Arbitri, Rocchi ha pronta la lista dei bocciati. Veleni e polemiche su designazioni e Var, il capo della Can a rischio. La palla avvelenata a Gravina. E Orsato…

Nell'elenco del designatore della Can nove sono le esclusioni ma nessun nome ecellente: tra gli addii Aureliano, Giua e Ghersini. Pezzuto e Santoro potrebbero dimettersi. Intanto però i club di serie A chiedono cambiamenti nel protocollo Var

La stagione dei verdetti e degli ennesimi veleni in serie A sta per chiudersi: staserà si conoscerà il nome della squadra che cucirà il tricolore sul petto al termine di un campionato (domenica saranno serviti gli ultimi verdetti su Champions e retrocessione) conteso tra Napoli e Inter. Una contesa che mai come quest’anno si è giocata sul filo sottilissimo dei punti e soprattutto dei nervi. Una contesa che mai come quest’anno è stata accompagnata da polemiche, sospetti, recriminazioni e retro-pensieri, scambi di frecciate e accuse di (presunti) favoritismi che sarebbero stati generati – secondo i protagonisti (presidenti e patron, giocatori e tecnici, opinionisti e tifosi) – dal (diverso) metro delle decisioni arbitrali e dalle diverse (non omogenee) interpretazioni prese davanti al Var.

Schemi e protocolli saltati, in una baruffa infinita che non ha coinvolto soltanto le due squadre rivali nella corsa scudetto, ma che si è inesorabilmente allargata a macchia d’olio tra tutti i club di serie A. Si sono consumate così anche le due ultime settimane precedenti l’epilogo, ad esempio tra le richieste di Ranieri e la mancata risposta del designatore Gianluca Rocchi ai quesiti del tecnico della Roma, ad esempio e ancora nelle (feroci) rimostranze dell’Inter nel dopo-Lazio, come se non fossero bastate quelle nel dopo Inter-Roma. Un balletto infinito, un palleggio di accuse e sospetti, di veleni e frecciate: una danza da avanspettacolo che tristemente si ripete ogni anno. E a nulla è servito il tentativo della Figc, della Lega serie A, dell’Aia e di Dazn di offrire (forse sarebbe meglio dire: servire) un programma tv nel corso del quale il designatore della Can A-B Gianluca Rocchi (a turno si sono presentati anche altri esponenti arbitrali) ha provato a spiegare le decisioni prese sul campo dagli arbitri, e quelle prese dagli (ex) arbitri che ora “(co)dirigono” i match davanti agli schermi di Lissone. Tentativo miseramente naufragato, perché alle accuse di mancata omogeneità arbitrale e di quella nell’applicazione del protocollo Var, si è aggiunta l’accusa di aver mostrato alcune azioni irradiando anche l’audio delle conversazioni tra campo e Var, e però anche la censura su altri episodi. Una giostra di decisioni, spiegazioni, dichiarazioni, video e audio (dati o non dati) da restare sfiniti. Sbalorditi no, ma solo perchè non c’è mai fine al peggio.

A mettere ancor più sale sulla coda velenosa di questo campionato e sulla (di)sfida scudetto tra il Napoli di De Laurentiis e Conte e l’Inter di Marotta e Inzaghi, ci ha pensato (leggi qui) proprio due giorni fa il quarantacinquenne assistente arbitrale (in uscita dai quadri Can A-B) calabrese Mimmo Rocca che, in un esposto-lettera (il documento sarebbe dovuto restare segreto?) inviato tra gli altri alla Can, al Comitato Nazionale e all’Aia, ha sostanzialmente accusato il designatore Rocchi anche di mobbing, ha denunciato presunte ingerenze e presunte alterazioni – nei voti e dunque nelle conseguenti graduatorie – commesse da osservatori arbitrali e organo tecnico, e ha pure spifferato come nelle stanze del Var a Lissone ci sarebbero stati differenti atteggiamenti da chi in quel momento si trovava a vestire i panni del supervisore di giornata (secondo Rocca: Rocchi che si alza, che bussa al vetro per segnalare a Var e Avar come non si siano accorti che c’è un rigore in Udinese-Parma, rigore poi assegnato; il suo vice Gervasoni che invece non si alza per segnalare l’errore, di arbitro e Var, nel non concedere un rigore in Inter-Roma, un errore su cui, sempre secondo le ricostruzioni Rocca, si sarebbe poi discusso nella consueta riunione tra vertici arbitrali e arbitri).

La vicenda della lettera-esposto si presta ancora a domande e interrogativi, ad esempio: ma Rocca come fa a conoscere quanto sarebbe successo a Lissone, se a Lissone in quei frangenti non c’era? La risposta potrebbe (anche) spiegarsi con il solito tentativo di avvelenamento dei pozzi, pur se bisogna sottolineare come le acque del calcio italiano e del sistema arbitrale restino quantomeno sempre opache (torbide è un termine che non usiamo). Non è la prima volta che nei finali di stagione si registrano dichiarazioni di questo tipo, e non è certo la prima volta che viene alla ribalta la questione dei voti e delle graduatorie arbitrali (ci sono state inchieste, deferimenti, processi). Non è nemmeno la prima volta che Rocchi sia accusato di metodi particolari nei confronti di qualche arbitro o assistente: due anni fa, proprio di questi tempi, fu l’assistente arbitrale foggiano De Meo ad accusare lui, e anche Orsato (leggi qui, qui e qui). Sulla vicenda indagò anche la Procura federale guidata da Giuseppe Chinè (a proposito, ma che fine avrà fatto l’inchiesta sulla presunta evasione fiscale dei fischietti internazionali?) senza però che si arrivasse a deferimenti. Probabile che anche questa volta venga deglutita e inghiottita dal sistema, però proprio quest’ultima velenosa stagione calcistica-arbitrale rischia di far vacillare la poltrona del designatore Gianluca Rocchi, da quattro anni è a capo della Can A-B e che proprio lo scorso luglio è stato investito di un mandato (lautamente retribuito) biennale dall’Aia che, nel frattempo, ha intanto cambiato guida (Zappi è il nuovo presidente, e la sua elezione è stata caldeggiata da Orsato).

Sarà ancora lui il designatore degli arbitri di serie A e B nella prossima stagione? La domanda magari verrà posta dai presidenti di serie A anche al presidente federale Gravina che intanto, mentre era a Nyon in Svizzera in una tre giorni all’Uefa di cui è vice-presidente, s’è visto arrivare addosso l’ennesima scia di veleni e polemiche arbitrali )e pure la pasticciata vicenda sul playout della serie B, leggi qui e qui). Lunedì ci sarà un consiglio federale: all’ordine del giorno non è previsto il tema arbitrale e nemmeno quello del protocollo Var, ma è certo che la questione verrà posta, prima o poi. E presto. Magari verrà messa sul tavolo nel successivo confronto federale, che si terrà a giugno. E così l’Aia, che ha perso la dote del voto come componente federale (il presidente dell’associazione adesso partecipa ai consigli federali come uditore), si vedrà di nuovo oggetto di contestazioni e decisioni, senza poter concretamente controbattere. Da anni, specie il fronte composto da Lotito e De Laurentiis, si batte per l’autonomia (anche economica) dell’Aia, che invece è rimasta costola (senza potere di voto) della Federcalcio nella nuova distribuzione dei pesi voluta da Gravina: negli ultimi mesi ha preso piede una ipotesi alla quale starebbe lavorando il ministro dello sport Andrea Abodi, che pare(va) deciso a far riconoscere all’associazione italiana arbitri lo status di federazione, così come ad esempio avviene per i medici sportivi (ne avranno parlato Abodi, Zappi e il suo vice Affinito nell’incontro tenutosi il 14 maggio?). E, nel caso, il futuro presidente del Coni e il presidente federale Gravina cosa ne penserebbero?

Torniamo a Rocchi. Il presidente federale, come è noto, è tra gli estimatori del designatore toscano. Riuscirà a mettere un freno ai desideri di chi spinge per un suo (eventuale) avvicendamento? Il fronte dei club che chiedono (almeno) cambiamenti nel protocollo Var (in vigore da sette anni) si è allargato a dismisura, e tra i club più battaglieri c’è sicuramente l’Inter, con a capo il presidente nerazzurro Giuseppe Marotta che, come noto, è consigliere federale e assai vicino a Gravina. Malcontento e retro-pensieri ormai affollano le quotidiane conversazioni tra dirigenti di club, vertici arbitrali, e vertici di Lega serie A e Federcalcio. In questo marasma indistinto, potrebbe farne le spese Rocchi? Al momento la sua posizione viene data come ancora abbastanza solida, però c’è chi avanza l’ipotesi di un cambiamento, senza per questo far apparire Rocchi come il capro espiatorio. Tra le ipotesi di avvicendamento si fa strada, accade da un po’ di stagioni in realtà, la soluzione Orsato che, dopo l’addio al campo e la campagna elettorale per il gruppo Zappi (quello più vicino alla Figc, a differenza del gruppo Trentalange), è stato nominato dalla nuova governance Aia come “commissario per lo sviluppo del talento arbitrale dell’Aia”, ruolo affidatogli con scadenza giugno 2025. Un compito che dovrebbe (o avrebbe dovuto) fare da anticamera alla nuova missione, quella cioè di diventare direttore tecnico dell’Aia, Un ruolo di formatore a cui l’ex internazionale di Schio ha sempre tenuto molto, molto più del ruolo ad esempio di designatore. Però, in un quadro di cambiamenti, a Orsato potrebbe toccare dall’1 luglio il ruolo di designatore della Can C, lì dove al momento c’è il romano Maurizio Ciampi, scampato nel luglio scorso alla bocciatura perché, dicono, sostenuto dall’allora presidente Aia, il romano Pacifici.

Intanto, Gianluca Rocchi ha stilato la lista dei promossi, ma soprattutto quella dei bocciati. Si è arrivati al finale di stagione, e la lista delle proposte che poi sottoporrà al vaglio del comitato nazionale, è già completata. Nell’elenco che comprende dismissioni e bocciature (ci potrebbero essere anche due dimissioni) non compaiono i cosiddetti big. Se dalla Can C dovessero salire cinque arbitri, il computo dei quadri della Can A e B farebbe intanto registrare una significativa diminuzione. Attualmente sono 46 gli arbitri della Can A-B. Nove sono quelli destinati a lasciare, per un motivo o per un altro. Il designatore ha comunque riservato un addio memorabile per due arbitri. Monaldi di Porto Recanati farà infatti l’esordio in serie A a Bologna proprio in quest’ultima giornata, e poi darà l’addio; esordio in serie A e poi addio alla Can A-B per un altro dismesso, cioè il siciliano Daniele Rutella, che assaporerà il palcoscenico della serie A a San Siro prima dell’addio. In uscita ci sono anche due arbitri emiliani, a riprova (forse) anche dei mutati equilibri nei Cra: in quello dell’Emilia Romagna adesso c’è Dondarini come presidente, Dondarini che ha preso il posto di Antonio Aureliano, papà di Gianluca Aureliano che uscirà dai quadri. L’altro “uscente” romagnolo (ma è nato a Tricase) è Prontera per il quale potrebbe però aprirsi un “ripescaggio”. Gli altri arbitri che usciranno dai quadri Can A-B sono: Scatena, Cosso, Ghersini, Massimi e Giua. Però potrebbero esserci due dimissioni volontarie, e in questo caso due fischietti potrebbero essere recuperati dal designatore e capo della Can. Potrebbe dare infatti l’addio il leccese Pezzuto (magari per passare a Vmo) e in questo caso si “salverebbe” Massimi; pare però che abbia intenzione di lasciare anche il messinese Santoro, e in questo caso toccherebbe a Prontera avere una nuova possibilità.

 

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