, se non definitiva invece al commissariamento a tempo: commissariamento per ora sospeso. Volteggia nell’aria, come le parole di Trentalange a chiusura dell’anno, a chiusura del primo anno della nuova Aia. «La soddisfazione maggiore è quella di essere riusciti a fare squadra, perché è questo che farà la differenza». Così a margine del tradizionale incontro natalizio con la Figc e gli arbitri Can. Non c’era Gravina, in sua vece il segretario Brunelli e il consigliere federale Balata. Trentalange parla di differenza, per molti associati modi e metodi invece sembrano non essere affatto cambiati. Dilaniata da conflitti e intrecci, scandali e sentenze, l’Aia in crisi di tesseramenti perderà pure il 2% elettorale. Sempre più debole, sempre più meno autonoma. L’albero continua a perdere foglie. Le radici soffrono: la linfa si è trasformata in veleno. Idee e principi sembrano manifesti, spot, tentativi. L’albero adesso pare solo legna, avvolto dal fuoco. Brucia e e arde. Cenere, il falò dura da anni.

 

 

 

© 2021 riproduzione riservata
Facebook
Twitter
WhatsApp
Telegram

Articoli correlati