Bianchedi in Nazionale: la scelta di Malagò, l’autogol di Buonfiglio. I reali conflitti in Giunta Coni, i precedenti: altro che diritto, è un caso di poltrone…

Il conflitto d'interessi che non esiste e il comunicato di pancia del Coni. Accanto a Buonfiglio siedono presidenti federali, dirigenti di club e federazioni, e i "potenti" Morico e Montini. Il silenzio di Buonfiglio e Abodi sui casi Di Paola, Barelli, Lunetta, Mei. Il precedente di Agabio
Buonfiglio abbraccia Malagò nel giorno della sua elezione a presidente del Coni

Bianchedi SI, Bianchedi NO. La querelle è su tutti i giornali (naturalmente con maggior enfasi sui giornali “amici” di Malagò, inutile e antipatico fare la lista). Nominata la Diana Bianchedi capo delegazione azzurra (una cosa – è chiaro a tutti – del tutto simbolica), il presidente del Coni Luciano Buonfiglio (sempre attento a non prendere posizioni scomode) è insorto: di quella nomina il Coni sta verificando “opportunità, inconferibilità e incompatibilità, a tutela della Giunta Nazionale”.

Una dichiarazione di pancia, non certo un comunicato (quello pubblicato sul sito del Comitato nazionale olimpico italiano, leggi qui) meditato e previamente sottoposto agli uffici legali (nel precedere queste poche righe era stato approntato un parere “interno”). Non si è infatti mai sentito né letto che l’opportunità di una nomina (concetto politico e non giuridico) possa esser valutata da chi quella nomina non ha fatto. Né si capisce cosa ci azzecchi l’istituto della inconferibilità visto che lo stesso comunicato si accorge che, semmai, si dovrebbe parlare di incompatibilità.

Il duello Malagò-Buonfiglio (ma non siamo sicuri che la farina sia proprio del sacco di Buonfiglio che, ad esempio, sulla giustizia sportiva si è immediatamente adeguato ai diktat del Ministro dello Sport Andrea Abodi) ha fatto diventare tutti giuristi. Così, a quaranta gradi all’ombra, molti si sono improvvisati esperti del diritto e sono fioccate letture talebane delle norme (senza tener conto dei principi che le sovrastano).

La facciamo breve. Il conflitto di interessi è regolato persino dal codice civile. Si ha conflitto di interessi quando un soggetto, incaricato di curare gli interessi di un altro, persegue un interesse proprio o di terzi, in contrasto con quelli del rappresentato.

Quindi Buonfiglio pensa che la Bianchedi (dal momento che è stata nominata capo delegazione azzurra in Figc) non curerà più gli interessi del Coni in seno alla Giunta Nazionale ma, appunto, quelli della Figc.

Già qui c’è la risposta alla querelle. Un potenziale conflitto di interessi si configura solo quando in Giunta Nazionale Coni si delibera di questioni relative alla Figc. Ed una tale situazione si risolve, secondo l’art. 7 dello Statuto Coni, con la semplice astensione della Bianchedi. Mai e poi mai si può parlare (come si è letto in qualche parere di stampo integralista) di conflitto di interesse perenne, e quindi di dovere di dimissioni della Bianchedi dalla Giunta del Coni.

Probabilmente qualcuno vuole quel posto e, comunque, non si fida più della Bianchedi solo perché costei (in perfetta buonafede, come si addice a un personaggio del suo standing) ha osato dire di sì a Malagò (come noto a tutti, nemico giurato della fazione che fa capo al Ministro Abodi…).

Queste sono le attuali miserie dello sport italiano. Invece di fare tutti squadra prevale la teoretica dei personalismi e, prima ancora, la cura del proprio orticello. Non si spiegherebbe altrimenti perché Buonfiglio, da candidato di Malagò alla presidenza del Coni (e, ai tempi, secondo tutti, suo uomo fidato), sia divenuto strumento della fazione che all’epoca voleva che Pancalli sedesse a Palazzo H.

D’altra parte, che la vicenda Bianchedi non abbia nulla di seriamente giuridico è dimostrato dalla prassi. Interrogando l’intelligenza artificiale chiunque può oggi sapere che la prassi interpretativa “è il modo costante e uniforme con cui gli organi dello Stato, i giudici o la pubblica amministrazione applicano e leggono una norma giuridica nel tempo. Essa delinea il “diritto vivente” e tutela il principio del legittimo affidamento dei cittadini, pur non rappresentando una fonte formale del diritto”.

Se infatti fosse vero quanto sbandierano i nemici di Malagò, praticamente tutta la Giunta dovrebbe andare a casa. Dite di no? E allora, leggete.

Accanto a Diana Bianchedi, nella Giunta Coni presieduta dal “vigile” avvocato Luciano Buonfiglio, c’è Marco Di Paola, presidente della Federazione Sport Equestri: possibile che nessuno ci abbia fatto caso, possibile che, nell’attaccare la Bianchedi, non ci sia stato qualcuno che lo abbia ricordato? E allora cosa fa Di Paola, quando ad esempio in Giunta si parla di vicende (e beghe, e ce ne sono a fiumi…) degli sport equestri? Ma mica c’è solo lui. Nella Giunta (eletta a giugno 2025) siedono infatti ben altri tre presidenti di federazione. Sono Giovanni Copioli, presidente della federazione motociclismo, c’è poi Laura Lunetta che è al vertice della (chiacchieratissima) federazione della Danza sportiva e poi c’è Francesco Ettore, presidente della federazione Vela. Che fanno costoro? Fanno gli interessi delle Federazioni che presiedono o quelli del Coni? Ma l’elenco delle presenze (e delle contraddizioni) mica finisce qui.

E no, perché poi nel “governo” del Comitato olimpico italiano c’è un presidente di un Ente di promozione sportiva e cioè Yuri Morico dell’Opes, associazione e presidente assai vicini alle “simpatie” del governo Meloni, o meglio di Fratelli d’Italia. E c’è Francesco Montini, potentissimo presidente delle Fiamme Oro, i cui atleti sono tra i più medagliati e affiliati in diverse federazioni sportive, a cominciare dall’atletica leggera; Montini, poi, che è anche vice presidente della federazione Scherma. C’è poi, in rappresentanza della “componente tecnica”, Elisabet Spina, “Head of Women Football”, così come il Milan l’aveva definita nel comunicato che trionfalmente celebrava la sua elezione in Giunta Coni quattordici mesi fa. Un’altra donna di peso (e di valore) siede nella Giunta Coni, ed è Tania Cagnotto, ex campionessa di tuffi e attualmente dirigente della Federazione Nuoto presieduta dall’onorevole sottosegretario di Stato Paolo Barelli, che si è autosospeso dalla carica pur se continua a stare con due piedi in una scarpa, appigliandosi a un comma dello statuto federale e “dimenticandosi” di quello successivo: sul suo “impedimento”, o meglio sul suo impedimento all’impedimento alle dimissioni abbiamo già scritto più volte (leggi qui, qui, qui, qui), ci sono stati anche diversi esposti (al Coni, alla Giunta, al ministro Abodi, all’Anac, all’Agcm) ma (ancora) tutto tace: nel suo caso specifico ci sarebbe non solo un conflitto d’interessi grande come una casa (anzi, come tante grandi piscine) ma proprio una questione di incompatibilità. Tutto tace, come sempre. Tace Buoniglio, tace Abodi, tacciono tutti.

Come si tace sulla situazione della professoressa Lunetta, sotto inchiesta della Procura di Roma da mesi (leggi qui): e da mesi, nonostante indagini ed esposti, lei continua a sedere in Giunta come nulla fosse, e nessuno, da Buonfiglio ad Abodi, dalla Giunta Coni (appunto) al prefetto Taucer (procuratore generale dello sport presso il Coni) dice o fa nulla. Così come il silenzio regna intorno alla Fise del vice-presidente del Coni Di Paola, nonostante le interrogazioni parlamentari, nonostante gli esposti della (ex) rivale Campese, nonostante un magistrato della Procura di Roma (Francesco Basentini) abbia scritto che nelle elezioni che lo avevano portato al terzo mandato si siano riscontrate (leggi qui, qui e qui) parecchie “anomalie” (eufemismo) rimandando la palla alla giustizia sportiva (sono ammesse le risate…). Silenzi e omissioni si registrano anche nel caso della Fidal del presidente Stefano Mei: lui no, non siede in Giunta (pur se ci teneva da morire e pare avesse un posto quasi assicurato, se non fosse stato troppo ondivago nella campagna elettorale Coni passando da Buonfiglio a Pancalli per poi tornare su Buonfiglio), però da mesi a Roma (e non solo) si discute sul fattaccio delle cimici ritrovate nella sede della federazione, sul divorzio con l’ex segretario Londi, e su una serie di esposti e denunce (anche alla Procura della Repubblica di Roma, leggi qui). Esposti e denunce presentati, tempo addietro, anche da un rivale di Ettorre, Simon Conti (vela, leggi qui). Ma questi sono solo pochi esempi, ce ne sarebbero tanti altri. Su tutti, tranquilli, “vigila” sempre il vigile Buonfiglio, affiancato dal segretario generale Mornati (pupillo di Giorgetti che ambirebbe pure lui alla poltrona di Palazzo H mentre paiono in ascesa le quotazioni di Nepi) nel beato silenzio dell’evangelico ministro Abodi che, stavolta, a differenze di altre vicende, se ne sta in religioso silenzio (assenso?): no, mica pensiamo che ci sia anche lui a muovere le fila dietro questa nuova “bufera”, alimentata e soffiata anche dalla serie A del pallone che, dopo il pasticcio sul ct della nazionale, ha trovato ora nuova linfa per “manifestare” dissenso verso il candidato che aveva nominato per il seggio di via Allegri, candidato poi eletto e che però sta prendendo scelte senza condividerle con l’assise dei potenti presidenti del pallone. Inciso: nell’assemblea che aveva accolto Malagò con Maldini e Leonardo, il numero uno federale aveva detto: “Vi ringrazio del vostro appoggio, ma voglio dirvi che non mi farò condizionare da questo né tirare per la giacchetta: le decisioni le prenderò nel rispetto di tutte le componenti, non solo di quella che mi ha lanciato”.

A proposito di lanci e candidature. Luciano Bonfiglio era stato “lanciato” da Giovanni Malagò verso la presidenza Coni, e l’avvocato napoletano-milanese aveva vinto la battaglia grazie al peso del presidente uscente. Buonfiglio, quando era stato vice-presidente del Coni di fianco a Malagò, era a quel tempo il presidente della federazione italiana Canoa e nessuno aveva mai avuto modo e tempo di eccepire nulla. Che faceva Buonfiglio? Quando in Giunta si discuteva di canoa, si asteneva oppure no? A proposito di Giunta Coni precedente. In quella pre-Buonfiglio sedeva la professoressa Manuela Maccarani (protagonista anch’essa di una spinosa vicenda approdata alla Procura della Repubblica e di quella sportiva), che era anche il commissario tecnico della Ginnastica, e sedevano anche altri presidenti di federazione (Copioli, Rossi, Buonfiglio e Gravina) e di enti di promozione.

Che poi, sul discorso del vice-presidente vicario, pure ci sarebbe da dire, e ricordare. Quando (era il 2013) il presidente del Coni Gianni Petrucci si dimise (voleva tornare al suo amato basket…), al vice-presidente vicario Riccardo Agabio toccò la reggenza, (man)tenuta per mesi mentre, contemporaneamente, rimase presidente della federazione Ginnastica: nessuno scrisse un parere, nessuno mostrò almeno un appunto…Nulla di nulla. Già. Il nulla.

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