Arbitri, notti di coltelli e dispetti. Garanzie a Orsato, no a Rocchi che voleva scissione alla Can: ultimo anno e poi addio. Zappi a fatica, Gravina vigila

Le nomine del Comitato Nazionale e le crepe tra i vertici dell'Aia. Il ruolo alla Can D dato a Braschi fa irritare i piani alti federali, le dimissioni ritardate di Giallatini e Carbone "sgambettano" Raspollini e D'Ascanio che chiedono reintegro spalleggiati dal sindacato
Zappi e Gravina

Il presidente degli arbitri Antonio Zappi che tratta, incontra e decide da una parte, e il suo vice-presidente Michele Affinito che si industria, che tratta e che promette dall’altra parte del tavolo delle trattative. Entrambi che provano, senza però riuscirci, a dissimulare le già vistose crepe e distanze, nemmeno dieci mesi dopo l’elezione che li ha portati ai vertici dell’Aia. Daniele Orsato (se ne era già scritto più volte, ad esempio qui) che sfoglia per giorni la margherita (“accetto o non accetto?, parto dalla Lega Pro oppure vado all’estero?, mi danno garanzie per l’anno prossimo alla Can A-B oppure mi accontenterò del ruolo di direttore tecnico?”) e che arriva all’ultimo (decisivo) petalo quasi fuori tempo massimo, ottenendo (quasi tutto) a proprio gradimento la sua nuova squadra alla Can Lega Pro senza però riuscire a far rientrare nei quadri Borriello, mentre intanto il titolare della Can A-B Gianluca Rocchi resta in cattedra per il quinto anno consecutivo, soprattutto perché l’importo del contratto (250mila euro annui) difficilmente avrebbe potuto dispiegarsi su un altro ruolo.

Rocchi se ne resta più isolato e persino nel mirino dei malumori e delle critiche di parte della sua squadra di fischietti. Hanno poi fatto passare il “dimagrimento” nei quadri come una sua vittoria, eppure bisognerebbe sapere che il progetto di Rocchi era ben altro. Era un altro. Voleva, e già da quest’anno, una nuova separazione tra la Can A e la Can B. Avrebbe voluto la scissione dei quadri ma gli è stato detto che no, non c’erano i tempi tecnici pur se in realtà le motivazioni sono legate a stringenti questioni economiche.

Il destino del designatore toscano – già traballante – pare comunque inevitabilmente segnato a fine 2026, a meno di nuovi cataclismi che anzi, potrebbero addirittura accelerare l’addio, pur se Gravina resti uno dei suoi numi tutelari e pur se il futuro del presidente federale sia inevitabilmente legato alle sorti mondiali della Nazionale affidata a Gattuso: tra un anno potrebbe lasciare il testimone proprio a Orsato che, come scritto il 25 giugno (leggi qui) insieme ai suoi fidati e storici assistenti Giallatini e Carbone, aveva incontrato a Roma proprio Gravina, prima che nella stanza del numero uno federale entrasse il designatore Uefa Rosetti. Porte girevoli smentite con una nota ufficiale dalla Federcalcio ma intanto, nemmeno quindici giorni dopo, ecco materializzarsi la nomina (scelta sofferta) dell’ex fischietto di Schio.

A proposito di ex. L’ex arbitro ed ex direttore generale del Siena Stefano Braschi che viene nominato designatore della Can D tra l’irritazione dei piani alti di via Allegri e gli interrogativi intrecciati a motivi di opportunità (in serie D c’è anche il Siena di cui è stato dirigente) che hanno poi portato alla laboriosa collocazione di Celi, ex presidente del Cra Puglia: in Lega Pro ha un figlio che gioca (Altamura) e in Puglia ha un altro figlio che arbitra: per questo, alla fine della giostra, il Comitato Nazionale l’ha nominato nuovo responsabile del Settore Tecnico. Pare che sulla nomina di Braschi (poteva essere suo il ruolo di dt ma la nuova figura partirà dal prossimo anno, anche qui la Figc ha vietato l’anticipo di un anno, andrà poi a Doveri che, come documentato in anticipo, è arrivato primo in graduatoria, leggi qui) il presidente Zappi abbia molto insistito resistendo anche alle pressioni federali perché in fondo era un impegno che aveva preso nel corso della campagna elettorale per la quale Braschi si era in effetti molto speso.

Motivi di opportunità nella nomina che innestano in molti un’altra domanda: ma il vicentino (di Schio) Orsato che in passato aveva manifestato simpatie verso i colori del Lanerossi, manterrà le giuste distanze visto che la società milita nel campionato di Lega Pro? Con Orsato alla Can Pro ci sono poi gli storici assistenti di linea Giallatini e Carbone per i quali proprio il neo-designatore aveva chiesto garanzie (economiche e temporali) per il nuovo ruolo, visto che avrebbero (come poi avvenuto) dimettersi dai quadri e visto che erano ancora in attività. Le loro dimissioni sono arrivate dopo la certificazione delle graduatorie e dei quadri dell’imminente nuova stagione agonistica: una mossa che ha così di fatto estromesso gli assistenti Raspollini e D’Ascanio, primi tra gli esclusi. C’è chi ci ha visto (anche) una tempistica sospetta: poche ore (prima) che sarebbero bastate per tenerli dentro, poche ore (dopo) che sono sembrate come un regolamento di conti con l’ala (non più presente nel Comitato Aia) che fa riferimento all’ex presidente Alfredo Trentalange. E così, forti anche dell’appoggio del combattivo “Coordinamento Nazionale Arbitri di SLC-CGIL” che ha espresso la propria ferma solidarietà e pieno supporto ai due assistenti arbitrali (“riteniamo che la loro posizione sia assolutamente legittima e degna di tutela, il sindacato ribadisce l’importanza di rispettare le regole e i principi di trasparenza e correttezza nel settore arbitrale”) che hanno formalmente richiesto, in una lettera inviata al presidente Zappi, il reintegro nei quadri della Can A-B.

Invece un altro fresco dismesso – l’arbitro abbruzzese Scatena – dopo due velenosi post di denuncia sui social («il sistema prima ti vende e poi ti compra, sono rimasto in silenzio finché ho potuto. Ma a un certo punto, il silenzio diventa complicità. E io non ci sto. Chi viene dopo di me non deve più subire tutto questo da solo»), pare stia valutando azioni legali perché – si dice – in possesso di email compromettenti (verso Rocchi?). Il presidente Zappi che si fa fotografare col ministro Andrea Abodi regalandogli pure una maglia per celebrare l’inserimento nel decreto sport dell’art.15 che tutela e difende gli arbitri dalle aggressioni violente e che poi viene ascoltato alla Camera dalla VII Commissione ma che poi viene incalzato, nella stessa aula, da Giuseppe Fonisto, uno dei rappresentanti del Coordinamento Nazionale arbitri del sindacato SLC-CGIL che, dopo aver plaudito all’iniziativa (pur sottolineando come la normativa era già vigente), ha portato il tema arbitrale su un’altra scottante e attuale emergenza che coinvolge ben 33mila iscritti Aia. «Con l’entrata in vigore del decreto legislativo 36/2021, la riforma dello sport ha finalmente riconosciuto agli arbitri lo status di lavoratore sportivo. Ma il riconoscimento formale deve ora tradursi in diritti sostanziali. Non è sufficiente affermare che gli arbitri sono lavoratori: occorre garantire loro compensi giusti, puntualità nei pagamenti, rapporti di lavoro chiari e regolamentati, adeguate tutele previdenziali e assistenziali, strumenti di rappresentanza e di contrattazione collettiva». Un bel teatrino, o no?

Sono solo alcune (ce ne sono anche tante altre) esemplificative vicende dispiegatesi nei primi giorni appena della nuova stagione arbitrale, inaugurata l’1 luglio in Federcalcio con la consueta conferenza stampa congiunta di Aia e Federcalcio. «Questo è un po’ l’ultimo giorno di scuola e il primo giorno della nuova stagione», aveva detto sorridendo il presidente dell’Aia Antonio Zappi, al suo fianco il segretario generale della Figc Marco Brunelli e non, come di consueto, il presidente federale Gravina. Una circostanza dettata da altri impegni (Gravina in questi giorni tra lavoro e vacanze è stato segnalato un po’ ovunque, dalla festa ad Agropoli dell’amico Cerruti il giorno prima del ritorno playout Salernitana-Sampdoria alla conferenza stampa di presentazione della Supercoppa europea a Udine, da un evento a Massa Lubrense dove c’era l’appena congedato ct Spalletti a un convegno a Bari all’Università Lum accompagnato magari sì da cinquemila buone ragioni ma anche dalle migliaia di ragioni di protesta dei tifosi del Bari sulla multiproprietà) del numero uno federale, o dal desiderio di marcare distanze, di sottolineare divergenze, di lasciare decantare una situazione interna arbitrale già incandescente sia pur solo già ai primi giorni della nuova stagione?

Chissà, intanto, riprendendo le parole di Zappi, è come se la nuova stagione non fosse così poi tanto diversa dalla precedente. Nomine, intrecci, cambiali elettorali e pressioni federali, lunghi ed affilati coltelli ad accompagnare le nottate delle decisioni del Comitato Nazionale, come già accaduto negli anni passati pur se le governance sono cambiate: tre in appena quattro anni.

Una testimonianza diretta sarebbe arrivata dalle due lunghe nottate che hanno preceduto l’ufficializzazione dei quadri (organi tecnici, componenti e Cra). Due giorni e due notti con il fiato sul collo, con i telefoni bollenti e con il righello per provare a trovare la quadra, più volte disegnata e poi cancellata. Una serie di nomine a cascata, una serie di intrecci diventati nodi (quasi) irrisolvibili: due giorni e due notti con la plateale – raccontano – risposta data da alcuni alla richiesta (ripetuta) di dare le dimissioni come beau gest (gli incarichi, biennali, sono stati conferiti lo scorso anno) con la promessa però che nulla sarebbe cambiato. Richieste formulate dal vice-presidente Affinito e rispedite al mittente ad esempio dai Cra di Toscana, Marche, Umbria e Sardegna, cambi invece al Cra di Puglia e Abruzzo perché Celi sarebbe così passato al Settore tecnico e Giuseppe De Santis con la nomina (di peso) a “coordinatore scambi” alla Can D del toscano Braschi (come nuovi componenti anche i toscani Banti e Pierpaoli). A tener duro, nonostante continue pressioni dei vertici Aia, Gaggero (Con Dil.) e Galante (calcio a 5) che il nuovo Comitato Nazionale avrebbe voluto congedare perché ritenuti vicini a Trentalange e Baglioni. Nella nuova Can Lega Pro guidata da Orsato, e con l’innesto dei suoi storici assistenti (il romano Giallatini e il napoletano Carbone) anche il rispolverato Giannoccaro (un tempo alla Can A-B) e Alessandro Pizzi che ha lasciato la guida della Can D. L’unica variazione alla guida degli organi tecnici insieme a quella, appunto, della Can Pro: Pizzi e Ciampi (entrato nella squadra di Rocchi alla Can A-B) gli unici a cedere il passo, a rinunciare all’incarico biennale. Anche qui, dopo lunghe trattative e garanzie date.

Due anni fa (leggi qui) la Figc aveva dato il niet al rientro di Marcello Ambrosino come presidente del Cra Campania: stavolta, pare dietro intercessione del campano Affinito, è stato nominato componente della Con professionisti. Anche qui pare che i “piani alti” non l’abbiano presa benissimo. Non le hanno prese benissimo in Sicilia le nuove mosse del palermitano Marcello Terzo, componente del Comitato Nazionale Aia. Molti presidenti di sezione sono in rivolta, e pare che anche il comitato regionale della Figc sia infuriato. L’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il cambio nella squadra dei designatori di calcio a 5: la trapanese Antonella Figuccio, che affiancava Fabio De Pasquale, è stata sostituita con il palermitano Andrea Liga. Il responsabile Fabio De Pasquale ha così preso arma e bagagli, ha rassegnato le dimissioni e lasciato un clamoroso buco, a pochi giorni dall’inizio della ripresa agonistica. Un altro segnale di come vanno le cose anche in questa nuova-vecchia Aia. Che è l’associazione italiana arbitri e non un pollaio…

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