Federnuoto, Barelli nuota tra norme e sentenze. A Corte dei Conti e Coni nuovo esposto contro il presidente Fin: danno erariale e conflitto d’interesse

Domani la riunione della Giunta che dovrà valutare anche il primo esposto sull'incompatibilità del sottosegretario di Stato. Il nuovo esposto inviato anche ad Abodi, Anac e Agcm. La sentenza dei giudici di Palazzo Spada, il ruolo della ex Coni Servizi e quello di Sport e Salute. Richiesto il commissariamento
Il presidente della Federnuoto paolo Barelli insieme al ministro Abodi, al presidente del Coni Buonfiglio e un gruppo di atleti azzurri

Paolo Barelli continua a svolgere l’incarico di sottosegretario di Stato “ai Rapporti col Parlamento”, e continua a essere anche il presidente auto-sospesosi della Federazione italiana nuoto, l’iniziativa presa subito dopo aver giurato (era aprile) nelle mani del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo essersi avvinghiato al comma 6 dell’articolo 12 dello Statuto Federnuoto (dimenticando quanto recita il comma 7…) e “costretto”, dalla legge Frattini (è la legge n. 215/2004 che riguarda il regime delle incompatibilità dei titolari di cariche di Governo), ad azionare il legittimo impedimento. Dello stratagemma, o meglio dell’aggiramento delle norme tra incompatibilità e impedimenti, norme, statuti e commi, delle piroette e dei silenzi, abbiamo più volte scritto (leggi qui, qui e qui): tutto è finito, come d’abitudine italica, in un bel frullatore con tanto di silenziatore. Di Stato. E di Coni.

Per riassumere efficacemente la vicenda, si è più volte scritto che, quello azionato dall’onorevole-presidente Paolo Barelli, non è stato un (legittimo) impedimento, ma bensì l’impedimento all’impedimento (delle dimissioni). Una plastica vicenda che, a oggi, non ha avuto ancora risposte. Tutto infatti continua a scorrere come nulla fosse.

Sulla vicenda dell’incompatibilità tre settimane fa è stato poi presentato un esposto (firmatarie tre società di nuoto di Brescia tra cui una guidata da Giorgio Lamberti, e da un tesserato Fin) alla Procura Generale del Coni, al ministro dello Sport Andrea Abodi, al presidente del Coni Luciano Buonfiglio, alla Giunta del Coni, all’Anac e all’Agmcm, un esposto inviato per conoscenza anche a agli organismi mondiali ed europei del nuoto, riproponendo la questione dell’incompatibilità di Barelli, sottolineando come non possa “svolgere la funzione di presidente della Fin”, sollevando la questione della incompatibilità in quanto per “i titolari di cariche di governo vige l’obbligo di dedicarsi esclusivamente alla cura degli interessi pubblici”. Per i firmatari dell’esposto, Barelli incorre nell’incompatibilità in violazione della Legge Frattini (n.215/2004 del 20 luglio 2004). Nell’esposto si sostiene che “gli incarichi e le funzioni in enti di diritto pubblico, come le federazioni sportive, cessano alla data del giuramento come sottosegretario.  Barelli non ha rassegnato le dimissioni irrevocabili e si è unilateralmente avvalso dell’istituto del temporaneo impedimento, ma tale impedimento non è temporale o transitorio ma strutturale”. Per questo hanno chiesto al Coni un’attività ispettiva, la decadenza automatica di Barelli e un eventuale commissariamento straordinario della Fin con conseguenti nuove elezioni. Al ministro Abodi di “vigilare sul rispetto della legge Frattini e di adottare gli opportuni necessari provvedimenti”. All’Antitrust di ”accertare la situazione di incompatibilità, se Barelli continui a ricoprire la carica di presidente e di riferire in Parlamento”, all’Anac di valutare “il conflitto di interessi”.

Tecnicamente Paolo Barelli sarebbe già “decaduto” da presidente Fin e assieme a lui, di conseguenza, anche il consiglio federale, per cui non ci sarebbe altra strada se non quella del commissariamento e poi della nuova tornata elettorale che dia un successore al presidente che è da quasi tre mesi anche sottosegretario di Stato.

Al momento non si ha ufficialmente notizia di iniziative prese da ciascuno degli illustri organi interpellati. Domani però è prevista una riunione della Giunta Coni che, ma mai dire mai, all’ordine del giorno avrebbe sul tavolo anche la “questione Barelli” (c’è anche, anzi ancora, la questione della Federdanza, dal cui consiglio si sono dimesse due consigliere: la presidente Lunetta, sotto inchiesta della Procura di Roma, non si è dimessa e non ha lasciato nemmeno la Giunta Coni; previsto domani anche un flash mob per chiedere “una riforma reale della giustizia sportiva”).

Come risponderà all’esposto presentato, la Giunta? Chissà.

Intanto, all’indirizzo di posta certificata della Giunta Coni, ma anche e nuovamente all’indirizzo certificato della Procura generale dello Sport, del presidente del Coni e del ministro dello Sport, a quello dell’Autorità garante del mercato e dell’Autorità dell’anticorruzione (e sempre per conoscenza agli organismi mondiali ed europei del nuoto) e alla Corte dei Conti del Lazio, è arrivato proprio ieri un secondo esposto. Sempre su vicende che riguardano l’onorevole-sottosegretario Paolo Barelli nelle vesti di presidente della Fin. L’esposto è a firma di un tesserato Fin del Trentino che pone e ripropone una altrettanto scottante (e forse dimenticata) vicenda, un altro presunto dribbling a leggi e sentenze, che coinvolge a pieno titolo Paolo Barelli come persona fisica, la fu Coni Servizi ora diventata Sport e Salute e la Fin, e che ha come base di partenza la sentenza della Corte dei Conti (numero 181 del 22 aprile 2022), una sentenza che, condannando Paolo Barelli, gli imponeva il pagamento di “un danno erariale di euro 495.587,22 in favore di “Coni Servizi S.p.A.”.

Si legge nell’esposto, che trae spunto da quanto avevano scritto quattro anni fa i giudici di Palazzo Spada. “Il danno erariale complessivo originariamente accertato ammontava a euro 825.978,70, corrispondente a 16 fatture Finplus oggetto di doppia contribuzione (già coperte con fondi MEF e poi indebitamente portate in compensazione nella transazione del 9 aprile 2013 con Coni Servizi… Tuttavia, la Corte ha applicato l’art. 1227, comma 1, c.c. — Concorso del fatto colposo del creditore — riducendo l’importo del 40% per concorso di colpa dello stesso soggetto danneggiato, CONI Servizi S.p.A., che aveva gestito la transazione con (così a pagina 30 della sentenza 181 del 2022) “ampi margini di sommarietà” e “superficialità”, relegando “fondamentali verifiche contabili a un momento posteriore all’avvenuta stipula, senza neppure condizionarne l’efficacia all’eventuale esito negativo“.

Un altro passaggio significativo è questo: “Su tale importo, tuttavia, il Collegio ritiene di dover operare una netta riduzione, in considerazione dell’apporto causale dello stesso soggetto pubblico danneggiato (Coni Servizi SpA), ex art. 1227, comma 1, c.c. Il concorso del soggetto danneggiato deve essere valutato, in via equitativa, nella misura del 40%, con l’effetto che il danno imputabile al Barelli deve considerarsi pari a euro 495.587,22 (il 60% dell’importo sopra indicato)”.

Dunque, si legge nell’esposto, “la riduzione del 40% (pari a euro 330.391,48) non rappresenta un “residuo” di danno ancora dovuto da qualcuno: rappresenta la quota di danno che la Corte ha ritenuto non risarcibile dal Barelli in quanto causalmente imputabile alla condotta negligente dello stesso danneggiato Coni Servizi. È una somma che, per volontà espressa del giudice contabile, non è dovuta da nessuno”.

La sentenza aveva dunque chiaramente stabilito (meglio usare sempre il condizionale, non si sa mai) due principi fondamentali: l’assenza di rapporto organico tra Barelli e la Federazione per la condotta contestata, avendo egli agito causando danno non alla Fin ma a Coni Servizi; la riduzione del 40% del danno per concorso di colpa del soggetto danneggiato.

Eppure. Eppure nel 2023 il consiglio federale, convocato dal presidente Paolo Barelli, delibera (la delibera è la numero 31, tutti voti favorevoli, nessun contrario e nessun astenuto) “di provvedere alla restituzione dell’importo totale pari a euro 825.978,70 al lordo dell’Iva richiesto nella comunicazione del 7 febbraio 2023 dalla Società Sport e Salute spa, a firma del presidente e amministratore delegato Vito Cozzoli, salvo ripetizione della suddetta somma all’esito del ricorso pendente in Cassazione”.

Dunque, riassumendo, la Fin paga il debito personale di Barelli (euro 495.587,22) con fondi federali. Però la sentenza aveva condannato personalmente Paolo Barelli al risarcimento di 495.587,22 in favore di Coni Servizi. La Federnuoto non è mai stata parte del giudizio contabile, né è mai stata condannata. Pagando questa somma, la Fin ha di fatto estinto un’obbligazione personale del proprio presidente, in violazione del principio di personalità della responsabilità erariale sancito dall’art. 1, comma 1, della legge n. 20/1994. Non solo. La Fin paga poi un’ulteriore somma (330.391,48 euro) mai dovuta da alcuno: è la cifra che cioè corrisponde alla quota del 40% che la Corte dei Conti ha escluso dal risarcimento per concorso di colpa del creditore, una somma che la sentenza ha dichiarato non risarcibile. Pagandola, la Fin – si sostiene nell’esposto – “ha effettuato un esborso che appare privo di qualsiasi causa giustificativa, eventualmente configurando una distrazione di fondi federali”.

È una vicenda paradossale e delicata, che riemerge a distanza di anni e che pone sul tavolo questioni importanti, coinvolgendo non solo Barelli, non solo la Federnuoto, ma anche Sport e salute che, a questo punto, avrebbe intascato oltre 300mila euro che non doveva avere.

Per tutto questo, nell’esposto, che in allegato ha tutti i documenti, e che nel corso dell’esposizione riporta con precisione analitica tutti i passaggi e tutti i pareri resi, configura ipotesi come la “violazione del principio di personalità della responsabilità erariale”, la “distrazione di fondi federali per finalità estranee agli scopi istituzionali”, il “conflitto di interessi di Paolo Barelli”, la “responsabilità dei consiglieri federali”, la “violazione dell’articolo 1227 comma 1 c.c. e il pagamento di una somma non dovuta” ed elenca i “presupposti per il commissariamento della Fin” ricorrendo “gravi irregolarità amministrative-contabili”. Per questo chiede alla Procura generale della Corte dei Conti del Lazio di avviare “un procedimento di responsabilità amministrativa nei confronti di Paolo Barelli e dei componenti dell’allora consiglio federale”. Al Coni di “voler valutare l’avvio di un procedimento per il commissariamento della Federazione Italiana Nuoto per le irregolarità amministrative, contabili e gestionali segnalate”; all’Anac di valutare “l’eventuale sussistenza di un conflitto di interessi del presidente Barelli nonchè la eventuale distrazione di fondi federali per finalità estranee agli scopi istituzionali”; all’Autorità della concorrenza e del mercato “se l’utilizzo di fondi federali per il pagamento del debito personale del Presidente e di somme non dovute a Sport e Salute S.p.A. abbia determinato alcuna violazione e/o distorsioni concorrenziali nel mercato delle attività sportive”, al ministro Abodi di “adottare i provvedimenti necessari per garantire il corretto impiego delle risorse pubbliche destinate alle Federazioni Sportive Nazionali”, alla Procura Generale dello Sport presso il Coni di “valutare, nell’ambito delle proprie competenze, la violazione dei principi di lealtà, probità e correttezza che presidiano l’ordinamento sportivo e ne voglia garantire il rispetto e le sanzioni per le sue violazioni”.

Il commissariamento della Fin, già ipotizzato nel primo esposto per l’incompatibilità, viene rafforzato da quest’altra incredibile vicenda che Barelli ancora una volta pare aver affrontato con uno dei suoi consueti “slalom” tra le norme e le regole interne al suo feudo personale (è presidente dal 2000): la Fin. A questo punto, perché non accorparla alla federazione degli sport invernali? Lì, almeno, gli slalom sono pane quotidiano…

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