INDISCRETO

Crac Ferrero, trust Sampdoria, Vidal corre: tremano anche Gravina e la Figc

Il presidente terrorizzato dagli sviluppi delle vicende legate all’arresto del patron doriano: la federazione rischia il concorso esterno. Ombre su iscrizione e trust che il tribunale di Roma potrebbe far revocare. Le indagini si allargano, la fretta del commercialista, le rivelazioni scottanti tra le intercettazioni
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su telegram
Telegram

La revocatoria del “Rosan trust” dentro il quale sono custodite le azioni Sampdoria. L’azione di responsabilità del giudice delegato del tribunale fallimentare. L’ipotesi di concorso esterno in bancarotta. Rischi e inciampi aleggiavano, almeno da due anni: ora sono tornati a incombere, volano sempre più bassi, s’adagiano sul terreno. L’erba è diventata fango. A Genova, ma anche a Roma. È preoccupato. Molto preoccupato. Teso, come una corda di violino. Chi l’ha incrociato negli ultimi giorni lo descrive come terrorizzato. Fibrilla Gabriele Gravina nella stanza del palazzo di via Allegri a Roma, incrocia le dita e spera mentre a Milano Massimo Ferrero nel chiuso di una cella a San Vittore ha perso finanche il sonno e promette di scrivere un memoriale: sono ore affilate quelle che sta trascorrendo il presidente federale, preoccupato non tanto per l’arresto del presidente della Sampdoria quanto per gli sviluppi della vicenda, per la piega che potrebbero prendere le indagini e gli eventi se soltanto anche un occhio – quello della magistratura ordinaria ma anche quello della giustizia sportiva – si posasse nella metà campo Figc per valutarne atti, passaggi, eventuali profili di responsabilità.

Crac Ferrero, trust Sampdoria, Vidal corre: tremano anche Gravina e la Figc

È preoccupato. Ancor più del caso plusvalenze e delle indagini della magistratura ordinaria sulle operazioni della Juve e di altri club, riemerso tra clamori dopo le dovute (tardive?) segnalazioni della Covisoc alla Procura federale solo dopo l’avvio indagine della Consob, fascicoli che ancora non sono sul tavolo di Chiné, vicenda commentata così dal presidente federale: «Il calcio fa bene al Paese. No a processi sommari, sono tre anni che lavoriamo su questo tema. La giustizia sportiva? Abbiamo bisogno di strumenti, aspettiamo prima quella ordinaria». È preoccupato, così preoccupato dalle vicende doriane tanto da andare in panne, letteralmente in tilt bruciando la decisione della Procura federale, anticipandone l’archiviazione del fascicolo “Suarez-Juve-Perugia”, «si è valutato e si è giunti a decisione, per la prima parte di quell’inchiesta non ci sono stati elementi per procedere: si va verso l’archiviazione»: così, proprio così, calpestando così il dettato dell’art. 28 (autonomia, terzietà e riservatezza degli organi di giustizia federale), un’indebita invasione di campo che non ha trovato ufficialmente argine in atti e parole del procuratore capo Giuseppe Chiné. Indotto poi dalla Federcalcio e dall’ufficio giuridico di via Allegri – lì dove dirige il traffico l’avvocato Giancarlo Viglione – costretto a rispondere via mail con un’insolita auto-intervista all’interno di una nota (tre domande, tre risposte) ai rilievi sottolineati nella puntata del 6 dicembre di Report (redazione invitata a rettifica, leggi qui) anche sui presunti ritardi nell’azione della Procura federale sul caso plusvalenze.

«Gravina deve fare le riforme, qui mi sembra di stare su Scherzi a parte»: disse proprio così Massimo Ferrero nel giorno della prima elezione di Gravina al soglio federale. Era autunno 2018: tre anni sono trascorsi, tante vicende non fanno nemmeno più sorridere. Altro che scherzi a parte. Tempo ne è passato, l’inverno ormai alle porte ha ghiacciato le emozioni, le vittorie estive. Gli abbracci e i sorrisi. Ricordi lontani. Come il trionfo della Nazionale a Wembley: Gravina campione d’Europa e il pallone tricolore che finalmente poteva passare all’incasso per non sgonfiarsi. Fiato alle trombe, invece. Era luglio, in tribuna a Londra c’era pure Ferrero con tutta la famiglia, tra gli invitati d’onore proprio della Figc, uno degli invitati scelti e selezionati perché non a tutti i dirigenti di club era stato regalato l’invito. A proposito di regali. Un mese prima Gravina aveva finanche accolto la richiesta congiunta della Sampdoria e della Florentia San Gimignano, attribuendo al club doriano il titolo sportivo di serie A femminile e svincolando (non senza veleni) tutte le calciatrici del club toscano: un completamento della gamma, così fu definita l’operazione (passata sotto silenzio) in quei giorni proprio mentre negli stessi giorni la Samp, inscatolata in un trust a garanzia dei creditori di due società della galassia Ferrero, staccava un altro tagliando d’iscrizione superando i rigidi paletti fissati per l’ottenimento della licenza nazionale e sempre proprio in quei giorni le procedure al tribunale di Roma per le società Eleven Finance e Farvem (il valore dell’alienazione delle quote societarie della Samp confluite nel “Rosan trust”, fissato con un plafond minimo di 33 milioni di euro, a garanzia e come argine per evitare il tracollo) ballavano, tra richieste di fallimento, parere del comitato creditori, omologhe e ipotesi di ammissione a concordati. Un piano inclinato, azzardato. La traballante posizione della Samp, del trust, della Figc.

Vicenda cristallizzata, descritta il 4 di giugno con un titolo eloquente: “La Samp balla ancora il trust, valzer Ferrero e liscio Gravina” (leggi qui). Eppure rassicurazioni, silenzi. Persino distinzioni, proprio mentre in quei giorni curiosamente un altro club di serie A – la Salernitana di Lotito e Mezzaroma – finiva inscatolato dentro un trust, un’altra operazione autorizzata dalla Figc. “Sono due cose diverse” era questo il refrain. Eppure lo strumento giuridico era lo stesso, validato all’epoca – era quasi la fine del 2020, il trustee Gianluca Vidal tre mesi prima della costituzione del Rosan Trust entrava nel cda della Sampdoria – da una commissione ad hoc della federazione. Adesso spifferi di corridoio da via Allegri suggeriscono che quella commissione sarebbe stata allargata nel numero dei componenti proprio prima di autorizzare il via libera al trust di Ferrero e proprio mentre erano in corso le procedure fallimentari delle due società della galassia “Holding Max” dentro cui c’era (e c’è ancora) la società “Sport e Spettacolo” che detiene il 99,96% delle quote dell’Unione Calcio Sampdoria (eppure quello 0,4% forse vale molto più dell’insignificante percentuale), Holding Max le cui azioni sono divise tra Vanessa e Giorgio Ferrero e la società (schermata) Pkb servizi fiduciari, Holding Max dentro cui c’erano (e ci sono ancora) anche Eleven Finance e Farvem. Un complicato reticolo, un tessuto intrecciato. Uno scudo, la Sampdoria. Forse anche uno strumento, come sembra emergere dalle intercettazioni telefoniche pubblicate nell’ordinanza emessa dal Tribunale di Paola che ha portato all’arresto di Ferrero. È di 342 pagine il decreto che ha ad oggetto quattro società “calabresi” del presidente della Sampdoria. Lui considerato “amministratore di fatto”, accusato “di plurime e gravi condotte delittuose” in relazione alle attività di quattro società dichiarate fallite nel 2017. E mentre dal mondo pallonaro e non solo si levava un coro di sorpresa e stupore (possibile? Sì, possibile che nessuno in questi anni avesse mai compreso, eppure anche la vicenda Livingstone avrebbe dovuto accendere quantomeno domande sui requisiti di onorabilità, patrimonialità etc. etc. chiesti da Lega e Figc per partecipare al consesso pallonaro) ecco a fare da controcanto un altro coro. “La Sampdoria non c’entra”. Lo ribadiva in una nota il club, lo dicevano due avvocati di Ferrero tra cui Luca Ponti, che è pure però il “guardiano” del Rosan Trust le cui quote sono intestate al commercialista Gianluca Vidal (sempre presente alle riunioni in Lega e alle votazioni, ma da domani chi rappresenterà il club anche in via Rosellini a Milano?): anche lui subito ad affrettarsi, «la Sampdoria non c’entra nulla, nulla rischia». Lo ribadiva, rammaricato, lo stesso Ferrero annunciando la propria fuoriuscita. Non una parola ufficiale dalla Figc, non un commento, pure laconico, di Gravina che in questi giorni – plusvalenze, caso Suarez, sospensioni versamenti Irpef – non ha mai fatto mancare la propria voce mentre all’improvviso, come dal nulla, una serie di voci sulla cessione delle quote della Samp ha ripreso prepotentemente piede. Una, due, addirittura cinque offerte: un’agenda piena di nomi e ipotesi, alcune fresche, altre datate, un farsesco refrain che accompagna la Sampdoria di Ferrero da almeno quattro anni. Un’accelerazione improvvisa, invece. Come se il terreno fosse sgombro, senza un reticolo di procedure, pendenze. «Per la vicenda concordataria siamo in attesa della decisione del tribunale. Oggi interessa mantenere la continuità aziendale della Sampdoria. Posso solo confermare che c’è stata un’accelerazione sul versante della vendita del club con la ricezione di manifestazioni d’interesse di più soggetti, che sto quotando»: così l’esperto in crisi e ristrutturazioni aziendali Gianluca Vidal appena due giorni dopo l’arresto di Ferrero. Il commercialista veneto entrato nel cda della Sampdoria nell’estate del 2020. Il proprietario legale delle quote della Sampdoria confluita nel Rosan Trust a novembre 2020. Sempre presente alle riunioni in Lega a Milano, esperto sempre più ascoltato in via Allegri, a stretto contatto con il consigliere giuridico Giancarlo Viglione, il braccio destro (e sinistro) del presidente federale. Quel Gianluca Vidal che nelle intercettazioni inserite nel decreto della Procura della Repubblica di Paola, esclama: “Ahi, adesso ho capito perché sta cercando di prendere i soldi della Sampdoria”.

Il tempo è prezioso, adesso che la luce dei riflettori s’è accesa bisogna fare presto. Gianluca Vidal prova ad accelerare la procedura di alienazione delle quote. «Ci vogliono cinque mesi per cedere il club», ha detto, provando poi a rassicurare su eventuali rischi. «Nei due concordati, a diverso titolo, sono state promesse delle somme che dovrebbero essere versate entro trenta mesi. Ovviamente se questi venissero omologati. Ma in caso di non omologa il trust non si scioglierebbe ma potrebbe proporre un concordato fallimentare per arrivare alla chiusura del fallimento». Prova a tenere le carte in mano, proprio in giorni decisivi per il futuro delle procedure relative a Farvem ed Eleven Finance, le due società per cui la Sampdoria è stata data a garanzia. Tutto bloccato, tutto ogni giorno più complicato. Invece di sciogliersi, la matassa si ingarbuglia. Oggi  a Roma era fissata l’udienza dei creditori sulla proposta di concordato per evitare il fallimento di Farvem: è saltata, rinviata a data da destinarsi, probabile che la sezione fallimentare del Tribunale di Roma voglia prima pronunciarsi sull’opposizione fatta da Hoist ancora in pendenza nel procedimento concordatario relativo ad Eleven Finance. In caso di bocciatura, unitamente a quella per l’altra società, il giudice delegato potrebbe invece decretare anche la morte del “Rosan trust”, azionare la revocatoria, promuovere l’azione di responsabilità e procedere, dopo il fallimento, per bancarotta fraudolenta: un procedimento nel quale rischierebbe di finirci dentro non solo la famiglia Ferrero, non solo il commercialista Vidal e altri ma anche la Figc con l’ipotesi di concorso esterno in bancarotta. Un’ipotesi da brividi. Che metterebbe spalle al muro i vertici federali. Altro che plusvalenze, altro che caso Suarez. Magari è questo il pensiero che toglie il sonno: Gabriele Gravina a Viglione ha subito chiesto il report sulla situazione, vuole essere aggiornato minuto dopo minuto. Dall’ufficio giuridico e dalla specifica commissione aveva ricevuto garanzie. E invece… Invece adesso attende risposte. Bisogna incrociare le dita. E sperare. Sperare che la buriana passi in fretta, che si arrivi a una conclusione che renda felici i tifosi della Sampdoria, ormai liberatisi di Ferrero e pronti ad abbracciare una nuova proprietà. Poi magari tutto si sistemerà. Un bel respiro, un respiro bello e profondo lo farebbe la federazione. E il capo della federazione.

Crac Ferrero, trust Sampdoria, Vidal corre: tremano anche Gravina e la Figc

Lo raccontano preoccupato. Terrorizzato. A differenza di molti, è probabile che Gravina le abbia lette tutte quelle 342 pagine. Che non si sia fermato a quel coro rassicurante, “la Samp non c’entra nulla”, che non abbia dato peso a quell’unico rilievo, “il solo riferimento alla Sampdoria sta in quella frase del commercialista, ahi, ora ho capito perché sta cercando di prendere i soldi della Samp”. Frase pronunciata il 18 novembre del 2020 dal trustee Gianluca Vidal (il Rosan Trust viene costituito il 13 novembre 2020 in uno studio notarile di Mestre) in una conversazione telefonica con Andrea Diamanti, manager di fiducia del gruppo Ferrero. L’argomento sono le somme di denaro che dovrebbero “tacitare” le situazioni della quattro società “calabresi”. Diamanti parla di due versamenti da 125mila euro (per Blu cinematografica e Bluline) e un termine di pagamento al 2 dicembre 2020 “…che Ferrero si è impegnato a fare”. “Ahi, ora ho capito perché sta cercando di prendere i soldi della Samp”, risponde Vidal. L’eventuale conferma della distrazione di quelle somme potrebbe “accendere” l’interesse della Procura Federale e del procuratore capo Giuseppe Chiné che però intanto come da copione non ha ancora aperto un fascicolo. Non solo dunque l’occhio della magistratura ordinaria che potrebbe anche indagare, provare a capire se la costituzione del “Rosan Trust” possa essere considerata come un’altra spericolata manovra di Ferrero, condotta magari simile o assimilabile a quelle utilizzate nella vicenda calabrese per evitare il baratro. La Sampdoria (utlizzata come un bancomat da Ferrero, nove sarebbero i milioni di euro prelevati nel corso di questi anni sotto la voce di compensi e altro da Viperetta e tra l’altro una delle sue società, la Eleven Finance che è una delle due società a rischio fallimento, fu individuata come general contractor per i lavori al centro sportivo di Bogliasco con compiti di “coordinamento e gestione delle attività di finanziamento, progettazione, attuazione e sviluppo dell’iniziativa immobiliare”, attività lautamente remunerata con un compenso da 1,1 milioni pagato da Corte Lambruschini, attraverso la holding Sport Spettacolo, all’altra società di Ferrero, quella che detiene le quote della Samp) – in base alle norme sulle responsabilità oggettiva previste dal codice di giustizia sportiva – rischierebbe un deferimento con conseguenze che andrebbero da sanzioni economiche a penalizzazioni se venisse accertata la distrazione di somme e bonifici partiti dalle casse del club doriano per “suturare” ferite di altre società riferibili allo stesso proprietario. Non solo: considerata già l’elevata massa debitoria della società a giugno 2021, rilevati i principi e i valori necessari all’ottenimento della licenza nazionale e valutata la “funzionalità” del Rosan Trust, le domande potrebbero diventare altre. La Sampdoria poteva essere iscritta al campionato? Era al 28 giugno dentro i rigidi paletti fissati dalla Figc? La Covisoc era al corrente? Il consiglio federale ha responsabilità? Ne ha il suo presidente? È stata mai chiesta una relazione al giudice che ha in mano i fascicoli delle società Farvem ed Eleven Finance? E il comitato dei creditori?

Domande che restano appese, insieme ad altri passaggi. Perché non è mica vero che nelle 342 pagine dell’ordinanza del gip della Procura di Paola la situazione della Sampdoria e la funzione del “Rosan Trust” compaiano di sfuggita, e solo in una riga. No, non è così. Ad esempio, a pagina 255 è registrata una conversazione telefonica del 9 novembre 2020 tra Vanessa Ferrero e Francesco Cocola. Gli inquirenti scrivono: “Per meglio comprendere il contesto bisogna fare una doverosa premessa. La compagine sociale della Holding Max detiene il 100% del capitale sociale della “Sport Spettacolo Holding”, società amministrata da Ferrero e che a sua volta detiene il 99,96% della Sampdoria il cui presidente del Consiglio d’amministrazione è Massimo Ferrero. In questo periodo i consulenti che gravitano intorno al gruppo Ferrero, sia gli advisor legali avvocati Ponti e Spadetto che quello fiscale – Vidal Gianluca, insieme al factotum Diamanti Andrea – stanno predisponendo un’operazione con cui l’asset Sampdoria verrà ceduto ad un trust, al fine di tutelarne l’eventuale vendita. Per tale motivo Vanessa Ferrero dovrà partecipare ad una assemblea dei soci della Holding Max nel corso della quale l’amministratore unico Giorgio Ferrero verrà incaricato di costruire il trust e di farvi confluire la partecipazione totalitaria della Sport Spettacolo Holding che ha la proprietà della Sampdoria. Tutta l’operazione ha come scopo quello di mettere in sicurezza l’unico asset di valore del gruppo al fine di renderne più agevole la vendita e salvaguardarlo dall’eventuale aggressione dei creditori. A conferma di tale assunto l’interlocutore di Vanessa Ferrero, afferma: Scusa, ma in sicurezza rispetto ai deb…ai creditori, è bancarotta. Non è che ha un altro nome, eh! Ed aggiunge: Se zompa la Holding andate tutti in galera, ma veramente eh!”.

Gianluca Vidal è il commercialista di Ferrero. È entrato nel cda della Sampdoria scalando le gerarchie fino a diventarne quasi il dominus nelle scelte finanziarie sostituendo l’avvocato romano Antonio Romei, defenestrato nel 2019 da Ferrero e diventato il suo nemico giurato, accusato di scelte e disastri. Gianluca Vidal è il trustee del Rosan Trust che detiene le quote della Sampdoria. Il Rosan Trust ha una durata massima per rispondere allo scopo (può decadere prima se non risponde in tutto o in parte allo scopo o se non può più rispondere allo scopo) stabilita al 18 novembre 2025 e un plafond di 33 milioni di euro che sarebbe il valore minimo dato alla società blucerchiata per garantire i creditori delle società (Farvem e Eleven Finance) della galassia Ferrero finite in crack. È un intreccio geografico e finanziario nato con lo scopo di “giungere alla cessione sul mercato e utilizzarne il prezzo incassato in primis per estinguere ogni debito di Holding Max e con il residuo garantire, con un apporto di finanza esterna, le procedure concordatarie”: così si legge nel verbale di costituzione.

Crac Ferrero, trust Sampdoria, Vidal corre: tremano anche Gravina e la Figc

Nell’ordinanza del gip del tribunale di Paola alle pagine 267 e 268 ricompaiono ancora Vidal, la Sampdoria, il trust. La telefonata è del 3 giugno 2021, tutte le società professionistiche sono alle prese con scadenze e impegni da onorare per ottenere la licenza nazionale mentre al tribunale di Roma il giudice delegato è davanti ad un bivio per le società Farvem ed Eleven Finance: ammissione al concordato o fallimento? Vanessa Ferrero intanto chiama Gianluca Vidal, che dice: “…con l’adunanza dei creditori si va a definire sostanzialmente il termine entro il quale noi andiamo ad accendere il voto e a vedere come muoverci col voto e a quel punto…possiamo vedere se riusciamo, lì bisogna arrivare in sede di voto e aver necessariamente negoziato con gli amici, per modo di dire, di Hoist, perché questi…questi qui altrimenti ci fanno fallire, matematico, perché hanno già detto in sede di discussione per il credito che io sto cercando di trattare dall’altra parte hanno detto a chi avevo mandato avanti, a un avvocato che avevo mandato avanti, che loro non hanno nessuna intenzione di cedere, a nessuno che nasconda o che abbia dietro Ferrero…”. Vanessa Ferrero: “..ma poi tu quindi vorresti perdurare l’accordo dei 33 che abbiamo?”. Vidal: “No, non c’era nessun accordo dei 33, l’accordo dei 33 è scaduto un anno e mezzo fa, oggi se dovessimo dargli i soldi sulla base dell’accordo attuale saremmo a 42, 43… io vorrei dargliene 30 sostanzialmente, 29 e 50, stiamo trattando da un mese. Bisogna vedere cosa riusciamo a fare, naturalmente noi non è che ci abbiamo questi soldi, non abbiamo neanche un euro, ma abbiamo un soggetto che a quel punto si comprerebbe i crediti per poi vendere gli immobili…”. Vanessa Ferrero: “…tenersi l’Adriano sarebbe un sogno”. Vidal: “…dobbiamo riuscire a pagare le somme concordatarie in misura tale che ci consentano di avere il voto e oggi la vera verità è che quella porcheria che al tempo hanno fatto e anche lì…purtroppo c’è un mea culpa serio perché l’ha fatta Romei questa roba, però Romei è stato autorizzato, è stato spinto e quindi ci ritroviamo tra i coglioni questi qui di Hoist che sono incattiviti con noi…Andiamo avanti, avevamo tutti contro, il Tribunale, l’agenzia delle Entrate”. Vanessa Ferrero: “…ma papà per quello che concerne invece la Sampdoria lui nun ce pensa proprio, potrebbe continuare a tenerla andando avanti”. Vidal: “Ascolta, questi qui sono sogni. Massimo va avanti a sogni dopodichè ci ha culo e tuo padre ci ha un culo micidiale devo dire che è una persona veramente fortunata e quindi magari realizzerà anche questo, allora il tema è che il Tribunale ha voluto la dichiarazione che noi la Sampdoria la mettiamo in vendita, perché altrimenti… se lui trovasse qualcuno che dà 33 milioni e li mette sul banco lui salverebbe la Sampdoria quindi potrebbe al limite trovare qualcuno a cui vendere una quota importante, il 50% o una cosa del genere, forse potrebbe essere una soluzione per tenere capra e cavoli, potrebbe essere, va bene?”.

Due mesi prima (14 aprile 2021) Massimo Ferrero era convinto che tutto stesse finalmente andando a posto, che il debito nei confronti di Hoist sarebbe stato regolato, evitando così il fallimento di Farvem ed Eleven Finance, società per le quali aveva fatto confluire la Samp in un trust. Nella telefonata con Andrea Diamanti parla anche della Deloitte, la società di revisione e certificazione che si occupa anche delle società di calcio su cui la Covisoc fa dipendere le decisioni. “Abbiamo un mandato irrevocabile di una persona amica mia, ricchissima… ce l’ha Vidal in mano, abbiamo firmato ieri…già è firmata, già è pronta, già abbiamo chiamato la Deloitte… già stiamo facendo una 106 perché non voglio che figuri Vidal, Vidal gli ho fatto dare 50mila euro per le spese per far vedere che non è mio…abbiamo già chiamato Antonio che ci ha dato il nome della signora di Deloitte che ci ha in mano la roba di Hoist…l’abbiamo fatta alle undici e siamo andati a vedere…io e Vidal a magnà…a ubriacasse con… è già firmata, è irrevocabile”. Operazione di acquisto dei crediti in sofferenza poi non andata a buon fine, con Hoist è rimasto aperto il contenzioso. Otto mesi dopo tutto è ancora aperto. Massimo Ferrero è in carcere, si è lamentato perché alcuni amici non gli hanno manifestato vicinanza, promette di scrivere un libro. La magistratura continua nelle indagini mentre quella sportiva attende notizie. Il trustee Vidal prova a cedere le quote della Sampdoria, prova a forzare i tempi per evitare intoppi, blocchi e inciampi, prova a rassicurare, tiene aperto un canale con la Figc che gli chiede conto delle mosse. I tifosi doriani giustamente sono in trepidante attesa: dopo essersi liberati di Ferrero attendono un nuovo acquirente e la sicurezza che il club non possa incorrere in deferimenti e penalizzazioni. Il giudice delegato del tribunale di Roma deve decidere le sorti di Farvem ed Eleven Finance, dalla sua decisione dipendono anche le sorti del Rosan Trust, della Sampdoria, persino della Figc. Concordato, o fallimento? Revocatoria? Azione di responsabilità? Concorso esterno in bancarotta? Domande affilate e pesanti, come le ore che sta trascorrendo Gabriele Gravina. Preoccupato, lo raccontano come terrorizzato. Non bastavano le plusvalenze, il caso Suarez, i ripetuti dinieghi del Governo Draghi sugli aiuti richiesti. Per il presidente della Figc non sarà un Natale con i fiocchi. Si aspettava regali e qualche coro di ringraziamenti, rischia di ascoltare qualche richiesta di chiarimenti. E di dimissioni.

 

 

© 2021 riproduzione riservata
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su telegram
Telegram

Articoli correlati