Arbitri e veleni: l’ombra di Zappi su nomine. Caso Orsato tra strappi, inchieste e propaganda. Elezioni: Pisacreta sfida Massini che sarà ascoltato da Chinè

L'ex presidente, condannato e decaduto, avrebbe puntato i piedi sulla nomina del fischietto di Schio (che ha firmato per un anno alla Can A-B e che intanto scrive agli arbitri) dopo le perplessità federali: lo scontro coi vice e il dietrofront di Messina. Clamoroso retroscena: lo scorso anno, mentre Zappi invitava a dimettersi, il vice Massini faceva il contrario. Cresce il malcontento per le nomine influenzate dalla campagna elettorale. Malagò osserva e annota...
Il presidente della Figc Malagò alla conferenza stampa di presentazione dei nuovi quadri Aia: si riconoscono Messina e Orsato da una parte, e dall'altra Massini e Affinito

Con l’ombra (secondo più di qualcuno) ancora incombente e ingombrante del decaduto Zappi, la sfida elettorale per la futura presidenza dell’Aia poteva risolversi in un acceso derby in salsa campana tra il napoletano (di Frattamaggiore) Michele Affinito e il salernitano Narciso Pisacreta (i due si sono incrociati e hanno parlato qualche giorno fa in occasione della festa di fine stagione della sezione Aia di Salerno) ma il vice-presidente uscente ha deciso di lasciare (o ha dovuto?) il passo e l’onere della competizione all’altro vice (e vicario) della defunta, decaduta e rovinosa (visti gli accadimenti) presidenza targata Antonio Zappi: dunque sarà il romano Francesco Massini (da fine aprile reggente dell’associazione, cioè solo dopo l’interminabile iter giudiziario che ha messo una pietra tombale sulla condanna all’ex presidente veneto – eletto a dicembre 2024 – a tredici mesi di inibizione) a scendere in campo contro l’ex assistente di linea, e vice-presidente Aia ai tempi di Marcello Nicchi, nell’accesa e velenosa volata che si concluderà solo con l’assemblea elettiva programmata per l’ormai imminente autunno. Sul vialone s’adombrano adesso (ma poi chissà) nuovi futuri competitor e insospettati tentativi di alleanze, come ad esempio quella in fieri tra il gruppo TrentalangeBaglioni e quello di Pacifici e Zaroli che potrebbero addirittura unirsi presentandosi con Ciampi (o Braschi) come candidato presidenziale (quella di Rocchi pare una chimera): schermaglie, specie verso il gruppo di coordinamento che punta su Pisacreta (al momento contrari per le scelte nette fatte dal salernitano), oppure reale possibilità? Si vedrà. Intanto.

Nell’aria da mesi (ne abbiamo più volte scritto su questo sito), la candidatura di Pisacreta verrà ufficializzata nei prossimi giorni, c’è chi sostiene prima di questo fine settimana; sull’altro versante, da almeno tre mesi, era data per certa e sicura anche la discesa in campo come primo attore di Affinito che, sia pur nel solco della continuità della governance-Zappi, s’era messo in proprio rivendicando il proprio come il profilo più adatto a proseguire l’avventura di una “squadra” partita tra fiato di trombe e rombo di fanfare e invece disintegratasi in poco più di appena un anno tra strilla, grida, guerre intestine e soprattutto un’infinita serie di sconcertanti e desolanti vicende, approdate (la gran parte) davanti a tribunali sportivi e ordinari, in baruffe, scambi di mail e precisazioni con la Figc e controlli sul budget.

Inciso, necessario: mai dimenticarsi che gran parte delle disgrazie nacquero proprio un anno fa, proprio di questi tempi, quando cioè Zappi aveva esercitato pressioni affinché Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi (designatori all’epoca della Can Pro e della Can D) si dimettessero dagli incarichi (biennali) pur di lasciar spazio rispettivamente a Daniele Orsato e Stefano Braschi (poi nominati) in nome di imprecisate ragioni tecniche che molti però avevano interpretato invece come precise cambiali elettorali da scontare.

Un anno dopo, e curiosamente proprio nell’imminenza delle nuove nomine dei capi e dei componenti delle commissioni, s’è dunque registrato un cambio di testimone nella governance dell’ex Zappi (anche se ex pare una parola inappropriata…): la decisione di lasciare la candidatura a Massini per i due restanti anni di mandato è stata presa qualche settimana fa in occasione di un appuntamento associativo tenutosi a Messina, ben dopo cioè il confronto che Pisacreta, in odore di candidatura, aveva voluto con i “responsabili” dei diversi gruppi (Affinito e Massini; Trentalange e Baglioni; Pacifici e Zaroli) pronti a candidarsi (ne avevamo scritto qui) specificando loro come fosse pronto a esporre il proprio programma nel segno di un’identità e di una credibilità Aia tutta da ritrovare e riconquistare attraverso decisioni poco politiche e parecchio tecniche, di essere pronto al dialogo e adesioni ma non a subire né imposizioni di candidature di profili che negli ultimi quattro anni almeno avessero avuto incarichi né tantomeno desiderata e cambiali elettorali. Affinito aveva preso tempo barcamenandosi tra il nì e il no, pronto a vedere e intuire le altrui mosse, poi in Sicilia sarebbe infine arrivata la decisione finale, concordata con Massini dietro il paravento che una disfida tutta campana potesse essere nefasta. E così ecco spiegato il passo laterale, con Massini candidato alla presidenza con Tarcisio Serena (un fedelissimo di Zappi) vice, con Affinito vice-vicario (poi pronto a candidarsi come presidente nelle elezioni del prossimo quadriennio…) e con tutti gli altri componenti uscenti di nuovo in lista ad eccezione ovviamente di Zappi e di Marchesi, ritenuto vicinissimo al lombardo Zaroli. E così, al coro di “tutti insieme di nuovo e appassionatamente”, ecco come l’uscente Comitato punta, dopo aver messo timbro e firma sulle nomine, alla conferma nell’assemblea elettiva prevista in autunno.

A proposito di foglie cadenti: ricordiamo sempre che questo Comitato è rimasto in piedi solo per un disperante accidente, e per insolite congiunzioni astrali. E cioè. Con le dimissioni del presidente federale Gabriele Gravina dopo il ko della Nazionale in Bosnia, il Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni aveva piantato a maggio un paletto insormontabile alla decisione, già presa e stabilita, di commissariare l’Aia (era già pronto Domenico Messina in questi vesti, vesti che poi il 64enne bergamasco ha indossato adesso come dt dell’Aia su nomina “caldeggiata” dalle stanze di via Allegri) prendendo spunto dalla decadenza di Zappi e dalle mancate dimissioni dei componenti del Comitato Nazionale, misura tanto più necessaria visto l’approssimarsi della scadenza delle commissioni biennali e dunque il rischio che le nuove nomine rappresentassero, una volta di più, solo materia di “scambio” e “favori” elettorali.

Nomine ratificate (come avvenuto la scorsa settimana) da un Comitato nazionale ormai in dirittura d’arrivo (cioè a fine traguardo) e nomine che il nuovo presidente Aia (e il nuovo Comitato nazionale) tra tre mesi si ritroveranno pur senza aver potuto scegliere, valutare, programmare, decidere. Il tutto, sotto gli occhi di un nuovo presidente federale. E già. Perché la particolare congiunzione astrale ha fatto sì che Giovanni Malagò raccogliesse il testimone di Gravina solo pochi giorni prima di queste strategiche e delicatissime nomine: per garbo istituzionale, per non assumere in fotocopia una decisione presa dal suo predecessore, perché in fondo questo comitato nazionale ha poi avviato l’iter elettorale, per non entrare a gamba tesa su una situazione assai infuocata e avvelenata che l’ex numero uno del Coni ha comunque compreso molto bene, ecco che Malagò ha sostanzialmente dovuto e voluto lasciare il passo agli eventi, pur non restando completamente in disparte.

Quando ha avvertito che qualcosa di sconveniente stava per accadere, ha convocato i due vice e il dt Messina, costretti a interrompere la riunione dell’1 luglio, e s’è fatto sentire: niente dismissioni congelate nella Can A-B e nessuna sovrapposizione di incarichi nelle designazioni (era stata paventata la possibilità che il dt Messina assumesse anche l’incarico di designatore, viste le rimostranze federali, visto il non totale gradimento della categoria per Orsato alla Can A-B e l’impossibilità di chiudere con Nicola Rizzoli); un moral suasion significativa, un passaggio importante e delicato perché, in questo particolare momento, Malagò era, ed è, consapevole che non può fare altro. Intanto però osserva, annota, vigila, e si prepara. Ha compreso come ci sia bisogno di una svolta.

A tal proposito, meglio ripassare le parole pronunciate nel corso della conferenza stampa in via Allegri, nel giorno della presentazione delle nuove commissioni. Ad esempio. «Oggi è giusto riconoscere l’indipendenza, la terzietà di chi ha oneri e onori e la responsabilità dietro, peraltro dinamiche di carattere elettivo». Tradotto: chi sta al vertice Aia lo può e deve fare in virtù di un mandato elettorale (non dunque per opera dello spirito santo o grazie a congiunzioni particolari). E ancora: «In questi giorni mi sono sentito con chi ha fatto grande questa categoria e con chi è apprezzato, e si è affermato, anche al di fuori dei nostri confini. Ho parlato con Rizzoli che ha un contratto significativo con la Concacaf, sapete di Rosetti all’Uefa e cosa rappresenta Collina nella Fifa». Tradotto: io voglio capire bene non solo cosa sta accadendo nell’Aia, ma anche come l’Aia possa venire fuori da questa situazione per assicurarle indipendenza, serietà, credibilità, sviluppo, e per questo mi rivolgo alle nostre eccellenze. Aggiunta: le parole di Malagò e quella frase «Rizzoli ha un contratto significativo con la Concacaf» avvalorano l’ipotesi formulata (leggi qui) di Rizzoli come successore di Rocchi alla Can A-B, una ipotesi concreta poi non realizzatasi e che ha poi spianato la strada, dopo aver fatto su e giù come sulle montagne russe, a Daniele Orsato, con una nomina caldeggiata dalla governance uscente. O meglio. Fino all’ultimo Orsato è stato in bilico: le osservazioni di ambienti federali sull’opportunità di non designarlo visto il procedimento pendente in Procura (su presunte intromissioni nel voto a un arbitro, leggi qui) erano state girate ai due vice presidenti Aia e al direttore tecnico Messina. Davanti a questo paletto, la scelta era ricaduta su Braschi: Messina era pronto a nominarlo ma poi sarebbe intervenuto il fattore Z. Non la Z di Zorro ma la Z di Zappi. A registrare parecchie ricostruzioni, infatti, l’ex presidente Aia sarebbe intervenuto sui suoi due vice fissando un concetto chiaro: Orsato deve essere nominato a capo della Can A-B. Prendere, oppure lasciare, e qui il termine lasciare starebbe per lasciare le speranze che nella prossima campagna elettorale il Veneto vi appoggi. A quel punto Massini e Affinito avrebbero esercitato un nuovo pressing su Messina che, alla resa dei conti, ha poi designato l’ex fischietto di Schio, pur ben consapevole del fatto che non raccolga grandi simpatie tra gli arbitri di serie A, che un solo anno (peraltro non felicissimo) alla Can Pro non basta per completare la gavetta e che non è mica detto che un grande arbitro diventi automaticamente un ottimo dirigente arbitrale. Il caso Orsato (relativo alla presunta intromissione nel voto) non è ancora stato chiuso, anzi. E, per certi aspetti, potrebbe aprire un’altra rovinosa appendice. Massini verra infatti sentito domani dal procuratore federale Giuseppe Chinè come persona informata (per il momento?) sui fatti. Il capo della Procura Figc pare non abbia gradito affatto la gestione della denuncia del “caso Orsato”. L’osservatore arbitrale di quella partita di Lega Pro scrisse infatti al capo degli osservatori (Tozzi) che girò subito la segnalazione a Massini per l’inoltro alla procura federale. Massini invece, sostituendosi a Procura, tribunale e corte federale di appello, decise che i fatti non avessero rilievo disciplinare. Chinè, ovviamente arrabbiato, gli chiederà spiegazioni. E non sono esclusi clamorosi sviluppi.

A proposito sempre di Orsato. Messo a capo di una commissione completamente nuova nei suoi componenti e che però è la stessa che aveva in Can Pro lo scorso anno (Gava, Giannoccaro, i fidati Carbone e Giallatini, unica variante è rappresentata da Banti), ha avviato in questi giorni contatti telefonici con arbitri e dirigenti (pare cerchi contatti anche con Pisacreta, da quando cioè ha inteso che sarà lui a correre, come favorito, per l’elezione presidenziale) rivelando loro persino come abbia firmato per un solo anno e non per i due, così come dal regolamento Aia che prevede incarichi biennali. Non solo. Nei colloqui telefonici con i suoi nuovi arbitri e i suoi nuovi assistenti, ha già azionato alcuni dei suoi tasti preferiti: invitati tutti a un aperitivo, ha ricordato come sia necessario alzare il livello delle prestazioni, come sia obbligatorio ricreare un clima di armonia e come i “panni sporchi” vadano lavati in famiglia. Orsato non si sarebbe limitato a telefonare solo alla sua nuova squadra. Pare infatti che abbia sentito anche alcuni di quelli lasciati alla Can C e ai quali ha ricordato come ora ci sia Ayroldi ma che, in fondo, devono star tranquilli perché è come se ci fosse ancora lui…E ancora: avrebbe già iniziato a fare la campagna elettorale per il gruppo Affinito-Massini. Su input di chi?

Sono azioni e atteggiamenti che, se confermati (ma le testimonianze sono diverse) lasciano aperti diversi interrogativi e qualche parentesi.

Una parentesi l’ha lasciata anche intendere Antonio Zappi, l’ex presidente Aia sempre attivissimo sui social. E non solo, a quanto pare. Prendendo spunto da una foto postata dal suo orfano Comitato Nazionale, aveva sottolineato come nella prima riunione della nuova stagione il vice-vicario Massini avesse lasciato vuota la poltrona del presidente: in questo gesto, Zappi ci aveva letto riconoscenza e vicinanza, ricambiate con la propria gratitudine. Chissà però cosa scriverebbe adesso, di questo gesto di Massini, se ascoltasse una voce sempre più insistente che corre e rimbalza ormai all’impazzata in ogni corridoio dell’Aia. La voce, anzi le voci, spifferano come, proprio nei giorni nei quali Zappi spingesse e premesse su Ciampi e Pizzi affinché si dimettessero, il suo vice-vicario Massini scrivesse anche lui a Ciampi, invitandolo a fare però l’esatto contrario di quanto voleva il presidente: e cioè a non dar retta a Zappi, esortandolo invece a non dimettersi, invitandolo ad andare avanti. Non male come velenoso retroscena: o no?

C’è un altro passaggio che va rammentato, su Massini (nel corso della conferenza stampa in Figc ha più volte dato del tu a Malagò: non proprio il massimo dell’immagine): proprio un anno fa ci occupammo (leggi qui e qui) della delicata questione che aveva investito e travolto il presidente della sezione di Roma 2 Domenico Trombetta. Dopo la verifica del Sin (Servizio ispettivo nazionale) erano risultati ammanchi e ingiunzioni di pagamento ignorate. La sezione sarebbe stata poi commissariata mentre Trombetta promosso a componente ConDil. All’epoca dei fatti Massini era presidente del Cra Lazio, e dunque più di qualcuno aveva ipotizzato una culpa in vigilando perché, per regolamento, il Comitato regionale vigila sulle finanze delle sezioni.

Sezioni arbitrali italiane che in questi giorni (in realtà da mesi) vivono con sconcerto, stupore, preoccupazione e desolazione quanto avviene nei piani alti dell’associazione. Il pensiero più comune e diffuso è che ormai l’Aia sia diventata solo un centro di potere, sempre più arroccato e avvinghiato a poltrone e presidi; che le questioni tecniche, l’aggiornamento, lo sviluppo e l’adesione di nuovi tesserati siano nodi ormai inestricabili, senza una via d’uscita. Senza più autonomia nella giustizia domestica, senza più il 2% di componente federale, messa sotto scacco da correnti e gruppi, l’associazione corre poi sempre il rischio di assistere al distacco degli arbitri di èlite (il progetto Pgmol è stato solo temporaneamente accantonato).

In questo quadro, un quadro che dovrebbe proiettare all’assemblea elettiva, si registrano fermenti in ogni regione (in Puglia l’ex presidente della sezione di Foggia, Antonello Di Paola, ha avviato un programma dal titolo “Foglio bianco” mentre in Lombardia è diffusa l’intenzione di non partecipare al voto oppure di lasciare la scheda in bianco) alimentati anche dalle nomine (e dalle manovre) che hanno portato alle designazioni dei Cra, ad esempio. Il dt Messina ha provato a fare da ago della bilancia, muovendosi e districandosi tra desiderata, raccomandazioni e segnalazioni; ha cercato, come detto in conferenza stampa, di puntare su «qualità e futuro» ma è evidente come l’operazione nomine sia stata influenzata da una campagna elettorale già in atto. E che in gran parte l’abbia subita.

Arbitri e veleni: l'ombra di Zappi su nomine. Caso Orsato tra strappi, inchieste e propaganda. Elezioni: Pisacreta sfida Massini che sarà ascoltato da Chinè Storiesport
Narciso Pisacreta e Michele Affinito a colloquio durante la festa di fine stagione della sezione Aia di Salerno

In questa campagna elettorale si cimenterà Narciso Pisacreta: il suo profilo correva anche tra i potenziali commissario. Gli vengono riconosciute grande capacità normativa ed organizzativa, una esperienza passata senza macchie e una indubbia capacità di star fuori da correnti, gruppi e lusinghe (pare che prima delle nomine gli fosse stata offerta la nomina nella Can A-B come designatore degli assistenti e che l’abbia sdegnosamente rifiutata, come pure la nomina del salernitano Rubino alla Can C sempre in cambio di un defilamento). Come già anticipato (leggi qui e qui) riscuote il favore anche dei cosiddetti ex big ormai impegnati all’estero (tra cui Collina, Rosetti, Rizzoli), di fischietti in attività (Doveri e Guida su tutti) e di diversi esponenti di spicco Aia, tutti pronti ad appoggiarlo. È in ottimi rapporti col neo dt Messina col quale condivide visione e orizzonti e col quale, in questi giorni, si è sentito spesso. Ha il vento (forte) che gli tira alle spalle e un sentiment sempre più forte: per molti è l’ultima speranza per (ri)dare dignità e futuro all’Aia, dando valore al merito, modificando anche alcune norme (ad esempio quelle elettorali), risollevando l’umore di tanti associati ormai sempre più distanti e basiti, strabiliati da queste continue faide (siamo alla quarta assemblea elettiva in cinque anni) e da decisioni che hanno solo un sapore, e un valore, politico. Come accaduto anche stavolta.

A mo’ di esempio. Un dato balza subito agli occhi: sono rimasti fuori Ciampi e Pizzi da ogni commissione, dentro, e addirittura promosso, Orsato: (Orsato è stato tra i più fervidi sponsor elettorali di Zappi nel 2024); una scelta che sembra sancire come il Comitato Nazionale abbia voluto chiarire, al di là degli esiti giudiziari, la propria lettura delle responsabilità rispetto alle vicende che hanno portato alla crisi dell’Aia e alla decadenza Zappi. L’esclusione di Ciampi e Pizzi dai nuovi assetti è una decisione che, secondo molti osservatori interni, ha rappresentato una precisa presa di posizione politica dell’attuale Comitato (uscente). Che abbia inciso (ancora) la volontà del decaduto Zappi? Chissà…

Fuori intanto è rimasto anche Stefano Braschi, lo scorso anno nominato alla Can D e inserito al posto di Pizzi: un’altra esclusione eccellente, tanto più che per mesi il suo profilo era stato accostato a quello di dt. Al posto di Braschi è andato Dondarini, una mossa letta come un asso nella manica tirato fuori per escludere un potenziale concorrente nella corsa alla presidenza Aia. Per quanto riguarda la Can C, orfana di Orsato, con la nomina di Ayroldi (capo della commissione), Copelli e Brighi si è davanti, per molti versi, a una “minestra riscaldata” rispetto alle nomine della gestione Marcello Nicchi, con qualche richiamo anche alle vicende della Can B di Morganti e a quella commissione coinvolta nella storia dei voti tra Minelli, Baroni e Abbattista. Spieghiamo meglio qualche curiosità su questa nuova Commissione.

A guidarla sarà Giovanni Ayroldi, la cui carriera è stata segnata anche da un episodio singolare. Nel giugno 2001, al termine di una riunione tecnica a Coverciano, scoppiò un diverbio con il collega arbitro Can Riccardo Pirrone, della sezione di Messina. In seguito alla vicenda, Ayroldi fu sospeso per cinque mesi dall’Aia, mentre Pirrone diede le dimissioni. Sull’episodio esistono ricostruzioni fornite nel corso degli anni dallo stesso Pirrone e riprese da diverse fonti consultabili sul web. Un altro elemento insolito riguarda la presenza, all’interno della stessa Commissione, di due dirigenti provenienti dalla medesima sezione arbitrale di Molfetta, Ayroldi e Carlucci: una circostanza che, almeno a memoria, non sembrerebbe avere precedenti nella storia dell’associazione. Tra i componenti figura anche l’ex assistente Cristiano Copelli, il cui nome è comparso negli ultimi anni nelle cronache giudiziarie in relazione alla vicenda dei “Gratta & Vinci”. Copelli è inoltre ricordato per essere stato l’assistente di Reggina-Juventus, gara divenuta celebre anche per la successiva vicenda del presunto sequestro negli spogliaoi del Granillo di Gianluca Paparesta, episodio che coinvolse l’allora plenipotenziario della Juventus, Luciano Moggi.

Dell’ex arbitro cesenate Christian Brighi si ricorda invece il ruolo di vice di Emidio Morganti nella governance arbitrale della serie B, esperienza conclusasi con l’azzeramento di quella struttura in seguito alla vicenda BaroniMinelli. Trascurato dall’aia italiana, Brighi aveva poi assunto un incarico di rilievo nella federazione di San Marino, ricoprendo il ruolo di presidente della commissione arbitri (Chairperson of the Referees Committee) e occupandosi della gestione e dello sviluppo del settore arbitrale della Repubblica di San Marino. Fa discutere anche la collocazione di Dino Tommasi, già designatore ad interim della Can A-B dopo l’autosospensione dell’indagato Gianluca Rocchi, ora destinato alla Can C, una scelta che non è passata inosservata e che ha già suscitato qualche polemica. Infine, è tornato alla luce Luca Palanca di Roma 2, ex Cra del Lazio e profilo assai stimato da Mimmo Messina. La sensazione è che il neo direttore tecnico abbia deciso di affidarsi ampiamente alla “memoria” più che alla qualità come dichiarato in conferenza stampa, puntando su figure già conosciute e con cui aveva già collaborato. Molti dei componenti della nuova Commissione, infatti, risalgono al periodo della precedente gestione arbitrale dell’era Nicchi.

Sul tema della “vicenda Zappi” c’è poi anche un ulteriore elemento da considerare. La nomina in Can 5 Elite di Francesco Falvo, ex responsabile della Can 5 coinvolto lo scorso anno nella vicenda disciplinare relativa a Zappi, rappresenta infatti un passaggio significativo. Falvo, un anno fa, era stato destinatario di una richiesta di dimissioni, finalizzata ad accedere allo stesso ruolo nel quale il 7 luglio di quest’anno è stato collocato. Lo scorso anno aveva però rifiutato, mantenendo il proprio incarico e, davanti agli organi disciplinari, aveva sempre mantenuto una posizione non accusatoria nei confronti di Zappi. La sua linea, anche pubblica, era stata quella di confermare la lettura secondo cui l’operato dell’ex presidente fosse riconducibile a una volontà di riorganizzazione tecnica e non alle “pressioni emotive” denunciate invece da Ciampi e Pizzi. Quest’anno è così arrivata la nomina nel ruolo che gli era stato prospettato dodici mesi prima. Una coincidenza che alcuni hanno interpretato come un possibile riconoscimento della coerenza mantenuta durante quella fase. Chissà…

L’uscente governance ha ridisegnato il volto anche in molti Comitati regionali seguendo una linea che, per molti, è stata più politica che tecnica. E che abbia subito alcune influenze. Prendiamo il caso del Veneto, ad esempio, lì dove si era aperta una battaglia molto accesa tra il veneziano Gottipavero e il vicentino Amabile. Una contesa che sembrava destinata a chiudersi con uno dei due nomi (il primo sostenuto a viva voce addirittura anche da Orsato) e che invece si è risolta con la scelta di… Andrea Marangon, candidato della sezione di San Donà di Piave. Marangon era stato vicepresidente dell’uscente Serena, figura considerata molto vicina a Zappi, ed era stato anche presidente di sezione dell’ex presidente Aia. Che si sia trattato di una scelta precisa negli equilibri politici da preservare e ridisegnare? Intanto, a mettere altro sale sulle ferite, è arrivata, con una lettera, la presa di distanza del presidente della sezione di Venezia sulle scelte del Comitato Nazionale.

Diverso il destino di Nicola Fraschetti, ex presidente del Cra Umbria: lo scorso anno era rimasto alla guida degli arbitri umbri non senza qualche difficoltà. Anche lui, come Falvo, non era stato tra gli accusatori di Zappi, sostenendo piuttosto la tesi secondo cui l’ex presidente avesse semplicemente perseguito un progetto di riorganizzazione tecnica senza quelle pressioni improprie poi poste alla base delle contestazioni disciplinari. Questa posizione, tuttavia, non gli ha garantito un posto nei nuovi equilibri. E proprio sull’Umbria si addensano alcune delle nubi più significative: nella squadra del nuovo presidente Cucchiarini è infatti dato per certo l’ingresso di Giuseppe Repace, figlio di Luigi Repace, presidente della Lnd umbra. Una circostanza che sembrerebbe alimentare più di qualche dubbio di opportunità e di potenziale conflitto.

La nomina di Cucchiarini è arrivata con un nome estratto dal cilindro – si dice – dalla componente fulignate del Comitato Nazionale, Valentina Finzi.

Ma malumori e tensioni si registrano un po’ ovunque. Alla “nuova” CAI è rimasto De Santis, ex presidente del Cra Abruzzo, e anche questa appare una scelta con una forte componente politica, utile a consolidare il consenso della realtà abruzzese. Nel Friuli la nomina di Mirko Zannier, proveniente dal settore tecnico nazionale, ha rappresentato una scelta di forte impronta tecnica ma

ha provocato una vera e propria crisi politica, soprattutto nei confronti della componente guidata da Marinella Caissutti, che l’avrebbe sostenuto a discapito di Lorenzo Visentini, della sezione di Gradisca d’Isonzo, candidato che sembrava avere il consenso di gran parte dei presidenti sezionali della regione. Anche in Calabria e Lombardia si registrano tensioni e veleni. Che soffiano e si respirano ogni giorno.

Ieri, ad esempio, il Comitato Nazionale era riunito per le nomine del settore tecnico. Pare che fino all’ultimo il componente lombardo Emanuele Marchesi abbia fatto fuoco e fiamme per far nominare Pizzi e Ciampi come vice-responsabili del settore tecnico. Non c’è riuscito e si dice che siano volati gli stracci in Comitato nazionale, finito in tarda serata. In Sicilia si registrano situazioni di grande difficoltà e spaccature, confermate anche ieri a livello regionale, con dimissioni e stracci volanti anche lì, tra Sicilia Orientale e Occidentale per la composizione della squadra del Comitato Regionale.

Tensioni e veleni destinati adesso a moltiplicarsi, ovunque, e la stagione non è ancora iniziata. Prepararsi con elmetto e baionetta, la campagna elettorale sarà una guerra senza esclusioni di colpi. A meno che…

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