Salernitana, la spending review di Iervolino e la trattativa sfumata con i fondi Usa Bpgc e Mc Square. Il viaggio di Qureshi e poi la virata

L'affare era stato imbastito a maggio e i colloqui erano proseguiti per tutto il mese di giugno. La visita del manager americano a Salerno, il ruolo di Ecuba. Le parti avevano trovato un'intesa anche su investimenti in altri settori. Poi il no e la virata Usa verso Empoli
Danilo Iervolino con Maurizio Milan in tribuna all'Arechi (foto Massimo Arminante)

Avanti ancora. Ancora così. Avanti ancora così, sempre senza (nemmeno) interesse e la visione di un (qualsiasi) orizzonte. Avanti ancora così, ma solo perché liberarsi del fardello (perché per la proprietà questo è diventato) non è stato ancora possibile. E allora ancora avanti così, ma stavolta con un budget notevolmente ridotto, due occhi (possibilmente anche tre, anzi quattro) al contenimento dei costi di cartellini e ingaggi per abbattere una situazione debitoria che tronca inevitabilmente, quasi sul nascere, ogni discorso sull’ipotetica cessione – persino su un passaggio senza corrispettivo economico – di un club che milita in serie C e che presenta(va) perdite da club di serie A, retaggio di pluriennali scelte scellerate figlie di improvvisazione, incapacità e presunzione – e di risultati sportivi ed economici fallimentari – e che da tre anni ha persino meno vitalità di un’ameba che ristagna in pozzanghere e fango. E allora avanti così, tra svincolati, parcelle ai procuratori ridotte (sarà vero?), ingaggi sì ma successivi a cessioni; e, magari, un occhio più attento al settore giovanile, da rinforzare e rimpolpare ma solo per eventualmente presentare un bigliettino da visita almeno accettabile visto che del tanto sbandierato centro sportivo non è rimasta traccia se non nelle ormai ingiallite dichiarazioni del 2022.

Sono queste le linee “programmatiche” della Salernitana (ancor di più per la stagione 2026/2027) di Danilo Iervolino, condotte e azioni magari suggerite e scaturite dall’ultima trattativa di cessione, anche questa sfumata eppure, mai come accaduto prima, sul punto di chiudersi positivamente. Certo, l’introduzione del salary cap e le coperture fideiussorie aggiuntive sono paletti che bisogna seguire e osservare, certo una più avveduta condotta finanziaria è auspicabile anche da chi ha (lo sportivo, il tifoso) a cuore le sorti del club per il quale palpita, certo non la si può sempre dar vinta a procuratori e speculatori. C’è però dell’altro, molto altro, nella scelta societaria presa per questa stagione. Ci sono di sicuro quelle parole pronunciate da un manager internazionale dopo due mesi di interesse, curiosità e dialogo sempre più fitto, “il club ha una storia affascinante, ha un grande seguito ma anche perdite troppo grandi, non ha capitalizzazioni e sta in una categoria che non ci consente di prevedere redditività”.

Per questo, col suo gruppo di investimento, aveva poi presentato a Maurizio Milan un progetto molto dettagliato delle cose da fare e dei costi che ci sarebbero stati. L’attuale presidente granata, in passato ad del club, dopo averlo ricevuto, aveva chiesto tempo per esaminarlo ma poi – ma questo secondo la versione del versante acquirente – non avrebbe più dato segnali di vita. Secondo la versione fornita da un intermediario dell’interlocutore internazionale, infatti, “Milan probabilmente ha ritenuto che quel progetto lo potesse realizzare da solo. Il nostro progetto descriveva bene anche cosa fare con il settore giovanile, progetto presentato due settimane dopo la nostra visita a Salerno. Progetto presentato a Milan perché Iervolino aveva precisato che lui sarebbe stato molto impegnato e quindi bisognava anticipare tutto a Milan. Inizialmente ci sarebbe stato un affiancamento, poi si sarebbero verificate anche le altre progettualità che si potevano sviluppare, insieme, su Salerno”. Nel progetto il settore giovanile era punto fondamentale, poi c’era una revisione degli obiettivi sportivi e un’indicazione precisa e dettagliata dei costi. Per lo sviluppo. Poi sarebbero dovuti partire altri progetti (comuni). E invece niente. Niente da fare. Perché? La versione ovviamente è quella di una parte, e dunque di parte.

Dall’altra parte sostanziale no comment dell’attuale presidente granata Maurizio Milan che, in via informale, tiene solo a dire come “la Salernitana ha una governance solida, gestita da un amministratore delegato molto preparato“; è stato in passato amministratore delegato del club e l’uomo che sostanzialmente molto ha deciso prendendo le redini della conduzione societaria per precisa scelta del patron, da un anno è passato al ruolo più istituzionale di presidente cedendo il ruolo operativo di ad a Umberto Pagano (che intanto anche in estate continuava a fare il tifo affinchè Iervolino restasse); intanto continua ad accumulare cariche e ruoli di spessore: da due mesi è nel cda de “La Stampa” in virtù dell’acquisto di quote da parte dell’imprenditore di Palma Campania, ed è diventato, quasi negli stessi giorni, anche amministratore delegato dell’Università (varesina) Liuc Cattaneo di Castellanza (ma qui non c’è stato ingresso di quote di Iervolino, almeno per ora). “Danilo, ma se l’idea di questo acquirente è quella di abbattere i costi e ridurre drasticamente le perdite, possiamo farlo benissimo anche noi, e magari poi potremo presentarci sul mercato con un migliore appeal. A questo punto…”: questo, in sostanza, il succo del discorso che, secondo alcune fonti accreditate, avrebbe troncato persino una paventata collaborazione coabitazione tra la proprietà Iervolino e un fondo americano con il quale per quasi due mesi s’era ragionato di cifre, proposte e persino di una creazione di una sorta di vasi comunicanti negli investimenti di Iervolino e dell’aspirante fondo acquirente. Secondo un’altra ricostruzione, sarebbero stati invece gli americani a mollare la presa e a non dare più riscontri (pur sapendo sin dall’inizio quali fossero le perdite).

Eppure l’affare pareva (ben) incanalato. Eppure tutto invece bruscamente interrotto.

Proprio nei giorni che celebravano i 107 anni di storia granata, la Salernitana s’era così avvicinata a un altro tipo di traguardo: avrebbe potuto infatti cambiare colore societario, assumendo i (definiti) contorni delle stelle a strisce. Proprio in quei giorni era infatti entrata nella fase cruciale e decisiva una trattativa che, imbastita e avviata in gran segreto proprio agli albori dei playoff, poteva sancire il passaggio delle quote azionarie del club di proprietà di Danilo Iervolino mai, come in quei giorni, vicino al tanto (sospirato) passo d’addio dopo 54 (ora 57 mesi) mesi di granata, mesi vissuti e gestiti come sulle montagne russe, mesi al timone di un club preso a dieci milioni di euro in serie A e rovinosamente sprofondato in serie C sotto una caterva di perdite.

La trattativa, giunta a una fase decisiva ai primi di luglio, si è poi però fragorosamente volatilizzata, scivolando (anche questa) nell’archivio delle trattative sfumate, venti giorni dopo. E dire che a metà giugno la Salernitana pare avesse fretta di chiudere e avesse maturato l’idea di avercela ormai fatta, mentre però dall’altra parte dell’Oceano intanto riflettevano, valutavano, soppesavano, ogni passaggio: piano economico-finanziario, piano industriale, piano sportivo e, soprattutto piano di redditività dell’investimento.

Il soggetto interessato a rilevare la maggioranza delle azioni del club che sono detenute dalla “Salerno Coast Investment” dopo la scissione avvenuta con la fuoriuscita della Salernitana dalla casa madre “Idi srl”, in realtà erano due. Si erano infatti mossi insieme nelle prime fasi d’approccio al club granata, arrivando entrambi dagli Stati Uniti: uno da New York e l’altro invece da Greenwich, città del Connecticut.

Dalla “grande mela” il fondo d’investimento Bpgc: società nata nel 2020, oltre 700 milioni di dollari di asset in gestione (così si legge dal sito ufficiale), società di private equity indipendente che attualmente vanta investimenti in 180 aziende in quattro Continenti. L’altro soggetto anch’esso un fondo, deputato però a consulente della trattiva e potenzialmente acquirente di una piccola quota: la MC Square, società di investment banking e private equity fondata nel 2013 specializzata nel fornire consulenza strategica, raccolta di capitali e investimenti di private equity (così si apprende dal sito ufficiale) che, nel 2025, ha collaborato con Fasanara Capital per lanciare “Fasanara Sports Italia”, un veicolo dedicato al finanziamento di società sportive sul territorio italiano.

Ad avviare la trattativa era stato, prima ancora che iniziassero i playoff di Lega Pro, Antonio Mazzarella, un manager napoletano di grande esperienza e capacità in trent’anni e più di attività internazionale. Era stato lui a interfacciarsi, senza passare per mediazioni, direttamente con Danilo Iervolino prima di uscire di scena. Il patron, ancora scottato dalla vicenda SarandreaRufini, s’era accostato a fine aprile con un po’ di diffidenza iniziale a questa nuova opportunità; poi, con il tempo, il ghiaccio si sarebbe rotto, il dialogo addolcito e la trattativa aveva così cominciato a prendere decisamente piede. Diverse le call tra le due parti. Call nel corso delle quali Mazzarella aveva presentato il biglietto da visita dei due fondi, aveva illustrato per grandi linee la tipologia di investimento che Bpcg e Mc Square erano disposte a intraprendere mentre la situazione economica e finanziaria del club era stata illustrata (carteggi e incontri in video-conferenza) negli incontri tra i manager dei due fondi e il responsabile dell’area “amministrativa, finanza e controllo” della Salernitana, il dottor Raffaele Frizzante.

La trattativa era così entrata nel vivo proprio mentre la Salernitana di Serse Cosmi teneva ancora in vita la speranza di poter conquistare la promozione in serie B. Inciso: anche con la promozione, Iervolino non avrebbe cambiato idea. Sempre deciso e convinto di voler lasciare, ancor più dopo la nuova bufera giudiziaria che si è abbattuta sulla gestione della Pegaso, ceduta cinque anni fa al fondo Cvc: al momento, per dovere di cronaca, si sottolinea come siano due le indagini in corso, una in coabitazione dalle Procure di Napoli e Nola, l’altra invece si svolge a Getafe, in Spagna e, in entrambe, l’imprenditore di Palma Campania compare nel registro degli indagati.

La trattativa di cessione del club era entrata ancor più nel vivo proprio nei giorni antecedenti alla festa dei 107 anni (e con questo ecco spiegato perché ancora tardava ad arrivare l’ufficializzazione del rinnovo a Cosmi e il via libera al ds Faggiano che, intanto, sentendo aria particolare, aveva chiesto al club di togliere la clausola rescissoria sul contratto in scadenza nel 2027, ecco perché tutto, per giorni, era rimasto in stand-by) e in questa fare era entrato in gioco anche il presidente granata, cioè l’ex ad Maurizio Milan.

A significare di come la trattativa fosse arrivata a un punto di svolta c’era stata persino la visita di due giorni (giovedì 11 e venerdì 12 giugno) compiuta a Salerno da Nadim Qureshi, il co-fondatore (con Stephen Toy) e amministratore del fondo Bpgc. Un profilo di livello assoluto (si narra di una sua amicizia in campo calcistico con l’ex stella del Real e del Barcellona, Luis Figo) nel campo economico e finanziario americano: è lui a supervisionare tutte le attività operative dell’azienda e a guidarne le iniziative di investimento.

Per questo, per il desiderio e la necessità di conoscere la realtà salernitana e non solo la struttura del club, era planato a Salerno. Giovedì 11 giugno aveva visitato in gran segreto e in incognito, la sede del club, accompagnato dall’amministratore delegato del club, Umberto Pagano. Aveva messo piede sul prato dello stadio Arechi, e poi visionato il centro sportivo a Pontecagnano, lì dove la Salernitana ha la base di allenamento.

Un centro sportivo non di proprietà: un fattore, questo, che ha pesato, eccome, sui ragionamenti dei potenziali acquirenti, così come anche il fatto che il club sia praticamente (ancora) all’anno zero nel settore giovanile. Due punti rilevanti, nella strategia d’investimento; dall’altro piatto della stessa bilancia, il manager aveva però espresso meraviglia per la passione che accompagna il club granata, ed era rimasto incantato dalla posizione della città e dai progetti di sviluppo turistico e urbanistico in cantiere. Il giorno dopo Nadim Qureshi era stato invece ospite di Danilo Iervolino: in barca, e poi a cena, c’era anche l’inseparabile Maurizio Milan.

Nel corso della cena-incontro, si era ragionato sui tempi del closing e sulla definizione della trattativa. Negli oltre quaranta giorni di incontri e ragionamenti, la base di partenza fissata nel preliminare non vincolante (cessione a 1 euro, ricapitalizzazione dei nuovi soci da 5 milioni, oltre all’accollo in capo alla parte cedente) firmato il 14 marzo scorso con Rufini era stata leggermente (ri)modellata: per gli americani andavano ad esempio riformulate le modalità e i tempi di corresponsione delle somme dei due earn-out (la base era di 6 milioni in caso di promozione in B e di 15 in caso di serie A; in specie, da rivedere i tempi sull’eventuale dilazione dell’esborso dei sei milioni in caso di B), così come il 20% da girare a Iervolino in caso di cessione della società: per gli statunitensi bisognava limare la percentuale. Da togliere anche la “clausola di gradimento” del patron in casa di futura, nuova, cessione. Poi la fase sarebbe entrata in una di coabitazione, con ragionamenti, investimenti e sottoscrizioni diversificate.

Nella sua visita di due giorni a Salerno, Qureshi era stato accompagnato da Luigi Filippo Ecuba, advisor di “E-cube Sport Business”: giornalista, un passato (2019) anche nell’Inter come direttore dell’area “Brand&Media”, è stato per soli tre mesi, a cavallo tra la fine del 2022 e gli inizi del 2023, direttore commerciale del Cesena di proprietà statunitense.

Dopo l’intensa due giorni, Nadim Qureshi era tornato negli States dopo uno scalo in Turchia. Secondo una ricostruzione confermata da più parti, il manager aveva confermato il grande interesse per la Salernitana e poi fatto il punto della situazione anche con l’altro fondo coinvolto nell’affare, e cioè l’MC Square fondato e amministrato dall’italo-americano Marino Marin, laurea alla Bocconi, primi passi lavorativi in Italia e poi il grande salto negli States con uno sguardo sempre all’Italia, come testimonia l’accordo con Fasanara Capital: Marin, con il suo fondo, aveva soprattutto il ruolo di consulente nella trattativa.

Trattativa che aveva preso tempi un po’ lunghi, mentre intanto si approssimavano le scadenze per il club e la necessità di compiere delle scelte. In attesa di risposte, la Salernitana aveva così intanto definito tutta la pratica iscrizione e messo a posto la parte legata alla corresponsione degli emolumenti (e contributi) dei tesserati, confermando poi la conduzione tecnica e del ds. Cessione totale o affiancamento temporaneo: soluzione rimaste a galleggiare, mentre intanto i colloqui continuavano con l’altra parte dell’Oceano.

Danilo Iervolino voleva accelerare e chiudere l’accordo per mettere fine alla sua esperienza calcistica o per trovare un robusto sostegno: consapevole del rischio di incappare in acquirenti insolventi, era rimasto favorevolmente colpito dalle credenziali, dalla solidità e dai progetti del gruppo americano, un gruppo col quale pare ci siano interessi convergenti e coincidenti, e per questo si era ragionato in base anche a eventuali nuove partnership in altri settori merceologici: anche questo aspetto sarebbe finito nel computo della trattativa. Per giorni, dagli Stati Uniti, l’unico commento sarebbe stato un laconico: “Stiamo definendo il piano economico con le previsioni di entrate e uscite, un piano strutturato pluriennale molto ambizioso”. Come dire: il tempo è prezioso, ma c’è bisogno di tempo, e noi dobbiamo prenderci il nostro tempo. Poi era arrivato il dossier completo, con la definizione dei punti fondamentali su cui agire per poter siglare un’intesa di affiancamento, propedeutica poi alla cessione definitiva oppure ad una sorta di gestione in condivisione, mista ad altri progetti. A quel dossier la Salernitana però non avrebbe più risposto, facendo cadere la vicenda nell’oblio. C’è però chi sostiene come siano stati i due fondi americani a lasciare la presa, e a virare.

A virare altrove.

Interessati da tempo ad investire nello sport inteso come veicolo per aprirsi a nuove opportunità di sviluppo e investimento in altri campi, i due management Usa hanno infatti messo da tempo nel mirino il mercato calcistico italiano. Non è un mistero che il fondo Bpcg avesse fatto passi avanti per rilevare la Cremonese: l’affare poteva chiudersi facilmente con la salvezza in serie A del club di Arvedi. Salvezza che però non è arrivata.

Quasi contemporaneamente alla trattiva per l’ingresso nella Salernitana, il binomio Usa aveva quindi aperto un’altra finestra sul mercato calcistico italiano, una porta (quasi) spalancata sull’uscio di un club di serie B. E, in quei due mesi e mezzo (inizio maggio, metà luglio) le trattative sono andate avanti parallelamente. Una per la Salernitana. E l’altra per l’Empoli. Una trattativa fitta e serrata con il presidente Fabrizio Corsi che da tempo ha manifestato l’intenzione di cedere o, in alternativa di ricevere un robusto affiancamento. La trattativa in Toscana ha trovato terreno più fertile, anche e soprattutto perché i due gruppi Usa hanno trovato ciò che a Salerno non c’è. Ad esempio un settore giovanile all’avanguardia, un centro sportivo attrezzato, e uno stadio che, interessato da un progetto di restyling, dovrebe passare sotto il pieno controllo del club toscano attraverso una concessione a lungo termine. Ufficialmente i nomi dei soggetti (e del fondo) interessati alla trattativa-Empoli non sono mai venuti fuori, di certo e documentato c’è però un comunicato ufficiale del club, datato 9 luglio 2026. “Empoli Football Club comunica di aver sottoscritto un accordo di esclusiva con un fondo di investimento americano in relazione a una rilevante operazione di investimento nel capitale della società”.

Meno di trenta parole per compiere un passo importante verso l’arrivo dell’atteso socio: la dead line è fissata per la fine del mese. Dentro o fuori, chissà: adesso però sono solo questioni toscane. Perché il discorso con l’Empoli sarebbe ancora in piedi, quello con la Salernitana invece è ruzzolato via, lasciando il solito cartello sul portone granata: “Vendesi”. Anzi: “Cedesi”.

 

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