La Sampdoria balla ancora il trust, valzer Ferrero e liscio Gravina

Da novembre è ancorata in una società custodita da un soggetto terzo però nel cda del club già prima del trust. La vendita in sospeso, cosa rischia la Figc
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I parti sono belli ma pur sempre dolorosi. Non c’è gioia, senza sofferenza. «Hanno partorito un bambino anziano, anzi hanno partorito un bambino nato vecchio che se chiama… Oh, come se chiama? Ah, Gravina. Ha presentato un programma di novanta pagine, secondo me so troppe pagine, non ci a fa a fa tutto, per cui non farà niente. Noi stamo bene così». Era il 22 ottobre 2018, era il giorno dell’elezione di Gabriele Gravina, presidente Figc al primo mandato. Colorito e clownesco come suo solito, quella fu l’accoglienza riservatagli in romanesco da Massimo Ferrero, all’epoca presidente-proprietario della Sampdoria. Sono passati tre anni. Gravina è stato rieletto nel febbraio scorso, le pagine del programma sarebbero salite da 90 a 123 e Ferrero, burrascosamente sulla sella doriana dal 2014, avrebbe cambiato pareri e parole anche sul presidente federale, un anno fa definito «un genio, gli mando i miei saluti», appena due mesi fa difeso a spada tratta nella vicenda Superlega, «il calcio è della gente, sono rimasto allibito da Agnelli, per fortuna abbiamo una persona di spessore come presidente della Figc, lui saprà come fare», salvo qualche giorno fa “perdonare” Andrea Agnelli «la sua era solo una boutade», prima di tornare a parlare della Sampdoria. In fondo il calcio è uno spettacolo, Ferrero è diventato imprenditore del settore senza togliersi lo sfizio di qualche cameo pur se l’avventura aerea l’ha mandato gambe all’aria. Non è stato un bel film. Però Massimo Ferrero resta sempre sulla scena. Di stoffa ne ha, persino da vendere. Metà maggio, pochi giorni fa in una dichiarazione all’Ansa: «Ranieri non si tocca, resta qui. La vendita della Sampdoria? Non c’è nessuna vendita». Claudio Ranieri intanto è andato via mentre il pacchetto azionario della Sampdoria – che prova intanto a vendere i pezzi pregiati smontando il management sportivo – continua a restare nel limbo. Collocata com’è, in un trust. Qui la vicenda è nota da mesi (vedi qui) ma meglio rinfrescarla per i distratti.

Si chiama Rosan, è stato costituito il 13 novembre 2020 in uno studio notarile a Venezia Mestre e dal 18 novembre vi è confluito il 100% delle quote di “Sport e Spettacolo”, società della galassia Holding Max (sede a Roma) e che detiene il 99,9% delle quote dell’Unione Calcio Sampdoria (sede a Genova): il “Rosan Trust” invece ha sede a Mestre, frazione di Venezia, è regolato dalla legge di Jersey che è un’isoletta nel freddo Canale della Manica pur se alcune disposizioni sono soggette alla legge sul trust della Repubblica di San Marino, ha una durata massima per rispondere allo scopo stabilita al 18 novembre 2025 e un plafond di 33 milioni di euro che sarebbe il valore minimo dato alla società blucerchiata per garantire i creditori delle società della galassia Ferrero finite in crack. È un intreccio geografico e finanziario nato con lo scopo di “giungere alla cessione sul mercato e utilizzarne il prezzo incassato in primis per estinguere ogni debito di Holding Max e con il residuo garantire con un apporto di finanza esterna le procedure concordatarie” così come si legge nel verbale di costituzione.

E così la Sampdoria ha continuato regolarmente a giocare in serie A, si è salvata pure in anticipo ma al momento lo scopo della cessione non è stato raggiunto, almeno non ancora: non è stata ancora venduta e dunque s’appresta a disputare il secondo campionato di A ancorata dentro un trust mentre i tifosi sperano che un giorno Gianluca Vialli diventi finalmente il presidente e ricorrenti tornano voci di scalate di fondi, ostili e amici. Già, Vialli. A Londra l’ex doriano ha messo su con altri soci una società d’intermediazione calcistica mentre in Italia è anche il capo delegazione della Nazionale: magari in questi giorni avrà avuto modo di ricordare a Gravina anche la situazione della Samp, le trattative (reali o presunte, quelle a volte servono di più) e lo stato del trust. O magari chissà, sarà stato proprio Gravina a informarsi. Visti i rigidi criteri fissati sulla trasparenza sulle proprietà, sulle garanzie da prestare e sulle capacità economico-finanziarie dei club – criteri ribaditi e giustamente inaspriti – la Figc avrà sicuramente e naturalmente avallato l’afflusso doriano nel trust a novembre scorso? E stessa cosa dovrà farlo pure adesso? Domande, tanto più che nella galassia della “Holding Max” figura anche una società fiduciaria, la cui proprietà risulta essere schermata. Un unicum, nel panorama calcistico italiano: una società di calcio posta come garanzia e come risorsa per estinguere i debiti del proprietario dentro un trust. Roba da chiedersi: ma sicuri che sia tutto regolare? Ma potrebbe mai retrocedere una società messa così? Che direbbero poi i creditori o il Tribunale se il prezzo precipitasse o se il club saltasse per aria? Bah, certe cose sono materia per consulenti giuridici, Gravina fa solo il presidente federale e non può mica guardare tutto, ha già tanto da pensare, valutare, pesare: è per questo che si scelgono i migliori consulenti giuridici, o no?

Il diritto è diritto. Lo conosce bene il “presidentino”, a lui tocca valutare e vagliare conformità e regolarità delle soluzioni e poi comunicarle al presidente del Consiglio federale che poi deve comunicarle al Consiglio da quale deve infine trarre la decisione. Il “presidentino” (così pare lo chiamino tutti o quasi in via Allegri) poi dà sempre ascolto a tutti, è sempre prodigo di buoni consigli: appena qualche giorno fa sarebbe stato notato a passeggio in un parco della Capitale a colloquio con Marotta, l’amministratore delegato dell’Inter alle prese con problemi finanziari e giuridici – prestito in conto capitale quello del fondo? – urgenti.

L’ipotesi di una cessione della Sampdoria è all’ordine (quasi) del giorno da ben tre anni. Era la fine del 2018 quando sulla scena – anche qui tra sceicchi e arabi, magnati e fondi di private equity – spuntò la trattativa condotta da Gianluca Vialli prima solo in qualità di mediatore. A Londra è tra i fondatori di una società di consulenza in compravendite anche calcistiche, curiosamente al centro in questi giorni anche della vicenda Inter da cui poi ne è uscito. Tre anni fa Vialli si fece avanti per conto del magnate russo-americano Knaster, uno speculatore di professione che s’era fatto avanti col fondo Pamplona insieme a un altro fondo detenuto da un altro stelle e strisce: dopo tre mesi ci fu chi la diede per fatta, forse confondendo la semplice offerta non vincolante con un preliminare d’acquisto per 50 milioni di euro, offerta poi non accettata da Ferrero. S’intromise allora un altro fondo estero, balzato in pole e poi pure questo presto ripudiato.

Intanto la situazione delle società della galassia Ferrero prendevano una brutta piega, tra concordati, istanze in tribunale, il pressing dei giudici delegati e la pressione della piazza, infuocata pure la sponda genoana, anche questa oggetto di trattative (presunte o reali anche qui) rispedite malamente al mittente da Preziosi. Soldi preziosi, per Ferrero. E così a metà agosto del 2020 tornò in auge il gruppo Vialli, autore di proposta non vincolante ma economicamente e finanziariamente significativa. Oltre 75 milioni, e la soluzione debitoria da affrontare scalando cessioni su mercato. Tanto che Ferrero autorizzò con tanto di comunicato ufficiale il custode del trust – il commercialista Gianluca Vidal – a trattare col gruppo americano. Trattativa poi arenatasi sulle garanzie, affare – Vialli sarebbe entrato con una quota di minoranza – finito a rotoli a campionato appena iniziato, tra sconfitte, l’esonero di Di Francesco e mille veleni. L’offerta dei due magnati finita al ribasso, il dispiacere di Vialli, la rottura. Knaster avrebbe poi dirottato sul Pisa, Vialli sulla nazionale mentre Massimo Ferrero, preso da un valzer di urgenze, sceglieva di ballare il trust.

Doveva blindare gli interessi della famiglia usando la Sampdoria come garanzia e come via per evitare il crack dell’Holding Max, società le cui azioni sono divise tra due figli e una società fiduciaria, doveva trovare un modo per mettere a riparo i figli da eventuali responsabilità. Per questo a metà novembre 2020 si recò in uno studio notarile a Venezia-Mestre in qualità di amministratore della Holding Max (quote detenute da due dei quattro figli e per poco più del 4% da una società fiduciaria, schermata) trasferendo al trustee “Trust Services srl” rappresentato dal socio unico e nominale Gianluca Vidal il 100% di Spettacolo Holding che detiene fra l’altro il 99,9% (eppure quello 0,1%…) della Unione Calcio Sampdoria. Profili e piani separati: uno a fare il custode (Vidal, con l’avvocato Luca Ponti “guardiano” legale) della società con il mandato di venderla, l’altro, il disponente e beneficiario (Ferrero) a dirigere le operazioni in qualità di amministratore di Sport e Spettacolo srl, proprietaria delle quote della Sampdoria. E quindi mano libera su mercato e tanto altro. Un intreccio di date, compiti e conti. Qualcuno non tanto torna. Ad esempio. Titolare di almeno una carica in 38 imprese – commissario straordinario, commissario giudiziario, liquidatore, sindaco, curatore fallimentare – il commercialista Gianluca Vidal il 13 novembre 2020 costituisce la Trust Services srl versando mille euro diventandone così socio e amministratore unico: è la società che dal disponente Ferrero riceve cinque giorni dopo le quote di “Sport e Spettacolo srl” che controlla la Sampdoria, società con capitale sottoscritto e versato di 950 mila euro il cui amministratore unico è proprio Massimo Ferrero mentre le quote sono intestate a Trust Services srl. Sarà pure una questione di separazione di ruoli e competenze: il trustee è il custode fiduciario delle azioni e non interferisce sulla gestione del club perchè sul piano calcistico la palla resta tra i piedi di Ferrero, però è curioso almeno notare come il 6 agosto 2020 – tre mesi prima della costituzione del trust – Gianluca Vidal venga cooptato e nominato nel consiglio d’amministrazione della Sampdoria. Cioè il soggetto terzo scelto per la cessione del club con la creazione del trust nel cda della società che dovrebbe trattare per la cessione. Per la Figc saranno pure piani separati, anche se paiono inclinati.

Azzardati, anche: può un soggetto le cui società sono finite tra bancarotta, fallimenti e concordati, militare in un torneo soprattutto partecipando e votando regolarmente, in Lega e in Federazione? Una domanda da rivolgere ai consulenti giuridici della federazione guidata da Gravina, tanto più che lo scopo del mandato affidato al trust Rosan ha come limite temporale novembre 2025, cioè undici anni dopo l’acquisto delle quote da Garrone. Quattro anni ancora. E se la Sampdoria non trovasse un’acquirente nei prossimi quattro anni? Domanda ingenua: da qualche giorno sono tornate a circolare voci di una trattativa per la cessione mentre contemporaneamente a Roma vanno avanti due procedure di concordato per due società del gruppo Ferrero, anzi una è arrivata proprio a mettere un punto. Il tribunale fallimentare di Roma ha ammesso alla procedura di concordato preventivo la Eleven Finance, società di proprietà del gruppo Ferrero per cui era stata presentata specifica richiesta nel 2020. Dello stesso fascicolo fa parte anche Farvem, società dell’analogo portafoglio. I creditori dovranno essere convocati entro trenta giorni. Se accettassero la proposta, Ferrero dovrebbe cominciare a vendere i cinema, altre attività connesse e magari pure la Sampdoria per onorare così quanto stabilito nell’atto di costituzione del trust, come “apporto di finanza esterna con la quale pagare i residui crediti”. La palla, il destino, è in mano ai creditori mentre riprendono voci di “scalate ostili” che rilevando i crediti potrebbero arrivare alla società doriana. Voci, fantasie, chissà. Certo il trust Rosan nel caso di sì- altrimeti scatterebbe il fallimento – dovrà pagare evitando così l’azione di responsabilità: si parte da 2,5 milioni di euro a titolo di proposta transattiva dell’azione di responsabilità, il resto da ricavare dalla vendita della società di calcio. Sempre che i creditori accettino, che arrivi l’omologa al concordato: altrimenti sarebbero guai. Il piano di rientro prevede come apporto di finanza esterna la cessione della Samp, custodita nel trust Rosan, entro trenta giorni dall’eventuale omologa del concordato. Tempi lunghi ancora e tempi sospesi in attesa dell’eventuale sì. Vidal è ottimista mentre Ferrero pensa, senza troppa fretta, a tecnico da prendere e giocatori da vendere.

Ferrero e Vidal chissà ne potrebbero parlare in un prossimo consiglio d’amministrazione. Dell’esercizio del trust e della sua applicazione se ne discuterà invece anche nel prossimo e imminente, consiglio federale? I termini per l’iscrizione al campionato scadono prima della fine del mese. In sottofondo e altrove si sentono ancora urla e minacce, però la ragione porterebbe a chiedersi ben altro. Cosa rischierebbe la federazione? Il trust fatto per eludere il fallimento rischierebbe di farla concorrere: il giudice delegato potrebbe azionare la revocatoria e quindi la federazione rischierebbe il concorso. Ipotesi, certo. Una cosa scellerata, pare. Certo però che ammettere il trust della Samp lo scorso anno e pure adesso, validare l’esercizio dello strumento, significa non poterlo escludere – pur con le diverse modifiche nel controllo e nei soggetti disponenti – per altri club. Chissà, magari ne verrà fuori un altro parto. A meno di aborti o di morte nella culla. Certo, tutti eventi accompagnati da qualche altro strillo. Gioia e sofferenza, sorrisi e dolore. Di qua e di là.

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