Spezzatino tv, De Gennaro e Salernitana: il pasticcio di Lega e Figc

Assemblea di A infuocata, rischio di rinvio sui punti cardine. ll carteggio tra Gravina e Dal Pino sulla situazione della neopromossa e le mosse di Lotito
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Mezzogiorno di fuoco a Milano, in via Galvani. All’hotel Hilton, a due passi da via Rosellini, lì dove si riuniranno i presidenti della serie A, lì dove appena un anno fa in assemblea il presidente del Napoli De Laurentiis si rivolse così al capo dell’ufficio finanziario della Lega A Viola Fabri: «Lei è un’incompetente, vada a casa ad accudire i figli». La frase sessista fece scalpore, provocò reazioni, le reprimenda del presidente Dal Pino e dell’ad De Siervo, tenne banco giusto qualche giorno, poi però tornò tutto come prima. Ognuno al proprio posto: litigi e dissidi servono per far scena. Tutto torna sempre a posto. Bisogna essere ligi, pensare al bene comune, serve anelare alla ragion di stato. “Del domani non v’è certezza” scrisse Lorenzo De’ Medici sei secoli fa e Niccolò Machiavelli gli dedicò una parte de “Il Principe” per spiegare come conquistare, mantenere e preservare il potere.

Mezzogiorno di fuoco oppure mezzogiorno di fumo a Milano nell’assemblea che farà da spartiacque tra stagione appena conclusa e quella imminente? Si vota sullo spezzatino televisivo, sul paracadute, sui diritti tv della Coppa Italia, sulla nomina del consigliere indipendente. Quattordici i punti all’ordine del giorno di un’assemblea che all’ordine del giorno in realtà ha un punto soltanto: ricomporre, ricomporsi, allinearsi, silenziarsi dopo mesi di fratture, spaccature, richieste di dimissioni, minacce di espulsione. Uno spettacolo. Il presidente federale Gabriele Gravina si aspetta dal suo vice-presidente che è pure il presidente della Lega, risultati concreti, in fondo la Lega A ha una sua autonomia gestionale e direttiva ma adesso non è più questione di forma, c’è bisogno del pane, della sostanza, c’è bisogno di liberare il terreno, ripulirlo, arrivare al fondo: il calcio italiano dia immagine di compattezza, serietà, sobrietà. A Del Pino il messaggio è arrivato forte e chiaro, messaggio condiviso insieme all’amministratore delegato De Siervo, stipendio da novecentomila euro: adesso è tempo di portare a casa il risultato. Il pronostico per oggi? Da tripla.

Questione di quorum, alleanze, portafoglio. Lo spezzatino televisivo ad esempio, le dieci partite del “campionato più bello del mondo” spalmate in tre giorni, ognuna con una sua finestra. La proposta però oggi potrebbe anche essere buttata dalla finestra perché non tutte le società sono d’accordo. Il progetto studiato e definito da più di un anno: è simile a quello della Liga spagnola, legato com’è alla creazione della media-company, è il solido gancio cui appendersi per favorire l’ingresso di un fondo di private equity che acquistando il 10% immetta oltre un miliardo nelle casse vuote dei club togliendo però autonomia politica e gestionale ai presidenti pallonari. Costretto a febbraio a mettere in coperta l’offerta di Cvc, il trio Gravina-Dal Pino-Scaroni (presidente Milan, vice presidente di Banca Rotshchild advisor di Cvc, consigliere di Lega che aveva offerto le dimissioni dopo la bufera Superlega ma delle dimissioni non se n’è mai parlato), il trio che attualmente dirige le operazioni del calcio italiano, il progetto l’ha rimesso in agenda, coperta. Un calcio ai soldi non possiamo mica permettercelo: questo il diktat partito da via Allegri, dove il presidente federale si mantiene in costante contatto col suo vice, il presidente di Lega Dal Pino che intanto attende istruzioni a Milano. Telefonate, mail, lettere. Così è ripartita l’operazione, minacciando provvedimenti esemplari per i destinatari recalcitranti. Legato com’è alla questione fondi, lo spezzatino tv oggi potrebbe pure rosolare a fuoco lento: servono 14 voti per l’approvazione e al momento la conta non è piena. Si potrebbe arrivare a un rinvio, a uno slittamento di almeno sette giorni: qualche società non è d’accordo, Ferrero ad esempio ha arringato alle folle ma ci sono buoni motivi affinché il presidente doriano e altri come lui tornino a più miti pensieri. Non è d’accordo l’Usigrai, non è d’accordo Sky, persino Dazn ha manifestato un po’ di sorpresa mista a disincanto e distacco: “No, non è vero che non possiamo trasmettere in contemporanea più eventi”. Una questione più d’immagine, mentre le società che a febbraio avevano osteggiato l’ingresso ai fondi volendo spacchettare la questione dei diritti tv, faranno oggi la conta dopo la riunione ristretta tenutasi in video-conferenza. Inter, Juve, Verona, Fiorentina, Atalanta saranno ancora con il Napoli di De Laurentiis e la Lazio di Lotito? Chissà.

Chissà, magari finirà con un nulla di fatto pure la nomina del consigliere indipendente di Lega. Questione fondamentale perché il voto nel consiglio può spostare equilibri. Il solito trio aveva provato a tener nascosto il nome di Gianni De Gennaro, la candidatura dell’ex capo della Polizia imposta in assemblea (vedi qui) per chiudere finalmente una partita che dura da febbraio, quando la conta tra Conti e Blandini aveva plasticamente dimostrato la spaccatura tra i due gruppi. Un’imposizione che, una volta scoperta, sarebbe stata motivata dal dettato governativo come “profilo individuato in base alla grande esperienza nel settore della sicurezza, un tema che nella serie A del prossimo anno sarà centrale visto che ci sarà la riapertura degli stadi ai tifosi”: così, a firma anonima, in un box de “La Gazzetta dello Sport” di ieri. Una motivazione senza motivo però: tra i tanti incarichi che la Lega affida a esterni, non si può trovarne uno per De Gennaro legato alla materia sicurezza, cosa c’entra un ex 007 con la poltrona di consigliere di Lega? La domanda è rimbalzata ieri fino a notte fonda. Norme da leggere e rileggere, articoli e commi di statuti e regolamenti da scandagliare. Ad esempio, per l’elezione il quorum è di 14 voti o di 11? Confronti, e scontri anche qui. Riprendendo il filo interrotto di febbraio, ripartendo dalle prime due votazioni infruttuose (Conti e Blandini), quella di oggi sarebbe terza votazione: quindi basterebbe il dieci più uno. Sulle 20 votanti, anzi 19 – alla Salernitana l’invito non è arrivato – perchè sul voto che incide nella prossima stagione toccherebbe alle neopromosse e non alle retrocesse. Anche qui ieri fino a tarda sera confronto animato, convulso, quasi come se si provasse a fare un golpe: e se votassero le retrocesse, in fondo c’erano loro a febbraio, sarebbe una prosecuzione? La domanda ha fatto breccia, e poi è rimasta lì, in sospeso. No, niente da fare. Forse. Comunque in soccorso è arrivato proprio il servitore dello Stato Gianni De Gennaro, lui a veicolare il messaggio: meglio aspettare, si cerchi consenso ampio. La questione è nodale, l’ex capo della Polizia è attualmente il presidente della Banca Popolare di Bari, cioè Mediocredito, cioè Invitalia, cioè Mef.

Tesoro, avrebbero detto Gravina e Dal Pino: un po’ meno molti club, non solo i sette guidati dal duo Lotito-De Laurentiis. Anche qui il tentativo di presentarsi con un altro candidato a sorpresa, eliminando dalla contesa il riproposto Blandini, direttore della Siae che difficilmente pagherà il biglietto d’ingresso in Lega Calcio. Perché anche per l’elezione del consigliere indipendente si va verso la fumata grigia. Il rinvio. Se ne dovrebbe riparlare tra sette giorni, quando le acque potrebbero essere meno agitate.

Mare mosso, praticamente sempre più in tempesta, sulla questione Salernitana. “Se non bloccate la Salernitana la Lega perderà la delega ad organizzare il campionato”: il diktat virgolettato sarebbe risuonato alto, forte e chiaro una settimana fa, quando è cominciato il traffico di carteggi tra Figc e Lega. Statuto federale, norme organizzative interne federali e statuto di Lega che all’articolo 1 specifica come “l’associazione sia privata, affiliata alla Figc e che goda di autonomia organizzativa e amministrativa”, specificando poi al comma 3 che “la Lega Calcio promuove gli interessi collettivi e generali delle associate”. Però la Lega deve osservare quanto la Figc scrive e prescrive. Quindi.

Quindi Gabriele Gravina si è fatto passare dall’ufficio giuridico la delibera numero 26/Cf nella quale compaiono l’articolo 7 dello Statuto “non sono ammesse partecipazioni, gestioni o situazioni di controllo, in via diretta o indiretta, in più società del settore professionistico da parte del medesimo soggetto”, i commi 1 e 2 dell’articolo 16 delle Noif, il comunicato ufficiale 7/A del 9 luglio 2013, le dichiarazioni di Lotito nel consiglio federale di quel giorno, la deliberazione della Giunta Coni ed il comunicato ufficiale 231/A del 7 maggio 2021 che modificava i commi 3 e 4 dell’articolo 16 delle Noif. Poi che “dal 26 aprile a oggi il dottor Claudio Lotito esercita una posizione di controllo della S. S. Lazio e della U. S. Salernitana” e di averlo invitato “a porre termine alla posizione di controllo diretto o indiretto nelle società della medesima categoria” con una proroga fino al 25 giugno, e via mail l’ha mandata al presidente di Lega.

Investito della questione, Dal Pino ha allora chiesto un parere all’avvocato Ruggero Stincardini. Per anni consulente legale della Lega, tre anni fa fu licenziato dopo la pubblicazione di un audio nel quale suggeriva a De Siervo di “silenziare i microfoni a bordocampo per non far ascoltare i buu razzisti”: finì in bagarre. Prima era stato accusato di falso insieme al presidente del Coni Malagò dalla Procura di Milano in relazione alla stesura del verbale sull’elezione di Miccichè, il predecessore di Dal Pino. Storia di tre anni fa. Storie passate. Il nocciolo era sull’approvazione di una modifica dello statuto relativa ai conflitti d’interesse dei candidati che avessero ricoperto incarichi in istituzioni private di rilevanza nazionale in rapporto con le squadre o i loro gruppi. Non più in Lega a tempo stabile, proprio la Lega di De Siervo e Del Pino l’ha però richiamato per chiedere un parere sulla questione granata. Chissà come mai.

Conflitti d’interesse, partecipazioni e regolamenti. Stincardini ha preso carta e penna, ha scritto un parere e l’ha inviato via mail a Dal Pino. Una bozza. “Faccio seguito alla richiesta di Viola (Viola sarebbe Viola Fabri, la dottoressa oggetto degli insulti di De Laurentiis), … è fondamentale avere conoscenza se l’evento posto dalla Figc quale condizione… si sia verificato ai fini del voto in assemblea… vi mando le mie conclusioni che dovrebbero essere espresse nella lettera da inviare alla Federazione” e poi ha inviato il testo del documento, del parere legale, via mail.

Copia e incolla ed ecco poi il testo su carta intestata della Lega A che Dal Pino ha inviato a Gravina. Oggetto: convocazione della U. S. Salernitana 1919 per assemblea del 7 giugno 2021. “Illustrissimo presidente, carissimo Gabriele… lo statuto della Lega, articolo 9 comma 1 lettera h del nostro Statuto Regolamento dispone, al romanino (ii)…” e via così. Fino a chiedere alla Figc “…se si è verificato l’evento posto dalla Figc per l’iscrizione…e se sia corretto ritenere che il diritto della Salernitana previsto dall’articolo 9 comma 1 lettera H romanino (ii) posto dal nostro Statuto sia sospeso sino all’esito dell’evento”. Tasto invio premuto, dopo poco la risposta via mail al quesito. Su carta intestata della Figc, protocollo 16975/presidenza, 3 giugno 2021: “Caro presidente, caro Paolo…in spirito di leale collaborazione riscontro la tua nota in epigrafe…Alla data odierna il dottor Lotito che esercita ai sensi del comma 2 aricolo 16 Noif bis una posizione di controllo di Lazio e Salernitana, non ha comunicato a questa Federazione di aver posto termine a tale situazione…pertanto ai sensi della delibera nel comunicato ufficiale 249/A si condivide quanto da te rilevato e si ritiene corretto e legittimo che il diritto della Salernitana in base all’articolo 9, comma 1 lettera h romanino (ii) del nostro statuto, sia sospeso fino all’esito dell’avveramento dell’evento posto dalla Figc”.

Fuori di comprensione: la palla è rimbalzata da una parte all’altra, come un pallone che cerca la mano avversaria in fallo per ottenere il rigore. Io scrivo a te, tu scrivi a me, io ti dico dove trovare, tu trovi e mi riscrivi, e io ti riscrivo. Fanno fede le norme, i regolamenti, gli atti ufficiali. Bisogna sempre attenersi a quelli. Di qui non si scappa. Però la forma in questi casi così delicati vale più della sostanza, perché altrimenti si presta a ricorsi, apre falle, scopre le vere intenzioni. Quindi: perché rilevare nella lettera la posizione di controllo del dottor Lotito riferita alla Salernitana se il rappresentante legale della società – per Figc e Lega – è l’amministratore unico Luciano Corradi? È a lui che va contestato il diritto, indirizzata la lettera e nemmeno ai due proprietari, Enrico Lotito e Marco Mezzaroma, è a Corradi che bisogna chiedere se la società è stata ceduta e a chi, non a Claudio Lotito. Ufficialmente, per Figc e Lega Claudio Lotito non compare in veste di legale rappresentanza della Salernitana. E poi, se il diritto di voto è sospeso per la Salernitana non vale allora lo stesso anche per la Lazio, vista la posizione di controllo, anzi in questo caso di proprietà riconosciuta alla luce del sole?

La Salernitana deve regolarizzare la propria posizione, deve mettere fine alla proprietà diretta e indiretta stando dentro il confine di quanto previsto (“non il medesimo soggetto, non la maggioranza del controllo diretto e indiretto” etc etc) da statuto e noif. Glielo impongono le norme regolamentari, lo richiedono quelle etiche: però la mancata convocazione in assemblea si prospetta come un abuso, un oltraggio all’intelligenza, come il manifesto intento di regolare conti personali e non di tenere – il discorso vale anche per Figc e Lega, istituzioni che devono essere imparziali e trasparenti – all’applicazione delle norme. Formalmente, alla lettera ricevuta da Dal Pino, la Salernitana aveva intanto subito risposto ritenendosi lesa nel diritto – fino al 25 giugno sarebbe in regola – e poi ha comunicato di “apprestarsi a impugnare l’Assemblea che si presenta fin d’ora nulla per vizio nella convocazione e a promuovere ogni iniziativa anche risarcitoria a tutela del patrimonio aziendale e reputazionale della società”.

Mezzogiorno di fuoco, o di fumo? A Milano la riunione potrebbe arrivare sino a sera, oppure magari fermarsi, interrompersi, riaggiornarsi su alcuni punti tra una settimana. Chissà. Tutto è sub-iudice. Certo è che Claudio Lotito sarà presente: è inibito, può assistere e per questioni patrimoniali potrebbe (pare, anche qui il regolamento è da valutare) esprimere il voto mentre per sugli altri punti all’ordine del giorno voterà per la Lazio il delegato Marco Canigiani. Per la Salernitana niente da fare. Niente voto oggi. Ma quello che è oggi, non è detto che sia anche domani. I segnali di fumo sono (quasi) finiti. Chi accenderà il falò?

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