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Serie A, avanti con il modello Premier: una squadra di professori per smarcarsi dalla Figc. E intanto Gravina punisce Balata

Cairo e De Laurentiis insistono sul progetto. La Commissione voluta dalla Lega A è composta dall'ex giudice costituzionale De Petris e dai professori Mattarella, Napolitano, Fumagalli e Presutti. Allo studio anche la recente sentenza della Corte Europea sulla Superlega
De Laurentiis e Cairo

Appena cinque mesi fa litigavano sull’assegnazione quinquennale dei diritti televisivi a Dazn, divisi da scelte e orizzonti. Adesso invece fanno fronte comune, adesso sono i leader della “campagna” di rivolta contro la Figc, sono loro due gli esponenti della Lega serie A che chiedono passi decisi per potersi svincolare dal giogo federale, catene che, sostengono, bloccano e mortificano la serie A il cui indotto tiene in piedi, in sostanza, l’intero calcio italiano e gran parte dello sport tricolore. Vogliono più autonomia e vogliono l’affrancamento, un po’ come il modello inglese, un proposito manifestato da almeno due anni (ad esempio, leggi qui) quando si andò vicini allo strappo (leggi qui). Non vogliono contare più quanto il due di picche, visto che in termini di consesso federale valgono appena il 12%, a fronte del 34% dei Dilettanti e del 17% della LegaPro: la somma algebrica delle due componenti continua a consentire al presidente federale di fare quello che vuole (così dicono), senza poi contare le componenti assocalciatori e allenatori.

Sono Aurelio De Laurentiis e Urbano Cairo. Il primo già due anni fa s’era lanciato in invettive e proposte per smarcarsi dalla Figc e da Gravina e sul punto ci è tornato anche pochi giorni fa, il secondo fino a qualche mese fa era invece su posizioni più morbide e più filo-federali, posizioni che ha però decisamente cambiato nel corso degli ultimi mesi: non ha gradito, tra le tante cose ad esempio, quella visita di Juve, Inter e Milan (e Roma con delega) al presidente Gravina per chiedergli di far scendere la serie A a 18 squadre, e per giunta proprio mentre si stava discutendo di riforme, e per di più dopo che lo stesso Gravina aveva lanciato segnali ondivaghi nelle due visite-riunioni istituzionali in via Rosellini a Milano senza che lesinasse ammonimenti ai presidenti di serie A sulla priorità della riforme, «se non capiscono, tolgo la musica al Titanic…». I segnali di avvertimento li aveva già lanciati la scorsa estate, da Rivisondoli (leggi qui): «Diritti tv e conflitti, la Lega serie A o collabora o…».

Non ha gradito il presidente del Torino, ed è saltato nell’altra metà campo: una posizione apparsa ancor più chiara con il carico (insolito) di articoli e inchieste pubblicate dai suoi due quotidiani (Corsera e Gazzetta) in relazione alla notizia dell’iscrizione sul registro degli indagati della Procura della Repubblica di Roma del presidente federale, una vicenda sulla quale pare abbia aperto gli occhi persino l’ex presidente (ed ex amico) di Lega Pro Francesco Ghirelli che aspira addirittura al gran ritorno sulle scene. A Cairo e De Laurentiis ci sarebbe poi da aggiungere naturalmente anche Claudio Lotito, solo che il senatore di Forza Italia mentre avanza poi fa un passo indietro, si lancia e poi si acquatta, lancia il sasso e poi si veste da istituzionale. «Gli facciamo causa, non contiamo nulla. Avete mai visto una società in cui chi mette i soldi vede poi decidere in tutto e per tutto gli altri che quella società stessa la compongono? Noi oggi viviamo in un paradosso giuridico. Il presidente della Federcalcio viene eletto, come si dice in gergo, dai “voti delle componenti”. E lì, a quel tavolo, facciamo la parte dei ragazzini al tavolo degli adulti. La Lega di A marginale, quella di C decisiva: ma stiamo scherzando?», aveva detto il 28 febbraio. Nel mese successivo, e soprattutto dopo l’esplosione dell’affaire Gravina, ha scelto un profilo assai più contenuto: il senatore Lotito in fondo è pur sempre anche consigliere federale e, come sempre, abilissimo a “giocare” su più tavoli.

Sul tavolo resta sempre la questione delle riforme sostanziali e dell’autonomia. il tira e molla dura da parecchio. Nell’ultimo mese e mezzo (leggi qui), dopo l’abortita riproposizione della minaccia di convocare un’assemblea straordinaria federale che approvasse l’abolizione del diritto di intesa (o di veto), le componenti federali, dopo un lungo iter di riunioni, sottolineature, bozze e rilievi, sono arrivate al voto federale che a fine marzo ha approvato però solo la prima parte del progetto riforme. Uno steep che Gravina ha accompagnato con il suono delle fanfare. «Un grandissimo passo per il risanamento del calcio italiano, anche perché ci rende più credibili agli occhi del Governo». Un passo compiuto per senso di responsabilità, secondo la serie A. «Questo nostro sì non cambia il progetto che la serie A sta portando per arrivare a un modello di maggiore autonomia ed indipendenza, un modello ispirato a quello del calcio inglese, a quello della Premier League», aveva spiegato il presidente della Lega A, Lorenzo Casini. In fondo le prime norme approvate sono soprattutto quelle presentate dalla serie A, e riguardano i criteri economico-finanziari per le iscrizioni e la vita dei club, la sostenibilità insomma. Il resto, la gran parte delle riforme (campionati, mutualità, introiti, diritti tv), è ancora una bozza divisiva e delicata, dilaniante. E poi inoltre la serie A non ha certo cambiato idea (leggi qui), vuole più peso elettorale, e vuole maggiore autonomia. E sull’autonomia e sul peso elettorale, proprio non è disposta a fare sconti.

E così, nel quale silenzio, è passata una notizia che invece andrebbe messa in dovuto rilievo. Prima di Pasqua, si è infatti insediata una commissione alla quale la Lega serie A ha affidato il compito di studiare il sistema, nazionale e sovranazionale, per giungere ad un assetto nel quale alla Lega venga riconosciuta maggiore autonomia, un assetto che si rispecchi, e si rifletta, anche all’interno del consiglio federale. La Commissione è composta da autorevoli figure nel campo del diritto amministrativo e del diritto sportivo. Ne fanno parte la professoressa Daria De Petris, già giudice e poi vice presidente della Corte Costituzionale (è il giudice della storica sentenza sul “doppio cognome”), il professore di diritto amministrativo all’Università degli Studi “Roma Tre” Giulio Napolitano e membro del Tas a Ginevra, il professore ordinario di Diritto amministrativo presso il Dipartimento di Giurisprudenza della “Luiss” Bernardo Giorgio Mattarella, il professore di “Diritto pubblico e sovranazionale” e “Diritto internazionale” all’Università di Milano Luigi Fumagalli (già membro del Tnas), e l’avvocato e professore universitario di diritto amministrativo Avilio Presutti, assai noto alle cronache per aver patrocinato in delicate controversie di diritto sportivo, tra le ultime e più delicate la difesa del dt della Ginnastica Maccarani, prosciolta. Tra le tante calcistiche, basterebbe ricordare la battaglia vinta dalla Lega A due anni fa sull’indice di liquidità (leggi qui): nel collegio che aveva sconfitto, prima in ambito sportivo e poi in quello amministrativo, la Figc difesa dall’avvocato Viglione, c’era proprio Presutti e c’era anche Giorgio Mattarella.

L’investitura della Commissione è giunta dopo che la Figc aveva addirittura paventato l’eventualità di far eliminare dall’assemblea federale persino il diritto d’intesa che lo Statuto riconosce alla Lega A, per quanto riguarda l’organizzazione dei campionati. Un’ipotesi cui s’era detta contraria anche la Lega B col suo presidente Balata, per anni vicinissimo alle posizioni di Gravina e adesso platealmente “punito” : due settimane fa lo scambio di lettere e parole al vetriolo tra il presidente federale e il presidente della Lega B nominato (tra la sorpresa geneale) tre anni fa capo delegazione dell’under 21, incarico che ha perso proprio ieri, perchè ieri con un comunicato ufficiale la Figc e Gravina hanno salutato il ritorno di Giancarlo Antognoni senza una parola di commiato a Balata. L’attuale peso della Lega A, quella che genera gli introiti per tutto il sistema, è paradossalmente irrilevante visto il peso di componenti minori come Dilettanti e Lega Pro che si reggono proprio grazie alla serie A.

La commissione di esperti, ricevuto il mandato, ha intanto cominciato a studiare un modello che possa replicare, in sostanza, quello della Premier League; allo studio c’è anche la recente sentenza della Corte di Giustizia Europea sulla Superlega, una sentenza storica che ha nei fatti riconosciuto come “Fifa e Uefa non possono imporre sanzioni a chi partecipa a tornei alternativi”, demolendo così il regime di monopolio. «L’autonomia e il modello che vuole la serie A? Mi pare un percorso complesso e difficile visto che dovrebbe toccare i regolamenti del Cio, della Fifa, della Uefa, del Coni, e di due leggi dello Stato…Vediamo..», ha detto Gravina. E mentre Gravina aspetta, la Commissione della Lega A è al lavoro.

 

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