INDISCRETO

Fischi e bandierine, i veleni della B tra sospetti e ombre del passato

Dossier e accuse, designazioni di arbitri e assistenti nel mirino dei club: è guerra. Nella squadra di Rizzoli lavoro supplementare. E spunta la Var da salotto
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“A calci volanti siamo messi meglio noi della serie B”. Come dare torto al tweet della Lega B che due giorni fa celebrava gli 81 anni di Chuck Norris? Calci e pugni Chuck li dava per il cinema. In serie B calci e pugni invece se li stanno dando davvero. Su tutto. Presidenza, soldi, diritti tv, Var. Le designazioni di arbitri e assistenti: tema all’ordine del giorno. Ogni giorno, ogni sabato e domenica, ogni volta che sibila un fischietto, ogni volta che un assistente impugna la bandierina.

La serie B? Una bolgia, un girone infernale. Presidenti, dirigenti, allenatori, giocatori, tifosi, opinionisti e persino qualche giornalista. Tutti indistintamente dentro, tutti trascinati in un vortice auto-distruttivo. Senza più controllo. Nessuno più che badi al proprio centravanti o che si preoccupi dell’avversario, che discuta di tattiche e prestazioni, che si confronti con classifica e prospettive. L’occhio da settimane va con sospetto sulle designazioni, alla provenienza persino chilometrica di arbitri e assistenti, al conto su presunti favori o sfavori. Una volta si definivano i conti della serva. Nessuno tra presidenti, dirigenti, tecnici e giocatori che conti mai i propri errori.

Sta arrivando la primavera, eppure in B il pallone rotola sempre più nel fango. Preso a pedate, sta scivolando su un piano sempre più inclinato, pericoloso, torbido, inquinato. Sospetti, accuse, dossier: una melma sempre più sporca e appiccicosa, una fanghiglia che appesantisce il terreno, che avvelena le partite e fortuna che gli stadi siano vuoti. Il designatore unico della Can A e B Nicola Rizzoli – di professione architetto – oltre matita e righello è costretto a usare persino il cesello. Errori e sviste si succedono anche in A, in B però nonostante le ripetute promesse del presidente della Lega B Balata, ripetute (vedi qui) come le sue grida disperate («la situazione sta creando grave danno e imbarazzo»), da tre anni non vi è ancora modo di metterci una pezza, almeno un po’ di riparo. «La Var in B mi sembra sia diventata una necessità», ha detto il neo eletto presidente dell’Aia, Trentalange. Constatazione che fa il paio con la considerazione di un autorevole ex, un fischietto ancora nei ranghi pur se osservatore esterno. “Ci sono stati alcuni errori gravi e inescusabili che concorrono a esacerbare gli animi di tutta la B che si sente figlia di un Dio minore: te ne accorgi seguendo qualsiasi gara. Sta diventando davvero difficile arbitrare in B”.

Al problema da qualche settimana la Can sta provando a ovviare designando gli arbitri più esperti, bilanciando il peso della posta, della classifica, del rendimento e anche di qualche lamento. All’Empoli (col Venezia in tribuna Rizzoli e pure Rocchi per osservare Aureliano) del presidente Corsi che confeziona pregiati capi in pelle («se dovessi parlare da tifoso userei espressioni di basso livello così come di basso livello sono le espressioni arbitrali, in trenta anni di carriera non mi era capitata mai una settimana così», così su “Il Tirreno” dopo la Spal) e al Chievo del presidente Campedelli che produce panettoni per le feste («abbiamo raggiunto l’apice, è un torneo volto a danneggiarci pesantemente, ci sono arbitri che non sanno fare gli arbitri e vanno fermati», così dopo il Monza) per due settimane di fila si son presentati col fischietto a centrocampo solo arbitri internazionali: le due squadre però non è che abbiano cambiato il trend di risultati, figlio di un rendimento almeno alterno. Alla fine conterebbe il pallone, eppure tutti i club di B adesso badano ad altro. Corrono alla classifica sulle “uscite” dei fischietti, eppure sprecano fiato e tempo: tanto per tenerne il passo, ecco quella aggiornata alla nona di ritorno sulle presenze degli ex arbitri della Can A. Giua guida con 7 gettoni, Sacchi e Pairetto a 5, Maresca, Manganiello e Abisso seguono a 4, Forneau, Guida, Massa e Mariani a 3, Pasqua, Doveri, Valeri, La Penna, Irrati, Giacomelli, Fabbri, Di Bello, Chiffi e Calvarese a 2, chiude ultimo con una presenza Orsato.

“Metter la partita in banca”. Un tempo nel gergo arbitrale significava assicurare alla partita ritenuta difficile e delicata una direzione di polso. I tempi sono cambiati. E in B non basta più. E’ diventata una giungla velenosa, una selva di mani e inciampi in area, uno sventolio di bandierine, alzate o ferme lungo le linee bianche. Nelle ultime settimane non è bastato assicurare arbitri di prima fascia per evitare il ripetersi di errori e sviste. Qualcuna clamorosa, sfortunatamente e incidentalmente occorsa a qualche assistente, tipo quelle di Francesca Di Monte prima in Cosenza-Spal e poi in Monza-Cittadella: assistente brava e attenta, tanto da comparire nemmeno un mese fa nella terna per Azerbaigian-Spagna, qualificazione Europeo donne. Non è questioni di nomi né di provenienze. Sta diventando una questione di nervi, di occhio, di fiato. Di preparazione, insomma. Senza il paracadute Var la prospettiva su un mani cambia, come il vento su “flag o no flag” della bandierina, come sul disallineamento di un assistente “AA o A2”. Gli errori iniziano a esser tanti. Tanto che. “E’ sbagliato che in B siano mandati assistenti di categoria. Ogni settimana qua e là avvengono disastri. Sul fuorigioco solo la Var elimina ogni errore ma per la regolarità del campionato qui dovrebbero essere designati i migliori, in assoluto”: è sempre la voce dell’autorevole osservatore a riportare la discussione su un terreno meno inclinato.

I migliori, i più preparati. E’ da due mesi che un assistente di A “rimandato” per una mancata assistenza su un rigore (Bottegoni), esca puntualmente in B mentre qualcun altro, nonostante qualche errore in B, fa percorso inverso. Pochi, ancora troppo pochi ne escono, a sentire gli esperti, a tenere il conto delle sviste. Già. Ma come si arriva alle designazioni? Chi tiene d’occhio gli assistenti? Dall’1 settembre serie A e B sono state riunificate: Rizzoli è il responsabile della Can e non può avere tremila occhi. Prima dell’estate viaggiava verso la riconferma Morganti: l’ex designatore della B se l’era meritata sul campo e invece niente. Fuori dai ranghi, pare anche per via di qualche malumore, di uno spiffero fuoriuscito da una stanza di via Rosellini 4. Promosso invece Paolo Calcagno di Nichelino, il primo assistente arbitrale piemontese a diventare internazionale: grande affiatamento con Rizzoli con cui aveva condiviso andata e ritorno del derby milanese e tante altre gare infuocate. E’ lui l’esperto di assistenti arbitrali. Specie per la A. La Commissione arbitri nazionali che s’occupa delle designazioni è poi completata dall’ex arbitro Gabriele Gava di Conegliano, dall’ex arbitro Antonio Danilo Giannoccaro di Lecce e da Andrea Edoardo Stefani di Milano. Di professione ingegnere, primo assistente milanese a diventare internazionale, considerato tra i migliori nel rango Fifa e Uefa tra il 2000 e il 2010, assistente con Faverani nella finale dei Mondiali del 2014 diretta proprio da Rizzoli. Su Wikipedia c’è pure traccia della sua nomina a “Project Leader” nell’organizzazione del campionato europeo Under 21 del 2019 al fianco del presidente Billy Costacurta, già bandiera del Milan. Restando ai colori rossoneri e restando sempre a una ricerca sul web, si rintraccia il nome di Andrea Edoardo Stefani anche in un’intercettazione telefonica dell’aprile 2005 tra l’ex collaboratore co.co.co. addetto agli arbitri del Milan, Leandro Meani e l’allora designatore Paolo Bergamo che chiedeva di parlare “col capo”, “con Galliani”. Meani quel giorno intanto ne approfittava per dire. Due cose.

“M.: Due cose. B.: Dimmi. M.: Io lo so che tu sei molto arrabbiato di qua e di là, però tu sappi che noi io gli vo­glio bene a Cristiano Copelli. Non ammaz­zarlo, per cortesia. B.: No, no, no, no. M.: Perché è un bravo ragazzo e poi… B.: Lo sto recuperando… M.: Un’altra cosa, se puoi dare un’occhiata ad Andrea Stefani quel ragazzo di Milano…B.: Sì, ma quello esce normalmente lui. M.: Sì, però magari se puoi dargli un’oc­chiatina così… B.: Sì, sì.”
Due cose. Stefani non è stato mai nemmeno minimamente sfiorato da sospetti, indagini, inchieste: nome e carriera intatte, restano immacolate. Non lo rivela solo l’intercettazione che pure fa intuire su bravura e merito. Lo dice la carriera, lo racconta il percorso. Ora è la sua voce a essere influente nelle designazioni degli assistenti in B. Con Calciopoli, meglio ribadirlo, Stefani non c’entra nulla, nemmeno di striscio. A differenza ad esempio del povero oste Meani, condannato alla fine a due anni e cinque mesi nel procedimento sportivo, procedimento sportivo che all’epoca costò – alla fine della fiera, dopo continue revisioni e consistenti riduzioni – a Galliani cinque mesi di squalifica, e sempre come esempio un’inibizione di quattro mesi a Claudio Lotito. Parecchi anni dopo, in un’intervista a “Il Corriere della Sera” e poi in un’altra su Sportitalia, si lasciò andare a qualche amara riflessione. “Il Milan avrà ritenuto poter usare come tattica difensiva quella di addossare le responsabilità a me che avevo effettuato le telefonate e non avendo tra l’altro un incarico dirigente ho finito per pagare io. Con Galliani avevo rapporti cordiali, Berlusconi l’avrò invece visto tre volte in tutto”. Una pagina triste. Archiviata, comunque. Alle spalle. Meani continua a far l’oste mentre in B se la danno da orbi.

E’ da inizio di stagione che errori e sviste si ripetono: il campionato però sta entrando nella zona più calda e invece di asciugarsi, sui terreni cadetti continua ad accumularsi fango. Presidenti, tecnici, giocatori. Non si tengono più. A caldo e a freddo, ci vanno giù. Ciò che più stupisce è che a nessuno sia mai stato consegnato almeno un deferimento. Solo per restare alle ultime settimane, perché l’elenco non finirebbe mai e riguarda tutte e venti le società. Palmiero, centrocampista del Chievo ai microfoni di Dazn, all’intervallo col Monza: «Abbiamo fatto due gol regolari e ci manca un rigore. Il rigore era netto, i due gol mi hanno detto fossero regolari. Serve più attenzione». Il capitano del Cittadella, l’esperto Iori. Sempre a caldo, sempre su Dazn. «Il gol annullato? Bisogna rivederlo, quando vieni qui devi lottare contro il Monza ma anche contro qualcosa d’altro». A chiudere: «E’ l’ennesimo rigore non dato in questo campionato. Se un arbitro non vede una mano del genere, un mani così evidente, mi vien da pensare male. Sono arrabbiato, sono episodi che condizionano le gare». Così Lovisa, presidente del Pordenone che alla 27esima giornata s’è visto assegnare il primo rigore contro. Netto, tra l’altro. Certo, si riferiva a quello non accordato da Abbattista, mano briantea in area ma niente dischetto: colpa forse di un piazzamento sbagliato, di una visuale troppo schiacciata. Perché così un arbitro può perdere la prospettiva, e poi perdersi nell’errore se non aiutato dall’assistente, come a Monza ma come successo un po’ ovunque in questa stagione, a mo’ di esempio Aureliano in Empoli-Venezia e alla coppia Irrati-Rossi in Salernitana-Spal. Una questione di prospettiva, come quella sui rigori. L’Empoli è primo eppure a favore ne ha avuti 4, il Monza 8 (come il Lecce) ed è secondo, la Salernitana 6 ed è terza, eppure se le avesse realizzati tutti sarebbe prima.

Sbagliano gli arbitri, sbagliano i rigoristi: con chi prendersela? Certo, ci sono rigori decisivi e altri insignificanti, a livello di risultato: l’Entella ne ha avuti ben 6 eppure è adagiata sul fondo della classifica, il Pescara 5 ed è penultimo. Ma non sono i rigori che fanno classifica, è dai particolari che si giudica: basta un fuorigioco a volte, un’ammonizione, per far saltare nervi e andamento. E così continuano, aumentano: lamentele, sospetti, accuse. Riempiono pagine di dossier. Nella speciale classifica, primo per distacco il Chievo, addirittura venti casi nell’esposto. C’è poi il patron dell’Ascoli Pulcinelli che ha parlato di “rapine”, si sono ufficialmente lamentate anche Empoli, Venezia, Reggina, Cittadella, Spal e Pescara oltre al già citato Pordenone mentre Lecce e Frosinone pare abbiano fatto pervenire lamentele direttamente alla casella posta della Lega B. Stranamente silente Cellino, uno di quelli che agli arbitri e al sistema non le ha mai mandate a dire: sarà che forse ora deve pensare solo a salvare Brescia e baracca. Il presidente della Reggiana Carmelo Salerno ha invece candidamente rivelato: «Presenteremo anche noi un dossier come hanno fatto tutte le altre, io ho telefonato anche a Balata e Gravina per chiedere la Var nell’ultimo mese».

Bella idea. Peccato però che la B rischi di far almeno seconda, pure qui. Perché nell’attesa della Var – ora annunciata per playoff e playout – pare che una società si sia già portata avanti, e pure da un po’. Si sarebbe attrezzata affidando la consulenza a un ex Aia e mettendo su una sorta di Var piazzata nel salotto di casa: attiva per le gare casalinghe ed esterne, ovviamente a uso proprio, off-line, giusto per avere il quadro della situazione in tempo reale previo parere dell’esperto da casa. Una cosa domestica, tecnologica chissà, geniale certo. Comoda di sicuro, pronto uso. Basta una telefonata, tutto in presa diretta. Fosse confermato, una roba da far drizzare le antenne. Altro che calci volanti. Altro che Chuck Norris.

Castelli di sabbia, 32

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