Del Pino e Gravina vogliono De Gennaro e ordinano: Lotito resti fuori

Lega A e Figc puntano sull’ex capo della Polizia come consigliere. È il punto nodale dell’assemblea alla quale la Salernitana non è stata invitata
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Eureka. Bingo. O meglio ancora, mutuando un vecchio adagio calcistico, tredici. Come a dire, ho risolto tutti i problemi. Eureka, bingo, tredici: ecco la soluzione insomma. Tredici, come il punto all’ordine del giorno della prossima assemblea di Lega di serie A, perché come sempre il vero nodo si mette in coda, e il punto tredici all’ordine del giorno è appena il penultimo al vaglio dei presidenti di serie A che si riuniranno lunedì in via Rosellini 4, a Milano (o meglio, per la precisone a due passi, all’hotel Hilton), dove, dopo lo spezzatino in tv (fa sorridere pensare che sia legato a questioni di banda e trasmissione, somiglia molto più al programma della Liga, lì dove le partite sono programmate a scadenza proprio in virtù della Media company e dei diritti tv), bisognerà arrivare al vero fondo della questione: l’elezione del “consigliere indipendente”. Una questione non più rimandabile, dopo quattro mesi di stallo, dopo mesi di litigi, rinvii e spaccature: la questione dei fondi che dovrebbero immettere oltre un miliardo per una quota della Media Company deve assolutamente essere ripresa. (vedi qui e vedi qui)

Al trio Del PinoGravinaScaroni allora è venuta un’idea magnifica, in fondo loro rappresentano il G3 calcistico tricolore attualmente in auge e ripensando a quel burrascoso G8 tenutosi vent’anni fa a Genova, hanno trovato la soluzione più adatta: chi meglio di Gianni De Gennaro, ex capo della Polizia, ex capo del Dis, ex sottosegretario ai Servizi Segreti nel Governo Monti, per il ruolo di ago della bilancia? Chi meglio di un servitore dello Stato che metta d’accordo tutti? Chi meglio dell’ex capo della Polizia per mettere ordine e pace in una Lega spaccata e divisa, chi meglio di lui per fare anche un bel po’ di pulizia? In fondo è anche un manager, ha presieduto per anni il gruppo manifatturiero Leonardo e da qualche mese è presidente della Banca Popolare di Bari che dopo il crac è ora di Mediocredito centrale, cioè Invitalia, cioè Ministero del Tesoro e delle Finanze, e quindi del Mef, lì dove è capo di gabinetto il procuratore Figc Giuseppe Chinè.

La carica è vacante da mesi, a febbraio la Lega – spaccata e rissosa – era riuscita a rieleggere il presidente Del Pino giusto in calcio d’angolo (alla seconda votazione con 14 preferenze dopo il flop della prima con 10), tanto che il presidente s’era preso tempo dieci giorni per pensare. La carica l’avrebbe poi accettata per spirito di servizio, per il bene comune del calcio italiano, tanto da indurre Gravina a volerlo come vice-presidente federale. Eletti i consiglieri Scaroni (il maggiore sostenitore di Del Pino), poi Percassi (Atalanta), Setti (Verona) e Giulini (Cagliari). Costretto a lasciare il dg nerazzurro Antonello perchè c’era già Marotta come consigliere federale (insieme a Lotito) in quota Lega e due nerazzurri sarebbero stati troppi. Restava da votare il consigliere indipendente.

Dal cilindro di Scaroni sarebbe così uscito il nome di Fulvio Conti, ex presidente di Telecom Italia che il presidente rossonero aveva conosciuto ai tempi di Enel e Eni. Sarebbe stata l’ultima casella da incastrare, l’uomo della maggioranza in una maggioranza però senza il quorum necessario. Perché dall’altra parte c’era il gruppo guidato Lotito e De Laurentiis che avrebbe poi ricevuto il sostegno di Inter, Juve, Atalanta, Fiorentina e Verona, le sette società che poi due mesi dopo avrebbero “sfiduciato” Dal Pino chiedendone le dimissioni. Il candidato del gruppo era Gaetano Blandini, direttore della Siae e assai vicino a Gianni Letta. L’esito della votazione sul consigliere indipendente avrebbe così plasticamente manifestato la spaccatura in seno alla Lega. Dieci voti a Conti, sette per Blandini, due astenuti e una scheda bianca. Niente da fare, anzi tutto da rifare.

Da febbraio a maggio di acqua ne è caduta sotto i ponti: il no ai fondi, il voto federale, i diritti tv assegnati a Dazn, i due canali ceduti da Cairo, la Superlega, le minacce di Gravina di modifica del quorum assemblare per evitare stop e ostruzionismi. Bisogna presentarsi alla nuova stagione con un consiglio di Lega coeso, deciso. I due consiglieri in quota Lega partecipano senza diritto di voto, e il voto del consigliere indipendente ha il suo peso, basta rileggere la composizione attuale. L’assonanza di vedute tra il presidente Figc e quello della Lega è totale, differenze non ce ne sono. Come l’obiettivo. Per chiudere il cerchio, per blindare il consiglio, per una maggioranza bulgara. Per fare pulizia e ordine in un consesso litigioso e rissoso. Quasi belligerante. Ecco allora spuntare Gianni De Gennaro: il candidato da votare e da eleggere soprattutto. Meglio se a larga maggioranza. È un segnale a chi ancora non ci sta, a chi non si è ancora rassegnato, a chi anche lunedì sosterrà il riproposto Gaetano Blandini e votato chissà da chi. Perché i 14 punti all’ordine del giorno sono punti da dividere, il portone di via Rosellini in questi giorni è come quelle porte girevoli di un albergo: c’è chi esce e c’è chi entra. Le società retrocesse potranno votare su questioni legate alla stagione appena chiusa, le neo promosse invece sui punti che attengono alla stagione che sta cominciando. Questione d’interpretazioni e d’inviti. Di regolamenti e regolamento dei conti. Magari per questo la Salernitana non è stata (ancora) convocata e, sulla base delle norme e dei regolamenti. ha preparato una diffida milionaria. Al trio Gravina-Del Pino-Scaroni conterà valutare quanto valga davvero il bingo.

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