Gravina fa il Masaniello, Draghi chiude al calcio. E Scaroni fa da pontiere

Premier irritato dal blocco degli adempimenti fiscali varato dal presidente Figc che corregge il tiro e fa pure peggio. L’aut-aut di Garofoli. E Malagò…
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Non è mai facile mettere una toppa al buco. A volte, provandoci, si allarga solo la voragine. Fino a finirci dentro, sballottolati e poi irrimediabilmente risucchiati. Si comincia così, forse senza rendersene nemmeno conto. Assediati da mille richieste, assillati da impegni, tormentati da promesse da onorare. “Delibero la sospensione degli adempimenti fiscali e contributivi delle società di calcio”. Poi davanti al buco, ormai barcollanti e tremanti, ci si finisce dentro. «Non ho mai deliberato la sospensione dei pagamenti. Ho solo sospeso il controllo federale». È così che ha plasticamente perso il distacco terreno Gabriele Gravina, presidente Figc. Gli è bastato un fine-settimana da dimenticare, come un’ubriacatura di un terribile week-end. Al venerdì s’è sostituito al premier Draghi e al ministro Franco. Provando a correggere il tiro, due giorni dopo poi ha sostanzialmente detto: care società di calcio, la Figc chiude entrambi gli occhi sugli adempimenti fiscali e contributivi”. E i deferimenti, le ammende e le penalizzazioni previste dalle Noif in caso d’inadempienza dei club? Boh, tutto sospeso. Così, a campionato iniziato, appena un mese dopo le bocciature Covisoc e le conseguenti mancate ammissioni di società, ad esempio Chievo e Livorno. Tutto a campionato appena iniziato. Certo, non la prima volta: la scorsa stagione per due volte tra fine inverno e inizio primavera il Consiglio federale aveva adottato agevolazioni e rinviato adempimenti tra cui il differimento nel pagamento degli emolumenti ai calciatori. Stavolta invece il botto è arrivato subito. Come un segnale di guerra. E la guerra è appena cominciata.

Primo in classifica con il suo Milan dopo una lunga traversata nel deserto, a Paolo Scaroni adesso tocca un altro impervio cammino. Uomo di fiducia di Silvio Berlusconi, in passato a capo di Eni ed Enel, vice-presidente della banca d’affari Rothschild, l’advisor della cordata Cvc-Advent che avrebbe dovuto finanziare la Lega A con 1,5 miliardi di euro (progetto stoppato, Cvc è poi entrata nella Liga mentre i papaveri del pallone tricolore hanno ripreso a tessere le fila lobbistiche per un nuovo progetto legato ai fondi), il presidente rossonero adesso veste i panni di pontiere e di sarto. Sta provando a ricostruire i collegamenti, a ricucire i rapporti, a sgombrare il prato del pallone: un pallone che rotola su macerie, altro che su erba sempreverde. Troppo potente la bomba, danni materiali e collaterali sin troppo evidenti. Poche righe hanno bruciato persino il progetto Fenice (vedi qui) – un volume di mezza estate redatto in pochi giorni dalla Figc grazie ad una consulenza della Pwc e poi recapitato via pec a Palazzo Chigi – documento col quale, omettendo responsabilità e dimostrando il collasso economico, chiedeva a fine luglio concreti e robusti aiuti, interventi, agevolazioni e finanziamenti al Governo (misure per oltre un miliardo di euro) per evitare che il calcio italiano saltasse per aria. Tutto era rimasto in sospeso, in attesa di una risposta: si stava cercando una faticosa intesa, un accordo a metà senza dar troppo nell’occhio, per evitare di sentirsi dire, “ecco, a quelli del pallone i soliti privilegi”. Poi, la bomba che ha ridotto in carta straccia il disegno “Fenice”.

Sono bastate poche righe, le ultime in coda al comunicato ufficiale numero 73 Figc pubblicato nella serata di venerdì 10 settembre. “Il presidente federale, ravvisata l’urgenza, delibera: per le società di serie A gli adempimenti fiscali e contributivi previsti per le scadenze federali del 30 settembre 2021 e del 16 novembre 2021 sono sospesi fino a nuova determinazione; per le società di serie B e C gli adempimenti fiscali e contributivi previsti per le scadenze federali del 16 settembre 2021, del 16 ottobre 2021 e del 16 dicembre 2021 sono sospesi fino a nuova determinazione”. Così Gabriele Gravina, sentiti i vice-presidenti, in attesa della ratifica del prossimo consiglio federale, ha deciso di ibernare fino a data da destinarsi gli adempimenti fiscali delle società calcistiche. Un atto di disobbedienza civile, un’invasione di campo, un’indebita e illegittima intromissione in questioni e provvedimenti politici ed economici: come se ad esempio un giorno il presidente di Confindustria dicesse a tutti gli associati, “signori, da domani non pagate le tasse, vi autorizzo io”. Un novello Masaniello, Gravina. Modi, tempi e scelte completamente sballate, senza nemmeno essere accompagnate da un pre-avviso.

Raccontano che nell’apprendere il provvedimento il premier Draghi – tifoso della Roma, ex cestista e amante della scherma – abbia prima sgranato gli occhi “possibile?”, poi che abbia schiarito la voce e infine dato la stoccata decisiva. “Basta, fermate tutto. Il calcio con noi ha chiuso. È un atto inaudito, da irresponsabili. Interrompere il dialogo. Ma questo Gravina chi crede di essere? Il presidente del Consiglio, il ministro dell’Economia? Cosa spera di ottenere?”. E mentre in via XX settembre il ministro Daniele Franco restava di sale (irritato è dir poco), mentre nello stesso palazzo il suo capo di Gabinetto Giuseppe Chinè – per giunta Procuratore capo Figc – mostrava sorpresa e comprensibile imbarazzo, mentre il presidente della Lega A Paolo Dal Pino veniva tempestato da telefonate di fuoco da alcuni presidenti all’oscuro della manovra (“ma perché si continua a voler favorire alcuni club che sono in difficoltà? Così si mina la regolarità del campionato”), toccava al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Roberto Garofoli raccogliere il messaggio del premier e inviarlo per conoscenza nell’altra metà campo. “Ci dispiace, ma così non è possibile continuare. Non è così che si ottengono le cose”. La sottosegretaria Valentina Vezzali avrebbe ad esempio informato Giovanni Malagò, il presidente del Coni avrebbe telefonato a Gravina raggiunto poi da una telefonata di Paolo Scaroni, amico da lunga data del premier. “Ma cosa hai combinato? Ma potevi chiedere? Adesso bisogna ricucire, altrimenti siamo nei guai”. Reazioni a catena.

Quel comunicato ufficiale numero 73 più devastante di una bomba al tritolo, un effetto dirompente nonostante i tentativi di tenerlo quasi nascosto. Del resto non una riga sarebbe comparsa il giorno dopo sui tre quotidiani sportivi nazionali, non una riga nemmeno due giorni dopo. Niente o quasi persino su tutti gli altri quotidiani d’informazione. Due giorni di silenzi, fino all’eccitante rombo dei motori. A Monza, prima della prova di Formula Uno. Lì dove, prima di assistere all’ennesimo flop Ferrari, il gotha dello sport italiano ha fatto passerella. Sfruttando la presenza di tanti campioni reduci dalle Olimpiadi di Tokyo, il duo Malagò-Gravina ha così rialzato ancora la voce, chiedendo sostegno al Governo. In prima fila c’era anche Scaroni. Che a Gravina (al quale non sono mancati i consigli dei numi tutelari Carraro e Abete) ha suggerito una correzione: “Bisogna modificare il tiro, devi spiegare, devi fare più di un passo indietro. Draghi è su tutte le furie”. E così il presidente federale avrebbe così dettato poi all’Ansa. Testuale. «Non abbiamo mai sospeso i pagamenti dei contributi ma solo sospeso il controllo federale. I contributi si pagano, non abbiamo l’autorità per revocarli. Abbiamo sospeso il controllo perché per i club è in corso un processo di rateizzazione».

Poi però, preso dal suono dei motori e dalla luce dei riflettori, un nuovo affondo accompagnato dalle stilettate (morbide) di Giovanni Malagò. Così il presidente Coni che in Giunta da maggio ha accolto Gravina. «Ci sono problemi amministrativi, burocratici e gestionali da risolvere ma ora ci servono risposte concrete. Senza dimenticare che i successi olimpici e paralimpici aiutano la crescita del pil, perché più i cittadini sono felici, più sono propensi a consumare». Gravina, invece. «Abbiamo interlocutori sordi, non in grado di capire l’importanza del nostro ruolo e del nostro agire. Lo sport italiano è più compatto che mai e rivendica un progetto di rilancio. Pretendiamo rispetto e la stessa dignità di cui gode chi, come noi, muove la finanza e l’economia. Non si può solo pensare di dare una pacca sulla spalla a soggetti che versano 1 miliardo e 400 milioni di euro di gettito fiscale nel nostro Paese, che generano 16 miliardi di euro nel mondo delle scommesse. Noi abbiamo un valore aggiunto: siamo un impulso senza eguali alla socializzazione. Il plauso per tutto quello che abbiamo generato nel nostro Paese non è più sufficiente, non mi appaga. Abbiamo bisogno di una risposta concreta e dobbiamo provocarla. Lo stiamo facendo con un progetto credibile, di cui Malagò è al vertice. Noi lo sottoscriveremo e credo che questo non sia più procrastinabile. Aspettiamo risposte concrete di pari rispetto e pari dignità».

Già, le risposte. Il nuovo affondo non è stato gradito: quella frase – “provocare risposte” – risuona ancora più forte e assordante nella testa di Draghi. A proposito di scommesse, poi: proprio il tema del betting è questione che il mondo del calcio ha posto con decisione. Si aspetta che cada il divieto di sponsorizzazione dei club deciso due anni fa dal Governo, all’epoca a traino Cinquestelle. I vertici della Lega A – il presidente Dal Pino, l’ad De Siervo, il consigliere Scaroni – lo ritengono provvedimento fondamentale. Aspettano risposte, mentre nei palazzi della politica e dello sport gira un altro tipo di gossip abbinato a una scommessa: ma non è che la strana alleanza Malagò-Gravina sia stata cementata dall’indagine della Guardia di Finanza di Milano approdata poi alla Procura della Repubblica di Milano che ha indagato Malagò per falso nell’ambito dell’elezione (era il 2018) di Gaetano Miccichè a presidente di Lega? A fine 2019 il procuratore capo federale Chinè (Capo di Gabinetto del Mef, ministero da cui dipende la Guardia di Finanza) aveva archiviato l’inchiesta sportiva perché non aveva riscontrato “presenza di dolo” aggiungendo però che “eventuali nuove risultanze dell’indagine pendente presso la Procura della Repubblica di Milano saranno acquisite dalla Procura Federale per la riapertura del procedimento”. Quindici mesi fa è arrivata l’apertura di un fascicolo su Malagò. Sapere se la Procura Federale abbia (ri)aperto l’inchiesta sportiva: questa sì che sarebbe una bella scommessa.

 

 

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