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Elezioni basket: Valori sfida Petrucci per la presidenza Fip. L’appoggio dei Comitati regionali, il programma. Re Gianni e il calcio…

Dopo Lombardia, Veneto e Lazio altri voti in arrivo per l'avvocato romano che punta al rilancio della pallacanestro italiana. Il presidente uscente deve ottenere il 66,6% al primo turno, altrimenti è fuori. Intanto guarda al calcio e agli impegni con la Salernitana. La vicenda Maggi a "Sport e Salute"
Guido Valori

Per fortuna uscito miracolosamente quasi indenne dal serio incidente stradale che l’ha visto finire fuoristrada, anzi rovinosamente in una scarpata, mentre era al volante della sua Maserati andata poi distrutta, da un letto dell’ospedale San Camillo di Roma dove è ancora ricoverato, il 79enne Gianni Petrucci si è subito rimesso in sella, tranquillizzando tutti, «sto molto meglio, mi avete dato per morto troppo presto, il Signore mi ha salvato» e, dopo aver ringraziato tutti per la vicinanza («oltre quattrocentocinquanta telefonate di vicinanza»), ha dato presto appuntamento a tutti, «tra sette-dieci giorni tornerò in pista»). Al suo ritorno troverà lo sfidante alla carica di presidente federale, in pista, e dovrà mettersi subito a correre. Oggi infatti apprenderà ufficialmente come il suo desiderio di restare per altri quattro anni a capo della Federbasket rischi di andare seriamente in frantumi, perdendo così quello scettro che detiene ininterrottamente da undici anni, dopo cioè la precedente lunga parentesi al vertice Fip negli anni ‘90 e dopo la sua lunga presidenza (quattro mandati di fila) Coni. L’assemblea elettiva che ha fissato per il 20 e 21 dicembre a Roma (sede stadio Olimpico, ha già chiesto al presidente della Lega serie A Lorenzo Casini di non fissare un incontro di campionato per quei due giorni, «ma so che è molto difficile», ha detto nel consiglio federale prima di Pasqua) potrebbe trasformarsi in una possibile Waterloo.

Perchè, annunciata due mesi fa in anteprima, e in un’esclusiva poi ripresa dai principali organi di informazione nazionali (leggi qui), oggi il 65enne avvocato e professore universitario Guido Valori accetterà ufficialmente l’investitura di candidato alla presidenza della Fip: la proposta giunta dai tre Comitati Regionali più forti, in termini di peso elettorale, di attività sportiva e anche di leadership del movimento cestistico tricolore. I tre Comitati regionali sono quelli di Lombardia, Veneto e Lazio, tre comitati che da ormai quattro mesi (leggi qui) lavorano a una candidatura condivisa con un programma ben definito e che, insieme al candidato presidente, hanno elaborato il piano di rilancio del basket tricolore. Tre comitati che nel corso degli ultimi quattro mesi hanno resistito anche alle sirene (e in qualche caso anche ritorsioni) federali.

“Valorizziamo la Fip” è il titolo del programma declinato in oltre quindici punti: dalla scuola alla nazionale, dai campionati al lavoro sportivo, dal settore giovanile a quello arbitrale, dai rapporti con le Leghe al marketing. Un piano accurato e ben definito. A leggerlo, niente voli pindarici, niente promesse. Il programma è stato già sottoposto ad altri Comitati ed elettori e, dopo la candidatura di Valori, è probabile che si scateni un effetto domino nelle scelte elettorali: il Comitato Trentino (e con esso quello del Friuli) hanno già prestato orecchio, contatti radicati sono stati poi stabiliti anche in altre regioni, come Emila Romagna, Toscana, Campania. Già solo il blocco delle tre regioni promotrici fattura, in termini diretti e indiretti di voto (ad esempio tecnici e giocatori), quasi il 30%: è bene ricordare come l’uscente Petrucci, in base alla nuova legge e dopo l’approvazione dei principi fondamentali, debba conseguire il 66,6% più uno dei voti validi dati in assemblea, altrimenti sarebbe fuori e non potrebbe nemmeno più candidarsi. Per ora, il blocco elettorale coagulatosi intorno al professore Valori ha scritto poche righe ufficiali, diffuse in un comunicato. È l’annuncio di una scelta di campo che rischia di ribaltare il campo di un movimento diventato nel corso degli ultimi undici anni una sorta monarchia.

Un programma concreto che traccia una rotta, un filo che unisce le azioni e determina le decisioni, una rete di risorse locali e nazionali finalmente coinvolte, un intero movimento da rilanciare e valorizzare, una scelta che rompe con il passato e irrompe nel futuro del basket italiano: i Comitati regionali FIP di Lombardia, Veneto e Lazio hanno chiesto all’avvocato e professore Guido Valori di mettersi alla testa del progetto di rinnovamento, di accettare la candidatura a Presidente della Federazione Italiana Pallacanestro: l’assemblea elettiva è stata fissata a fine dicembre 2024. L’ex capo della Procura federale FIP ha accettato con forza ed entusiasmo la proposta dei Comitati dopo mesi di confronto, lavoro e riunioni, mettendo su carta, e soprattutto insieme, i punti cardine di intervento. Il blocco elettorale, che nelle prossime settimane è convinto di raccogliere altre importanti adesioni non appena sarà diffuso ufficialmente il programma, ha deciso di affidarsi a una personalità di provate capacità e di grande esperienza che ha davvero a cuore le sorti del basket azzurro, coagulandosi intorno alla figura di un candidato capace di restituire così dignità, rinnovamento e futuro al movimento cestistico nazionale”.

Queste sono quindi le righe che ufficializzano la discesa sul parquet dell’avvocato romano Guido Valori, ex cestista, docente universitario in “Diritto dello Sport” e “Diritto del Lavoro”, capo della Procura Fip dal ’98 al 2005, fino al 2016 presidente Commissione tesseramenti Figc, già procuratore Antidoping nonché membro del Tas di Losanna, ex consulente del Credito Sportivo, nel 2021 consigliere giuridico della Sottosegreteria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega allo Sport e tanti altri incarichi. Un profilo riconosciuto come capace di attrarre grande e naturale consenso perché profondo conoscitore della materia sportiva e del movimento cestistico. Insomma, in grado di affrontare, sfidare e battere Gianni Petrucci nel merito, senza buttarsi in sterili polemiche e senza cedere a sirene, lusinghe o peggio ancora.

Per Guido Valori si è mossa innanzitutto la Lombardia, da sempre fondamentale bacino elettorale: è la regione che ha il maggior numero di società e dunque di delegati, è da sempre la capofila del movimento cestistico nazionale, è la regione che per prima, quattro mesi fa, dopo una serie di minacce e provvedimenti (leggi qui) aveva manifestato a Petrucci l’intenzione di non sostenerlo nella nuova candidatura. L’anziano e arzillo Alberto Mattioli, ex presidente del Comitato Lombardia e in passato ex contender di Petrucci, è quello che ha lavorato alla candidatura di Valori chiedendo all’avvocato romano di accettare l’incarico. Un piano di rinnovamento e rilancio che, dopo i primi contatti informali, sarà sottoposto anche all’attenzione della Lega serie A, della LNP e della Lega femminile che vedrà sicuramente una candidata alternativa all’uscente presidente Protani, mentre con i presidenti Gandini e Maiorana si entrerà nel merito della proposta, così come candidati forti saranno in lizza nelle elezioni nei comitati regionali, prime tra tutte l’Emilia Romagna e la Campania.

Convinto, ma neanche troppo, di non avere un candidato rivale, e convinto fino a pochi giorni fa di avere comunque i voti necessari a raggiungere il quorum del 66,6% più dei voti validi in assemblea elettorale, cosa farà adesso Gianni Petrucci? La domanda correva di bocca in bocca negli ambienti sportivi e politici romani già due mesi fa, quando era spuntato il nome di Valori. Petrucci nel tempo ha provato a negare, ha dispensato incarichi e mandati, ha girato lo Stivale da Nord a Sud nel tentativo di blindarsi e assicurarsi il quarto mandato di fila, s’è fatto intervistare a destra e a sinistra, ha cercato appoggi politici e si è aggrappato al Coni, pare abbia persino provato a cambiare alcuni regolamenti elettorali (leggi qui). Pare sia stato anche tra i promotori della riunione dei presidenti federali in scadenza e in bilico (per via del quarto mandato e oltre) tenutasi qualche giorno fa nella sala Giunta del Coni (per l’anticipazione, leggi qui) senza però che dalla riunione arrivasse l’appiglio giusto.

Intanto, alla riunione Petrucci non è, come previsto, andato: qualcuno spiffera perché non voleva “accreditarsi” tra quei presidenti insicuri di farcela che chiedono alla politica oppure alla giustizia amministrativa un provvedimento ad hoc tale da consentir loro, di ritornare al precedente quorum del 50% più uno o al massimo di potersi ripresentare anche nella seconda tornata. La via del ricorso al Tar, per inciso, pare impervia: ammesso anche che arrivi una sospensiva dal Tar Lazio (il giudice Arzillo, che negli anni gli appassionati di calcio hanno imparato a conoscere, pare cambi sezione a breve), l’esame della Corte Costituzionale non arriverebbe prima di un anno. Dunque, fuori tempo massimo. E, per inciso, dalla politica non arrivano buone notizie, nemmeno per il presidente del Coni Giovanni Malagò che aspetta(va) un provvedimento ad hoc per se stesso.

Raccontano che, nei giorni prima del maldetto incidente, Gianni Petrucci facesse di conto – che Valori fosse il candidato lo aveva capito e compreso da tempo, e anche che avesse un sostegno forte – e che nei suoi conti qualcosa proprio non tornasse. Sono 110 i voti disponibili in assemblea, con le nuove norme Petrucci ha bisogno di almeno 74/75 sì per farcela; con il solo sostegno, assicurano granitico, di Lombardia, Veneto e Lazio, Valori avrebbe già 30/35 voti a disposizione, voti ai quali sommare altri 20 legati alle componenti tecnici/giocatori, espressione dei Comitati più forti in termini di voto. E, già così, Petrucci sarebbe fuori al primo turno e non più candidabile.

Dai calcoli provvisori, alle velenose indiscrezioni. Gianni Petrucci potrebbe magari anche decidere di uscire di scena prima, magari dopo l’Olimpiade, con l’augurio che la Nazionale di Pozzecco arrivi davvero a Parigi («mi sono stancato di celebrare solo i vecchi successi», ha amaramente confessato ai consiglieri federali). O magari, potrebbe accettare la proposta del presidente della Salernitana Danilo Iervolino che a gennaio l’aveva nominato vice-presidente esecutivo del club. Petrucci, pare gratuitamente, si è sempre più calato nelle vicende calcistiche: negli ultimi mesi ha fatto presenza fissa alle riunioni di Lega A tenendo un canale sempre acceso con Gravina, e ha seguito in casa e in trasferta la squadra granata; addirittura è corso da Pesaro, dove era con la Nazionale, fino a Salerno, per parlare con i giocatori prima dell’ennesima però sconfitta. Iervolino, il miliardario patron del club che sta rovinosamente retrocedendo in serie B, pare infatti voglia nominarlo presidente al suo posto. E ad amici e uomini di sport, in questi giorni, il presidente della Fip ha confidato come le scelte tecniche che a breve prenderà la Salernitana arriveranno dietro i suoi preziosi consigli. Del resto i consiglieri federali di basket che l’hanno ascoltato nell’ultimo consiglio hanno ben compreso come il calcio sia sempre nei suoi pensieri. Nei 55 minuti del consiglio federale prima di Pasqua, tra una sviolinata a Gandini e una a Maiorana, tra le odi a Protani e Lamonica (anche lui in bilico, leggi qui e qui), Petrucci ha più volte parlato della sua nuova esperienza calcistica. Ad esempio: «Ogni volta che ci riuniamo in Lega a Milano racconto di come noi del basket siamo più avanti di loro, basta vedere la questione giovanile, quella dei procuratori, quella della webcam sulla testa dell’arbitro; ogni volta che faccio una proposta – Gandini, fatti una risata – i presidenti di calcio mi dicono: come si fa?; nel calcio fanno mille riunioni e non decidono mai nulla, noi invece andiamo diritti e decisi».

Sempre nell’ultimo consiglio federale, è riemersa anche la questione del Comitato Lombardia e l’azione promossa contro il presidente Maggi. Tutta la vicenda è stata già riassunta (leggi qui) tra lettere e contestazioni, repliche e ammonimenti, assumendo quasi le forme di una vendetta o ritorsione elettorale. La vicenda è andata avanti. Petrucci, non avendo ottenuto riscontri ai suoi rilievi, ha fatto mandare gli atti dalla Fip a “Sport e Salute”, inviandoli all’attenzione dell’ufficio Audit diretto da Marco Befera, figlio di Attilio Befera ex direttore dell’Agenzia delle Entrate e attualmente presidente della ComTec (la Commissione del basket che ha le stesse funzioni della Covisoc nel calcio). L’annuncio l’aveva dato nell’ultimo consiglio federale. Dopo due settimane, l’ufficio di “Sport e Salute” ha completato l’analisi e inviato il resoconto al presidente dei revisori dei conti della Fip, Marco Tani. La lettera di quest’ultimo, firmata anche dai revisori De Vito e Minnetti, è stata protocollata il 5 aprile e ieri, dall’ospedale San Camillo, Petrucci ha dato mandato alla segreteria di inviarla a Giorgio Maggi e ai consiglieri regionali della Lombardia. Nella lettera si leggono due contestazioni (“disapplicazione delle norme”, violazione codice etico”) che restano però assai generiche. «La decisione che verrà presa su Maggi e il Comitato Lombardia sarà di competenza degli organi federali e non della politica federale», aveva solennemente detto nel consiglio federale prima di Pasqua. Gianni Petrucci manterrà questo atteggiamento anche dopo la discesa in campo di Valori, spalleggiata dal trio Lombardia-Veneto-Lazio? E il presidente del Collegio dei Revisori dei Conti della Fip, Marco Tani, avrà verificato se le procedure richiamate nella sua stessa missiva sono state rispettate all’epoca del rinnovo di contratto (leggi qui) tra la Fip e la “Master Group Sport”?

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