Pallone e poltrone: Uva e la missione Euro 2032 del dirigente Uefa in aspettativa a Sport e Salute. Erdogan e la sfuriata a Gravina

Il manager fu assunto da Coni Servizi come dirigente nel 2013 prima di diventare dg della Federcalcio e poi vice-presidente Uefa. Il nuovo incarico come delegato ufficiale presso il comitato organizzatore italiano
Michele Uva e Andrea Abodi in una foto di otto anni fa (foto Claudio Villa/Getty Images)

Commesso viaggiatore tra la dorata Svizzera e l’infuocata Italia ormai da otto lunghi anni, il 61enne materano Michele Uva intraprende oggi una nuova, complicata, missione: le coordinate del viaggio gli sono state impartite sulle rive del lago di Ginevra ma la rotta prevede undici fermate tra lo stagno e il pantano del cantiere tricolore di Euro2032 su cui nemmeno due mesi fa sono ripiovuti nuovi strali del presidente turco Erdogan che – proprio un anno fa – acconsentì con un atto di grazia, dopo un incontro con Gravina e la mediazione del vice-premier Tajani (leggi qui), all’organizzazione congiunta dell’edizione dell’Europeo che, altrimenti, sarebbe rimasta una chimera per l’Italia che pure aveva avanzato per tempo la candidatura in solitaria (Gravina ne aveva fatto un cavallo di battaglia elettorale dal 2021). L’organizzazione italiana è allo sbando, non ci sono soldi (o meglio, il Governo sta per stanziare i primi oltre 500 milioni che andranno nel “Fondo italiano per lo sport”), non ci sono gli stadi; anzi, non ci sono nemmeno i progetti, figuriamoci i cantieri. Niente, è tutto un maleodorante ristagno in un putrido stagno (qui e qui due inchieste pubblicate sul sito nel 2022 sul parallelo impianti tra Italia e Turchia e sull’affare di Stato…) .

Degli undici stadi e delle undici sedi che avrebbero dovuto ospitare l’Europeo soltanto italiano, si è scesi adesso ad appena cinque. E mentre da ormai sei mesi il ministro dello Sport Andrea Abodi promette l’imminente nomina del commissario sugli stadi (sarebbe mai Italia se non ci fossero i commissari lautamente pagati dallo Stato?) redarguito, bloccato e frenato più volte dalla sua stessa maggioranza di governo (anche) sulla scelta del nominativo (Sboarina, ex sindaco di Verona, cassato ad un passo dal via libera, stessa cosa era accaduta per il professor Lago che doveva presiedere l’Autority del calcio e a cui poi è stato preferito Atelli, capo di gabinetto del Ministero per lo sport), e mentre i presidenti dei club di serie A e la Lega serie A da mesi attendono impazienti e indispettiti (eufemismo) nomina di Stato e soldi pubblici, ecco partire intanto il tour di Michele Uva per le undici città, le undici sedi e gli undici possibili stadi italiani tra cui bisognerà sceglierne cinque, per poi far partire i progetti, e poi i lavori…

Lo farà come tutor, garante, sovraintendente per conto dell’Uefa (che no, proprio non si fida), l’organismo per il quale lavora, e dal quale viene retribuito in franchi svizzeri, dal lontano settembre 2017 (le dimissioni da dg della Figc arrivarono a dicembre 2018 mentre intanto continuava l’aspettativa in “Coni Servizi”), quando cioè fu eletto vice-presidente Uefa prendendo il posto lasciato da Giancarlo Abete. Dal 2021 in Uefa è “direttore esecutivo per la sostenibilità sociale e ambientale” mentre l’incarico di delegato ufficiale presso il Comitato organizzatore italiano per gli Europei del 2032 gli è stato affidato a fine maggio. L’incarico (già partito) sarà a tempo pieno dal 2026 (a ottobre 2026 calerà la mannaia: o dentro, o fuori). Uva sarà l’occhio e rappresenterà gli interessi dell’Uefa di Ceferin nel periodo che precede il torneo, supporterà la Figc del presidente Gravina (per giunta vice-presidente Uefa) e dovrà rapportarsi dunque anche col la burocrazia italiana e con il commissario sugli stadi la cui nomina, con un apposito decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è attesa a stretto giro di posta.

Un piccolo passo indietro, prima di tornare all’attualità. Perché l’Uefa ha nominato un tutor per la Figc (e l’Italia)? E perché proprio il 61enne manager materano Michele Uva?

Trenta aprile 2025, visita di Erdogan in Italia: Turchia e Italia sono partner, nazioni strette e intrecciate da mille vicende. Il presidente turco incontra la premier italiana Giorgia Meloni: parlano di situazione internazionale e stringono nuovi accordi economici e commerciali, a margine parlano però anche dell’organizzazione congiunta di Euro 2032. Non sono rose e fiori, solo spine affilate e pungenti: Erdogan fa presente come la situazione sia sfuggita di mano, come l’Italia sia in netto ritardo, che così non si può andare avanti, che la Federcalcio italiana ha bisogno di aiuti, che altrimenti la Turchia farà da sola. Chiede alla Meloni di intervenire per salvare il salvabile. «Italia e Turchia condividono la responsabilità di organizzare insieme gli Europei di calcio nel 2032, una grande sfida per entrambi i nostri Paesi»: così dirà poi la premier nelle dichiarazioni alla stampa assieme al presidente turco dopo il vertice intergovernativo. Poche ore dopo, al termine del (quasi contemporaneo) consiglio federale, così dirà Gravina: «Un ringraziamento speciale va alla dichiarazione della presidente del consiglio Giorgia Meloni che ha voluto attribuire grande significato all’organizzazione della fase finale di Euro 2032 tra Italia e Turchia. Adesso spetta a noi saper creare le condizioni migliori per essere al passo di altre realtà internazionali con un’attenzione particolare alle infrastrutture».

A legare queste due dichiarazioni c’è un retroscena. Qualche giorno prima della visita di Erdogan in Italia, Gravina (da poco rieletto vice-presidente Uefa) era stato in Turchia col presidente dell’Uefa, aveva incontrato Erdogan e i rappresentanti della federazione calcistica turca per fare il punto della situazione, aveva visitato stadi e infrastrutture turche (in Turchia praticamente è già tutto pronto). Nel corso dell’incontro, un testimone oculare racconta ci sia stata letteralmente una sfuriata di Erdogan – presente Ceferin – nei confronti di Gravina, della Figc, dell’Italia. “L’Europeo dovevamo organizzarlo solo noi: noi gli stadi ce li abbiamo già, nuovi e moderni, e altri sono in costruzione. Vi abbiamo fatto un favore ad accettare la candidatura congiunta, ma forse abbiamo sbagliato. Voi gli stadi ancora non ce li avete, e non è detto che li avrete…”, questo, in sintesi. Qualche giorno dopo – precisamente il 6 maggio – Ceferin rilascia un’intervista a Sportmediaset, nella quale tuona (non per la prima volta) senza giri di parole. «Penso che le infrastrutture calcistiche italiane siano una vergogna. A essere onesto, sono un po’ stanco di queste discussioni italiane sulle infrastrutture, perché tutto ciò che vediamo sono solo parole. Spero che l’Italia faccia qualcosa. I club hanno bisogno di aiuto da parte del governo, dei comuni, e anche da investitori privati. È tempo di agire, perché la situazione è pessima».

Due settimane dopo i tuoni di Erdogan e poi Ceferin, ecco arrivare dall’Uefa la nomina dell’italiano Michele Uva come proprio delegato ufficiale presso il comitato organizzatore italiano di Euro2032. Uva, che un mese prima pare avesse rifiutato un prestigioso incarico alla Juventus, non ha potuto dire di no. Per una questione di rapporti con Ceferin, perché a caldeggiare il suo nome è stato Gravina (in una cena post elettorale del 2021, Gravina ha riallacciato i rapporti addossando le responsabilità di precedenti frizioni ed emarginazioni in Federcalcio al suo rivale Cosimo Sibilia), perché ha influito anche il parere del ministro Abodi con il quale c’è un legame di stima ed amicizia (nel 2010 Uva fu battuto per 10 a 9 da Abodi nell’elezione alla presidenza della Lega serie B), e soprattutto perché sul suo nome si è speso anche il ministro del Mef Giancarlo Giorgetti, che a lui pare avesse pensato come ad della “Fondazione Milano Cortina” dopo il burrascoso addio a Novari: niente da fare per Uva però, nonostante gli eccellenti rapporti con Enrico Letta e pare persino l’endorsement di Diego Nepi Molineris, attuale amministratore delegato di “Sport e Salute” che magari si sarebbe così tolto uno scomodo rivale per l’ambita poltrona.

Giorgetti, il Mef, “Sport e Salute” e Michele Uva, in fondo tutto (sempre) si lega e, (qualche volta) si spiega: e già perché in fondo Giorgetti e il Mef sono figurativamente gli antichi (e ancora attuali) datori di lavoro del manager materano che i suoi primi passi nello sport li aveva mossi nel volley femminile, partendo dagli scudetti di Matera per poi diventare (per pochi mesi) presidente della Lega A di volley femminile e poi entrare nel calcio: prima (e per cinque anni) nel Parma di Callisto Tanzi, poi (per un anno e mezzo) nella Lazio di Cragnotti, poi un’esperienza con la società “Sport+Mark”, poi nel basket con la Virtus Roma, prima di entrare nella Federcalcio (2009) diventando, dopo la titolarità del “centro studi”, il promotore del comitato organizzatore di Euro 2016 (organizzazione sfumata), per poi passare a “Coni Servizi” (2013, nomina a dg decisa dall’allora premier e amico Enrico Letta) e poi ritornare in Figc (dg con la presidenza Tavecchio da settembre 2014 a dicembre 2018; quando arrivò Gravina lui fece le valigie (Gravina lo destituì), direzione Svizzera, dove era stato eletto, per il quadriennio 2017-2021, vice-presidente Uefa (una promozione politica, Tavecchio aveva superato i 70 anni e non poteva) e ottenuto la presidenza della “Commissione Licenze e Financial Fair Play”. Quattro anni meno pochi mesi però sarebbe durata la sua prima esperienza svizzera, perché a settembre del 2020 rassegnava le dimissioni, accompagnate da questa dichiarazione: «Ho anticipato di quattro mesi per avere la possibilità di valutare tutte le opportunità professionali e proseguire un percorso lavorativo coerente con le esperienze maturate e le mie aspettative».  Sarebbe rientrato in Italia solo per pochi mesi però (di nuovo in sella a Sport e Salute?), perché a gennaio del 2021 veniva nominato dall’Uefa direttore esecutivo per la “sostenibilità sociale e ambientale”: in realtà Uva nel periodo ambiva e sperava di riuscire a diventare segretario generale della Uefa grazie allo stretto rapporto con Andrea Agnelli ma la “bufera Superlega” avrebbe rotto il rapporto tra l’allora presidente Juventus e Ceferin, e spazzato via ogni velleità di Uva.

Adesso è l’incaricato Uefa che dovrà vigilare e supportare il comitato italiano di Euro 2032. Sarà forse per la sua laurea in Farmacia, che avranno pensato: Uva ha, anzi è, la medicina giusta? Nota a margine: ha già chiesto (e ottenuto) che a collaborare con lui ci sia Giovanni Spitaleri che da sette mesi è rientrato in Figc (pure lui era in aspettativa) dopo l’esperienza di tre anni trascorsa in Uefa, a Nyon (nell’ufficio Figc che si occupa dell’organizzazione ci lavora anche il figlio di Tajani, leggi qui).

Torniamo a Giorgetti, al Mef, a Sport e Salute” e Uva: Giorgetti e il Mef sono figurativamente i datori di lavoro di Michele Uva, perché Giorgetti è il ministro dell’Economia e Finanze, perché il Ministero dell’Economia e Finanze controlla (al 100%) la partecipata pubblica “Sport e Salute” che ha assunto questa denominazione nel 2019 con la riforma-rivoluzione voluta proprio da Giorgetti che avrebbe scisso Coni Servizi dal Coni rendendo “Sport e Salute” la cassaforte dello sport italiano, e perché Michele Uva è ancora nell’organigramma dei dirigenti proprio di “Sport e Salute”.

Basta andare nella sezione “trasparenza” della partecipata del Mef per averne contezza (qui il link): nella sezione “dirigenti cessati” compaiono dieci nominativi, il primo della lista è proprio Michele Uva. La data di decorrenza della sua nomina risale al 28 maggio 2014, esattamente undici anni (e tre mesi) fa. Tre mesi sarebbe poi durato il servizio (con tanto di stipendio da dirigente pubblico) di Uva all’allora Coni Servizi (diventata poi Sport e Salute), perché a settembre del 2014 a Uva venivano affidate le funzioni di direttore generale della Figc, sebbene nell’organigramma federale è contemplata (e ancora è contemplata) solo la figura del segretario generale, figura assunta da Marco Brunelli (ancora in carica, pare con rinnovato sodalizio co duo Gravina-Viglione) quando Uva a fine 2018 sarebbe passato definitivamente in Uefa.

Pallone e poltrone: Uva e la missione Euro 2032 del dirigente Uefa in aspettativa a Sport e Salute. Erdogan e la sfuriata a Gravina Storiesport

In questo valzer di nomi e intrecci, torniamo alla semplice e lineare tabella che compare sul sito di “Sport e Salute”: sotto la colonna “data di cessazione”, accanto al nome di Uva, non c’è nessuna data, come invece compare per altri dirigenti che sono cessati dall’incarico. C’è invece scritto: “art. 24 CCNL”, che sta per contratto collettivo nazionale lavoro. Sul sito di “Sport e Salute” sono pubblicate alcune modifiche del testo, non l’integrale accordo. Bisogna andare altrove, per leggerlo tutto e soffermarsi all’articolo 24. Ha un titolo asciutto – “Aspettativa” – e fedelmente prescrive: “Al dirigente e al quadro che ne facciano richiesta per giustificati motivi potrà essere concesso un periodo di aspettativa; durante tale periodo non è dovuta retribuzione, ma decorre l’anzianità agli effetti del preavviso”. Detto che nell’elenco dei dieci dirigenti, insieme a Uva e ai cessati compaiono anche Francesco Soro (per il quale c’è però la data da cui decorre l’aspettativa, cioè luglio 2021; Soro, nemico giurato di Malagò, a maggio nominato da Giorgetti come capo del Dipartimento sulle partecipate, dunque Soro dirigente in aspettativa di “Sport e Salute” è…il capo di Sport e Salute sebbene Marco Mezzaroma sia il presidente e Nepi Molineris l’ad) e Luigi Valerio Sant’Andrea (era in aspettativa da marzo 2022, quando fu voluto dal ministro Salvini come commissario di Simico, la società che si occupa delle infrastrutture di “Milano-Cortina”; incarico finito nel 2024, la Corte dei Conti ha da poco accertato come lo stipendio del manager sia stato superiore anche a quello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella), però a differenza di questi due dirigenti pubblici, accanto a Uva compare la dizione art. 24 del CCNL. Che disciplina l’istituto dell’aspettativa.

Un regime particolare di cui sta dunque usufruendo Michele Uva sin da settembre 2014: undici anni (e tre mesi), salvo qualche piccola interruzione, come magari accaduto ad esempio tra settembre 2020 e gennaio 2021. Aspettativa non retribuita, sia chiaro: cioè Michele Uva prima ha percepito lo stipendio (come dg) dalla Figc, poi da quando è volato in Svizzera, lo ha percepito e lo percepisce dall’Uefa e in franchi svizzeri (pare oltre 400mila franchi svizzeri), però ha mantenuto, e ancora mantiene, il posto in “Sport e Salute” (partecipata statale) e quest’anzianità influisce sul suo stato di servizio e, quando sarà, sul regime pensionistico.

“Sport e salute” è come fosse rimasta come un dolce ricovero, un legame ininterrotto, sia pur a dorata distanza. Un legame indissolubile che trova sempre anche nuove occasioni per alimentarsi.

Una riprova arriva proprio alla partenza del tour di Michele Uva come delegato Uefa per il comitato italiano di “Euro 2032”: in quindici giorni viaggerà da Firenze a Bologna, da Verona a Milano, da Genova a Bari, da Napoli a Torino e Cagliari, incontrerà i rappresentanti dei Comuni, proprietari e gestori degli impianti, i club di riferimento delle città inserite nell’originaria proposta di candidatura, per fare il punto della situazione e stabilire un cronoprogramma di lavori prima del fatidico gong di ottobre 2026, quando il Comitato italiano dovrà ufficializzare le cinque sedi e i cinque stadi che ospiteranno la parte italiana di Euro 2032 (non la finale). Sul lavoro di Uva ripongono grandi aspettative Uefa, Figc, Mef.

Dura e faticosa la vita del commesso viaggiatore. Il tour di Uva tra il pantano degli stadi tricolore partirà questa mattina, da Roma: primo step sarà il focus sull’Olimpico che è una sorta di seconda casa anche per lui, perché lo stadio Olimpico è di proprietà di “Sport e Salute”. Nel pomeriggio sarà poi “l’ospite d’eccezione” (così recita il comunicato stampa) proprio di “Sport e Salute”: nel pomeriggio al Circolo del Tennis del Foro Italico si terrà infatti la cerimonia di consegna ai corsisti dei diplomi del corso di alta specializzazione in “Management dello Sport” organizzato dalla “Scuola dello Sport” di “Sport e Salute”.  Col presidente Mezzaroma e l’ad Nepi Molineris, ci sarà pure il ministro Abodi: insieme ai corsisti, ascolteranno la testimonianza del manager sportivo Michele Uva, adesso commesso viaggiatore dell’Uefa in Italia ma ancora in aspettativa a “Sport e Salute”, società partecipata dello Stato italiano.

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