Arbitri e Var, Calvarese bocciato, voti e rimborsi: è resa dei conti

Una commissione solo per gli osservatori. Morganti rischia il deferimento, in attesa Nicchi e Pisacreta. Can, Rizzoli riflette. I club vogliono il challenge
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Tempo di valzer sulle panchine della serie A: divorzi, ritorni, dietrofront, fughe. Un’autentica rivoluzione. Pur senza squilli di tromba se ne annuncia un’altra pure nel settore arbitrale, negli ultimi mesi ripetutamente al centro d’inchieste, sospetti, veleni, denunce. Alfredo Trentalange è diventato presidente dell’Aia a febbraio, in pieno campionato: stravolgere e cambiare tutto non si poteva. Così i segnali di discontinuità rispetto ai dodici anni di gestione Nicchi giocoforza destinati prima e più alla copertina: il doppio-tesseramento giovanile arbitro/calciatore, le interviste agli arbitri, la prima designazione di un fischietto donna in B, il riassetto dello staff, l’attribuzione di deleghe e competenze, la pubblicazione dei rimborsi che hanno subito provocato stridore e clamore, scandalo e inchieste. Una gogna, un inferno. Non bastavano le polemiche su designazioni e direzioni, i veleni su ricorsi, soccorsi e omissioni Var, l’indagine della Procura della Repubblica di Roma dopo l’esposto dei dismessi Baroni e Minelli sulla presunta alterazione dei voti che la scorsa stagione avevano definito conferme e bocciature, meccanismo di cui avrebbe beneficiato Abbattista (al momento estraneo a responsabilità), sistema scoperchiato spulciando dentro una chat privata. Un tempo definita “porto delle nebbie”, dai magistrati della Procura della Repubblica di Roma si attendono limpide risposte.

Nebbia non ce n’era al Penzo, lì dove la finale playoff tutta veneta Venezia-Cittadella diretta da Orsato ha chiuso la stagione agonistica di A e B e dunque anche della Can: anche qui ora è tempo di stilare la classifica di rendimento, rendez-vous atteso mai come quest’anno. Confermati e bocciati, una questione delicata, di rendimento ma non solo. Perché oltre al foglio excel che riporta i voti attribuiti dagli osservatori e dall’organo tecnico, influirà l’anagrafe, si valuteranno le deroghe e le richieste ma si terrà conto anche dei vari procedimenti aperti. Per l’1 luglio tutto però dovrà esser definito. È da qui che partirà la presidenza Trentalange, è qui che si peserà la misura del cambiamento. I primi passi ne indicheranno la direzione. Adesso è tempo di processi e verdetti. Poca copertina, molti capitoli: sarà libro nuovo, veramente inedito?

Promossi e bocciati.

Quarantotto sono i fischietti della Can A-B, riunificata da un anno e guidata da Nicola Rizzoli. Da criteri fissati, cinque destinati a lasciare e cinque a subentrare dalla Can C. Fino a un mese fa i giochi parevano fatti, le ultime designazioni non lasciavano adito a molti dubbi. Ros, Amabile e Maggioni erano fischietti in odore d’addio che invece resteranno. Perché la rosa dei cinque dismessi s’è formata quasi da sé. Fabrizio Pasqua, Ivan Robilotta e Federico La Penna: sospesi il 20 maggio in via cautelare insieme a quattro assistenti, sospettati di aver taroccato e falsificato rimborsi spese, oggetto di un’inchiesta della Procura federale dopo la segnalazione dell’organo disciplinare dell’Aia alla quale saranno rimessi gli atti, sono già fuori dal lotto. Rischiano la radiazione mentre la carta della confessione e quella delle dimissioni (già rassegnate e ufficializzate dall’assistente Fiorito) prima dell’eventuale giudizio sportivo potrebbero magari servire per rientrare nell’associazione in caso di condanna lieve o di assoluzione. Il quarto dismesso dovrebbe essere – rendimento e rumors questo indicano – Illuzzi di Molfetta mentre i deludenti Maggioni, Amabile e Ros potrebbero salvarsi così come Abbattista, a meno che inchieste, deferimenti e processi sportivi (quelli della giustizia ordinaria hanno tempi più lunghi) non inducano a un turn-over ben più radicale e profondo. Sicuri promossi dalla Can C Marcenaro di Genova, Zufferli di Udine e Cossu di Reggio Calabria. Nel lotto degli altri due da promuovere non compare Maria Marotta di Sapri, premiata a fine stagione con una designazione in B ma che per un’altra stagione fischierà in C. Non è ancora tempo rosa in A, non sarà più tempo per uno dei cosiddetti big. Perché l’8.30 dopo la contestata e mediocre direzione di Juventus-Inter ha solo messo il punto dopo la parola fine: Gianpaolo Calvarese uscirà dai quadri arbitrali Can A-B. Il limite di età è stato spostato a 50 anni ma il 45enne teramano ha superato i dieci anni di Can A e per restare nei quadri avrebbe dovuto chiudere con un rendimento tra i primi quindici. Niente da fare, appenderà il fischietto però resterà a disposizione, pronto magari a ricoprire un nuovo incarico: commissione osservatori, Var, Can, posti da occupare ce ne sono.

Commissione osservatori: la novità.

Dalla prossima stagione chi designerà arbitri e assistenti non designerà anche gli osservatori che dovranno giudicarne la prestazione: la separazione decisa per evitare spiacevoli inconvenienti (come il presunto voto ritoccato ad Abbattista), per dare maggiore trasparenza tracciando percorsi separati tra chi designa gli arbitri e chi deve giudicarli, ma anche per alleggerire il lavoro della Can. Fino a ieri la Commissione nazionale (capo Rizzoli, organo tecnico completato da Calcagno, Giannoccaro, Gava e Stefani) designava arbitri, assistenti ma anche gli osservatori, una funzione delegata nello specifico a Gabriele Gava. Dalla prossima stagione non sarà più così. Della riforma se n’è occupato il componente del Comitato nazionale Carlo Pacifici; il progetto voluto e approvato non è stato però ancora svelato. La squadra dei 43 osservatori di A e B avrà un proprio designatore che si occuperà anche dei 71 in Can C. Una commissione – un designatore e due componenti – unica per gli osservatori, un plotone di ben 114 OA mentre un’altra specifica e separata commissione seguirà quelli in D e Cai.

Var, sala Var e Var a chiamata.

Al centro tecnico di Coverciano si è concluso il corso di formazione Var e Avar, certificazione rilasciata a 43 giovani arbitri e assistenti della Can. A coordinare i lavori il project leader Var Gianluca Rocchi e il responsabile Can Rizzoli, in cattedra anche il vice-presidente Aia Duccio Baglioni e Pierluigi Collina, presidente della Commissione arbitri Fifa. Le designazioni per la sala Var sono addirittura diventate più delicate di quelle per il prato: anche di questo hanno discusso. Si punta a definire e separare i percorsi, provando a garantire maggiore autorevolezza, più calibrata preparazione. E più comodità. Sì, perché (vedi qui) da agosto la sala Var centralizzata avrà sede nei comodi studi di EI Towers a Lissone grazie all’accordo votato nell’assemblea del 13 aprile dai presidenti di A vista l’impossibilità di cablare Coverciano e su specifica richiesta di Figc e Aia. Sei anni di contratto senza possibilità di recesso più altri sei anni di tacito rinnovo salva la facoltà di disdetta della Lega, canone annuo di 500mila euro da versare alla società che al 40% è di proprietà Mediaset e che per 12 milioni annui produrrà e gestirà anche le immagini del prodotto serie A. La realizzazione di una Var room centralizzata motivata come da comunicato ufficiale “perché consentirà un efficientamento delle risorse arbitrali, una maggiore uniformità del prodotto televisivo e la percezione di un momento di trasparenza assoluta perché tutti saranno invitati a turno nella Var room”. Sono dodici le postazioni divise in salette che ospiteranno Var e Avar insieme a due tecnici video mentre una control room raccoglierà i segnali video dagli stadi. Ci sarà una area hospitality per gli addetti ai lavori, uno spazio per i collegamenti televisivi dove arbitri e dirigenti potranno spiegare episodi e decisioni prese in collegamento con le tv. Insomma, arbitri e assistenti lasceranno gli scomodi furgoncini sistemati nei piazzali degli impianti per accomodarsi in una comoda e più funzionale sala di controllo. Una scelta presa anche per razionalizzare le spese (di trasferta) e per incrementare le entrate con accordi di sponsorizzazione. Resta in piedi un’ipotesi, paventata già lo scorso anno e ripresa proprio da Trentalange nel giorno della sua elezione: il tema dell’on field review a chiamata. «Non si conosce ciò che non si sperimenta però non decide l’Aia ma l’Ifab. Siamo disponibili a essere un laboratorio permanente. Rincorriamo sempre il calcio che andrebbe anticipato, mi accontenterei di raggiungerlo». Due mesi dopo Irrati, considerato lo specialista numero uno in sala Var. «Il Var a chiamata potrebbe essere una soluzione. Deresponsabilizzerebbe il Var, che è da solo nella sala con un assistente e due tecnici. Se questa responsabilità fosse trasferita a un delegato la possibilità di andare al monitor sarebbe più facilitata. Potrebbe essere chiamato dall’allenatore con l’ausilio di un tecnico, anche perché è difficile capire cosa è successo a 60-70 metri dalla panchina». La palla gettata nel campo dell’International Football Association Board persino dal presidente federale Gravina un anno fa (« la Figc si è fatta interprete delle richieste pervenute nelle ultime settimane da numerose società di A e ha anticipato informalmente alla Fifa la propria disponibilità a sperimentare l’utilizzo del challenge nei tempi e nei modi che l’Ifab eventualmente stabilirà») non è ancora tornata indietro però c’è chi si è portato avanti. Alcune società hanno infatti affidato il progetto e avviato la realizzazione di una specie di Var domestica, destinata ad ospitare nel proprio stadio il “delegato” della società pronto a “chiamare” il challenge davanti ad un monitor. Il delegato, cioè un tecnico, un esperto, uno del ramo insomma. Da mesi circola la voce (vedi qui) che il Monza di Galliani abbia affidato l’incarico ad un ex tesserato Aia, si sussurra sia l’ex arbitro Russo di Nola. Altre società avrebbero seguito l’esempio: ovviamente il contratto potrebbe essere firmato solo da ex tesserati o da arbitri oppure assistenti pronti a restituire la tessera uscendo dall’Aia. Un altro mercato si annuncerebbe, insomma.

Processi, deferimenti e sentenze.

La Prima Sezione del Collegio di Garanzia del Coni presieduta dal professore Mario Sanino ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da Niccolò Baroni e Daniele Minelli contro Aia, Figc e Abbattista contro il provvedimento di dismissioni per “motivate valutazioni tecniche” assunto ad agosto del 2020. La questione però resta su un doppio binario, quello della giustizia federale e quello civile-penale. Il plico – una denuncia di sette pagine corredata da otto allegati – è stato consegnato alla Procura della Repubblica di Roma dai due tesserati diventando oggetto di una inchiesta che rischia di far saltare il banco. Sul banco degli accusati, sul banco della giustizia sportiva, rischiano invece di finirci i componenti della Can B di due stagioni fa, cioè Morganti, Brighi e Di Fiore. Il procuratore federale Giuseppe Chinè – in questi giorni oggetto di un’interrogazione a risposta scritta formulata al premier Draghi e al ministro Franco da tre senatori per “incompatibilità di ruoli e omissioni” e di un esposto alla Commissione federale di garanzia Figc per aver “violato il dovere di riservatezza e terzietà” (vedi qui) ha infatti chiuso le indagini sul presunto “voto truccato in B”: ad essere coinvolti con l’accusa di violazione dell’art. 4 del codice di Giustizia sportiva – si sussurra – potrebbero esserci non solo gli organi tecnici ma anche tutto il Comitato Nazionale all’epoca dei fatti, comitato guidato dall’allora presidente Nicchi e dal vice Pisacreta, che aveva deliberato la deroga di Abbattista. Deferimento o meno, la domanda sarebbe un’altra: sarà un semplice regolamento di conti o invece imparziale e limpida resa dei conti? Si vedrà.

La scelta di Rizzoli.

Sui conti, sulla questione “Rimborsopoli” rischia invece di impantanarsi anche la macchina dell’attuale Can, guidata da Nicola Rizzoli. Designato da Nicchi tre anni fa, riconfermato lo scorso anno per guidare la Commissione riunificata, l’ex arbitro di Bologna appartiene inoltre alla sezione guidata da Aureliano senior che alle elezioni si è invece apertamente schierata con Trentalange. Il suo lavoro è apprezzato, la posizione pare salda però come scelta etica il designatore potrebbe anche rimettere il mandato in attesa di una nuova investitura del nuovo asset Aia. Alla questione temporale e politica si potrebbe forse aggiungere magari anche una riflessione sui conti e rimborsi spese, partendo dalla sola constatazione che La Penna e Pasqua appartenevano alla Can A. Le note spese in “Gerico” le visiona pur sempre la segreteria della commissione che le controlla e le manda in firma al commissario della commissione che le firma per confermare il conferimento dell’incarico, infine le firma il segretario dell’Aia per autorizzare il pagamento alla Figc. C’è quindi tutta una catena di controllo che in linea ipotetica e teorica potrebbe non aver funzionato a dovere. Ovviamente Rizzoli non c’entra assolutamente. Sulla piattaforma “Sinfonia” calma piatta. A meno che non arrivi un’ondata alle spalle.

 

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