Italia a Euro 2032, la cinquina degli stadi all’Uefa: Torino, Milano, Roma, Firenze. Derby Napoli-Palermo per l’ultimo posto. Verdetto ai primi di ottobre

Milano in corsa solo con il nuovo (da costruire) stadio di Milan e Inter mentre a Roma c'è la riserva Olimpico. Il mancato allineamento di De Laurentiis mette a rischio Napoli, Palermo può contare sull'appoggio di City Football Group. Prima scadenza il 31 luglio
Il plastico del nuovo stadio della Roma a Pietralata

Torino, con l’Allianz Stadium di proprietà Juventus; Milano, con il nuovo stadio della congiunta proprietà straniera Milan-Inter (Red Bird e Oaktree) che dovrebbe sorgere entro la fine del 2030 nell’area a ridosso del glorioso San-Siro-Meazza che andrà in archivio solo dopo il “passaggio di consegne” (avvertenza: Milano sarebbe out se non dovesse sorgere in tempo il nuovo tempio calcistico da 71mila posti a sedere); Firenze, con il pieno e completato riammodernamento del Franchi (attraverso un mutuo acceso dal Comune oppure con l’apporto della famiglia Commisso che ha già dato piena disponibilità per la copertura del fabbisogno residuo, circa 55 milioni di euro); Roma, con il nuovo stadio della Roma a Pietralata i cui lavori (oltre un miliardo di euro) dovrebbero essere completati in tempo insieme al complesso piano infrastrutturale (ma per la Capitale, a differenza di Milano, ci sarebbe pur sempre in sostituzione la “riserva di lusso” stadio Olimpico di proprietà “Sport e Salute”); e, infine, una tra Napoli e Palermo, in un acceso derby del Sud che avvolge di suspense la scelta della quinta del lotto: Napoli continua a scontare il mancato allineamento del…Napoli (la proprietà calcistica marchiata De Laurentiis non ha ancora abbandonato l’idea di uno stadio privato ma con soldi…altrui) al piano di riammodernamento del Maradona stabilito e finanziato da Comune e Regione e così il Barbera di Palermo potrebbe sorpassarlo anche perché la munifica proprietà rosanero (City Football Group) è pienamente allineata e ha già detto sì all’immissione di nuovi capitali propri (30 milioni di euro) necessari per completare la capienza del piano economico-finanziario varato da Comune e Regione purché vengano salvaguardate alcune condizioni (ad esempio esenzioni fiscali) previste dal Pfte.

Partita tra mille ostacoli (ce ne siamo occupati ad esempio qui, qui, qui, qui), proseguita tra intoppi e interferenze e condotta con imperdonabili ritardi (basti pensare che il ministro dello Sport Andrea Abodi ci ha messo oltre un anno per la nomina del commissario straordinario, poi individuato nell’ingegnere salernitano Massimo Sessa, presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici) e velenosa confusione, la (rin)corsa alle cinque città e ai cinque stadi che ospiteranno, in condivisione con la già pronta (da tempo) Turchia di Erdogan, l’edizione dell’Europeo del 2032 dovrebbe chiudersi con questa cinquina tricolore: per l’ufficialità tocca però ancora attendere (la decisione finale sarà presa dalla Uefa a Nyon a inizio ottobre) ma il fixing che proviene dalle stanze dei bottoni tricolori rilascia questa plastica configurazione, in attesa degli ultimi passaggi burocratici e delle necessarie valutazioni (e approvazioni) dei dossier che, come prima fondamentale scadenza, dovranno essere presentati alla Figc del neo-presidente Giovanni Malagò e all’Uefa entro il 31 luglio. Ci sarà poi tempo fino al 15 settembre per apportare correzioni e modifiche, poi la Figc (si lavora a stretto contatto e sotto le direttive del direttore esecutivo e delegato per Euro 2032 Italia Michele Uva con l’apporto di Giovanni Spitaleri, entrambi si interfacciano con Martin Kallen e Andreas Schaer, rispettivamente ceo e direttore di Uefa Events) darà il via libera alle cinque sedi, inviando le candidature all’Uefa cui toccherà comunque l’ultima parola, ai primi di ottobre.

Al lotto delle cinque/sei elencate, si aggiungeranno comunque altri dossier: quattro o cinque, perché altre città (per altri stadi) hanno manifestato l’intenzione di partecipare, confidando almeno di diventare “riserve di lusso” e comunque di poter beneficiare degli interventi (e dei finanziamenti) previsti per la costruzione o il riammodernamento dell’obsoleta impiantistica calcistica italiana. E, dunque, oltre a Torino, Milano, Roma, Firenze e una tra Napoli o Palermo, ecco che dovrebbero aggiungersi le “candidature” di Cagliari (dove dovrebbe sorgere il nuovo stadio intitolato a Gigi Riva), Salerno (con il riammodernamento dell’Arechi), Bologna, Bari/Lecce, forse Verona mentre, intanto, con l’approvazione (non senza polemiche) del nuovo Decreto Sport, sono stati ampliati i poteri del commissario straordinario (è stata prevista anche la nomina dei sub-commissari anche per i presidenti di Regione interessati).

«Nel momento in cui ci sarà l’assegnazione ufficiale dell’organizzazione ritengo possa essere presa in considerazione l’idea di estendere l’opportunità di utilizzare i poteri del commissario ad altri stadi e centri di allenamento. Tutta quella serie di impianti, da Genova a Salerno, da Cagliari a Palermo, che hanno velleità o desiderio di entrare nei primi cinque per l’Europeo, potrebbero comunque essere integrati in una lista B oppure ospitare in futuro gli Europei femminili», ha detto Malagò due settimane fa, nel corso dell’Audizione alla settima Commissione parlamentare. Il senso è chiaro: ospitare parte di Euro2032 è l’ultima occasione per uscire dal pantano di una desolante inadeguatezza degli stadi italiani (non solo, è anche infrastrutturale) e costituisce un volano per le società interessate di poter presentarsi con uno standig diverso sul palcoscenico europeo ma anche per le città interessate (basti pensare che l’indotto stimato, per le città ospitanti, si aggira sugli 800 milioni di euro) potendo correre su una corsia preferenziale (si ricordano, ad esempio, i poteri straordinari del commissario e il ventaglio degli strumenti finanziari disponibili, compreso il portafoglio gestito dal Fondo Italiano per lo Sport attraverso l’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale) vista l’occasione. Dunque, molto meglio che in questo complessivo dossier per Euro 2032 ci siano altre città (e altri stadi) oltre ai cinque che “vinceranno” la corsa.

«Stiamo continuando a lavorare con ritmo molto elevato. C’è un tavolo a cui partecipa anche la Federazione, che è il nostro principale interlocutore, perché a fine settembre farà la lista degli stadi candidati e un pacchetto degli stadi di riserva, pronti a entrare in campo in caso di qualche necessità. Credo che entro la fine di luglio, in vista della scadenza fissata da Uefa e Figc, si vedranno i frutti di questo lavoro. Sono molto fiducioso, stiamo facendo un lavoro che non è mai stato compiuto negli ultimi ottanta anni», ha detto ieri l’altro il ministro dello Sport, Andrea Abodi, ai microfoni di Sky Sport. Ministro e presidente Federcalcio che si interfacciano senza soluzione di continuità e che, qualche giorno fa, hanno fatto il punto della situazione in un incontro al Dipartimento dello Sport alla presenza anche del presidente del Coni Luciano Buonfiglio, oltre che naturalmente del direttore esecutivo Uefa per l’Italia di Euro2032 Michele Uva e del commissario straordinario per gli stadi, Massimo Sessa.

Gli impianti, per ottenere il nulla osta europeo ai primi di ottobre, devono rispettare alcuni inderogabili e rigidissimi criteri: progetti approvati, lavori finanziati (e garanzie solide) e cantieri avviabili entro il 30 marzo 2027. La Uefa non valuta però soltanto lo stadio in sé, ma tutto ciò che lo “circonda”: dunque accessibilità, trasporti, sicurezza, accoglienza, sostenibilità e solidità finanziaria del progetto. Gli impianti devono trovarsi in città che offrono adeguate infrastrutture di supporto: quindi collegamenti ferroviari e aeroportuali efficienti; un trasporto pubblico capace di gestire grandi flussi di spettatori; una disponibilità alberghiera sufficiente; aree dedicate ai tifosi e ai media; centri di allenamento per le nazionali; accessibilità completa per persone con disabilità. Anche per questo la cinquina (Torino, Milano ma solo con il nuovo stadio, Firenze, Roma e una tra Napoli e Palermo, al momento Palermo offre più garanzie e il necessario allineamento tra parte pubblica e proprietà calcistica, mentre a Napoli De Laurentiis ancora coltiva altre idee: senza esiti anche una call, nei giorni scorsi, con Malagò e Uva) pare la migliore assortita. Poi, naturalmente, gli stadi dovranno rispettare i più elevati standard Uefa in materia di videosorveglianza, controllo accessi, gestione delle emergenze, percorsi separati per tifosi, squadre, media e autorità, aree hospitality e corporate, spazi per broadcaster e stampa internazionale oltre che rispettare standard stringenti ed elevati in materia di sostenibilità ambientale, efficienza energetica, riduzione delle emissioni, utilizzo futuro dell’impianto dopo il torneo; impatto economico e sociale sul territorio.

Il primo steep è fissato tra cinque giorni: il 31 luglio sarà completato il primo passaggio con la consegna del primo dossier nei quali confluiranno i dossier di nove/dieci sedi; poi, entro metà settembre, dopo aver avuto la possibilità di incrementare la documentazione, la Figc effettuerà la scelta con l’individuazione dei cinque stadi (e delle cinque sedi) prescelte (ma le escluse potranno comunque beneficiare di interventi), sottoponendole poi al vaglio della Uefa di Ceferin che emetterà il verdetto ai primi di ottobre. Poi, partirà la corsa ai lavori. E non solo quella…

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