INDISCRETO

Chinè e il Mef, una toppa dopo la distrazione. Ma il procuratore Figc inciampa ancora

Il capo della Procura è anche capo Gabinetto del Ministero. All’atto di nomina aveva omesso il ruolo federale nella dichiarazione sugli incarichi. Ora l’ha aggiunto
Giuseppe Chinè, procuratore capo Figc e capo Gabinetto del Mef
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Scadenze, imprevisti. Appuntamenti inderogabili che s’intrecciano, a volte si accavallano rendendo interminabili le giornate di lavoro. Come non uscirne logori? Come far quadrare i conti, conciliare le richieste, trovare numeri e risposte? Potrebbe forse spiegarlo il consigliere di Stato Giuseppe Chiné, dal 16 febbraio Capo Gabinetto del Mef: sul tavolo del Ministero dell’Economia e delle Finanze questioni stringenti che attendono risposte concrete e immediate. Il Governo Draghi è alle prese con la manovra economica, il disegno di legge sulla Finanziaria da 23 miliardi di euro da approvare nel Consiglio dei Ministri slittato da oggi a giovedì. Nodi economico-finanziari che s’intrecciano su una strada impervia, maggioranza in fibrillazione, sindacati e opposizione sul piede di guerra. È guerra continua anche sul salvataggio di Mps, miccia accesa da anni: il Mef (controlla il 64% del Monte Paschi Siena) e Unicredit hanno interrotto i negoziati sull’acquisizione dell’istituto toscano, ritenuta eccessiva la richiesta al Ministero di una ricapitalizzazione da 7 miliardi di euro. Eppure bisogna trovare una strada, spetta al ministro Daniele Franco e ai suoi uomini trovare una via d’uscita e farlo presto anche perché la Commissione Finanze chiede che il ministro riferisca subito alla Camere. Per Finanziaria e Mps è il momento della verità. Lo sa bene anche Chiné che alla scrivania nel palazzo in via XX Settembre trascorre giornate intense per cercare soluzioni, numeri, accordi. La testa di qui ma anche di là. Divisa com’è tra le responsabilità al Mef e le matasse in Figc perché il consigliere di Stato è pur sempre il procuratore capo federale, il capo dell’organo inquirente e requirente della federazione che s’aspetta la conversione nel decreto fiscale di un emendamento che conceda ai club nuovo respiro e altri, tanti, soldi: la Figc – dopo l’avventata fuga in avanti di Gravina a settembre (leggi qui), e il gelo al progetto Fenice (leggi qui) – spera sempre nella sospensione dei versamenti delle ritenute Irpef sugli stipendi e dei contributi previdenziali. Sarebbe un’operazione da 500 milioni euro, ossigeno per i disastrati conti del calcio che soffia forte sulla sospensione del divieto di sponsorizzazione dal betting. Passaggi complicati. Gravina però si aspetta il via libera e magari confida che Chiné faccia sentire le voci del pallone. Una fortuna averlo accanto. «Voglio essere egoista nell’ipotizzare che la sua presenza ci possa aiutare», disse nel giorno della sua rielezione. Era il 22 febbraio. Sei giorni prima il procuratore capo Figc Chiné assumeva l’incarico di capo Gabinetto al Mef. Da quel giorno altri giorni complicati, sino agli ultimi. Alla conclusione della vicenda dei tamponi-Lazio, del “caso Lotito”: Chiné nelle vesti dell’accusa, in dibattimento da febbraio a ottobre, eppure proprio lui assente nel nuovo giudizio alla Corte Federale d’Appello che ha sbriciolato il castello d’accuse. Un verdetto inaspettato, come inaspettata la sua assenza (leggi qui): altri giorni affilati, Gravina a chiedere lumi e il coordinatore delle segreterie degli organi di giustizia sportiva Giancarlo Viglione a chiedere conto e ragioni: Giuseppe, perché ci hai abbandonato, perché non ti sei presentato? Troppo impegnato magari, troppi nodi e troppi pensieri. Domande ancora senza risposte, come altre. Una, ad esempio: fino a quando Chiné manterrà il doppio incarico che a volte intreccia interessi e richieste? Il doppio incarico al Mef e in Figc.

Dimenticanze. Un’altra domanda l’avevano posta a Draghi e al ministro Franco i senatori del “Gruppo Misto” Elio Lannutti, Luisa Angrisani e Margherita Corrado. Era un’interrogazione parlamentare a risposta scritta: “Atto di sindacato ispettivo”, protocollato a Palazzo Madama con il numero 4-05460 (leggi qui). Il conflitto d’interessi è requisito? Non è più causa d’incompatibilità? E se anche fosse, l’omissione d’un incarico nelle dichiarazioni “d’insussistenza di cause di inconferibilità e di incompatibilità” e in quella per l’assolvimento degli obblighi di trasparenza può essere motivo di dimissioni, o di provvedimenti? Presidente Draghi e ministro Franco, voi ne eravate quantomeno a conoscenza? Cosa pensate di fare? Una serie di domande per spezzare una lunga melina, le domande rimbalzavano da mesi senza aver ricevuto neanche una risposta. Nel silenzio in via Allegri, sede della Figc, nel silenzio in via XX Settembre, sede del Mef. Sono passati altri cinque mesi. Da maggio. Da quell’atto. Nessuna risposta. Niente. Eppure la domanda aveva un senso. “Se non c’è conflitto, perché nella specifica dichiarazione sostitutiva presentata da Chiné all’atto della nomina a capo di Gabinetto del Mef non c’è traccia dell’incarico in Figc?”. Nella documentazione pubblicata sul sito del Mef alla voce “Informazioni ai sensi del D. Lgs. 33/2013”, nella “dichiarazione d’insussistenza di cause d’inconferibilità e incompatibilità”, consapevole delle sanzioni penali previste in caso di dichiarazioni false o mendaci, il consigliere di Stato Chiné dichiarava il 16 febbraio scorso l’insussistenza di queste cause, di non essere titolare di alcun incarico con oneri a carico della finanza pubblica, di svolgere “presso enti pubblici e privati e di percepire i relativi compensi” solo in qualità di giudice tributario presso la Commissione di Giustizia tributaria e di non svolgere incarichi o essere titolare di cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dalla pubblica amministrazione. Al di là della natura privatistica della Figc, la domanda non era affatto banale. Anzi. Riportava al possibile profilo di organismo di diritto pubblico della Figc, sottendeva anche alle ricorrenti richieste – e a provvedimenti ottenuti – di interventi statali, al doppio ruolo di Chinè, capo Gabinetto Mef e capo della Procura federale, il più potente organo della Figc. Al di là della “dimenticanza”, nell’interrogazione si chiedeva se “sussistano ancora i requisiti di affidabilità e correttezza necessari per assolvere l’incarico di capo di Gabinetto del Ministero dell’Economia e Finanze, tanto più nel presente momento storico di gestione dell’emergenza economica”. Giusto per ricordare, dal fondo “Salva Calcio” alle sospensioni dei versamenti, tutto passa economicamente e finanziariamente dalle scelte dello Stato, del Governo, del Ministero dell’Economia e Finanze, lì dove lavora in posizione delicata e strategica Chinè. Di esempi ce ne sarebbero tanti, dal differimento dei versamenti Irpef che passano attraverso l’Agenzia delle Entrate al caso dell’Imu sull’immobile di Coverciano. Magari però conviene solo ricordare come sia di proprietà (100%) del Mef la società “Sport e Salute”, cioè la società che distribuisce contributi pubblici alle federazioni sportive e che in questi anni tanti milioni ha girato al calcio.

La toppa è peggio del buco? Sono trascorsi cinque mesi, l’Italia è sempre in emergenza economica, il calcio italiano è sempre lì a chiedere sostegni e soldi. Anche Giuseppe Chiné è sempre lì, al Mef e in Figc. Quell’interrogazione senza risposte aveva prodotto comunque fastidio e imbarazzo. Quella dimenticanza no, non poteva restare. Lì, magari un inciampo eppure pur sempre come una macchia d’inchiostro. Sotto gli occhi di tutti. E così, tornando mesi dopo sul link del Mef, cliccando sulle dichiarazioni rese dal capo di Gabinetto ai sensi del D. Lgs. 33/2013 – curriculum vitae, decreto di nomina, decreto di determinazione dei compensi – nella dichiarazione di insussistenza di cause di inconferibilità e incompatibilità adesso balza subito una differenza tra quella resa a febbraio e quella successiva. Conservare è sempre utile. Come nella rubrica de “La Settimana Enigmistica”, ecco la differenza tra le due dichiarazioni. Accanto alla data, la firma di Giuseppe Chiné. Eppure. Nella prima è riportato solo l’incarico presso la Commissione di giustizia tributaria (compenso di circa 10mila euro annui), nella seconda invece s’aggiunge l’incarico conferito dalla Figc come procuratore federale, data d’inizio 1 luglio 2021, scadenza 30 giugno 2025 e incarico a titolo gratuito. Cioè ha aggiunto l’incarico in Figc. Un’aggiunta a penna. Comunque una correzione in corsa che riporterebbe a quell’antico ammonimento di strada: la toppa è peggio del buco. E a una domanda. La toppa ha riempito, ha chiuso, il buco? Per prevenire possibili obiezioni, tocca ricordare. Giuseppe Chiné – lo scrive lui nel curriculum vitae, anche quello modificato con aggiunta – è componente della Procura federale dal 2004.

Chinè e il Mef, una toppa dopo la distrazione. Ma il procuratore Figc inciampa ancora

Chinè e il Mef, una toppa dopo la distrazione. Ma il procuratore Figc inciampa ancora

La prima dichiarazione | La seconda dichiarazione

Poi, non c’è scritto nel curriculum ma lo si ricostruisce facilmente dai comunicati ufficiali Figc: dall’1 dicembre 2016 è membro della Procura Figc, il consiglio federale sotto l’egida di Gravina il 10 dicembre 2019 lo nominava “procuratore federale aggiunto con funzioni vicarie” e il 18 dicembre dello stesso anno, in relazione alle dimissioni presentate dall’allora capo della Procura Giuseppe Pecoraro l’11 dicembre (il giorno dopo la nomina di Chiné ad aggiunto e vicario), gli affidava il “coordinamento” della Procura in ragione della scadenza del mandato dell’intero ufficio fissato al 30 agosto 2020, proroga per l’intero ufficio sino al 30 giugno 2021. Dall’1 luglio è entrato in funzione il nuovo ufficio della Procura Federale, nominato il 26 aprile dal Consiglio federale (comunicato 226/A): Giuseppe Chinè sempre lì, capo della Procura. Oggetto di altre domande, anche queste senza una risposta

Il precedente. Da oltre un anno l’aspetta ad esempio Daniele Serappo, allenatore ed ex associato Aiac (Associazione italiana allenatori calcio) che aveva presentato un dettagliato esposto alla Commissione federale di Garanzia della Figc. A Chiné contestata la violazione del dovere di riservatezza e terzietà: secondo l’esposto aveva trasmesso al presidente dell’Assoallenatori Renzo Ulivieri gli atti di un procedimento nato dopo la denuncia di una calciatrice – Priscilla Del Prete – del Pontedera, allenato all’epoca proprio da Ulivieri. Era stato proprio il tecnico toscano a svelare la circostanza: scrivendo un esposto contro Serappo, aveva ringraziato più volte la Procura federale per avergli trasmesso le motivazioni dell’archiviazione. Motivazioni dell’archiviazione che sono negate alle parti  e che pertanto non potevano essere trasmesse nè ai due attori della vicenda nè tantomeno ad un terzo, in questo caso ad Ulivieri che invece quella documentazione non solo l’aveva ricevuta ma anche utilizzata per proprie finalità. La Procura federale, in una lettera firmata dal procuratore Chinè, rispondeva invece a Serappo specificando che “gli atti del procedimento disciplinare… esulano dalla sfera dei documenti amministrativi accessibili”. L’allenatore campano s’era allora rivolto alla Commissione federale di garanzia che, in base all’articolo 34 dello Statuto Figc, avrebbe dovuto valutare eventuali provvedimenti disciplinari, compresa la destituzione, in caso di accertata violazione dei doveri di terzietà e di riservatezza contestati a Chiné nell’esposto. Dopo un anno – la lettera nella quale Ulivieri ringraziava la Procura per la trasmissione degli atti è datata 19 ottobre 2020 – niente risposte. Per un semplice motivo. La Commissione di Garanzia della Figc non s’è mai espressa. Magari non sa nemmeno dell’esposto. Ogni organo di giustizia federale ha un proprio indirizzo di posta certificata, dalla Corte federale alla Procura. Non la Commissione di Garanzia, per scriverle bisogna inviare a segreteria.generale@pec.figc.it. Cioè alla segreteria generale della Figc. Serappo e l’avvocato Giulio Destratis hanno seguito la procedura. Aspettano ancora una risposta.

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