Basket, Petrucci col cartello “cercasi presidente arbitri”: insiste su Lamonica responsabile della A. Dopo due anni di flop lascia la Salernitana

Il nodo irrisolto: continuano trattative e ricerche. Il ruolo di Grandini e la gestione del consiglio direttivo. L'incarico all'ex commissioner e il rifiuto di Begnis. L'amaro congedo dal club di calcio: due anni e due retrocessioni da vice-presidente esecutivo
Petrucci con Paolini

Cercasi presidente del Comitato italiano arbitri di pallacanestro. Il cartello fa bella mostra in vetrina a casa Fip, a queste stringenti e rigorose condizioni: 1) ingaggio (molto) sensibilmente ridotto rispetto a quello percepito dall’uscente (contestato) commissioner Luigi Lamonica; 2) disponibile ad accettare il mandato senza però molte possibilità di incidere sugli organigrammi, poiché la Federbasket (o meglio, il suo presidente federale Gianni Petrucci) ha già deciso chi farà parte del consiglio direttivo (tra questi il toscano Grandini, il vero “uomo forte” già impegnato da qualche mese nelle consultazioni con arbitri e presidenti regionali Fip, per formare i ruoli tecnici), e soprattutto chi guiderà la serie A: cioè proprio l’oramai ex commissioner Luigi Lamonica, scaricato da tutti ma ancora sostenuto proprio dal numero uno federale che tre anni fa gli fece firmare un biennale (con opzione, poi rinnovata, per un altro anno) da oltre centomila euro annui.

In questi (ultimi) mesi l’ottantenne Gianni Petrucci è stato però molto “impegnato” in altre faccende: ha “giocato” su più tavoli nelle vesti di sherpa e mediatore nella complicatissima saga elettorale del Coni senza però evidenti risultati (Carraro è poi rimasto all’asciutto, “re Petrucci” si è tenuto a galla tra Pancalli e Buonfiglio, e pure Malagò, fino a benedire l’elezione di Buonfiglio..); ha preso atto della “rivolta” partita da alcuni club di Lega serie A sulla presidenza e, rapidamente e abilmente (esercizi che madre natura gli ha reso facili) ha spostato sentimenti di fiducia sul nuovo cavallo vincente, passando così pure lui dai favori su Gandini (abbandonato al proprio destino) a quelli per Gherardini (poi eletto); è salito subito sul carro del basket femminile (per carità di patria, non staremo qui a ricordare tutti gli articoli sulla questione della pallacanestro donne) ergendosi a “motore” dello splendido bronzo europeo conquistato dalla Nazionale di coach Capobianco (per onestà, bisogna riconoscere come lo abbia voluto lui come ct); ha appena lasciato il posto di consigliere e vice-presidente esecutivo nel cda della Salernitana dopo due anni, due anni caratterizzati da due retrocessioni imbarazzanti del club di Danilo Iervolino (magari i tifosi granata potranno trovare, in questo addio, un po’ di sollievo, almeno scaramanticamente) e una presenza assai limitata accanto al club (più copiose le presenze in tribuna nell’anno della serie A, rarissime quelle dell’ultimo anno): pare che abbia percepito in questi due anni solo un rimborso spese per i viaggi e (forse) un modesto gettone di presenza per i consigli d’amministrazione, nulla di epocale insomma.

La sua esperienza calcistica è dunque finita, senza copertine, senza lustrini e senza saluti: a chi in questi due anni si è chiesto perché Petrucci avesse scelto di legarsi alla Salernitana, è stato risposto che la scelta del presidente federale nel 2023 era stata presa perché la sua lunghissima esperienza da presidente federale correva il rischio di terminare senza possibilità di ricandidatura e vittoria e che, dunque, la “nuova vita” nel club del miliardario Iervolino avrebbe potuto assicurargli nuovi orizzonti. Adesso che è tutto finito, potrà tornare a dare un occhio all’orizzonte (nebuloso) dei fischi (e fiaschi) tricolore di basket. Il tempo stringe, e non si può più aspettare.
La ricerca del nuovo presidente, destinato al trono senza governare non ha, sino a oggi, dato ancora i frutti sperati: dopo aver scartato le ipotesi di assegnare il ruolo a profili sospettati di volere poi agire troppo di testa propria (come un ex presidente Aiap e Cia), oppure ritenuti inaffidabili perché legatissimi alla gestione uscente, è venuta meno anche l’ipotesi Roberto Begnis. L’ex arbitro e presidente Aiap ha infatti rifiutato la proposta, rendendo ancora più complicato il mandato del consigliere federale Gabriele Grandini che, a questo punto, potrebbe proporre a Petrucci l’idea di tornare a una gestione commissariale proprio per mancanza di nominativi.

Il tempo stringe, in vista del consiglio federale fissato fra pochi giorni, consiglio che dovrebbe non solo ratificare le nuove liste arbitrali (a oggi gli arbitri che da tre anni non ricevono la votazione a loro attribuita dagli osservatori, non conoscono ancora la propria sorte: promossi? salvati? bocciati?), ma anche il nuovo organigramma del Comitato italiano arbitri.
Eppure, secondo molti, le cose sino a poche settimane fa apparivano più semplici: era stata bocciata l’idea di fare restare Luigi Lamonica come presidente, ma nessuno si attendeva l’insistenza nel volere l’oramai ex commissioner alla guida della massima serie, considerato anche il triennio di polemiche roventi sulla gestione arbitrale nel primo campionato nazionale.

Comprensibile dunque che l’ambizione di molti a ricoprire il ruolo di capo degli arbitri sia messa a freno dai timori di dovere poi rispondere fra pochi mesi delle decisioni altrui, a cominciare proprio da quelle di chi ha dimostrato (secondo le voci di dentro, secondo la voce di molti arbitri e non solo) la scarsa propensione a lavorare di squadra.
L’ipotesi Lamonica responsabile della serie A rischia anche di lasciare irrisolti i problemi di ordine politico e tecnico: chi affiancherà ad esempio l’ex commissioner nel ruolo di formatore? Sarebbe ad esempio possibile una coesistenza fra Lamonica e l’istruttore Fiba per l’Italia Sergio Borroni, pensionato proprio da Lamonica due anni fa? Questo, senza dimenticare i rapporti, a dire poco problematici, in termini di peso politico e di influenza negli ultimi tre anni del CIA con Fiba (su tutti la clamorosa bocciatura dalle liste di Manuel Mazzoni) ed Eurolega.
Poche novità sono infine attese per la gestione delle altre categorie arbitrali: sono in uscita tutti i responsabili dei campionati nazionali e i rispettivi istruttori (alcuni potrebbero rimediare una conferma con ruoli di seconda fila). È atteso il ritorno del livornese Dino Seghetti: proprio Luigi Lamonica ebbe a dire tre anni fa di averlo pensionato, nonostante la richiesta di un presidente regionale di riconfermarlo nei ranghi. Con lui, in quota Sicilia, un’altra vittima illustre dell’ex commissioner, Giovanni Di Modica. Possibile (ma non scontato) infine il rientro nei quadri dirigenziali dell’ex responsabile di Legadue, Enrico Sabetta.

 

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