INDISCRETO

Squalificato per illecito sportivo, trova panchina e contratto: per la Figc è tutto a posto

Dopo una denuncia, la Procura indaga. Il Coni stoppa Chinè che voleva archiviare ma il Tribunale federale proscioglie gli imputati. È il caso Giacomarro: cavilli, deroghe, la nota del Settore tecnico e il parere Aiac dopo una consulto con l’ufficio giuridico di via Allegri
Facebook
Twitter
WhatsApp
Telegram

Un club può tesserare un allenatore squalificato per illecito sportivo? Un tecnico dichiarato colpevole dalla giustizia sportiva può firmare un contratto con una società di calcio? È possibile che la Figc, il settore tecnico, gli organi della giustizia sportiva, consentano che un tesserato – condannato in primo grado a due anni e tre mesi, pena confermata anche in secondo grado – possa firmare comunque un regolare contratto e svolgere lavoro e ruolo di allenatore per il club nonostante sia squalificato? Sì, almeno in Italia può succedere. È successo. È fresco di deposito il proscioglimento di tutti i deferiti nel procedimento davanti al Tribunale Federale Nazionale: sul banco degli imputati sedevano l’allenatore (licenza Uefa Pro) Domenico Giacomarro, Francesco Antonio Postorino, presidente del club di serie D Asd Marina di Ragusa, e la società, nel frattempo diventata Asd Città di Siracusa, società accusata di responsabilità diretta e oggettiva. Nel 2012 Antonio Conte fu squalificato per omessa denuncia in relazione ad una combine ai tempi del Siena: era però già allenatore della Juve da un anno, per cinque mesi e 15 gare di campionato (la squalifica fu ridotta) non andò in panchina ma continuò a dirigere gli allenamenti. Il caso Giacomarro è diverso, chissà magari persino destinato a fare giurisprudenza. In un valzer complesso di carte, norme, deroghe, cavilli, commi e interpretazioni che coinvolge i vertici della Procura Figc (Chinè), l’ufficio giuridico della federazione (Viglione), il settore tecnico federale e il sindacato degli allenatori (Aiac, presidente Renzo Ulivieri) che dovrebbe difendere l’interesse di tutti gli allenatori, emerge una surreale fotografia: l’allenatore è tale solo la domenica (cioè nel giorno delle partite) e un allenatore squalificato per illecito sportivo può essere tesserato da una società, almeno in serie D. Ma poi allora verrebbe da chiedersi, perché in serie D (e nelle altre categorie dilettanti) sì e negli altri campionati no? Sembra uno scherzo. È tutto vero.

Il prologo. Fine estate 2020. Mentre i campionati stanno per ripartire, il terremoto. In dieci giorni, prima il Tribunale federale e poi la Corte d’appello federale condannano Picerno e Bitonto per una partita giocata un anno prima in D, nel maggio del 2019. Partita finita con la vittoria dei lucani, promossi in Legapro: gara accomodata, risultato alterato, combine accertata. Un anno dopo il Picerno viene così retrocesso all’ultimo posto del girone C di Legapro mentre il Bitonto subisce una penalizzazione di 5 punti che “cancella” la promozione in terza serie, aprendo le porte al Foggia. Un anno dopo quella partita, entrambe si ritrovano di nuovo in serie D. Condannate le società, squalificati dirigenti e calciatori: come accaduto molto spesso, l’indagine sportiva nasce da un’inchiesta della Procura della Repubblica. A Bari gli inquirenti sono alle prese con un giro di usura, da alcune intercettazioni emerge l’illecito sportivo che coinvolge tesserati, intermediari e faccendieri vicini ai due club. Al primo filone sportivo, un altro ne segue pochi mesi dopo. Dopo le confessioni di alcuni tesserati, a dicembre 2020 il Tribunale federale processa l’allora tecnico del Picerno, Domenico Giacomarro, il vice Nicola Tramutola, il procuratore Pietro Chiaradia, il dg del Picerno Vincenzo Mitro e di nuovo la società lucana. Al tecnico viene inflitta una squalifica di due anni e tre mesi. Così si legge nel dispositivo: “… le sue dichiarazioni, nonché quelle auto ed etero accusatorie del Patierno, consentono di affermarne le responsabilità con ragionevole certezza… lungi dal sottrarsi dal concordare le condizioni dell’accordo, assumeva un bene definito e fondamentale ruolo nel raccogliere e riportare le condizioni cui l’accordo avrebbe potuto essere raggiunto, finanche esigendo che l’accordo fosse tenuto all’oscuro della squadra per evitare cali di tensione… che nella circostanza il Giacomarro, a tutto voler concedere, non si sia limitato a fare il portavoce o il semplice intermediario, è confermato dalle dichiarazioni in atti del Patierno, a cui il primo riferiva di essere a conoscenza della trattativa in corso, così come era a conoscenza che la somma di 25mila euro richiesta da Anaclerio era stata ritenuta eccessiva dal Picerno, aggiungendo che l’accordo si sarebbe potuto concludere per una somma non superiore ai 10mila euro a fronte della vittoria del Picerno. È di tutta evidenza come essendo a conoscenza dell’antefatto e della disponibilità del Picerno e per essa di Mitro Vincenzo, a corrispondere 10mila euro, il Giacomarro si sia spinto sino ad offrire tale minore somma e a chiudere l’accordo su tali basi”. Squalificato per due anni e tre mesi, Giacomarro si rivolge alla Corte d’appello federale che però conferma la partecipazione attiva alla consumazione dell’illecito, rilevandolo come “parte attiva e determinante”. Squalifica adeguata, secondo i giudici della Corte federale (presidente Torsello, estensore Lipari) perché “risulta correlata alla gravità del fatto e al ruolo centrale assunto nella concreta finalizzazione dell’accordo illecito coi calciatori… non è trascurabile poi la particolare posizione dell’allenatore della squadra in relazione alla sua evidente capacità di orientare l’andamento della gara, condizionando l’atteggiamento della squadra in campo, la scelta dei calciatori durante la gara”. Le motivazioni vengono pubblicate il 4 febbraio 2021. La difesa di Giacomarro, affidata all’avvocato Alessandro Calcagno, fratello di Umberto presidente dell’Associazione italiana Calciatori, non ottiene nemmeno uno sconto.

Il caso. È marzo quando però il profilo di Domenico Giacomarro viene avvistato in Sicilia. Due mesi dopo la sentenza, il 6 aprile l’allenatore squalificato viene ingaggiato dal Marina di Ragusa, squadra che partecipa al campionato di serie D. Non siede – perché non può – in panchina nelle gare di campionato. Però guida la squadra nel corso degli allenamenti. Possibile che un tecnico squalificato per due anni e mezzo, per giunta per illecito sportivo, possa firmare un contratto da allenatore e guidare una squadra? La domanda comincia a girare, almeno sui campi del girone. Cresce, insieme agli imbarazzi, agli spifferi, alle minacce di denunce. Nemmeno venti giorni e nuovo ribaltone: il Marina di Ragusa esonera Giacomarro, congeda il suo vice Nigro e si separa pure dal ds Sorbo, richiamando in panca il precedente tecnico. Così, in una nota: “Per lo staff tecnico la società ha chiuso il rapporto di collaborazione con l’allenatore della prima squadra, Domenico Giacomarro e il suo vice a cui va l’augurio di migliori fortune. Trattasi di decisioni che rientrano in un contesto esclusivamente professionale”. Sette giorni dopo il dg Nunzio Calogero spiega: «Mister Giacomarro non è stato esonerato perché formalmente l’accordo non c’era ancora. Ma non mi voglio soffermare sui problemi e sui perché: a me piace focalizzarmi su quella che è la soluzione al problema».

La denuncia. Il problema – anche etico, anche a difesa della categoria degli allenatori, tanti a spasso eppure senza carichi pendenti – se lo pone però un tecnico siciliano, Davide D’Agostino. Che prende carta e penna e comincia a inviare esposti circostanziati, denunce, richieste di chiarimenti. Al settore tecnico, agli organi di giustizia sportiva. Al procuratore capo Figc Giuseppe Chiné scrive il 26 aprile. Quasi sei mesi dopo – è il 7 ottobre 2021 – Chiné gli risponde comunicando la fine della fase istruttoria e la decisione di procedere con il deferimento, il cui oggetto è “presunta attività di allenatore svolta a favore della società Marina di Ragusa da parte del tecnico Domenico Giacomarro nella stagione sportiva 2020/2021, senza esserne tesserato ed in costanza di squalifica per 2 anni e 3 mesi come da dispositivo n.48 TFN 20/21 del 16.12.20”. Sei mesi dopo quindi sembra finalmente arrivato il momento di sciogliere più matasse. Un allenatore squalificato per illecito sportivo può essere tesserato? Può firmare un contratto? E ancora, ancor più nello specifico: Giacomarro aveva o no firmato un contratto con l’Asd Marina di Ragusa? Ormai è diventato un caso scottante. Che fa discutere. Si prova però a tenerlo nel recinto. Curiosamente, appena tre giorni prima del deferimento, l’Aiac – l’Associazione Italiana allenatori calcio – pubblica una circolare (numero 5) a firma dell’ufficio legale. L’oggetto è: “Tesseramento allenatori sanzionati con inibizione”. Nel testo, si legge: “…a seguito di una richiesta di chiarimenti pervenuti da alcuni gruppi regionali circa la legittimità del tesseramento operato da un’affiliata Lnd in favore di un allenatore sanzionato con squalifica a tempo determinato, segnaliamo sulla questione che, a seguito di una riunione dedicata, intercorsa tra il nostro ufficio e gli Uffici giuridici Figc, dall’analisi dell’attuale sistema normativo endofederale è emerso che il tecnico squalificato può tesserarsi con una società di Lnd continuando a svolgere le sue mansioni, fermo restando il divieto di cui all’art.21 commi 3, 9 e 10 CGC”. Il comma 9: “I tecnici nei cui confronti è stata inflitta la sanzione della squalifica non possono svolgere,  per tutta la durata della stessa, alcuna attività inerente alla disputa delle gare; in particolare  sono  loro  preclusi,  in  occasione  delle  gare,  la  direzione  con  ogni  mezzo  della  squadra,  l’assistenza alla stessa in campo e negli spogliatoi nonché l’accesso all’interno del recinto di  gioco e degli spogliatoi”. Dunque, tre giorni prima del deferimento promosso da Chiné, l’associazione presieduta da Renzo Ulivieri comunica di aver interloquito con l’ufficio giuridico della Figc, l’ufficio cioè guidato dall’avvocato lucano Giancarlo Viglione, per avere dei chiarimenti. Ottenendoli: sì, un allenatore squalificato può essere tesserato nel campionato di Lnd. È un punto che tornerà a favore della difesa di Giacomarro, del presidente del Marina di Ragusa diventata poi Siracusa, e della società.

La fase istruttoria. Un procedimento in bilico, un deferimento sofferto che stava addirittura per saltare. La Procura federale contesta agli indagati, ciascuno per quanto di rispettiva responsabilità, “lo svolgimento da parte di Giacomarro delle mansioni di allenatore, con partecipazione alle sedute di allenamento, in favore della prima squadra della società ASD Marina di Ragusa durante il mese di aprile 2021, in assenza di tesseramento a tal titolo e in costanza di squalifica”. Il presidente Postorino però nella memoria difensiva cala una carta a sorpresa. E cioè il via libera ottenuto dal Settore Tecnico della Figc (il presidente è Demetrio Albertini) “dal quale aveva ottenuto in via preliminare rassicurazioni sulla legittimità del tesseramento in costanza di squalifica e in secondo luogo che Giacomarro aveva partecipato agli allenamenti solo dopo il tesseramento”. A questo punto Chiné comunica l’intenzione di procedere all’archiviazione del caso, bloccata però dall’opposizione del Procuratore generale del Coni Sergio Taucer. L’ex Prefetto, in una nota, rileva infatti “di non condividere la proposta di archiviazione avanzata dalla Procura Federale in quanto, ancorché regolarmente tesserato, il signor Giacomarro non poteva partecipare neanche agli allenamenti in costanza di squalifica stante il disposto dell’art. 19 comma 3 del CGS che vieta qualsiasi attività sportiva allo squalificato e, per tali ragioni, invita il Procuratore Federale a procedere al deferimento degli incolpati per la violazione delle fattispecie in questione”. Spalle al muro, Chinè porta così Giacomarro, il presidente Postorino e il Marina di Ragusa a processo. Conclusosi come? Semplice, con il proscioglimento di tutti e tre gli incolpati. Perché per il collegio del Tribunale federale (presidente Carlo Sica) nessun illecito è stato commesso. In fondo Giacomarro ha partecipato – c’è scritto nella sentenza – “per un breve lasso temporale” solo agli allenamenti senza rilasciare dichiarazioni e non si è seduto in panchina ed in fondo è “irrilevante che non abbia diretto da solo gli allenamenti ma che abbia coadiuvato l’altro allenatore presente”, un altro allenatore che in altri tempi si sarebbe potuto anche definire come prestanome. In fondo il Settore Tecnico Figc ha “fornito rassicurazioni alla società già prima del tesseramento in questione sulla possibilità dell’allenatore squalificato di essere tesserato e di poter dirigere gli allenamenti senza partecipare alle gare e ha confermato, su richiesta della Procura Federale, che nessuna norma vieta il tesseramento di allenatori squalificati né la direzione degli allenamenti, essendo la squalifica riferita all’evento gara”. In fondo l’art. 21 fa riferimento, “tanto per i calciatori quanto per gli allenatori, alle attività inerenti alla disputa delle gare e in occasione delle gare e, quindi, circoscrive l’effetto sanzionatorio alle attività di gara, non essendo in alcun modo menzionata una preclusione relativa anche alle attività di allenamento”. In fondo persino l’Aiac in una nota di qualche giorno prima aveva interpretato il regolamento dando il via libera al tesseramento in Lnd di un tecnico squalificato. Insomma, tutto è finito in una bolla di sapone. Da quest’estate il Picerno è persino tornato in Legapro: la società lucana è rientrata grazie ad un escamotage legale. Non poteva essere ripescata perché un club punito per illecito sportivo non può farlo per tre anni, ma riammessa sì per completare l’organico. Gozzano e Aglianese avevano rinunciato, il Messina aveva una fideiussione ballerina e così la Figc per riempire il buco ha riammesso il club lucano nell’ultima estate. E dall’estate lo squalificato Giacomarro è stato più volte accostato alla panchina del Gravina, squadra di serie D pugliese il cui direttore dell’area tecnica è Pietro Chiaradia: la squalifica – sei mesi per l’illecito Picerno-Bitonto – almeno lui se l’è messa alle spalle.

 

 

 

© 2021 riproduzione riservata
Facebook
Twitter
WhatsApp
Telegram

Articoli correlati

storie