Mentre Gabriele Gravina si apprestava questa mattina a celebrare il consiglio federale, davanti alla sede dell’Aia a Roma (via Campania 47), a due passi dal palazzo di via Allegri, è comparso uno striscione. Uno striscione che sa di lotta e di rivendicazione, che racconta di diritti calpestati e di promesse non mantenute. “Rispetto e professionalità valgono anche per noi arbitri, da dicembre non vediamo 1 euro…chiediamo rispetto”. È il segno di un malcontento crescente tra gli oltre trentamila associati, è il grido di richiamo e allarme che proviene da tutti quegli arbitri, assistenti, osservatori e benemeriti dell’associazione italiana arbitri che non hanno né il privilegio della copertina e della copertura mediatica, né e soprattutto i compensi e le tutele riservate ai big. Si aspettano rispetto e protezione, chiedono a gran voce che le istituzioni calcistiche intervengano a sanare questa situazione che perdura da tempo, a colmare questo disagio.
Per questo il neonato ma già assai combattivo Coordinamento nazionale arbitri SLC-CGIL – è la “Sezione lavoratori della comunicazione” al cui interno il sindacato della Cgil ha aperto un gruppo di lavoro dedicato a tutti i direttori di gara (e associati) di ogni disciplina sportiva – ha scritto una lettera al presidente della Figc Gravina. A nome di tutti gli iscritti, chiedono di voltare pagina, che si cambi registro, che finalmente ci si ritrovi davanti ad un tavolo per definire e chiudere questioni ataviche: altrimenti sono pronti a scendere in piazza, pronti a mobilitarsi, decisi persino a sospendere ogni attività bloccando così di fatto l’attività calcistica. La protesta, e la lettera, arrivano a conclusione del campionato di serie A: un segno di come il coordinamento sindacale, appoggiato nelle rivendicazioni dalle altre sigle sindacali a cominciare da Cisl e Uil, abbia voluto mantenere un senso di responsabilità. “Chiediamo un confronto immediato con le istituzioni calcistiche, Federcalcio in primis, e tutti gli altri organismi competenti. L’arbitraggio non può più essere trattato come un hobby mal retribuito: è un lavoro vero, che ha oneri precisi, che comporta doveri formativi e fisici costanti. Ora è il momento di agire. Senza il riconoscimento delle nostre istanze, non escludiamo forme di mobilitazione e sospensione dei servizi. Chiediamo rispetto, dignità, tutele”.
L’azione del coordinamento sindacale è guidata dall’ex vice-presidente dell’Aia Duccio Baglioni, e dall’ex presidente della Commissione Disciplinare dell’Aia Giuseppe Fonisto. Sul tavolo ci sono diverse spinose questioni. Innanzitutto è prevista una rivalutazione consistente degli emolumenti a tutti i livelli arbitrali, a partire dalle gare giovanili. Non si parla ad esempio più di rimborsi ma di emolumenti/compensi per il lavoro svolto. La rivalutazione, come detto, dovrebbe riguardare tutti. Per i componenti Can ci sarebbe anche il riconoscimento di lavoro subordinato anziché di “Co. Co. Co”, come è attualmente. Si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione, sul modello “Pgmol” inglese. Pgmol sta per “Professional game match officials limited”: è l’ente responsabile di tutti gli ufficiali di gara nel calcio professionistico inglese, e si occupa anche della selezione, formazione, sviluppo e tutoraggio di tutti gli ufficiali di gara.
Qualche mese fa, a chiusura del Comitato Nazionale Aia, l’associazione aveva pubblicato una nota, nella quale si leggeva. “È stata comunicata l’erogazione di oltre 800mila euro di contributi ordinari alle sezioni, mentre entro il prossimo 5 marzo si concluderà l’acquisizione dei documenti in S4Y per l’erogazione di quelli straordinari. È stato anche affrontato il tema dei ritardi nei pagamenti dei rimborsi spese arbitrali, in particolar modo degli associati a disposizione degli organi tecnici nazionali dilettanti, con alcune criticità legate ai sistemi informatici da aggiornare, ma soprattutto a nuove disposizioni legislative intervenute con la Legge di Bilancio 2025 sul tema della tassazione delle spese da rimborsare, ove sostenute senza tracciabilità del pagamento. L’argomento è stato oggetto di ampia analisi e discussione e sono state evidenziate tutte le criticità che ritardano ancora l’erogazione delle spettanze agli associati e le possibili soluzioni”.
Sono passati altri mesi, ma la questione dei rimborsi è rimasta sul tavolo. Senza che si sia provveduto. E allora ecco comparire il primo dei sei punti della piattaforma sindacale degli arbitri. “È inaccettabile che, in un settore regolamentato e con flussi economici rilevanti, numerosi dirigenti e arbitri non ricevano compensi da oltre un anno. Pretendiamo l’immediata liquidazione di tutti gli arretrati accumulati, con interessi maturati dove previsti, e l’istituzione di un meccanismo automatico di pagamento a prestazione conclusa, per evitare ulteriori ritardi sistemici”.
Il secondo punto riguarda il mancato adeguamento dei rimborsi stradali. “Gli spostamenti per raggiungere i campi di gara rappresentano una parte consistente delle nostre attività. I rimborsi attuali risultano ampiamente inferiori ai costi reali sostenuti. Chiediamo il pieno e immediato adeguamento dei rimborsi chilometrici alle tabelle ufficiali ACI, riconoscendo il reale impatto economico degli spostamenti con adeguamento periodico”. Il rimborso chilometrico è attualmente (da tempo) fissato a 0,25 euro al chilometro, da tempo era stato richiesto che venisse adeguato. La proposta del sindacato è che venga aumentato a 0,40 euro a chilometro: la questione era stata anche oggetto di promesse elettorali, ma è rimasta carta bianca.
Il terzo punto riguarda la trasformazione dei contratti di lavoro. Si legge: “La figura dell’arbitro, seppur peculiare, si configura oggi in tutto e per tutto come prestazione lavorativa continuativa, organizzata e vincolata. Rifiutiamo l’uso distorto dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa, che non garantiscono alcuna delle tutele fondamentali. Chiediamo la trasformazione in contratti di lavoro subordinato, con pieno accesso a ferie, malattia, TFR, contributi pensionistici e diritti sindacali”. Va ricordato che la legge 36 del 2021 inquadra gli arbitri e gli assistenti nella nuova figura del “lavoratore sportivo”.
Il quarto punto chiede la rivalutazione dei rimborsi per le prestazioni base. “I compensi per le categorie minori e per le gare di base sono oggi sproporzionatamente bassi rispetto all’impegno richiesto, ai rischi affrontati e alle responsabilità assunte. Chiediamo un ricalcolo strutturale dei rimborsi, basato su criteri oggettivi di equità, carico di lavoro e standard minimi di dignità retributiva”.
Il quinto punto chiede il riconoscimento giuridico e contrattuale delle altre figure arbitrali. “Non solo gli arbitri: anche gli osservatori arbitrali, i componenti delle commissioni arbitrali nazionali e i membri delle commissioni di studio previste dal regolamento dell’Aia svolgono un’attività continuativa, di elevata responsabilità e insostituibile funzione tecnica e formativa. Chiediamo che a tutte queste figure venga riconosciuto lo status di lavoratori sportivi, con contratto, compensi adeguati e piena tutela legale, previdenziale e sindacale”. Ultimo ma punto assai significativo è quello che riguarda la questione degli episodi di violenza contro gli arbitri. “I numerosi episodi di violenza e aggressioni nei confronti dei direttori di gara devono essere considerati come incidenti sul lavoro, con tutte le conseguenze previste dalla normativa vigente. Questo include l’obbligo del datore di lavoro di garantire la sicurezza del lavoratore e di adottare tutte le misure necessarie per prevenire e gestire tali incidenti”.






