Il congedo a Riccardo Pinzani ma soprattutto la contestuale eliminazione della figura del coordinatore tra la Can A-B e i club e, di conseguenza, anche l’eliminazione della figura di responsabile della Commissione per la formazione degli addetti all’arbitro, e dunque, anche la cancellazione del corso formativo tenutosi in questi anni a Coverciano. Via, senza al momento motivazioni ufficiali né dell’Aia né della Figc: abolito un ruolo importante, delicato, il collante, il ponte, il filtro necessario per attutire le tensioni post partita (ma anche quelle nel corso delle settimane) tra la Commissione guidata attualmente da Gianluca Rocchi (è persino vietato telefonare al designatore) e le società di serie A e B, e anche una importante e strategica figura formativa cui far ricorso per spiegazioni del regolamento e contestuali decisioni arbitrali (spesso ne hanno fatto ricorso allenatori e giocatori).
Poi. L’adeguamento, anzi l’aumento, o meglio ancora, il raddoppio dei compensi (rispetto a quelli della scorsa stagione) per i componenti della Can C (e naturalmente raddoppio, anzi due e volte e mezzo in più per il neo designatore, Daniele Orsato rispetto al precedente, Ciampi), un aumento necessario per ottenere il sì dell’ex fischietto di Schio dopo lunghi tentennamenti e, al contempo, soddisfare le sue richieste di garanzie (gestionali ma anche economiche) e quelle per i suoi due storici assistenti di linea, Carbone e Giallatini (a beneficiare dell’aumento naturalmente anche gli altri componenti: Giannoccaro, Gava e Pizzi) che al 30 giugno erano ancora nei quadri della Can A-B (dunque a libro paga) e che alla fine si sono dimessi sì, ma soltanto dopo la formazione dei nuovi quadri, decisione che, temporalmente, ha così eliminato D’Ascanio e Raspollini, assistenti di linea che hanno chiesto al presidente Aia Antonio Zappi, spalleggiati dal neo sindacato (il Coordinamento Nazionale Arbitri di SLC-CGIL), il reintegro nei quadri di Can A-B (leggi qui). A distanza di venti giorni dall’articolo (leggi qui) nel quale si dava conto di un incontro nella sede federale di via Allegri tra Orsato, i due suoi collaboratori e il presidente federale Gravina, incontro smentito da una nota ufficiale della Federcalcio, riemergono così però nuove tessere di un complicato e delicato puzzle. Tempo al tempo, i giochi mica sono finiti.
E infine. Il velenoso scontro, l’affilato duello, l’estenuante partita a scacchi, tra i vertici della Federcalcio (Gravina e Viglione) e i vertici del Comitato Nazionale Aia (Zappi e Affinito); uno scontro tra veti, proposte, dinieghi e alzate di capo, durato due giorni e due notti (leggi qui), il lungo lasso di tempo che ha preceduto la faticosa elaborazione degli organi tecnici per la nuova stagione agonistica. Da una parte Gravina che, oltre a far muro sulla designazione del toscano Braschi come capo della Can D (designazione poi avvenuta) ha fino alla fine posto una pregiudiziale sul “rientro” di Marcello Ambrosino, avvocato di Torre del Greco ed ex assistente arbitrale, finito nella rete di “Calciopoli e delle schede telefoniche (poi assolto in sede penale), così come aveva fatto due anni fa quando i precedenti vertici Aia puntavano alla nomina come responsabile del Comitato arbitri della Campania. Una “battaglia” riaperta dal napoletano Michele Affinito, vice presidente dell’Aia, che ha spinto affinchè Ambrosino rientrasse nel giro. La mediazione, dicono, ha vissuto di altissimi momenti di tensione. Telefonate, messaggi, aut-aut. Da una parte Gravina, dall’altra Affinito, e in mezzo al guado, Zappi. Due giorni e due notti, ecco così spiegato il ritardo nelle comunicazioni dei nuovi quadri (anche sulle conferme di Galante e Gaggero ci sono state tensioni, ma qui tutte interne all’associazione arbitri, i due sarebbero vicini all’ala dell’ex presidente Alfredo Trentalange): per sciogliere la complicata matassa, il presidente Aia avrebbe detto ad Affinito che “ok ad Ambrosino, ma dopo questo desiderata, ti fermi qui…” e a Gravina avrebbe poi chiesto di smussare quel divieto promettendo che, in cambio, lo avrebbe accontentato su altre questioni. Morale della favola, al momento: Marcello Ambrosino è stato inserito nella squadra dei componenti della Con Pro (la commissione degli osservatori).
Ad appena due settimane dall’inizio della nuova stagione arbitrale (e ancora non è cominciata la stagione agonistica…), il diario di bordo della nave Aia continua così a registrare mare (molto) mosso, ondate potenti (e prepotenti) che complicano la già difficile e delicata navigazione, col rischio che si affondi in un mare di fango e veleno. L’ultima uscita pubblica del Comitato Nazionale e dei principali organi tecnici (Rocchi e Orsato), ricevuti da Gravina (e dall’immancabile avvocato Giancarlo Viglione: ma il capo dell’ufficio giuridico cosa c’entra col mondo arbitrale?) venerdì 11 luglio (il presidente federale non c’era nella conferenza stampa di fine stagione tenutasi in via Allegri a fine giugno, al suo posto il segretario Brunelli): un vuoto che s’era notato benissimo, visto che è consuetudine la partecipazione del numero uno della Federcalcio che è pure quella che ci mette i soldi. Un vuoto, undici giorni dopo, riempito anche dalle espressioni e dai volti di alcuni tra i presenti. Basta dare un occhio alle foto, per accorgersi come Gravina, Zappi, ma anche Rocchi e Orsato, non abbiano proprio espressioni distese e rilassate. A differenza, certo, delle abituali dichiarazioni di rito, al miele: «Ringrazio il presidente Gravina per le parole di apprezzamento e la consueta vicinanza che dimostra al mondo arbitrale», così Zappi di rimando alle parole pronunciate dal presidente federale, «grazie per l’impegno che dimostrate e il lavoro che quotidianamente portate avanti, gli arbitri sono una componente fondamentale della Figc e in questa sede dovete sentirvi a casa vostra».
L’eliminazione della figura del coordinatore tra Can A-B e le società, l’aumento dei compensi per i componenti della Can C, lo scontro su Ambrosino (e Braschi): tre vicende che all’apparenza paiono scollegate e che, in realtà, sembrano pervicamente legate, pronte ad avere nuovi effetti in un domino ancora in atto…
Via il coordinatore e l’addio a Pinzani. Stupore, sorpresa, sconcerto: che succederà adesso, che accadrà dopo un rigore dubbio, una decisione contestata, una interpretazione al Var non chiara, chi farà da collante, chi sarà il ponte, come si terranno i già delicati rapporti tra mondo arbitrale e dirigenti, allenatori e calciatori? Le domande sono rimbalzate (e ancora continuano, i club hanno chiesto spiegazioni) esattamente qualche ora dopo l’incontro in Federcalcio tenutosi venerdì 11 luglio. Il giorno dopo, ad accendere l’allarme e la spia, un messaggio di poche righe del coordinatore Riccardo Pinzani (la sua ultima uscita sul campo all’Arechi tra Salernitana e Sampdoria, aveva accompagnato Rocchi e pare avesse avuto un alterco col team manager granata) sulla chat (ammessa) nella quale dialoga(va)no abitualmente i dirigenti addetti all’arbitro dei club e il “club manager” della Can A-B. “Un forte abbraccio a tutti, buon lavoro e grazie per la collaborazione e la pazienza che avete avuto nei miei confronti, io sicuramente ce l’ho messa tutta!”. Un addio sentito a una professionalità che, a sentire i dirigenti dei club, è stata di assoluto rilievo: Pinzani ha ricevuto i complimenti e l’abbraccio di tutti (o quasi) e ovviamente anche la solidarietà e la vicinanza di Gianluca Rocchi che questa decisione – l’eliminazione della figura del coordinatore ma anche quella del formatore – non l’ha preso affatto bene.
Era stato proprio Rocchi a inaugurare e svolgere questo ruolo: a volerne l’introduzione anni fa fu l’allora designatore Rizzoli (si era ancora ai primi passi del Var), e a volere Rocchi come primo coordinatore fu proprio Gravina che, come noto, nutre profonda stima per il designatore toscano al suo ultimo anno di Can A-B a 250mila euro.
La nomina spetta alla Figc, diciamo su proposta (del candidato) del Comitato nazionale dell’Aia. Dopo Rocchi, aveva ricoperto il ruolo Giannoccaro, anch’egli voluto da Gravina. Da due anni invece c’era Riccardo Pinzani, sul cui nome pare avesse speso più di una buona parola (verso Gravina) proprio Rocchi. Di punto in bianco, come un fulmine a ciel sereno, tutto però si è dissolto. E, davanti alla richiesta federale, il Comitato nazionale dell’Aia non avrebbe mosso un passo. “L’Aia ha avuto un comportamento irresponsabile e superficiale, dettato forse anche dalla gelosia nei confronti di chi aveva creato quel progetto”, dice adesso una gola profonda che ha chiesto l’anonimato. “Era stato fatto tutto benissimo, addirittura era stato creato un corso per i dirigenti e il coordinatore che faceva da responsabile della commissione formatori aveva svolto il lavoro in maniera eccellente: di punto in bianco tolgono tutto, ma come è possibile, è una follia”, dice un altro (ex) fischietto.
Al di là del lavoro (e degli apprezzamenti) per il lavoro svolto da Pinzani (potrebbe tornare al Parma come dirigente addetto all’arbitro o chissà, alla Lazio?) resta cruciale capire come e perché la Figc abbia fatto questa scelta (sarà stato un sacrificio economico?, risorse da spostare altrove, ad esempio alla Can C?), e perché l’Aia non l’abbia invece difesa. Nel mezzo, c’è lo stupore e lo sconcerto non solo dei club, ma anche quello del designatore Rocchi, e di tanti arbitri della Can A-B. Uno stupore e uno sconcerto che aumentano anche perché i club di Lega Pro hanno chiesto al presidente Matteo Marani di istituire proprio la figura di coordinatore tra la Can C e i club, e di avviare un corso di formazione per dirigente addetto all’arbitro, visto anche come da questa stagione in Lega Pro partirà l’esperimento del Var a chiamata, e visto che al vertice ci sarà un profilo come quello di Orsato. Orsato e Rocchi sono ex arbitri di assoluto livello, sanno bene (a differenza di Zappi, ma pure di Gravina…) cosa significa arbitrare e quante tensioni e pressioni debbano respirare e subire i fischietti, in campo e specie dopo una partita. Chi farà ora da filtro? Chi spiegherà e motiverà le decisioni prese dagli arbitri a dirigenti, allenatori o calciatori, chi tempererà umori e proteste, chi cercherà (come avvenuto in questi anni) di tenere alta la soglia del rispetto e della comunicazione? Il dietro le quinte non tutti lo conoscono: in questi anni il coordinatore ha svolto un lavoro puntuale e continuo, di raccordo tra le immediate e a volte furiose reazioni di dirigenti (tecnici e giocatori) alle decisioni arbitrali. Un dialogo continuo, fatto di spiegazioni e a volte anche di ammissione di errori o interpretazioni. Non solo, anche durante le settimane, alle richieste di delucidazioni regolamentari o motivazioni tecniche, il coordinatore ha sempre risposto, oltre a tenere il corso di formazione a Coverciano. Un protocollo che ha funzionato. Di punto in bianco, così, viene meno una delle (poche) felici innovazioni nel campo arbitrale e restano, ancora irrisolte, le domande. Perché la Figc ha deciso così? E perché il Comitato Nazionale e il presidente Zappi non hanno difeso a spada tratta questo ruolo?
L’aumento dei compensi alla Can Pro e i rimborsi alla base. “Dove c’è un giovane, noi ci saremo”: è questo lo slogan che il presidente Zappi continua a enunciare, anche dopo la vittoriosa campagna elettorale. Uno spot rivolto a trovare nuova linfa nel settore arbitrale, un reperimento fisico che dovrebbe sposarsi anche con un aumento del budget a disposizione. O, almeno, per mantenere fede agli impegni presi: da mesi, invece, la gran parte del settore arbitrale impegnato in campo (la base, non i vertici) è ancora in attesa di migliaia e migliaia di rimborsi (qualche mese fa c’era stata anche la nota del sindacato, e c’era stato un eloquente striscione affisso davanti alla sede dell’Aia, a Roma, leggi qui). Tutto invece langue, tutto invece ristagna. Tanto che, scherzando ma mica troppo, un qualificato dirigente arbitrale benemerito, con una sottilissima punta di sarcasmo, ha detto: «Se il ritardo nell’adempimento dei pagamenti agli arbitri della Figc fosse equiparato a quello dei club di calcio, la Figc dovrebbe essere pesantemente penalizzata, se non addirittura esclusa…». Su questa situazione rischiano di riaccendersi spinte autonomiste della base arbitrale. In passato Lotito e De Laurentiis avevano perorato in Lega serie A la richiesta di rendere indipendenti gli arbitri, e di creare un rapporto di lavoro tra loro e la principale lega calcistica italiana, sottraendola al “controllo indiretto” e a quello economico, della Federcalcio (che chiude i contratti di sponsorizzazione per l’Aia). Su questo versante, c’è da registrare poi la nuova richiesta del “Coordinamento Nazionale Arbitri di SLC-CGIL”: nei punti di programma del sindacato, c’è la creazione di un modello di professionismo arbitrale sul modello della federazione inglese, con la costituzione di un organismo simile a Pgmol (Professional game match officials limited, è l’organizzazione che gestisce gli arbitri nel calcio professionistico) e per gli arbitri delle serie inferiori (sono lavoratori sportivi) compensi adeguati e puntualità nei pagamenti. Intanto, mentre oltre ventimila tra arbitri e assistenti attendono rimborsi (sono figli di un Dio minore?), c’è da registrare solo l’adeguamento, anzi il raddoppio, dei compensi per i componenti della Can C guidati dall’altissimo Daniele Orsato…






